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Laos in Bikepacking, 1200 km in bicicletta nel sud-est asiatico

    Laos Bikepacking

    Bikepacking in Laos: intervista e preziosi ritagli di diario di Stefano Scapitta e Gianfranco Maganza che, tra luglio e agosto 2019, hanno deciso di affrontare le montagne, la giungla e i monsoni del nord del Laos in bicicletta e in modalità bikepacking.

    Mappa

    Bikepacking in Laos

    La traccia presenta degli spazi vuoti dove sono stati utilizzati dei mezzi di trasporto alternativi.

    Dal diario di bordo di Stefano

    “[…] La strada segue un crinale che entra ed esce dalla nebbia, l'aria è fresca e umida, quasi pesante, le nuvole basse celano i fondovalle... Ogni tanto mi appare l'orizzonte, sia a nord che a sud è un susseguirsi di creste e di vallate ammantate di verde, nessuna traccia di insediamento umano. Pedalo nel silenzio e mi sento piccolo e insignificante davanti a tanta meraviglia, dentro di me paura e stupore si contrappongono facendomi rimanere in uno stato di continua allerta. Gian è qualche centinaio di metri dietro di me e probabilmente ha gli stessi pensieri. Accarezzo la bici e penso: "Non romperti ora! Non saprei come uscire da qui". Lo sguardo segue il profilo dei monti che si perde oltre la nebbia: so di essere in Laos, ma non so dove di preciso. Sono solo una freccetta sul mio GPS in qualche punto sulla mappa digitale. Sto seguendo la traccia come un filo di Arianna al quale mi aggrappo come unica via di uscita e so benissimo che quella via l'ho disegnata io sei mesi prima sul pc e non è una garanzia assoluta... ci sono attimi in cui perdo anche l'orizzonte temporale, mentre la mia mente vola tra 1000 pensieri. Ogni tanto mi fermo per farmi avvolgere dal silenzio, l'umidità si posa calda e asfissiante su tutto il corpo. Il sudore scende ovunque, la camicia non più mossa dall'aria si appiccica alla pelle, eppure non provo disagio. Ho paura, e continuo a chiedermi come sarà la strada più avanti, ma nello stesso tempo sono felice di essere qui, mi piace quello che sto vivendo... Erano mesi che immaginavo tutto questo, ma ora è tutto più bello, è tutto vero! Ogni cosa bella sta oltre le nostre paure, e io ci vado solo incontro, pedalando. [...]”

    Queste sono solo alcune delle parole che Stefano Scapitta usa per descrivere le sensazioni provate durante il suo viaggio in bikepacking in Laos. Classe 1969, cicloviaggiatore incallito, Stefano si sta dedicando da un po’ di anni alle vacanze a pedali offroad, a cavallo della sua bici Locomotive Westlander chiamata Cisco (come il cavallo di John Dunbar che in Balla coi lupi aiuta il suo cavaliere a spingersi oltre “la frontiera”). Dopo un passato di agonismo in MTB e un paio di "vittorie" all’Appennino Ultra Trail e il Re-Trail, nel 2016 Stefano ha deciso di rallentare il suo passo, appassionandosi ai cicloviaggi e definendosi ora un “viaggiatore romantico”, spinto dalla voglia di scoprire nuovi territori e di viverli nella loro essenza più pura, il fuoristrada. Negli ultimi anni ha frequentato soprattutto la Spagna, nelle imprese che egli stesso definisce la “sua personalissima Trans-Alp-Pirenaica”, compiuta nel 2015, e la Trans-Cantabrica, nel 2017, oltre a numerose frequentazioni dell’Andalusia, della Toscana, della Liguria, del Lazio e della Sardegna. Insieme a Marco “Il Ciclista di Alessandria” Testera gestisce MBR (Monferrato Bike Ride), un’associazione sportiva dilettantistica per la promozione e la scoperta del Monferrato sui pedali, che coinvolge numerosi locals.

    Assieme a lui, lo scorso luglio 2019, ha viaggiato Gianfranco Maganza, altro impavido ciclo-esploratore, che con Stefano aveva già affrontato viaggi in passato (e sta continuando a farlo, quindi sappiamo che il duo è testato!). Sulla sua Salsa Fargo detta Farjean ha esplorato le strade della Corsica, per ben due anni, poi la Foresta Nera, la Provenza, la Spagna dal Mediterraneo all'Atlantico, più alcuni viaggi più brevi in Italia.

    Laos Bikepacking Vientiane tempio

    I due cicloviaggiatori hanno programmato e poi percorso i 1200 km tra giungla, strade gravel, fiumi, fango, pioggia torrenziale, partendo da Vientiane (capitale del Laos) e compiendo un anello per attraversare le fitte foreste del nord del Laos in bikepacking, per poi passare alle remote zone montuose e infine, sempre seguendo il lento scorrere del fiume Mekong, toccare Luang Prabang.

