«E fu così che i nostri eroi ripartirono di buon ora dalla fattoria che li aveva ospitati per più di un mese. Era il 31 dicembre, e un vento gelido soffiava da est…indovinate in che direzione pedalavano i due?!? Con le estremità congelate, a testa bassa e senza spiccicare parola- insomma incazzati neri- si aggrappavano al tandem contro le sferzate d’aria siberiana che spiravano dall’altopiano anatolico. Ci misero tutto il giorno a percorrere i 30 km che li separavano dalla prima cittadina. Fortuna volle che, mentre cercavano un posto riparato dal vento dove montare la tenda dietro una moschea, un uomo impietosito li raccattò dalla strada per invitarli da lui. Era il guardiano di un complesso residenziale e abitava in un bilocale vuoto senza riscaldamento. I ciclisti stremati si infilarono nel sacco a pelo alle 7, e allo scoccare dell’anno nuovo dormivano profondamente sognando di spiagge tropicali…»
Sì, il viaggio è anche questo, passare il Capodanno pedalando contro vento! Ma la Turchia è perfetta per viaggiare, anche con il maltempo incombente e il malumore galoppante.
Per noi la Turchia è un pezzo di cuore. Vi abbiamo trascorso un anno con lo SVE (Servizio Volontario europeo), durante il quale abbiamo lavorato in un eco-villaggio e abbiamo viaggiato in lungo e largo per il paese alla ricerca di tradizioni locali da documentare per conto dell’associazione ambientalista turca Buğday. Arrivare in Turchia in bicicletta è stato il coronamento di un sogno accarezzato per più di un anno.
 

Ultimo giorno del 2009 e stasera saremo a visitare Istanbul. Dopo una nottata inquieta, ci svegliamo con calma e verso le 9.00 scendiamo in città, a Eskisehir per una colazione a base di formaggio, salame e patatine fritte. Finito questo leggero stuzzichino saltiamo in auto per percorrere i restanti 300 km che ci separano da Istanbul. Usciamo dalla città e dal traffico frastornante e subito veniamo fermati ad un posto di blocco. Il poliziotto zelante ci chiede patente e libretto ma dopo vari tentativi di comunicare con noi rinuncia al suo controllo e ridendo ci fa cenno di proseguire sulla nostra strada. Fortunatamente, o sfortunatamente, essa è una enorme e nuova strada a scorrimento veloce e verso le 13.30 varchiamo le porte di uno dei centri più grandi d'Europa e del mondo, la perla del Bosforo: Istanbul.

 

Ancora una volta la giornata si prospetta invernale: grigia ed uggiosa! (voi direte, e che cavolo pretende questo il 29 di dicembre?...avete pure ragione ma in viaggio si vorrebbe sempre che ci fosse il sole e 25-28°C) Lasciamo Isparta, nel cuore della Turchia, alla volta di Denizli dove arriviamo verso mezzogiorno accolti da un cielo ancora coperto. Decidiamo quindi che una visita alle piscine di travertino di Pamukkale sarebbe sprecata con un tempo del genere e proseguiamo così verso la città greca di Afrodisia, 80 km più a ovest. L'altopiano su cui si trova Afrodisia è coltivato in ogni suo spazio: uliveti, agrumeti ed altro si stagliano a perdita d'occhio mentre sul ciglio della carreggiata improvvisati supermarket costruiti con le cassette di arance e limoni sorgono ogni 300 o 400 metri. Ci fermiamo ad uno di essi ma lo troviamo incustodito e siamo costretti ad attraversare la strada per acquistare alcune succose nettarine.

Ultimo giorno di Cappadocia e già mi manca. Sono paesaggi magici, incantati, finti. Ci svegliamo con il canto del muezzin ed il sole illumina le vette innevate visibili dalla finestra della stanza. La stufa si è spenta durante la notte ma ha lasciato un tepore non del tutto disperso. Scendiamo a fare colazione: quella tipica turca consiste in una tazza di thé bollente con pane, marmellata, cetrioli, pomodori, olive e formaggi. Le olive nere sono eccezionali così come i formaggi (uno simile alla feta greca, l'altro alla nostra burrata). Lasciamo l'Halil's pansion per dirigerci verso la valle di Ilhara dove scendiamo nel canyon scavato dal fiume e nelle cui pareti sono state scavate numerose chiese...

