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Come diventare produttore di bici reclinate | Intervista a Enrico Sottili

Enrico Sottili è architetto e designer, all’attività di architetto abbina quella di ideatore e produttore di biciclette.
Disegna e produce bici originali, mezzi particolari nel design, ma anche dal punto di vista tecnico. Ho avuto occasione di incontrarlo di persona nel suo studio nel corso del viaggio dal festival “Ciclomundi” al “Festival della Viandanza” e mi ha fatto piacere vedere con quale passione sviluppa le sue idee. Vive e produce biciclette in una città famosa per il suo rapporto con le bici, dove le due ruote sono sempre di casa e sono ben considerate. Forse anche questo contesto favorisce il suo lavoro. La sua azienda si chiama Sottili Human Power...

Enrico, hai una grande passione per le bici, ma di cosa ti occupi professionalmente?

 
Come architetto, mi occupo principalmente di progettazione urbanistica e di abitazioni passive, cioè di quegli edifici che producono tanta energia quanto ne consumano, azzerando i costi di mantenimento grazie all’uso sapiente di materiali e soluzioni. Il mio studio di Ferrara è aperto dal 2008 e ora, in parallelo, porto avanti entrambe le passioni: veicoli e architettura. L’anno scorso ho frequentato il primo corso in Italia di Promotore della Mobilità Ciclistica, proprio il perfetto trait d’union tra la progettazione urbanistica e SHP. Oltre a questo, se devo pensare a cosa accomuni queste due passioni, direi: l’idea di innovazione.
Dal punto di vista architettonico, le abitazioni passive rappresentano infatti ancora un concetto lontano e difficile da apprezzare per la maggior parte delle persone, abituate a vivere in case di mattoni ed a pagare salate bollette. Cerco di apportare innovazione e modernità alla mia città, sia attraverso la nuova mobilità, sia tramite un “nuovo” concetto abitativo.
Tante porte chiuse in faccia, ma io sono convinto che il futuro sia già segnato, e quanta soddisfazione quando l’Amministrazione mi interpella per progetti di pubblica utilità!
 

Quando è nata l’idea di produrre biciclette?

L'idea è nata lentamente: dopo lo stage in FIAT AUTO nel 2004, avevo ancora voglia di progettare automobili e allora, tornato a Ferrara, iniziai a lavorare su un progetto che consisteva in un veicolo a pedali con quattro ruote e due posti affiancati. La prima realizzazione fu molto rozza (conoscevo ancora poco la tecnica costruttiva delle biciclette), tuttavia un imprenditore di Bologna me ne ordinò una per pubblicizzare la sua attività.
Da lì, iniziò la lenta definizione di SHP. I veicoli a propulsione umana, a differenza dei veicoli a carburante, mi hanno sempre attirato per la loro peculiarità di essere “compiuti in se stessi”, senza dipendenza alcuna da fonti energetiche esterne.
Il mio sforzo si è concentrato nel rendere sempre più performante e versatile questo tipo di veicoli.
 

Quali tipi di biciclette realizzi?

Proprio durante la progettazione del primo quadriciclo, mi accorsi dell’esistenza delle biciclette reclinate,  le recumbent. Scoprii che la posizione reclinata permetteva di ottenere veicoli più aerodinamici, più performanti e soprattutto più comodi (finalmente potevo prendere il sole pedalando!). Cominciai a sperimentare questa posizione su veicoli a quattro, tre e due ruote con grande soddisfazione per i risultati ottenuti!
Questa grande propensione alla progettazione e alla sperimentazione ha delineato SHP come una “fucina creativa” in cui vengono realizzati veicoli a propulsione umana per rispondere alle più svariate esigenze. Quando mi si presentò l’opportunità di proporre un progetto per la Provincia di Ferrara, per la realizzazione di un “ufficio mobile turistico” smisi letteralmente di dormire!
Vinsi il bando grazie a un progetto tanto imponente quanto ludico: una grande “cargo bike” dalla forma circolare, attrezzata per il trasporto del materiale informativo e dotata dei dispositivi informatici necessari al lavoro dell’operatore. Questo progetto è stato recentemente realizzato anche per la città di Rimini. Un altro progetto molto interessante sul quale sto lavorando in queste settimane riguarda la realizzazione di una bici-camper, che ho battezzato wanDRAKK: un mezzo adatto al viaggiatore contemporaneo che troverà in questo veicolo non solo un mezzo di locomozione, ma anche una sistemazione per la notte… Al momento sono in cantiere anche altre bici cargo e un veicolo a quattro ruote, coperto e destinato alla città.
Non solo comodità, i miei clienti ricercano anche velocità: oltre alla classica low-racer a due ruote, molto adatta a chi guarda il cronometro (blackDRAKK), ho venduto anche trike (redDRAKK) con pedalata assistita, che permetterebbe di raggiungere addirittura velocità fuori codice!
 

