Girumin

Girumin

La mia voglia di camminare parte dall’esigenza di vivere il rapporto con la natura. Ho avuto la fortuna di camminare su lunghi percorsi e di viaggiare in diversi paesi, anche meno conosciuti dal turismo tradizionale e ho vissuto alcune esperienze internazionali.
Sono forse stato inesorabilmente spinto dall’istinto naturale che porta a muoversi, a esplorare e a conoscere. Attratto dal bisogno di esserci in prima persona, di arrivare da qualche parte con le mie gambe. Qualche volta ho cercato di giocare con idee meno consuete e magari non sempre garantite.
Penso che il viaggio non sia solo andare lontano geograficamente, ma sia l’occasione per provare ad affrontare le cose in maniera diversa. Spesso per trovare il nuovo basta guardare le cose da un altro punto di vista.

Apprezzo la tecnologia più recente, ma anche le tecniche tradizionali e credo più nella voglia di fare che nella strumentazione più sofisticata.

Partendo da questa idea mi piace preparare un viaggio anche con le mani, per i lunghi cammini ho realizzato dei carrelli per portare il bagaglio e ho fatto qualche giretto con una Graziella e un carrello, ho poi sistemato una vecchia bici da uomo e ho costruito un altro carrello. Cerco idee nuove, ma esploro tecniche del passato come i bastoni di legno.

Nel corso del tempo ho raccolto molti appunti su equipaggiamento, abbigliamento, abitudini, tecniche ed esperienze varie che ho inserito in un libro scritto per la casa editrice “Terre di mezzo”.

