Tre cammini di Santiago di Compostela in bici | Periplo Iberico Parte II

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Il viaggio di Giancarlo attraverso la penisola iberica prosegue. Nella prima parte del suo racconto ci ha descritto gli incontri con decine di pellegrini ed ha iniziato a narrare del viaggio che lo ha portato a concludere il periplo iberico, oltre 4600 km pedalati tra Spagna e Portogallo. Ha percorso tre cammini verso Santiago di compostela in bici partendo ed arrivando a Barcellona. Di seguito trovate la conclusione di un racconto che è anche un invito a saltare in sella e partire... perchè il cicloturismo è un male contagioso!

Tutte le strade portano a Santiago

 
Da Logrono direzione ovest raggiunto Vilafranca Montes de Oca poi Burgos. Pedalato con ciclisti Marsigliesi; timbro di credenziale, foto alla stupenda cattedrale gotica e via. Aria frizzante, meglio dire gelida! Tanto da mettere berretto e guanti tolti molto più tardi nella mattina. Raggiunto Carrion de los Condes, sempre sistematicamente vento contro, dopo 9 ore e 130 km percorsi. Fatica oltremodo ripagata da un percorso davvero di grande scenografia. Uno dei tratti più accattivanti fino ad ora percorsi. Siamo nella regione di Castilla y Leon direzione Leon.
Dopo la industrializzata Catalunya, la desolata Aragona e la vitivinicola La Rioja qua pare un misto tra colli senesi e Appennino Umbro/Marchigiano. É tutto un sali e scendi (molto più sali, a dire il vero). Pedalo un lungo tratto in salita e lentamente mi accorgo che l'aria diviene particolarmente fresca: giunti in vetta il cartello indica quota 1150 metri, ecco spiegata la ragione della brezza. Alloggio al costo di 5€ al convento delle Suore Augustine e cucino con due Portoricani. Se, come si dice in gergo, tutte le strade portano a Roma, in Spagna vale il detto che tutte le strade conducono a Santiago. Difficile perdere il segno indicatore della “flecha amarilla” che ad ogni angolo di via, su ogni marciapiede e ad ogni crocicchio ti indica la direzione da seguire. Ma se proprio dovessi perdere l'orientamento, distratto dal panorama o dalle tue riflessioni, tranquillo! E' sufficiente fermarsi, guardarsi attorno, attendere e in pochi secondi qualcuno - che non si sa da dove arrivi - compare come ti aspettasse per dirti "todo recto despues la primera a la derecha". Ecco ritrovato il Camino di Santiago.
 

Nuovi e vecchi incontri

 
Raggiungo la città di Leon insieme ad un gruppo di sei ciclisti brasiliani. Ritrovo casualmente - capita a volte sul Camino - i due marsigliesi salutati la sera prima. Ceno con Charlie da Plymouth e Carlo da Lanciano (casuale incontro tra Charlie, Carlo e Giancarlo). Ritrovo i tre ciclisti spagnoli conosciuti giorni prima a Carrion. I ritrovi casuali per strada hanno il gusto di vecchie amicizie che ritornano e questo ti riempie l’anima di gioia. Da Leon ad Astorga, davanti a noi, le montagne che da giorni temevamo, vedendole in lontananza. Ora sono ancor più imponenti, lì ad attenderci con le loro cime imbiancate. É di là che ci tocca passare. La sosta di oggi è a quota 1100 metri a Rabenal del Camino, un villaggio di 57 anime che a tardo pomeriggio diventano circa 300. I pellegrini riempiono i due Albergue Municipal al costo dei soliti 5€. Conosco la meravigliosa e simpatica Bertha da Toronto, una biker Canadese che pedala verso Santiago con energia e vitalità.
Lasciata la regione di Castilla y Leon si entra nella verdissima e lussureggiante Galizia terra di vacche e insaccati. Santiago é a 100 km. Oggi all'arrivo in bici in un piccolo pueblo, Sarria, pedalando mi sento chiamare da più voci con accento Catalano. Qui in Galizia non capisco troppo bene quando parlano. Mi giro e scopro che a chiamarmi erano tre spagnoli conosciuti 350 km prima: credo che il barista si stia ancora chiedendo che razza di vecchia amicizia dovesse esserci tra noi.  Invece era solo... il bello di questo cammino.
Ieri ho salutato Bertha la biker canadese e oggi dopo 60 km, all’incrocio tra uno stradello e un fiumiciattolo, ci ritroviamo e pedaliamo insieme i rimanenti 50 fino a Portomarin.
Sapete cosa mi piace di questo cammino?
Che la gente incontrandosi non parla né di metereologia né di politica né di economia se non della propria anima raccontando se stessi dal cuore.
Questa è un'altra meraviglia del cammino: la facilità di interazione tra le persone.
 
