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SabLug26

Cammino dell'Arcangelo: da Roma a Monte Sant'Angelo a piedi 3° parte

Smonto tutto, preparo lo zaino e mi avvio. Per la strada non incontro fontane, l’acqua che ho a disposizione scarseggia. Passo accanto alcune ville di periferia e nel giardino di una di esse vedo un uomo e gli chiedo gentilmente di riempirmi la borraccia e gli spiego che sto facendo un pellegrinaggio a piedi da Roma a Monte Sant’Angelo. Lui un po’ diffidente mi da l’acqua. Lo ringrazio e lo saluto. Riparto. Dopo un quarto d’ora me lo ritrovo accanto  in macchina, mi offre un passaggio per Terracina ma io lo ringrazio e rifiuto...

Un sentiero nascosto

 
Arrivo a Terracina e vado a timbrare la credenziale presso la magnificente cattedrale di S. Cesareo. La tappa di oggi dovrebbe finire qui, ma è solo mezzogiorno. Troppo presto per fermarsi. Decido di continuare fino al Monastero di San Magno, dove ho chiamato per chiedere ospitalità e la signora Adele mi è sembrata molto contenta e disponibile dell’arrivo di una pellegrina: che bello! Qualcuno è contento di ospitare i pellegrini.
Qualcosa mi fa presagire che questa sarà una giornata speciale. Mi avvio verso la salita del monte Giove, vicino il Tempio di Giove Anxur.
Percorro una carrareccia che mi apre il panorama sul Golfo di Gaeta. Il cielo è un po’ grigio ma lo spettacolo è unico. Arrivo vicino alla casa di un pastore e chiedo indicazioni per andare verso Fondi. Lui mi dice che devo tornare indietro e che non ci sono strade di lì che portano a Fondi. Guardo il mio gps, lo ringrazio e vado avanti. A lato della sua abitazione c'è un cancelletto che porta ad un sentiero nascosto nella macchia mediterranea: esso si inerpica tra le rocce. Effettivamente il sentiero è forse indicato più per le capre che per le persone, ma io decido di percorrerlo. A un certo punto davanti a me scorgo mucche al pascolo e la grandiosità del Lago di Fondi. Dopo un piccolo break in mezzo alla natura a mangiare un po’ di frutta secca per riprendere le energie devo lasciare la mulattiera e affrontare il noiosissimo e pericoloso asfalto della Via Appia Nuova dove auto, pullman e camion ti sfrecciano a lato. Dopo quasi un’ora prendo una più tranquilla strada secondaria per dirigermi verso il monastero. Per strada incontro un venditore ambulante di latticini. Mi fermo ad acquistare un fuscello di deliziosa ricotta di bufala che solo da queste parti ha un sapere così autentico.
La consumo su un muretto poco più avanti. I passanti mi guardano un po’ allibiti, ma io non ci faccio caso. Cosa c’è di strano?!?
 

Al Monastero di San Magno

 
Riprendo i miei passi, circondata da agrumeti a perdita d’occhio e un po’ affaticata arrivo al monastero di San Magno. Varco il portone che immette nel giardino ben curato. Poso lo zaino, suono il citofono ma non c’è nessuno. Poco importa. Ne approfitto per perlustrare. La chiesa arredata in modo insolito, essenziale, sobrio, minimalista, senza i soliti sfarzi e pomposità che solitamente si vedono nelle chiese tradizionali. Una chiesa nuova. Fatta di pietre che parlano, di legno modellato e dipinto con Amore, che racconta, che trasmette un messaggio. Ogni frase, ogni oggetto mi fa sentire di essere approdata a casa. Mi sento sempre più abbracciata, avvolta, inondata da questa sorgente di Vita. Eppure ad accogliermi non avevo trovato nessuno: nessun essere umano. Avevo trovato Dio. Cullata da questo senso di pienezza mi distendo nel prato per ascoltare questa sensazione di gioia del cuore. Una mezz’ora dopo arrivano gli altri ospiti della fraternità. Sono due suorine e un laico, felici della mia presenza. Condividiamo il momento della cena.
Sento la preziosità della loro compagnia. Ridiamo e scherziamo. Mi sembra di conoscerli da tanto questi fratelli. Le persone pulite dentro le senti a pelle e ti senti così in armonia con loro che non importa quanto tempo ci starai insieme.
 