Le tue sono quindi biciclette particolari, quali sono le caratteristiche delle tue bici?

Per quanto riguarda la progettazione, la caratteristica principale risiede nel connubio equilibrato tra forma e funzione. Non smetto di progettare finché la migliore tecnica non si è sposata con la migliore forma. Questo per me è inderogabile, perché non credo che possa esistere una cosa senza l’altra.
Dal punto di vista produttivo invece, ogni bici è un pezzo unico: la realizzazione artigianale mi permette di offrire un prodotto sempre tagliato su misura, sulle esigenze e caratteristiche richieste. Di base propongo due modelli di bici reclinata (la blackDRAKK, e la redDRAKK, che ogni anno vengono leggermente riadattati e migliorati) e una bici da trekking; mentre il resto della produzione segue continuamente progetti ad hoc.
La caratteristica principale, progettuale e costruttiva, di SHP è l’utilizzo di sagome piane o calandrate in alluminio, saldate tra loro in poliedriche forme tridimensionali. Evito i tubi, per non ripetere forme già molto conosciute e incappare in strutture troppo uniformi in quanto a resistenza.
Un altro vezzo che contraddistingue le mie bici è la verniciatura che sottolinea solo alcuni punti caratteristici del telaio, lasciandone altri volutamente al grezzo, in alluminio.
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La bici la pensi, la disegni, scegli i materiali, fai realizzare i pezzi, li assembli, la personalizzi? Come nasce una tua bici?

Se trovo interessante la richiesta del cliente «La vorrei anch’io questa bici? Potrebbe precedere una piccola produzione di serie?», inizio subito a progettarla. Se un progetto mi attira cerco subito di delinearne le caratteristiche principali, ma diventa comunque una specie di ossessione fintantoché non ho raggiunto l’ottimo. La progettazione vera e propria parte su un software 3D, mentre con la matita accenno linee e riflessioni su un pezzo di carta. Parallelamente, di solito, a quel punto mi è già venuto in mente anche il nome: cerco di mantenere sempre il suffisso DRAKK perché, per me, le mie bici sono dei veri draghi. In base alla funzione della bici penso poi a un colore, un verbo o una caratteristica che la contraddistingua, e il nome prende forma. Segue poi la fase di ricerca della componentistica più adatta e allora riesco a fare una stima dei costi.
Quindi preparo i disegni esecutivi per le officine fidate con le quali collaboro, che realizzano le sagome, le parti al tornio, saldano il tutto e verniciano alcune parti. Alla fine, la SHP assembla le varie parti del telaio e i componenti ciclistici.
È un manufatto a chilometro zero: un’autentica opera scultorea creata in Italia da artigiani italiani.
 

In particolar modo ti dedichi alle bici reclinate, quali sono i vantaggi di una bici reclinata?

Non ho preconcetti su un layout o un altro, tra la bici verticale e quella reclinata, semplicemente scelgo la geometria più consona al veicolo che mi viene richiesto. Alla fine la scelta spetta al richiedente: certe volte la paura di non esser visto nel traffico, lo fa optare per la bici verticale.
Se parliamo di cicloturismo però, la reclinata è una scelta quasi obbligatoria! I veicoli a propulsione umana dispongono di una potenza (le gambe del ciclista) molto limitata e per questo motivo, alcuni parametri che normalmente vengono sottovalutati, diventano prioritari.
Ad esempio l’aerodinamica e il confort sono i due parametri che maggiormente influiscono sulla velocità e l’autonomia, molto più del peso!
La posizione che si assume su una recumbent è bassa e quindi molto aerodinamica; trovandosi appoggiati su tutta la schiena, la potenza delle gambe può essere espressa al massimo; la parte superiore del corpo non è tesa, quindi il cuore lavora esclusivamente per gli arti inferiori e i polmoni sono liberi di gonfiarsi molto più che su una bici da corsa. L’altro vantaggio irrinunciabile è la comodità della seduta: niente più sella scomoda e posizione piegata in cui sei costretto a subire la cervicale, dolore ai polsi e alla schiena.
Se parliamo di due ruote, direi obiettivamente che mentre la bici verticale premia la “guidabilità”, la recumbent premia confort e prestazioni.
Questa scarsa guidabilità, che si può avvertire su una reclinata a due ruote, scompare ovviamente su un veicolo a tre o quattro ruote.
 

