Cammino dell'Arcangelo: da Roma a Monte Sant'Angelo a piedi 5° parte

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Il mattino seguente mi presento in un bar con due uova fresche (ci vuole coraggio!) chiedendo un caffè in cui ci tuffo le uova e dello zucchero per cominciare la giornata con una carica esplosiva. La salita che da Montesarchio arriva a Benevento, infatti, è impegnativa. Il sudore e i lenti passi quasi rendono inevitabile il volgere lo sguardo sui monti che si aprono davanti a me. Monti a non finire e verde riempiono i miei occhi. E’ una giornata stupenda.
Arrivo a Benevento dove ad aspettarmi vicino al duomo c’è Enzo un signore del Cai con cui avevo avuto dei contatti telefonici mesi prima per un trekking in Salento.

Semplicità e condivisione

 
Il passaggio da Benevento mi sembrava una buona occasione per conoscerci di persona, così lo avevo contattato qualche giorno prima trovando da parte sua molta disponibilità nel ricevermi. Enzo mi ha porta a casa sua, dove la moglie Maria ha preparato una cena in stile pranzo nuziale. Mi mettono a disposizione la camera della figlia che non vive più con loro. Ho dovuto discutere un po’ con la signora Maria perché io volevo dormire nel sacco a pelo per non sporcare le lenzuola e non recare troppo disturbo ma lei insiste e alla fine cedo.
Dopo la doccia io, Enzo e Maria parliamo di trekking, di montagna e scopriamo di avere in comune anche la passione per la campagna e per l’agricoltura, per le erbe spontanee. Persone appena conosciute, ma la semplicità e la genuinità di questi incontri sono simbolo di un vero amore incondizionato, di una vera fratellanza, di un autentico amore verso il prossimo. Cose che, inevitabilmente, ti fanno gioire, di una gioia pura, di una gioia semplice, come la bontà sincera dei miei due nuovi amici.
Maria dopo la cena mi prepara anche il pranzo per il giorno dopo… Che altro aggiungere?!
 

Basta così poco per essere felici

 
Dopo la colazione e i saluti mi incammino per Buonalbergo. La giornata è splendida e la tappa non tanto lunga. Ne approfitto per fare delle soste prolungate in mezzo ai prati verdi, dove a regnare sono gli ulivi e l’aria salubre. Poso lo zaino e ammiro il panorama. Approfitto della pausa relax per leggere qualche pagina del libro che mi porto dietro. Una coccinella sale sul mio braccio e capisco che basta così poco per sentirsi felici; basta sentirsi in armonia col Creato e recuperare quel rapporto di interazione con la Natura per essere in pace con se stessi e con il mondo.
 
cammino-dell-arcangelo-16Il mattino seguente mi sveglio presto. Le nuvole grigie non sono di buon auspicio. In poco meno di un’ora ne ho la conferma.
La traccia gps mi ha mandato nei pressi del Ponte del Diavolo dove non c’era praticamente sentiero e mi sono ritrovata con le scarpe affondate nel fango e, secondo la traccia, anche il fiume in piena da guadare. Eh… la Francigena del Sud è ancora tutta da inventare per poterla rendere fruibile non solo nei 3 mesi estivi.
Per svincolarmi dall’incresciosa situazione sono costretta a puntare sulla strada asfaltata, ma dopo pochi chilometri di asfalto la situazione non cambia. Il tracciato continua a mandarmi per sentieri fangosi e impraticabili e capisco che questo è uno di quei giorni in cui il cammino ti mette alla prova per misurare la tua forza mentale, per rafforzare le tue motivazioni ad andare avanti.
Continuo a ripetere nella mente come un mantra: “E’ quando sono debole, che sono forte”. E così mi do animo per proseguire, a tratti galoppando nelle pozzanghere, fino a trascinarmi con tutte le scarpe e i pantaloni sporchi fino a Celle San Vito dove, la signora Maria che gestisce un agriturismo a conduzione familiare, mi accoglie senza farmi pesare il fatto di essere arrivata in condizioni indecenti; anzi con l’amore di una madre mi lava scarpe e indumenti e mi cucina la cena che consumerò insieme a lei ed ai suoi figli.
 

