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Girumin

Girumin

La mia voglia di camminare parte dall’esigenza di vivere il rapporto con la natura. Ho avuto la fortuna di camminare su lunghi percorsi e di viaggiare in diversi paesi, anche meno conosciuti dal turismo tradizionale e ho vissuto alcune esperienze internazionali.
Sono forse stato inesorabilmente spinto dall’istinto naturale che porta a muoversi, a esplorare e a conoscere. Attratto dal bisogno di esserci in prima persona, di arrivare da qualche parte con le mie gambe. Qualche volta ho cercato di giocare con idee meno consuete e magari non sempre garantite.
Penso che il viaggio non sia solo andare lontano geograficamente, ma sia l’occasione per provare ad affrontare le cose in maniera diversa. Spesso per trovare il nuovo basta guardare le cose da un altro punto di vista.

Apprezzo la tecnologia più recente, ma anche le tecniche tradizionali e credo più nella voglia di fare che nella strumentazione più sofisticata.

Partendo da questa idea mi piace preparare un viaggio anche con le mani, per i lunghi cammini ho realizzato dei carrelli per portare il bagaglio e ho fatto qualche giretto con una Graziella e un carrello, ho poi sistemato una vecchia bici da uomo e ho costruito un altro carrello. Cerco idee nuove, ma esploro tecniche del passato come i bastoni di legno.

Nel corso del tempo ho raccolto molti appunti su equipaggiamento, abbigliamento, abitudini, tecniche ed esperienze varie che ho inserito in un libro scritto per la casa editrice “Terre di mezzo”.

«Nel prossimo inverno riusciamo a fare un giro come quello di febbraio?» «Sì può fare, proviamo a cercare un giretto adatto e se c’è qualcuno interessato.» Inizia così il primo cammino del 2014, in una telefonata fra me ed Alessio. Con Alessio abbiamo già camminato in Russia e nel febbraio 2013 abbiamo percorso la Via degli Abati da Bobbio a Pontremoli, con noi c’era anche Artù, il suo Golden Retriever, che si è comportato egregiamente. Proviamo a vedere se ci sono altri interessati, chiediamo in giro, ma non troppo, la proposta di un giretto invernale la si fa con discrezione. Dopo possiamo andare?
Sabato mattina.
Mi metto al lavoro, cosa faccio? Irrobustisco? Aumento la capacità di carico, aggiungo qualche pezzo?
Potrei ampliare il portapacchi della bici, potrei ampliare il carrello, potrei…
No, la Goat è una bici da viaggio e parteciperà come bici da viaggio, non voglio trasformarla in bici da trasporto, posso fare delle modifiche, ma non troppe, non voglio che la Goat diventi una cosa diversa da quello che è. Potrei costruire un portapacchi anteriore; la ruota da BMX e la forcella rinforzata con attacchi aggiuntivi per i portapacchi potrebbero consentirlo. Potrei mettere qualcosa all’interno del telaio, dove avevo saldato a suo tempo delle aste di acciaio con fori filettati per aggiungere un portapacchi interno. Potrei allargare il portapacchi posteriore. No, non credo che servirebbe a molto.
La Goat non è una bici da trasporto, è una bici da viaggio, non è pensata per grandi trasporti, è stata realizzata per viaggiare ed esplorare.
Però quando Frank mi invita a partecipare alla Bike Cargo Race tengo in considerazione l’invito, ci penso per un po’. Mi fa piacere che ci sia un’idea di questo tipo, è una delle tante idee che possono contribuire al maggiore impiego della bici, una cosa che può aiutare a rivalutare la bici.
Anche la Goat è nata un po' per questo motivo. Mentre pedalo verso est, verso l’Adriatico, ci ragiono sopra con calma.
La Goat al Cargo Race del Bike Film Festival 1° parte - 5.0 out of 5 based on 1 vote
Il viaggio è finito, oggi si torna a casa. Sono a pochi passi dalla ferrovia, ma preferisco partire con un certo anticipo. Conto di salire sul treno con tutto il mio armamentario, viaggiare con la Goat pone un bel problema: salire sul treno. Fino ad ora sono stato fortunato, ma mi sono anche organizzato per partire da casa o partire da dove potevo portare la Goat in auto, per i viaggi in bici di ritorno ho sempre trovato dei passaggi fino a casa o fino a una stazione che mi facesse arrivare a casa con un solo tratto in treno.
Ogni tanto capita di parlare dello sconforto. Lo sconforto non è la fatica, non sono i dolori in varie parti del corpo come il mal ai piedi e alle spalle per il camminatore e i dolori da altre parti per i ciclisti. Lo sconforto arriva quando non vedi la fine, quando ti muovi per giorni da solo, quando non trovi qualcuno a cui chiedere indicazioni, quando tutti ti si rivolta contro, quando il posto che ti ha attratto in realtà non è poi così bello…
Sono stato preso dallo sconforto? No! La Goat va avanti anche con questo schifo di tempo, anche con la nebbia che impedisce di vedere a più di due spanne, anche con il sudore che ormai è gelido e persistente!
Da Ferrara a Taglio di Po. Non è facile la vita del conducente Goat e redattore di diario di viaggio… (E a noi? Direte voi… Non ti ha obbligato nessuno a farlo. È vero, quindi non mi posso lamentare.)
Ci sono giorni in cui non accade nulla, magari però hai la fantasia per raccontare, ci sono giorni in cui accade di tutto, ma arrivi la sera così devastato che non hai la forza per raccontare...
Oggi sono stato redarguito due volte, prima da Luigi, poi da Francesca. Luigi mi ha rimproverato perché non sto gustando nessun cibo tipico, ogni buon viaggiatore in Italia deve gustare i piatti tipici. Francesca mi ha rimproverato perché non visito le città, dice che sono a Ferrara e che dovrei andare un po’ in giro. Stasera mentre arrivavo a Ferrara ho incontrato Emanuela che stava attraversando la strada, le ho chiesto indicazioni per la stazione e mi ha detto di seguirla. Mi ha invitato a visitare il museo in cui lavora. Non andrò neppure là.
La sveglia suona, ma io la fermo, ora mi alzo… Vorrei fare una cinquantina di chilometri, ma nella mia ricerca sono già sceso a quaranta.
Ricontrollo in Internet, la zona non è piena di ostelli, B&B e simili. L’ostello che mi hanno segnalato è pieno, devo puntare su Ostiglia, anche se non è molto lontano da dove sono, se ridimensiono così tanto le tappe al mare no ci arriverò mai.
Davano nebbia le previsioni… Che problema c’è se c’è nebbia? Tanto io sto sull’argine maestro… Detto così può quasi sembrar facile, ma quando ti trovi lì in mezzo, nel grigio più grigio… le cose cambiano. No, la nebbia non è un problema se stai su una strada poco trafficata, sulla quale incontri solo ciclisti e podisti convinti e determinati, che combattono contro il freddo e l’umido come te.
La nebbia cambia colore alle cose, tutto viene sfumato, tutto diventa grigio.
Parto la mattina da Orio Litta, ieri sono arrivato qua lungo strade asfaltate e sterrate, nell’ultimo tratto sono passato della nuova “Ciclovia della Venere” che va da Livraga a Orio Litta, è un tratto che facilita l’arrivo ad Orio Litta da Nord.
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