 

La Compostela

 
Arrivare a Santiago de Compostela in bici è una emozione davvero grande. Tutti ci si dirige alla Cattedrale di S.Giacomo ansiosi e pieni di gioia. Giunti a desitnazione, la piazza della cattedrale, I pellegrini hanno tutti una loro personale reazione psico fisica. Chi si butta a terra, chi immobile occhi puntati verso l’alto, chi sui gradini si lascia andare ad un pianto gratificatore. Immediatamente dopo, il ritiro della pergamena, la Compostela, che suggella e ripaga ogni tua fatica e sofferenza. La Compostela idealmente mette fine a piedi gonfi calli vesciche e polpacci duri come sassi e a volte la ritiri zoppicando o con fasce elastiche alle rotule ma con profonda soddisfazione. É un connubio tra un bel pezzo di carta pergamena e il significato magico che essa contiene. La guardi, ridi e ti dici con orgoglio, ce l'ho fatta. Non sono cattolico credente ma un'esperienza come questa è di una grande e profonda umanità e ti regala forza e coraggio da conservare, per questo almeno una volta nella vita, o magari anche più volte meglio ancora, dovremmo tutti provare ad essere un po’ pellegrini nello spirito.
É una strana sensazione passeggiare per le strade di Santiago e salutare a destra e a manca le persone conosciute chilometri e chilometri prima, tutti arrivati, tutti allo stesso punto, tutti per lo stesso scopo.
Entrato in un bar qualsiasi di Santiago chiedo una birra e di fianco a me l’austriaco Gerard che mi parla in italiano tirolese facendomi domande sul cammino. Me le fa specifiche. Mi chiede pareri e opinioni e io non perdo occasione per essere obiettivo e anche critico. Gerard apprezza le risposte e incalza con le domande portando la conversazione su progetti europei di tipo socio-culturale simili ai cammini per Santiago. Mi parla di un cammino dedicato a Mozart che parte dalla Accademia filarmonica di Bologna per arrivare a Vienna. Mi parla dei templi di Selinunte e gli argomenti si fanno interessanti. Continuiamo la conversazione fino a scoprire che lui è membro del comitato direttivo della comunità economica europea in sosta a Santiago per un meeting sui percorsi culturali finanziati e sostenuti dalla comunità europea stessa. Questo è il bello della diretta. Essere se stessi e manifestare i propri pensieri porta sempre buoni risultati.
 
Periplo iberico...
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Periplo iberico...
 

Rotolando verso sud

 
Santiago de Compostela è alle mie spalle distante 250 km. Virata la prua a sud lascio la città con gioia e rimpianto. Pedalo l`ultimo tratto Gallego alla fine del quale dopo 120 km finisce anche il territorio spagnolo con la città di Tui. La Galizia mi ha voluto omaggiare nel suo ultimo lembo di terra con il meglio della loro tradizione cioè la festa della MUNEGA che si celebrava proprio in quella domenica. Inaspettatamente scopro che in ogni paesetto o villaggio è tutta musica di zampogne tamburi e nacchere oltre che danze tipiche in abiti d`epoca.
La mattina successiva, Valenca in territorio Portoghese e orologio indietro di un'ora. Lasciando la città di Oporto termina anche il terzo di quei cammini da e per Santiago che si chiama Camino Portugues. Quando tracci su una mappa un percorso che intendi realizzare lo guardi lo riguardi e può capitare di focalizzare un punto sulla mappa, fisicamente quello più distante dall'origine del tuo tracciato, e guardandolo pensi se mai ci arriverai e quale senso di piacere proverai arrivando a quel punto. Queste sono le sensazioni vissute a Lisbona. Guardando la mappa pensavo a Lisbona come la metà della mia meta, un po’ come un giro di boa: Da quel punto, come dire, sarebbe iniziata la via del ritorno. Ho raggiunto Lisbona da Oporto percorrendo i 360 km che dividono le due città in soli 2 giorni e mi rammarico di avere pedalato così in fretta perché sono certo di essermi perso qualche cordiale saluto o sorriso per strada preso dalla voglia di arrivare. Errore!!!
Lascio Lisbona a fatica perché il luogo mi è familiare come se l’avessi sempre vissuta e già percorso le strette viuzze acciottolate in salita dell'Alfama o le grandi vie che convergono in Praca do Commercio prese d'assalto da orde di turisti e di giapponesi. Costretto a lasciare l'ostello perché le gambe chiedono di pedalare dopo 4 giorni di sosta, ma il cuore è ancora nella sala comune dell’ostello dove ho appena salutato un gran numero di persone. Non voglio traghettare e lasciare la città, ne voglio godere ancora un pezzetto quindi mi dirigo verso Belem per un po’ di foto. Arrivo davanti al castello sull'acqua poi al monumento ai marinai. Scatto le foto di rito e d'un tratto mi sento da dietro tirare il braccio sinistro; mi giro e il simpaticissimo e sorridente viso di una giapponesina mi parla nella sua lingua ma con un accento troppo del nord che non capisco, intendo solo che lei mi vuole porgere la bandierina verde con scritta in giapponese, questa volta dialetto puro perché non lo riesco a tradurre, per potermi scattare una foto. Come dire di no a tanta gentilezza? Bandierina in mano, sguardo ebete, posizione da idiota mi sono sentito un po’ scemo....no direi molto giapponese. Così inizia la serie di scatti. Io e la bandierina, io la bandierina e lei, prima con bacio guancia destra poi con bacio guancia sinistra, oltre alla foto fianco a fianco. Iniziavo a chiedermi quanto sarebbe durata. Sarebbe durata ancora perché fatte le foto con lei si sono staccate dal compatto gruppo giapponese circa 10 donne occhi a mandorla le quali, non volendo essere da meno della prima, una alla volta poi in gruppetti di 3/4 si si sono fatte immortalare dalle digitali dei mariti con la Cube Analog29 ed io. Da non dimenticare che davanti a noi la cortina di uomini del gruppo rimasti in prima linea con le loro super digitali continuavano a cliccare.
Morale? Non me la sentivo di lasciare Lisbona, i giapponesi mi hanno regalato una bella emozione che ha dato giustificazione al mio temporeggiare.
Se non avessi acquistato quel biglietto per traghettare il Tago lasciando Lisbona di sopra per l'altra sponda della Lisbona di sotto e se non avessi percorso 40 km per raggiungere Setubal per ritraghettare e superare l'ampia ansa naturale dell'Atlantico e sbarcare in terra di “Troia” non sarei mai arrivato in territorio Alentejo e non mi sarebbero capitati i magnifici incontri fatti in quel punto del Portogallo.
 