    Ovviamente i nostri eroi hanno studiato a lungo, partorendo una traccia che ti mettiamo a disposizione qualora volessi scoprire questo meraviglioso paese dell’Asia. Però viaggiare è anche saper improvvisare e scoprirsi capaci di adattarsi alle diverse situazioni: Stefano e Gianfranco hanno dovuto affrontare molte sfide, non avendo messo in conto i numerosi incidenti tecnici (la rottura della ruota libera per Stefano e del perno passante per Gianfranco), la commozione che un semplice piatto di riso a fine giornata può causare, le incomprensioni dovute dalla barriera della lingua, i sorrisi e la fierezza delle persone che interrompevano il proprio lavoro in risaia per salutarli, i monsoni, il fango che li avrebbe rallentati fino quasi a fermare la loro traversata del nord del Laos… Hanno viaggiato in bici, autobus, tuc tuc, barca, dormito in tenda, sotto improvvisate tettoie di lamiera, lussuosi resort e anche a casa del leader di un villaggio laotiano, hanno assaporato le varie zuppe e i gustosi piatti di riso e verdure tipici del paese, guadato fiumi e attraversato traballanti ponti tibetani, salutato bambini e assidui lavoratori intenti a raccogliere il frutto delle umide risaie...

    In questa breve intervista a Stefano e Gianfranco, densa di fotografie scattate durante l’avventura, scopriremo cosa li ha spinti a scegliere questa zona così remota della Terra, le loro impressioni, i loro pensieri e i loro piani per viaggi futuri…

    Buona lettura!

     Laos Bikepacking Vientiane

    Ragazzi, perché il Laos in bikepacking?

    Stefano: La scelta di fare un viaggio in bikepacking in Laos è stata mia e quando l’ho proposta a Gianfranco ci ha messo poco tempo ad accettare. Avevo viaggiato per il Laos zaino in spalla nel 2009: quei luoghi e la loro gente mi sono rimasti nel cuore… o meglio: una parte del mio cuore non è mai tornata da quel viaggio! Uscendo dal Laos via terra nell’agosto di 10 anni fa mi promisi che sarei tornato in bici un giorno, forse sono solo voluto tornare a ritrovare ciò che di me era rimasto lungo le sponde del Mekong.

    Gianfranco: Quando Stefano mi ha proposto questo viaggio ho accettato con entusiasmo, la mia prima volta in Asia in un paese un po' fuori dai circuiti turistici mi ha subito conquistato!

    Laos Bikpacking Bufali

    Avete fatto altri viaggi prima del Laos in bikepacking? Quali?

    Stefano: Io viaggio appena posso da sempre, in moto dai venti ai trent’anni, poi a quaranta zaino in spalla per tutto il sud-est asiatico. Il viaggio in bici per me è un’esperienza piuttosto recente. Il primo viaggio lo feci nel 2012, con un amico ci imbarcammo a Genova per Barcellona il giorno di Santo Stefano, dopo 4 giorni a zonzo per Maiorca il primo gennaio tornammo a casa in bici (fino a Valenza, in provincia di Alessandria). Fu la nascita di un nuovo amore. Da allora appena posso carico la bici e parto, che sia per un week-end o per un mese, al mio attivo ho tre grandi traversate della Penisola Iberica, dove ho pedalato per più di 10.000 km, quasi tutti in fuoristrada. Dopo una prima esperienza con le borse classiche con cui ho viaggiato per quasi 20.000 km, ora visto che i miei viaggi sono sempre in off-road, ho adottato il sistema del bikepacking, perfetto per la guida in fuoristrada.

    Gianfranco: Ho scelto la bici come mezzo di trasporto per le mie vacanze da una decina di anni. Prima la Corsica per due anni, poi la Germania con la foresta nera, poi la Francia con la Provenza, la Spagna dal mediterraneo all'atlantico nel 2017, più alcune esperienze in Italia…

    Laos in bikepacking tempio

    Quanto allenamento serve?

    Stefano: Personalmente, trattandosi di viaggio non parlerei specificatamente di allenamento ma di attitudine alla permanenza in sella. Vero è che io ho un background agonistico in MTB di circa 14 anni, che mi ha aiutato molto, soprattutto dal punto di vista della tecnica di guida, visto che io viaggio prevalentemente in off-road, ma per ciclo-viaggiare servono almeno tre uscite settimanali prediligendo il fondo lento, che tradotto vuol dire pedalare a lungo senza tanti pensieri.

