Viaggiare in Asia in bici: itinerari e racconti

Ti stai chiedendo come ottenere il visto per il Vietnam? Hai deciso di fare un viaggio nel paese del sud-est Asiatico e vuoi acquistare il visto turistico? Di seguito vediamo le informazioni più utili per poter partire per il Vietnam in tutta tranquillità e goderti la vacanza.

 
 
Un viaggio a due ruote verso nel Mustang, uno dei 75 distretti del Nepal che fu un isolato reame ai piedi dell’Himalaya: qui, dove popolazione e cultura sono tibetane e la religione è buddista, convivono tradizione e globalizzazione.
Kathamandu ci accoglie una mattina d’ottobre in una nuvola di smog. La nostra avventura inizia nel traffico caotico e assordante della capitale nepalese, una città sovraffollata che cresce a un ritmo forsennato. 
“Prima volta in India? Hai fatto dei buoni esercizi spirituali?”
Il distinto ma scafato signore che vola di fianco a me, oltre alle raccomandazioni di rito, così mi introduce al nuovo mondo. “Yes, first time in India!” Arrivare direttamente a Srinagar, punto di partenza del nostro viaggio in bici in Ladakh, senza aver messo il naso fuori dall'aeroporto di Delhi, si rivela subito un'esperienza per palati forti. Non bastano gli occhi per osservare il mai visto prima, non basta il naso per cogliere tutti gli odori acri e pungenti che arrivano dalle botteghe o le orecchie per recepire l'ordalia di suoni dei clacson, delle urla nelle strade, oltre alle cantilene dei muezzin che a quattro megafoni salmodiano dai minareti. Vogliamo parlare delle no rules nel traffico delle doppie corsie? Da pazzi. Non sai se ridere o rimanere scioccato. Insieme al ragazzo che col Tuc Tuc (taxi biposto su Ape Piaggio) ci accompagna a comprare beni di prima necessità, ne prendiamo con buonumore l'aspetto più leggero e allegro...
Lande infinite, cieli azzurri, nuvole a pecorelle e poi i nomadi che si spostano a cavallo nella steppa... nel viaggio in Mongolia in bici di Roberto c'è proprio di tutto.
Latte di Yak e notti in tenda sotto le stelle, chilometri in completa solitudine e incontri inaspettati... questo viaggio in Mongolia ci viene raccontato in prima persona attraverso le parole del cicloviaggiatore che lo ha intrapreso riportate in questa intervista.
Il progetto "Mongolia" è nato nel 2010, dopo aver finito di leggere un libro sulla "vera" storia del popolo mongolo, non quella che ci hanno fatto credere a scuola. Andare a vedere il mondo in cui viveva questa popolazione, in un ambiente cosi particolare, era diventato per me una vera scommessa. Così nel giugno di quell'anno sono partito per Ulan Baatar, accompagnato da due amiche, con l'obbiettivo di percorrere a piedi un tratto della steppa mongola, da Karakorin ad Arwaiker...
Eccoci qua con la seconda parte di questo piccolo viaggio in bicicletta che lo scorso agosto mi ha portato dalla Mongolia (Ulan Bataar) fino alla Cina (Pechino) attraverso il deserto del Gobi. Premetto che tra i due paesi c’è una radicale differenza. L’uomo. Mi spiego meglio. La Mongolia è un paese vasto, a volte desolato, dove la natura predomina su tutto, dove lo sviluppo urbanistico-tecnologico è ancora arretrato. Poche persone si incontrano fuori dai centri abitati e quando ci si incontra, ci si ferma e ci saluta, si scambiano delle battute e si riparte.
La Cina è il contrario. E’ affollata; non dico che è meglio o peggio, è diverso. E ce ne si può accorgere subito dopo aver passato il confine presso la città di Erenhot, dove modernità e tanta tanta gente vive una vita apparentemente così diversa e lontana dai mongoli e tuttavia così vicina...
“Un viaggio in bicicletta? Perché no? Un viaggio in bicicletta è un grande emozione!”.
È questo quello che rispondo a chi mi chiede com’è viaggiare in bicicletta. Un viaggio in bicicletta, lungo o corto che sia è sempre un’avventura. Un’occasione unica di conoscere il posto che si è scelto di visitare, le persone che abitano in quei luoghi e quelle che si incontrano strada facendo. Sensazioni, emozioni, fatiche e gioie di un lento viaggiare in ci si affida solo su se stessi. Questa estate finalmente ci sono state le condizioni giuste per realizzare un sogno che avevo da tempo: visitare la Mongolia in bicicletta, in particolare il Gobi, per arrivare fino a Pechino e alla Grande Muraglia. Lo scorso luglio quindi ho preso il biglietto aereo e via, per pedalare da Ulan Bataar fino a Pechino, circa 1750 km attraverso regioni ostiche, con un clima arido e senza compagnia se non quella di me stesso (che a volte è anche troppo eheh). Vi racconterò la prima parte, ovvero la parte in Mongolia.
Ho sempre desiderato viaggiare il mondo. Nel corso del tempo, ho accumulato un immaginario di luoghi mitici che mi piacerebbe visitare prima o poi: l’Etiopia, l’India, la Polinesia, il Perù; Timbuctu, Petra, Damasco, Sana’a. Ma l’Uzbekistan? Ecco un paese che non era mai entrato nel mio orizzonte prima di sapere che l’avremmo attraversato in bicicletta lungo il nostro itinerario verso la Cina.
Anche dopo averlo saputo, a dire il vero, è rimasto un punto interrogativo stampato sulla mappa, tra l’immenso deserto turkmeno da dribblare in 5 giorni e le serrate montagne del Kyrgyzstan a est, un’appannata nebulosa con un solo punto focale: la leggendaria città di Samarcanda, l’emblema stesso del mito occidentale delle “Mille e una notte”, il cui solo nome basta a rievocare i colori screziati di sfarzose carovane, i sensuali aromi di spezie sconosciute, i profili arabeggianti di cupole dorate.