Cosa viene più apprezzato dei tuoi “draghi”?

Il design! La maggior parte rimane folgorata dalla linea originale e se ne innamorano; altri sono spinti da necessità particolari che non riescono a soddisfare con i prodotti industriali di serie. Altra cosa che viene molto apprezzata, è l’unicità: le mie bici sono come camicie sartoriali.
Chi cerca l’unicità, trova da me un prodotto che realmente lo rappresenta.
 

Le tue bici reclinate vanno anche all’estero? Il marchio italiano è un valore aggiunto che viene apprezzato?

Sì, ho diverse richieste dall’estero, ma l’attuale forma legale della SHP non mi permette di esportare fuori dall’Europa.
Ricevo spesso e-mail dall’America, dal nord Europa e anche dal Giappone, e mi sono fatto l’idea che il “made in Italy” sia davvero un valore aggiunto molto apprezzato. Inoltre all’estero, le recumbent sono molto più diffuse che in Italia, quindi è anche normale che riceva richieste al di fuori del mercato domestico. Al momento, tuttavia, non sono ancora ben attrezzato per aprire canali di vendita diversi dall’attuale.
Conto certamente di ingrandire l’attività, ma sempre compatibilmente con le attività dello studio di architettura.
 

Oggi che la produzione in serie offre prodotti a costo contenuto ha senso mettersi a produrre in maniera artigianale?

Beh, da un punto di vista economico, devo dire che non è sempre facile avere un bilancio in positivo, ma la SHP sta ingegnerizzando alcuni procedimenti e la domanda delle nostre bici “esclusive” è in crescita esponenziale! Come dicevo, credo che presto SHP si trasformerà in qualcosa di più grosso, pur mantenendo al 100% il “made in Italy” e la realizzazione artigianale, dato che queste sono le due caratteristiche che mi permettono di realizzare un prodotto di pregio e realmente distintivo.
Quindi la risposta alla domanda è sì: non è infatti trascurabile la spinta di alcune persone ad acquistare un prodotto unico ed esclusivo.
È per loro che voglio continuare a produrre bici, per coloro che non trovano sicuramente altrettanta soddisfazione in un prodotto di serie.
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Girumin

La mia voglia di camminare parte dall’esigenza di vivere il rapporto con la natura. Ho avuto la fortuna di camminare su lunghi percorsi e di viaggiare in diversi paesi, anche meno conosciuti dal turismo tradizionale e ho vissuto alcune esperienze internazionali.
Sono forse stato inesorabilmente spinto dall’istinto naturale che porta a muoversi, a esplorare e a conoscere. Attratto dal bisogno di esserci in prima persona, di arrivare da qualche parte con le mie gambe. Qualche volta ho cercato di giocare con idee meno consuete e magari non sempre garantite.
Penso che il viaggio non sia solo andare lontano geograficamente, ma sia l’occasione per provare ad affrontare le cose in maniera diversa. Spesso per trovare il nuovo basta guardare le cose da un altro punto di vista.

Apprezzo la tecnologia più recente, ma anche le tecniche tradizionali e credo più nella voglia di fare che nella strumentazione più sofisticata.

Partendo da questa idea mi piace preparare un viaggio anche con le mani, per i lunghi cammini ho realizzato dei carrelli per portare il bagaglio e ho fatto qualche giretto con una Graziella e un carrello, ho poi sistemato una vecchia bici da uomo e ho costruito un altro carrello. Cerco idee nuove, ma esploro tecniche del passato come i bastoni di legno.

Nel corso del tempo ho raccolto molti appunti su equipaggiamento, abbigliamento, abitudini, tecniche ed esperienze varie che ho inserito in un libro scritto per la casa editrice “Terre di mezzo”.

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