    Gianfranco: Quando si viaggia con bici cariche da trenta chili, è chiaro che un po' di allenamento ci vuole, ma non esasperato come quando si partecipa a competizioni. In viaggio, quando sei stanco ti puoi fermare, e se sei autosufficiente con cibo e tenda non hai neppure il vincolo di dover per forza raggiungere dei villaggi.

    Laos in bikepacking aggiusta

    Cosa vi ha trasmesso pedalare in Laos in bikepacking?

    Stefano: Emozione pura dal primo all’ultimo chilometro, un viaggio compiuto più arretrando nel tempo che avanzando nello spazio. Abbiamo perso la nostra concezione di quotidianità per immergerci in una realtà lontana secoli da ciò che conosciamo: impossibile dimenticare gli sguardi della gente e i sorrisi dei bambini.

    Gianfranco: Pedalare in Laos è stata per me una grande emozione, per le condizioni climatiche, per le strade percorse, i villaggi attraversati ma soprattutto per la gente e i bambini che sempre ci venivano incontro con un sorriso per salutarci.

    Laos in bici mekong

    Come comunicavate con la gente?

    Nella zone più turistiche in inglese, che per altro sia io che Gianfranco parliamo in maniera più che pessima, mentre nelle zone rurali l’inglese era totalmente inutile come pure i gesti… ci ha aiutato molto un frasario della Lonely Planet che avevamo con noi… e poi con i sorrisi si dice tutto!

    Bikepacking Laos gian sorriso

    Avete mangiato bene? Tanto?

    Stefano: La cucina laotiana, specie nelle zone rurali, è molto semplice. Zuppe e riso sono la colonna portante della dieta in Laos, spesso accompagnati da carne di pollo o maiale. Nelle zone turistiche, come a Luang Prabang, si trovano piatti internazionali e negli hotel varianti più raffinate dei cibi locali. Io e Gian siamo conosciuti per essere delle buone forchette: in Laos abbiamo mantenuto fede alla nostra fama e alla nostra fame!

    Gianfranco: Credo di avere mangiato il riso più buono di tutta la mia vita! E poi, quante Beer Lao ghiacciate!

    Laos Bikepacking birra ste

    Cosa non perdere assolutamente, seguendo la vostra traccia in Laos?

    Stefano: Se si viene nel nord del Laos, Luang Prabang è una tappa obbligata, sebbene stia cambiando velocemente e i Cinesi stiano facendo danni ormai irreparabili, la città conserva tutto il fascino dell’Indocina di un tempo, ricca di templi e satura di storia. Assolutamente da non perdere una Beer Lao in uno dei locali in riva al Mekong e una visita al Nam Khan sul lato nord della città. Nelle vicinanze segnaliamo la visita alle cascateKhuang Si o le altrettanto belle cascate Tan Sae.

    Gianfranco: Oltre a quelle citate da Stefano, un’esperienza da non perdere è il tratto che abbiamo percorso in barca discendendo il fiume nella natura imponente.

    fango 2

    Quanto costa la vita in Laos? Quanto costa un viaggio come il vostro?

    In Laos la vita costa pochissimo! Ovviamente, fuori dalle rotte turistiche. Sebbene nella ricchissima e affollata Luang Prabang i prezzi siano molto economici per gli standard europei, un hotel di media categoria ma dallo standard molto alto non costa più di 40 $ per una camera doppia con colazione. Per mangiare si può spendere pochissimo, con l’ottimo street food (1,5 $ a portata). Noi in 16 giorni di viaggio abbiamo speso meno di 400€ a testa, concedendoci pure qualche lusso anche se ovviamente in bici il budget non superava i 10 $ al giorno in due.

    barca

    Il ricordo più intenso del vostro viaggio?

    Stefano: I sorrisi e i saluti degli abitanti dei villaggi tribali sulle montagne, gli sguardi curiosi dei bambini… impossibile dimenticare quegli occhi.

    Gianfranco: Il ricordo più bello equivale anche a quello più duro. Non riesco bene con le parole a descrivere cosa sono stati i due giorni passati nella giungla, la vegetazione maestosa (mi sono sentito una formichina nei confronti di quelle foglie enormi)... per non parlare della notte in tenda, davvero emozionante. Allo stesso tempo però la scarsità di cibo e acqua il terreno fangoso e l'incertezza sul tipo di percorso sommati alla stanchezza hanno fatto sì che questi due giorni non li scorderò mai. Come la gioia di quando, arrivati al villaggio stanchi e affamati, un gruppo di donne e bambini ci hanno accolti e rifocillati.

    bambino + bici

    In ogni viaggio c'è sempre un giorno particolarmente duro, con difficoltà memorabili... ci raccontate il vostro?