La Turchia è la nazione a cavallo fra Occidente ed Oriente, il ponte per accedere al mondo mistico e speziato del Medio Oriente. Dopo un primo viaggio nella città turca più conosciuta, la magica Istanbul, nel mio secondo viaggio in questo paese ho avuto due settimane di tempo per esplorare la Cappadocia, Ankara, l'area della valle di Ilhara e altre località molto interessanti dell'entroterra turco.

La giornata nasce storta. Al risveglio una pioggerellina fina ma insistente ci accompagna. La nostra idea di visitare il complesso monastico di Zelve quindi viene bocciata. Ci spostiamo a Cavusin dove volevamo visitare la chiesa rupestre superstite,  ma anche qui ci viene chiesto l'ennesimo biglietto d'ingresso e quindi rinunciamo: ogni singola località qui in Cappadocia richiede un prezzo da pagare e questo, a lungo andare, diviene piuttosto frustrante. Ci addentriamo nel paese per visitare la rocca franata a causa di un terremoto e subito veniamo assaliti da un personaggio del luogo che pretende di farci da Cicerone. Nonostante i nostri rifiuti lui ci segue fin sotto le rovine continuando a disturbarci insistentemente finché non mi scoccio (sarà stato il cattivo tempo a mettermi di malumore!) e lo tratto a male parole. Ritorniamo all'auto infastiditi e senza aver potuto godere del paesaggio ripartiamo alla volta di Uchisar. La presenza di pretendenti guide turistiche ci assilla e inizia a divenire davvero difficile visitare luoghi e paesi in tranquillità: alcuni dei personaggi che ci offrono il loro servizio sono gentili e cordiali ed una volta rifiutati salutano e non insistono eccessivamente, ma la maggior parte diviene pedante e pedissequa. Nel salire da Goreme verso Uchisar facciamo una sosta ad un punto panoramico. Sferzato dal vento ci si avvicina un cicloviaggiatore ed iniziamo a fare due chiacchiere. Scopriamo che è uno spagnolo partito da Istanbul e diretto in Nepal, resterà in viaggio per sette mesi: che invidia!!!

 

Kirikkale - Hattusa - Urgup

Risveglio lento, lungo in Cappadocia. Cullati dal calore delle coperte ci siamo concessi un paio d'ore in più a letto per recuperare dalla notte precedente, insonne o quasi. Rivestiti e rinfrancati, ci siamo anche rifocillati in una pasticceria del centro di Kirikkale, cittadina anonima poco distante dalla capitale turca. A differenza dell'Italia, qui poche persone usano fare colazione al bar: innumerevoli sono le panetterie ma pochi o nessun caffè, spesso deserti. La buona brioche ed il thè caldo ci hanno comunque messo di buon umore e siamo risaliti in auto fiduciosi nel viaggio. Il sole ed il cielo azzurro ci hanno accompagnato per tutta la giornata e quando, verso le 11 del mattino, ci siamo incamminati verso le rovine ittite di Hattusa, la temperatura era piacevole. Il sito archeologico, patrimonio UNESCO dal 1986, è racchiuso tra 6 km di mura e presenta una vasta area contenente migliaia di rovine di quella che fu l'antica capitale ittita. Il percorso in auto si inerpica per 5km fino alla porta delle sfingi, un tunnel di 70 m nelle mura di cinta...

Un viaggio in una terra ricca di storia e dal passato importante, la Turchia... on the road! Un viaggio in paesaggi magici, dipinti magistralmente dalla mano della Natura come da altre parti sul nostro pianeta. Un viaggio nel cuore dell'Anatolia, tra i monti e le colline della Cappadocia, tra formazioni rocciose incredibili, scavate ovunque dall'uomo per costruirvi ripari e chiese rupestri abilmente decorate ed affrescate.
Approfittando di un'offerta last minute decido di accompagnare i miei genitori alla visita di una delle città che ha sempre scatenato in me curiosità e ammirazione: Istanbul, crocevia tra Europa e Asia, miscela di cristianesimo ed islam, la porta per l'oriente. I quattro giorni trascorsi in città non sono sicuramente stati sufficienti per conoscere a fondo tutto ciò che essa offre, ma sono bastati per capire come la fantasia e l'entusiasmo accesi in me da letture e racconti sulla sua storia siano ampiamente riscontrabili nella realtà visitando questa enorme metropoli affacciata sul Bosforo.
 

Foto del mese

Lago d'Iseo in due

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