In Puglia

 
La notte la passo quasi in bianco perché le raffiche di vento forte smuovono in continuazione il tetto in costruzione della stanza che mi è stata assegnata. La mattina dopo però un caldo sole primaverile mi da voglia di camminare e così alle 10:30 sono già a Troia. Qui mi aspetta Michele, uno dei più conosciuti camminatori della Puglia. Non ci conosciamo ma ho avuto il suo numero dall’associazione degli Hospitaleri volontari, di cui faccio parte e l’ho contattato perché potessi rimanere a dormire nell’unico ostello del pellegrino che abbiamo in Puglia. Incontro Michele alle porte di Troia, con un sorriso sulle labbra che lascia trasparire una certa emozione. cammino-dell-arcangelo-2L’emozione che solo un camminatore può provare, nell’accogliere un altro pellegrino. Dopo avermi offerto il caffè chiedo a Michele di accompagnarmi ad uno sportello bancomat poiché non ho più denaro con me, neanche per il prossimo caffè.
Al momento del prelievo: errore carta! Riprovo. Stesso risultato. Capisco subito che la carta si possa essere smagnetizzata il giorno in cui il mio zaino rotolò nel fiume e con l’acqua sicuramente è successo qualche inghippo. Non so come risolvere la situazione ma non mi lascio prendere dallo sconforto né dal panico. Senza che chieda niente, Michele preleva con il suo bancomat del denaro e me lo porge. Sono ancora incredula di come una persona appena conosciuta possa avere una fiducia così grande in qualcuno che ha visto per la prima volta da meno di un’ora, tanto da dargli 200€.
Non so pensare a niente di diverso dal fatto che questo incontro sia stata l’ennesima benedizione, l’ennesimo aiuto misterioso ma consapevole, dal cielo. Il mio benefattore mi accompagna a visitare la magnificente cattedrale e l’ostello del pellegrino.
E’ ancora molto presto e gli comunico che voglio continuare a camminare fino a Lucera.
Con la libertà di chi è libero dentro, Michele accoglie il mio cambiamento di programma e prima di salutarmi in un fraterno abbraccio mi indica un posto dove potrò sostare per la notte. I panorami della Capitanata, un incanto di verde, giallo, ulivi, fiori di ciliegio e mandarlo, in un bagno di sole. In questo clima di gioia, pensando all’incontro provvidenziale con Michele, arrivo a Lucera dove, dopo essermi sistemata, approfitto del pomeriggio per fare un giro del centro storico, con la sua cattedrale, il monastero di San Francesco Fasani e la fortezza del castello. Proprio dal castello, il mattino seguente, riparto...
Devo arrabattare un po’ tra gli alberi prima di riuscire ad individuare lo sterrato che mi conduce in mezzo a sconfinati campi di grano dal verde acceso, di quel grano che asseconda il vento, quel grano che meglio dell’uomo accoglie e accetta le turbolenze della vita, senza opporgli resistenza e cresce insieme a tali forze; quel grano che un giorno diventerà nutrimento per il nostro corpo. Per me, nell’istante in cui lo guardo, è già nutrimento per l’anima.
Con questi panorami aperti e sconfinati, dove i miei occhi si perdono nell’infinito, arrivo a San Severo con un grande senso di pace interiore. Qui mi accoglie Don Giovanni che, contrariamente dal nome, è un uomo molto spirituale, discreto e semplice. Gioca a carte con un gruppo di giovani nel pomeriggio, prima di celebrare la messa. Si percepisce che è ben voluto dalla sua comunità. Il Bene, la Verità, arriva sempre…
Stasera ho a disposizione anche una cucina: ne approfitto per prepararmi qualcosa di caldo da mangiare visto che da diversi giorni non mangio cibo cotto.
 