    Sicuramente le giornate del 7/8 agosto sono state le più difficili, ma non posso dire abbiano lasciato un brutto ricordo, anzi. Sapevamo che il tratto in fuoristrada di oltre 130 km nella giungla tra Pak Lay e Nam Pouy sarebbe stato difficile, ma non come si è poi rivelato in seguito: l’umidità e il fango ci hanno fatto impiegare il doppio del tempo previsto, siamo rimasti senza cibo e acqua e per alcuni attimi abbiamo creduto di non riuscire a uscire dalla giungla.

    gian fango

    L'abbiamo già spoilerato a inizio intervista... Avete affrontato problemi tecnici?

    Stefano: Abbiamo avuto guasti piuttosto seri alle biciclette. Nello stesso giorno abbiamo rotto una ruota libera e un perno passante del mozzo, e si sa bene che dopo la rottura del telaio sono forse i danni peggiori che possano accadere in viaggio, ma siamo anche stati molto fortunati nel riuscire poi a proseguire. Il guasto alla ruota libera è avvenuto in una zona remota sulle montagne: eravamo appena entrati in un villaggio quando sono rimasto senza trazione in cima a una salita: abbiamo smontato l’intero mozzo tra maiali, galline e bimbi curiosi. Qualche ora più tardi è stata la volta di Gian a ritrovarsi a piedi con la ruota posteriore staccata… per puro caso avevamo portato con noi un perno passante di riserva, convinti fosse superfluo.

    Gianfranco: Purtroppo qualche disavventura ha caratterizzato quest’esperienza, problemi meccanici che avrebbero potuto interrompere il viaggio ma che siamo riusciti a risolvere per una serie di circostanze fortuite che ci hanno fatto capire che non avremmo dovuto esagerare… Io l'ho interpretato come un avvertimento (non so bene di chi o cosa) a non sfidare troppo la sorte.

    ruota libera

    Avete mai pensato: "Ora basta, mollo tutto!"?

    Stefano: Mai!

    Gianfranco: Neppure per un attimo abbiamo pensato di mollare… certo qualche variante sul programma l'abbiamo fatta, ma dettata dal buonsenso più che dalla paura.

    gian bufali

    Dopo il Laos in bikepacking, avete intenzione di tornare in Asia? Se sì, in quali paesi?

    Stefano: L’Asia è un continente vastissimo e meraviglioso… più che un’intenzione è una speranza. Questi sono viaggi che non si possono improvvisare in pochi giorni. Comunque la risposta è sicuramente sì, sarebbe bello tornare, dopo il Laos in bikepacking, magari in Cambogia, in Myanmar o in Indonesia.

    Gianfranco: Mi piacerebbe tornare in Asia... chissà forse un giorno, per scoprire gli altri Paesi.

     fango 1

    Alla domanda sui futuri viaggi in programma, nessuno dei due si è sbilanciato, ma sappiamo che entrambi hanno voglia di sognare e farci sognare.

    Per continuare a scoprire le avventure di Stefano e Gianfranco, ti suggerisco di seguire le pagine Facebook Esco a fare un giro, Monferrato Bike Ride, oppure organizzare un’uscita con il team di MBR nel Monferrato.

    Inoltre, per promuovere il suo viaggio bikepacking in Laos, Stefano sta organizzando delle serate in cui propone la visione del film realizzato con il materiale (fotografie, fotogrammi, letture dal suo diario di viaggio, videoracconti) raccolto durante l’avventura in bicicletta, insieme a qualche aneddoto interessante, qualche lacrimuccia e risata. Qui sotto ti lascio il trailer del film, e ti invito a seguire Stefano sui social network per rimanere aggiornato sulle serate in cui ne proporrà la visione.

    Presto il film Northern Laos Bikepacking Adventure sarà disponibile anche su YouTube.

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    Northern Laos Bikepacking Adventure - Movie TrailerCyclo Ergo Sum
    Francesco

    ENG - I'm from Piedmont and I'm 31 years old, I have been living and working in Lombardy for a few years. After a start without any competence in this field, I then approached the bicycle world more and more. Today I can call myself a bicycle traveller and videomaker who would never ever stop. Cyclo ergo sum, I cycle therefore I am. I ride my bike trying to understand why it is so beautiful, rich, therapeutic. And every time I try, I do not understand it. So I must leave again...
    ITA - Ho 31 anni e sono piemontese, anche se da qualche anno vivo e lavoro in Lombardia. Dopo un inizio da totale inesperto in questo campo, mi sono avvicinato al mondo dei cicloviaggi e della bicicletta sempre più. Oggi posso definirmi "cicloviaggiatore", e assieme all'altra mia passione - il videomaking - non mi fermerei mai! Cyclo ergo sum, pedalo quindi sono, per cercare di capire perché andare in bici sia così bello, terapeutico, ricco... E ogni volta che provo a capirlo, non ce la faccio, e sono costretto a ripartire sui pedali!

               

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