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"Il Cammino di Santiago con mio figlio" | chiacchierata con Elisabetta

Sono tanti, tantissimi i pellegrini che ogni anno percorrono i sentieri del Cammino di Santiago Di Compostela: c'è chi parte da casa, chi ne affronta solo un tratto, chi viaggia da solo, chi sceglie di viaggiare in gruppo o chi, come ha fatto Elisabetta, si mette in viaggio con il proprio bambino di otto anni. I più piccoli hanno una sensibilità più accentuata degli adulti, ma il Cammino di Santiago è una sfida lunga ed impegnativa per un bambino... o forse no?!? Scopriamolo insieme in questa bella intervista ad Elisabetta Orlandi!

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Com’è nata l’idea di iniziare a viaggiare a piedi lungo il Cammino di Santiago con un bambino così piccolo? Come hanno reagito i tuoi amici e i tuoi familiari?

 
L’idea di “fare il Cammino” - come si dice tra pellegrini - ha preso forma poco a poco, prima nella testa e poi, inevitabilmente, nel cuore.
Ho sentito parlare per la prima volta del Cammino quando vivevo a Parigi, dove studiavo e lavoravo nella libreria internazionale Shakespeare & Company
Ogni tanto capitava che qualcuno dei nostri clienti nominasse Santiago di Compostela raccontando di come, anticamente, i pellegrini in partenza da Parigi percorressero rue St. Jacques, a due passi dalla libreria, per poi dirigersi verso Chartres e finalmente arrivare a Saint-Jean-Pied-de-Port. Da lì intraprendevano il “Camino Francés” per arrivare, dopo un migliaio di chilometri, a Santiago de Compostela. Quella che all’inizio era solo una notizia curiosa – tutta quella strada, da fare a piedi! – poco a poco ha messo radici nel mio cuore ed è divenuta dapprima una lontana ipotesi, poi un desiderio sempre più forte e poi un sogno bellissimo cui aggrapparmi per superare un periodo difficile della mia vita (affrontavo la gravidanza da futura ragazza-mamma). L’idea di intraprendere quel cammino con il mio bambino mi dava coraggio e speranza, anche se lo immaginavo come qualcosa di molto lontano nel tempo, qualcosa che avremmo fatto quando lui avesse avuto quattordici, quindici anni almeno. Invece, un bel mattino mi son svegliata con l’idea di non aspettare più e di partire già l’estate seguente: quando ci siamo messi in cammino Johann aveva appena compiuto otto anni! Semplicemente, ho sentito che era il momento giusto… e i motivi della mia scelta mi si sono chiariti passo dopo passo: sono felice di aver seguito il mio istinto!
Come si può immaginare, parenti e amici hanno reagito con stupore (e anche con preoccupazione!) alla notizia.
Il coro di “Tu sei matta, tutta quella strada A PIEDI con un bambino di otto anni!”, “ E se succede qualcosa?” “E se non ce la fate?”, “E se…?” si è però ben presto trasformato in frasi di appoggio e sostegno: i miei genitori, le mie sorelle, i parenti e gli amici ci seguivano da casa, chi marcando le tappe con bandierine colorate su una cartina della Spagna, chi inviandoci messaggi di incoraggiamento…
 

Avete incontrato altre “famiglie” sul Cammino? Qual è stato l’incontro più significativo per te ? E per Johann?

 
A dire il vero, già dopo un paio di giorni sul Cammino di Santiago ci siamo accorti che facevamo parte di una famiglia immensa: quella dei peregrinos! Ci si riconosce dallo sguardo, prima ancora che dalla conchiglia, dallo zaino o dal bastone… e la sensazione è davvero quella di appartenere, tutti, a qualcosa di grande, che va oltre il tempo, lo spazio, le tradizioni che ci spingono a metterci in cammino. Abbiamo incontrato persone che venivano da tutto il mondo, e abbiamo camminato con loro, per poche centinaia di metri o per giorni interi: alla fine ti accorgi che la tua famiglia si è allargata all’infinito! Ricordiamo una coppia di svizzeri, partiti da Zurigo: il papà portava sulle spalle il loro bambino di due anni, la mamma portava lo zaino. Erano partiti tre mesi prima, dalla Svizzera, e il bimbetto aveva l’aria estremamente felice! Se devo scegliere, per me l’incontro più significativo è stato quello con me stessa: lungo il Cammino, nei quaranta giorni trascorsi da sola con mio figlio, mi sono vista cambiare, perdere paure inutili, riprendere il mio passo e il mio respiro, ritrovare il mio sguardo sul mondo. Gli incontri – bellissimi, e tutti speciali – con gli altri pellegrini sono stati uno specchio in cui vedere immagini di me che non conoscevo; ogni persona incontrata è stata un regalo della vita e, davvero, spero di aver regalato anch’io qualcosa di bello a chi ha incrociato il mio cammino!
Johann dice che tutti gli incontri sono stati unici, ognuno di loro è stato “l’incontro più speciale”!
 