Il Santuario di Stignano

 
Il mattino seguente mi sveglio che è domenica. Mi trascino giù dal letto prestissimo perché voglio arrivare in tempo per la messa al santuario di Stignano, da sempre luogo di passaggio per i Sammechelere, i pellegrini diretti al santuario di Monte Sant’Angelo.
Don Giovanni mi ha detto che già da diversi anni il monastero non è più abitato, ma ci vanno solo la domenica dei frati a celebrare la messa. Per oggi ho in mente, quindi, di arrivare a Stignano, vedere la messa e tirare fino al convento di San Matteo.
In questo modo arriverò a Monte Sant’Angelo in due giorni anziché tre. Il tracciato mi porta per una buona parte a camminare per uliveti e campagne, prima di lambire alcune masserie dove ho ancora qualche problema con il fango che rallenta la mia foga di fare presto. Ho di nuovo le scarpe infangate e i piedi un po’ bagnati. Nasce in me l’idea di non voler più rischiare di andare per campi ma di procedere sulla provinciale che mi avrebbe condotto più velocemente a Stignano, ma alla fine decido di rischiare e di continuare a seguire la traccia indicata dal gps. Costeggio la stazione di San Marco in Lamis. Al mio cospetto i Monti Dauni.
Il paesaggio è totalmente diverso dai giorni precedenti e capisco che il Gargano è un’altra storia rispetto alla Capitanata e che mi attendeno giorni in salita. Comincio la dolce ascesa che mi condurrà a Stignano, ma inaspettatamente, visto il sole che splende intorno a me, sento dei brividi che mi attraversano tutto il corpo. Partono dalle braccia, fino a scendere alle gambe. Una gioia immensa mi pervade, un grande senso di commozione si insinua dentro me. Non capisco… Che succede? Cosa sta cercando di comunicarmi il mio corpo? Non sto arrivando alla meta, bensì ad un “semplice” monastero. Vorrei capire il perché di quest’attimo di emozione così grande…
Il viaggio a piedi di Luigina lungo il Cammino dell'Arcangelo continua... se vi siete persi la quarta parte leggetela qui!!! 
Buen Camino a tutti!
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Luigina

Sono salentina, ho 30 anni e sono Guida Ambientale Escursionistica. Da sempre amante dello sport e dell'attività fisica, da diversi anni ho abbandonato gli sport "tradizionali" per avvicinarmi ad attività outdoor come l'escursionismo, l'alpinismo, la speleologia, il canyoning. Grazie a queste nuove passioni ho pian piano riscoperto e ristabilito un primo contatto con la Natura. Lo scorso anno poi sono arrivata sul Cammino di Santiago. E' stata un'esperienza forte! Vesciche, tendiniti, lacrime agli occhi; ma anche fratellanza, umanità, gente che si vuole bene senza neanche conoscersi... E' nel ritmo lento dei miei passi che ho capito quanto importante sia rispettare i tempi, darci del tempo. Quante cose passano sotto i nostri occhi e alle quali non diamo importanza, quante cose ci perdiamo, quanti piccoli messaggi ogni giorno riceviamo dall'Universo e non riusciamo a cogliere, impegnati come siamo nel "fare". Impegnati in mille cose, fai di qua, corri di la: ma per arrivare dove??? Il Cammino è la meta! Tanta gente risucchiata dal tempo, incapace di vedere dove sta andando la propria vita; ad identificarsi col passato, a proiettarsi nel futuro. Prendere coscienza di questo mi ha fatto capire che era arrivato anche per me il momento di fermarsi, rallentare, osservare. Volevo applicare alla mia vita quello che il cammino mi aveva voluto dire. Tornata a casa ho deciso così di cambiare un pò di cose.

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