Fino a Formia...

 
cammino-dell-arcangelo-7Il giorno dopo si riparte alla volta di Formia. Passando per Fondi sosto un attimo al monastero francescano per mettere il timbro. Il sacrestano non sa più cosa offrirmi: acqua, cibo, immagini votive, candele. Mi dice di stare attenta che la gente non è tutta buona.
Come potevo spiegargli che chi è su un cammino porta con se un’aura particolare e che ero sicura che niente di brutto mi sarebbe potuto capitare?! Resto in silenzio. Poi lo saluto e vado. Cammino per un tratto sull’antico basolato di Via Appia prima di raggiungere Itri e penso a quanti anni di storia scorrono sotto i miei piedi. Un senso di immensità mi pervade. Dopo una sosta pranzo con ricotta e biscotto napoletano continuo a camminare per le campagne, circondata da muretti a secco. Mi sembra di stare quasi in Salento, a casa.
Il sole è caldo e misto a qualche leggera goccia di pioggia. Ancora un momento di magia sulla mia testa. Un lungo pezzo di Appia Nuova mi aspetta.
Sono lontana ancora 6 km da Formia e i piedi fanno male. Decido di fare l’autostop. Si ferma un ragazzo poco più avanti. Lo raggiungo arrancando gli ultimi passi. E’ al telefono. Gli chiedo di accompagnarmi fino a Formia. Lui mi dice si. Salgo in macchina e il giovane serbo comincia a farmi una serie di domande private, classico degli uomini. La situazione non mi piace molto e non vedo l’ora di scendere da quell’auto. Entriamo a Formia e l’uomo prende una strada in cui leggo le indicazioni “Napoli-Roma”. Con la lucidità di chi ha capito le intenzioni dell'altro apro la portella, costringendolo a fermarsi. Scendo, prendo lo zaino e lo ringrazio per avermi aiutato. Mi avvio alla ricerca della Caritas, dove avevo telefonicamente accordato un appoggio.
Arrivo sotto il portone alle 20. Il direttore mi fa entrare e mi accompagna alla mensa. Al tavolo una donna rumena, un indiano e 4 italiani. Ci servono della pasta con le lenticchie e una coscia di pollo. Io non mangio carne, ma quel giorno l’ho mangiata. Mi sentivo così fortunata in quella situazione, pensando alle storie che, silenziosamente, ognuno dei commensali si portava dentro, che mi sembrava di disonorare una benedizione rifiutando il cibo che caritatevolmente mi era stato offerto. Un grande senso di gratitudine verso questa gente che ogni giorno si occupa delle persone disagiate e in difficoltà. Un grande senso di gratitudine verso l’Universo per avermi dato la possibilità di trovarmi in questa situazione che mi ha portato a meditare.
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Il viaggio a piedi di Luigina lungo il Cammino dell'Arcangelo continua... se vi siete persi la seconda parte leggetela qui!!! Per continuare l'avventura leggete la quarta parte Buen Camino a tutti!
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Luigina

Sono salentina, ho 30 anni e sono Guida Ambientale Escursionistica. Da sempre amante dello sport e dell'attività fisica, da diversi anni ho abbandonato gli sport "tradizionali" per avvicinarmi ad attività outdoor come l'escursionismo, l'alpinismo, la speleologia, il canyoning. Grazie a queste nuove passioni ho pian piano riscoperto e ristabilito un primo contatto con la Natura. Lo scorso anno poi sono arrivata sul Cammino di Santiago. E' stata un'esperienza forte! Vesciche, tendiniti, lacrime agli occhi; ma anche fratellanza, umanità, gente che si vuole bene senza neanche conoscersi... E' nel ritmo lento dei miei passi che ho capito quanto importante sia rispettare i tempi, darci del tempo. Quante cose passano sotto i nostri occhi e alle quali non diamo importanza, quante cose ci perdiamo, quanti piccoli messaggi ogni giorno riceviamo dall'Universo e non riusciamo a cogliere, impegnati come siamo nel "fare". Impegnati in mille cose, fai di qua, corri di la: ma per arrivare dove??? Il Cammino è la meta! Tanta gente risucchiata dal tempo, incapace di vedere dove sta andando la propria vita; ad identificarsi col passato, a proiettarsi nel futuro. Prendere coscienza di questo mi ha fatto capire che era arrivato anche per me il momento di fermarsi, rallentare, osservare. Volevo applicare alla mia vita quello che il cammino mi aveva voluto dire. Tornata a casa ho deciso così di cambiare un pò di cose.

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