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Ci sono sicuramente tante cose da imparare viaggiando con un bambino, fattori positivi ma sicuramente anche difficoltà… qual è stata la più grande per voi?

 
La strada è stata lunga e non sono mancati i momenti di sconforto e difficoltà, soprattutto all’inizio: mi sono chiesta più di una volta se quello che stavo facendo fosse giusto, adatto a un bambino. La cosa bella è stata che le difficoltà si scioglievano come neve al sole non appena decidevo di smettere di pre-occuparmi e di affidarmi invece alla Provvidenza, che non ci ha mai abbandonato: anche noi, come ogni pellegrino, possiamo raccontare innumerevoli episodi in cui la situazione sembrava senza via d’uscita e si è risolta in un attimo, senza che noi dovessimo fare nulla!
 

Quale tappa del vostro Cammino di Santiago vi è rimasta più delle altre nel cuore?

 
Sicuramente la prima: da St. Jean-Pied-de-Port a Roncesvalles, attraverso i Pirenei. Abbiamo superato un dislivello di 1300 mt in 18 km di salita, per poi affrontare una discesa di 9 km che copre un dislivello di 600 mt. Però il magnifico paesaggio e l’emozione di essere finalmente in Cammino ci hanno fatto volare! Ho passato l’intera giornata raccontando a Johann fiabe che inventavo sul momento, ambientate proprio in quei magici boschi: per entrambi è stata una giornata indimenticabile. Poi, certo, c’è stato l’arrivo a Santiago: la gioia e l’emozione che si provano in quel momento non si possono descrivere!
 
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Prima di partire avete letto qualche libro particolare che vi ha un pochino ispirato?

 
Il libro che più di ogni altro mi ha accompagnata alla decisione di partire è stato “Il portico della gloria”, di Davide Gandini. A Johann, invece, avevo raccontato leggende del Cammino e racconti ambientati nei luoghi dove saremmo passati. La Spagna è una terra meravigliosa, ricca di storia e di tradizioni: speravo di trasmettere a mio figlio la curiosità e l’interesse per i luoghi che avremmo attraversato. Credo abbia funzionato…
 

Cosa portavate con voi nel bagaglio che, a conti fatti, era possibile lasciare a casa e cosa invece avete dimenticato di portare con voi?

 
Sono partita con uno zaino “inguardabile”, pesava 16 kg! Troppo, troppo: certo, era per due, ma mi sono resa conto di aver portato con me anche la preoccupazione di non farcela, trasformata in… magliette e felpe di scorta! Già dopo pochi giorni qualche chilo ha preso la via di casa, con largo anticipo sul previsto, grazie agli uffici postali dei paesini disseminati lungo il Cammino. Non abbiamo mai avuto la sensazione che ci mancasse qualcosa, davvero… E poi, come dice un vecchio proverbio, “di quello che c’è, non manca niente!”
 
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Vi siete mai persi lungo l’itinerario magari ritrovandovi in un altro luogo inaspettato ma ugualmente stupendo?

 
No, l’itinerario è indicato molto bene ed è davvero difficile perdersi! E poi, Johann era bravissimo a scovare le frecce gialle che guidano i peregrinos, molto più bravo di me! Però abbiamo adattato il Cammino al nostro passo: ci siamo fermati in alcuni luoghi un giorno in più del previsto, per visitare città e luoghi che ci sembravano particolarmente belli o per… giocare a calcio con dei nuovi amici! Dopo un po’, si è consapevoli di come ogni scelta influenzerà il resto del Cammino, e si accettano con gioia e curiosità i “cambi di rotta”, sapendo che ne varrà sempre la pena.
 