Lungo il cammino di Santiago puoi permetterti di arrivare negli ostelli senza prenotare, ma lungo le vie dei pellegrinaggi italiani l’affluenza è minore ed è buona norma telefonare per chiedere la disponibilità di posti e avvisare del proprio arrivo.
Imbocco la stradina che sale al convento, è molto ripida, salto giù a spingere. Il carrello s’impenna perché il peso dei bagagli non è controbilanciato dal mio peso sulla bici: è troppo leggera se non c’è nessuno seduto sopra. Prendo la Goat per le corna, spingo quindi con le mani sul manubrio e incastro la sella fra l’anca sinistra e le costole per spingere verso l’alto e, allo stesso tempo, tenere la bici schiacciata verso il basso per evitare che il carrello si ribalti. Sono poche decine di metri, ma non vuol dire molto, anche una parete rocciosa di sesto grado può essere di poche decine di metri...
L'Eurovelo 8 è uno dei quattordici tracciati della rete ciclabile europea che attraversa il nostro continente e collega Cadice all'isola di Cipro.
Percorrere l'Eurovelo 8 in tutta la sua lunghezza è un vero e proprio sogno che richiede diversi mesi di tempo perchè la distanza da superare, i confini geografici da valicare e le nazioni da attraversare sono molte.
Un tratto di questo itinerario di lunga percorrenza taglia il nord Italia da ovest ad est seguendo principalmente il fiume Po e raggiungendo il Mar Adriatico.
Iniziando il nostro viaggio in bici dal Lago di Garda, si segue l'Eurovelo 7 giungendo finalmente in vista del Po, a Governolo. Basta attraversare il grande fiume per arrivare a San Benedetto Po e ritrovarsi in pochi minuti a pedalare sull'Eurovelo 8 continuando l'avventura a due ruote verso Oriente e il mare...
Mi dirigo verso sud, arrivo all’incrocio e vado dritto, ma dopo un po’ mi accorgo che forse sono stato troppo verso destra, verso il mare. Poco male. Do un’occhiata alla carta e vedo che posso stare tranquillamente su sta strada, forse sale di quota in maniera più decisa dell’altra, ma la cosa non mi preoccupa. Supero Monterosi e poco dopo affronto una salita che mi porta verso un passo. Pedalo per un po’, ma poi scendo a spingere, pian piano arriverò. Se ho superato la Cisa questo passo non sarà certo un dramma. Mi fermo davanti a un monumento sulla curva, ci sono molti fiocchi rosa e azzurri appesi attorno all’edicola votiva. Scatto qualche foto, riparto e subito trovo sull’asfalto una catena di bici. La raccolgo, così evito di lasciare in giro un rifiuto e credo che potrebbe tornare utile.
Ma eravamo sulla riva del fiume... più precisamente sul fiume Magra. Riparto, passo su un ponte pedonale in pietra, è un ponte ad archi di quelli gobbi, alti al centro. È un bel ponte su cui passare; ci vado, ma quando sono in cima mi rendo conto che gli ultimi dieci metri in discesa sono ripidi, molto ripidi. Rischio di schiantarmi contro una casa. Devo sganciare il carrello e portare bici e traino uno alla volta, sarebbero pochi metri, facilissimi per chiunque, ma non per un carrellato con la Goat. Punto ad arrivare a Pietrasanta per sera. Potrei stare sulla Via Francigena, che passa nell’entroterra, oppure stare verso il mare, però di questa seconda ipotesi non ho una carta dettagliata, mi posso affidare solo alla carta in scala 1:800.000 posta all’inizio della guida sulla Via Francigena.
Appena mi muovo vedo che la gomma destra del carrello è sgonfia. Ieri si sgonfiava lentamente, l’ho gonfiata tre volte, forse non c’è un vero e proprio foro, forse è solo la valvola che perde leggermente. Siccome si tratta di una ruota del carrello non mi sono molto preoccupato perché porta poco peso, decisamente meno di quello che grava sulle ruote della bici. Se la valvola perde leggermente la camera d’aria si sgonfia lentamente e una bella rigonfiata può bastare. Diciamo che io e la bici assieme pesiamo almeno il quadruplo del carrello carico. Se fosse stata una gomma della bici ieri l’avrei cambiata subito, invece me n’ero anche dimenticato. Cerco un posto comodo vicino al fiume e mi fermo a cambiarla. Scarico il carrello, lo ribalto e smonto la ruota...
Torniamo però al passo della Cisa. Sono le cinque e mezza, parto dal passo e scendo lungo l’unica strada in cerca dell’incrocio. In precedenza sono sempre passato sulla strada principale, a suo tempo avevo meno indicazioni, ma stavolta voglio provare la strada alternativa. Dovrebbe essere più piccola e meno trafficata, una strada più adatta ai camminanti e magari comoda per i ciclisti. Scendo per qualche centinaio di metri, ho ancora un paio d’ore di luce. Mancano circa quindici chilometri, ce la posso fare, però non ho ancora chiamato Pontremoli per cercare un posto in cui passare la notte, non so perché, ma ora non ho voglia di farlo. So che in questo modo mi sto facendo del male.
Viaggio in bici con Graziella | Dal Passo della Cisa a Pontremoli - 3.0 out of 5 based on 1 vote
II basco è già partito, non credo che ci incontreremo perché lui seguirà i sentieri mentre io starò sull’asfalto. La Via Francigena è ben organizzata nella valle del Taro, ci sono ostelli e sentieri comodi per i camminatori.
Luoghi significativi come Monte Bardone e Berceto testimoniano il passaggio dei pellegrini d’un tempo. È uno dei primi tratti che sono stati riorganizzati, sono stati piazzati ai bordi delle strade dei cippi in cemento con i pellegrinetti in terracotta, purtroppo però fin dall’inizio qualcuno ha avuto la brillante idea di staccarli per portarseli a casa, per cui talvolta mancano oppure sono stati rotti nel tentativo di staccarli.
Parto verso le nove, non mi va di mettermi in strada troppo presto e beccarmi tutto il traffico dei pendolari. Ieri sera ho guardato il percorso di oggi senza studiarlo troppo bene, in cammino ogni sera conviene dare un’occhiata alle strade del giorno dopo per farsi un’idea più chiara possibile e memorizzare le informazioni. Io lo dico sempre a tutti, ma come dice il proverbio: “Chi sa fare fa e chi non sa fare insegna”.
Scelgo la via del nord che mi fa passare da Chiaravalle della Colomba.
Stavamo parlando di fiumi... Tutti noi abbiamo studiato da piccoli gli affluenti del Po, chi non ricorda la sequenza Dora Riparia, Dora Baltea... chi non se la ricorda? Nessuno se la ricorda, dite la verità. Le sole che si ricordano la sequenza degli affluenti del Po sono le maestre, sono le uniche a ricordare anche i nomi delle Alpi da Ventimiglia alla Slovenia. Dove si trova il Col di Tenda? E dove sono le Alpi Retiche e le Scistose? No! Non vale andare a cercare su Wikipedia... bisogna vedere chi le ricorda a memoria!
Mi fermo sulla riva per mangiare un panino; si ferma un’auto, scende un tipo che va verso il pontile con una scatola in mano. Torna poco dopo e mi dice: “È proprio vero che regalare coltelli porta sfortuna! Comunque ora sono in fondo al fiume!”.
Lui l’ha detto in un altro modo, ma io ho capito: “sfortuna”. Io questa cosa che i coltelli portano sfortuna non l’ho mai sentita e non so fino a che punto si possa contrastarla buttandoli nel fiume. Non poteva buttarli nel cassonetto dei rifiuti con le lattine del tonno??? Perlomeno non avrebbe inquinato e il metallo sarebbe stato riciclato. Comunque... Se a me regalano una katana, una mannaia, un kriss, un’ascia bipenne o un machete non li butto certo nel fiume. Me li tengo!
Viaggio in bici con Graziella | Seguendo il Po - 5.0 out of 5 based on 1 vote
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