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Angkor Wat in bici: il mito Khmer visto in maniera ecologica

Non posso negarlo: un po' le gambe mi tremano per l'emozione. Sono le 6 del mattino quando usciamo dall'ostello di Siem Reap ed inforchiamo le nostre bici per spostarci 10 km più a nord ed ammirare l'alba sorgere sulle guglie svettanti di Angkor Wat, il più grande complesso religioso di epoca khmer rimasto integro nella giungla tropicale anche dopo la misteriosa caduta di questo enorme impero. Nel vedere il sole illuminare lentamente gli alti stupa siamo colti da una forte suggestione che si protrarrà per tutta la giornata trascorsa tra le mura della cittadina orgoglio di Cambogia.
Avevamo iniziato a conoscere le meraviglie khmer già nel sud del Laos, nei pressi della cittadina di Champasak dove sorge il Wat Phu proseguendo nella scoperta di questa civiltà a Koh Ker.
Oggi siamo di fronte al più maestoso complesso, un'intera città (Angkor Thom) chiusa tra le mura ed attorniata da numerosi templi. Per poter vedere con calma ed attenzione tutti i gioielli nascosti nella giungla attorno a Siem Reap servirebbe una settimana almeno, ma visto il costo del biglietto d'ingresso ci accontentiamo di una giornata superconcentrata ed intensa. Il primo passo tra i misteri del complesso di Angkor ci conduce subito nel cuore religioso e trascorriamo tre-quattro ore a girovagare tra le pietre di Angkor Wat, scoprendo la sua maestosità in un ambiente emozionante grazie alla cacofonia dell'alba nella foresta. Poche persone divengono una fiumana quando l'orario si fà più normale ed allora ci spostiamo verso est per scoprire le perle più lontane di Banteay Kdey e Ta Phrom, lentamente avvolti fra le radici di immensi alberi secolari che conquistano il cielo piantando le fondamenta sulle rocce che un tempo sorreggevano architravi e soffitti.
Entriamo nella cittadina fortificata dalla porta orientale quando ormai è già pomeriggio, la piazza centrale è ampia e dispersiva ma non appena ci avviciniamo al Bayon, secondo edificio per notorietà ed importanza tra quelli qui presenti, ci rituffiamo tra le orde di turisti alla ricerca della foto ricordo con una delle 216 enormi facce che decorano le sue torri. Il Baphuon, al centro della città è tuttora chiuso dopo che la distruzione della guerra civile ha colpito anche qui.
Il tempo vola e le gambe iniziano a sentire i chilometri a piedi ed in bici mentre il sole inesorabile si abbassa all'orizzonte. Percorriamo l'ultimo tratto dell'anello tra le rovine per rientrare ad Angkor Wat al tramonto, sfortunatamente celato dietro l'umida foschia di un'afosa giornata tropicale che volge al termine mentre a noi sembrano tracorsi pochi minuti dal nostro ingresso intimidito nel tempio.
Angkor è oggi una delle più gettonate mete turistiche al mondo ed una delle meraviglie umane più imponenti che io abbia mai visto: la folla toglie un po' del fascino che queste pietre di un passato splendente emanano, ma data l'immensità del sito è possibile, in certi luoghi ed a certe ore, rivivere la magia dell'esplorazione vissuta dagli archelogici francesi alla fine del XIX secolo.

Se volete provare a scoprire come noi Angkor Wat in bici, abbiamo provato a descrivere nella guida Visitare Angkor in bicicletta un itinerario che potreste seguire

Questo articolo fa parte del diario di viaggio tenuto in diretta del progetto Downwind. Se volete leggere le altre puntate, ecco qui tutti gli articoli dei nostri dieci mesi in bicicletta nel sud est asiatico

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Leonardo

Cicloviaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide montagne del suo Trentino e dei dintorni del lago d'Iseo dove abita, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, ha dedicato gran parte della vita al cicloturismo viaggiando in Nuova Zelanda, Balcani, Norvegia e molti altri paesi. Ultimamente ha trascorso dieci mesi in bici nel Sud est asiatico e ha attraversato le Ande in bici.

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