Con quale colore identificheresti il tuo Cammino? E Johann?

 
Elisabetta: “Azzurro. Il mio Cammino è stato azzurro. Come un cielo sereno, con nuvoloni di panna che corrono veloci nel vento sopra i campi di grano”.
Johann: “Blu come il cielo e giallo come le mesetas”.
 

Ci descrivete il vostro Cammino di Santiago in tre parole?

 
Elisabetta: “Felicità, semplicità, amore”.
Johann: “Amicizia, perseveranza, bellezza”.
 
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Al ritorno dalla vostra avventura, hai/avete scritto un libro sul vostro Cammino di Santiago… ci spieghi brevemente di cosa parla e dove trovarlo?

 
La scrittura mi ha sempre accompagnata, nel Cammino come nella vita. Ho cercato di trasportare sulla pagina la bellezza incredibile che mi circondava ad ogni passo: gli appunti che prendevo nel Cammino avevano, inizialmente, solo questa funzione. Una volta tornati a casa, però, ho sentito il desiderio di condividere i nostri ricordi con chi ci stava attorno: mi sentivo come una bambina che ha ricevuto un regalo bellissimo e ha voglia di dirlo a tutti! Ho iniziato a trascrivere i miei appunti e poi, per puro caso, ho spedito qualche pagina a una casa editrice. Immaginate la mia sorpresa quando mi hanno chiesto il resto del manoscritto, che… ancora non esisteva! Allora mi sono messa al lavoro: il risultato è un libro-diario che ripercorre i nostri passi sul Cammino, giorno dopo giorno.
S’intitola Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago (Edizioni Paoline, 2012), , si trova in tutte le librerie e nei siti di vendita online. Perché questo titolo? Sono i chilometri che abbiamo percorso, misurati con il passo di un bambino di otto anni.
 

Un’ultima domanda che m’incuriosisce molto: quale sarà il vostro prossimo viaggio insieme?

 
Bella domanda… ci sono tanti posti che vorremmo visitare! Appena potremo, torneremo sul Cammino: ci piacerebbe percorrere la Via de la Plata in bicicletta, da Sevilla a Santiago attraversando la Spagna da sud a nord…
Augurateci Buen Camino!

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Vero

ITA - Correva l'anno 1983 quando ha sorriso per la prima volta alla luce del sole estivo. Da sempre col pallino per l'avventura, ha avuto la fortuna di girare l'Europa e l'Italia con i genitori e poi, per la maturità, si è regalata un viaggio in 2 cavalli da Milano verso la Russia. Al momento giusto ha mollato il lavoro senza alcun rimpianto per volare in Nuova Zelanda dove ha viaggiato per cinque mesi in solitaria. Nel 2007 ha provato per la prima volta l'esperienza di un viaggio in bici e, da quel momento, non ne ha potuto più fare a meno... così, dopo alcune brevi esperienze in Europa, nel 2010 è partita con Leo per un lungo viaggio in bicicletta nel Sud Est asiatico, la prima vera grande avventura insieme! All'Asia sono seguite le Ande, il Marocco, il Sudafrica-Lesotho e #noplansjourney. Se non è in viaggio, vive sul lago d'Iseo! Carpediem e buone pedalate!

EN - It was 1983 when he smiled for the first time in the summer sunlight. Always with a passion for adventure, she had the good fortune to travel around Europe and Italy with her parents and then, for maturity, she took a trip in 2 horses from Milan to Russia. At the right moment he quit his job with no regrets to fly to New Zealand where he traveled for five months alone. In 2007 she tried the experience of a bike trip for the first time and, from that moment on, she couldn't do without it ... so, after some short experiences in Europe, in 2010 she left with Leo for a long cycling trip in South East Asia, the first real great adventure together! Asia was followed by the Andes, Morocco, South Africa-Lesotho and #noplansjourney. If he's not traveling, he lives on Lake Iseo! Carpediem and have good rides!

               

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