Il concetto di frontiera è un’idea superata per il viaggiatore postmoderno preso tra check-in e duty-free, che lo considera al di più una linea immaginaria e arbitraria dove si coagulano problemi legati a equilibri politici e identità nazionali. Viaggiando via terra, invece, soprattutto con un mezzo lento e penetrante come la bicicletta, la frontiera riacquista spessore e concretezza, diventa di nuovo un luogo vero e proprio, prima ancora che un’idea.

Attraversare un confine in bici non è affatto un atto immaginario, comporta sempre un’emozione, rinnova ogni volta il piacere della scoperta, schiude un senso di briosa aspettativa. Non solo perché impone l’attesa del disbrigo delle formalità burocratiche e realizza l’impatto con un’altra umanità nella forma del doganiere o del pendolare di frontiera, in cui già si intravede il nuovo tipo umano che ci aspetta aldilà della sbarra. Il confine è reale anche perché spesso segnato da una barriera geografica che bisogna attraversare a colpi di pedale, che sia un passo di montagna o un fiume.

Quando riuscirò a digerire questa lunga parentesi mediorientale che è stato l’Iran? Tre mesi in un solo paese! Possono sembrare un tempo interminabile in un viaggio in bicicletta intorno al mondo ma, in fondo, sono appena bastati per imparare a rispondere ai primi saluti in farsi; per fare il callo all’implacabile ospitalità del popolo iraniano; per disabituarsi a tendere la mano a qualcuno del sesso opposto e assuefarsi invece a tenerla aperta sul cuore.

«E fu così che i nostri eroi ripartirono di buon ora dalla fattoria che li aveva ospitati per più di un mese. Era il 31 dicembre, e un vento gelido soffiava da est…indovinate in che direzione pedalavano i due?!? Con le estremità congelate, a testa bassa e senza spiccicare parola- insomma incazzati neri- si aggrappavano al tandem contro le sferzate d’aria siberiana che spiravano dall’altopiano anatolico. Ci misero tutto il giorno a percorrere i 30 km che li separavano dalla prima cittadina. Fortuna volle che, mentre cercavano un posto riparato dal vento dove montare la tenda dietro una moschea, un uomo impietosito li raccattò dalla strada per invitarli da lui. Era il guardiano di un complesso residenziale e abitava in un bilocale vuoto senza riscaldamento. I ciclisti stremati si infilarono nel sacco a pelo alle 7, e allo scoccare dell’anno nuovo dormivano profondamente sognando di spiagge tropicali…»
Sì, il viaggio è anche questo, passare il Capodanno pedalando contro vento! Ma la Turchia è perfetta per viaggiare, anche con il maltempo incombente e il malumore galoppante.
Per noi la Turchia è un pezzo di cuore. Vi abbiamo trascorso un anno con lo SVE (Servizio Volontario europeo), durante il quale abbiamo lavorato in un eco-villaggio e abbiamo viaggiato in lungo e largo per il paese alla ricerca di tradizioni locali da documentare per conto dell’associazione ambientalista turca Buğday. Arrivare in Turchia in bicicletta è stato il coronamento di un sogno accarezzato per più di un anno.
 
Finito il dovere mi dedico al piacere di scoprire un po' di Ladakh in bicicletta ma non solo: giro la città vecchia, il castello, i templi buddisti in cima alle montagne, oltre i 4000 m esploro tutto a piedi o in bici, 3 giorni incredibili, vivendo, internet a parte, con ritmi inimmaginabili per la nostra frenetica società.
Serenità, pace, relax, sono le uniche parole che possono descrivere la mia condizione. La gente è cordiale, ci si saluta tutti per strada, ci si ferma a scambiare due parole o semplicemente ci si sorride ogni volta che si incrocia con qualcuno...
 
Atterrato, dopo 7 ore di volo da Roma a Nuova Delhi, sono talmente carico di adrenalina da non essere riuscito a chiudere occhio neanche un minuto nonostante abbia tentato più volte il suicidio cerebrale con i vari giochini e film presenti, fortunatamente, nel display del mio sedile.
L’impatto è fortissimo, non tanto con l’aereoporto che è moderno e confortevole, quanto con l’ambiente esterno…. 35°C con il 95% di umidità. Devo abituarmi a respirare!
Chi l'avrebbe mai detto che sarei arrivato a dire che il modo migliore per girare per Bangkok è in bicicletta? Forse non proprio tutta la città ma perlomeno le zone centrali di Siam, Sathorn e Silom sono ora esplorabili in bicicletta anche per chi come me non ne possiede una.
Come? Semplice, grazie a Pan Pan (sito disponibile al momento solo in lingua tailandese).
 
 
 Dal candore quasi asettico della capitale Muscat, alle spiagge incontaminate e orizzonti struggenti del porto di Fujiarah khor fakkan, passando per l'enclave di Musandam. Un viaggio in Oman è una scoperta continua, un'avventura tra i contrasti di una nazione in cui lo sviluppo si integra, si scontra e si mescola alla tradizione. Sono bastati pochi giorni per farci conquistare dai colori e dagli odori dell'Oman e delle sue genti!
 

             

Storie a pedali

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