L`Alentejo é una zona fortunatamente ancora molto intatta. Dune, sabbia, vegetazione e piccoli tradizionali villaggi non aggrediti dal turismo. Strano ma vero é stato proprio pedalando quelle strade, il nulla a destra il nulla a sinistra, che il caso vuole io incontri da prima Fabrizio e compagna, cicloturisti romani che stanno percorrendo in senso opposto il cammino Portogues, poi ancora, più sensazionale, l'incontro fortuito solo veramente promesso a voce mesi or sono con Andrea e Fabrizio, anche loro verso nord. Nulla di programmato né pianificato ma sul cammino noi, conosciuti “virtualmente”, ci siamo realmente incontrati. Ultimo del giorno Pascal da Lille in viaggio per l`Europa da 4 mesi con la sua magnifica bicicletta spaziale. Insomma mai temere ciò che si lascia perché dietro l'angolo c'è sempre qualcosa di nuovo che ti aspetta.
 

Ultime pedalate, di nuovo su suolo spagnolo

 
Lasciato l’Alentejo, attraversato l`Algarve, punto a sud ma poco dopo viro la prua ad est. Percorro l'ultimo tratto portoghese e in due giorni eccomi qui a Siviglia.
Ho attraversato piccoli paesi oltre che distese di nulla: a volte vigneti, a volte girasoli. Ma questo poco mi e bastato per fare una considerazione. Noi ciclisti, sì, è vero, fatichiamo assai ed anche se costretti ad evitare le strade a percorrenza veloce abbiamo l'ineguagliabile vantaggio di dovere attraversare piccoli centri, borghi isolati che non potranno essere mai raggiunti da turisti veloci seduti nelle loro automobili sfreccianti sull'autostrada.
Nei pochi paesi incontrati prima di Huelva uno in particolare mi è rimasto impresso. Un piccolo bar/trattoria dove un gruppo di attempati, accomunati dalla stessa panza, si stavano cucinando in allegra compagnia non so bene cosa. Tra un vociare che era a dir poco assordante, ognuno che parlava sull'altro, c'era chi tagliava cipolla, chi sbucciava cetrioli, chi affettava prosciutto a mano e io lì a guardare la scena di vita domestica. E in lontananza, dalla finestra, l'autopista che portava a destinazione in tempo assai più breve gli autisti diretti a Huelva. Non li ho invidiati anche se comodamente seduti sulle loro auto, sicuramente con aria condizionata, perché io ho vissuto minuti molto più intensi.
Le grandi arterie uccidono le realtà locali.
Le due esperienze di oggi.
Lascio Cadiz, pedalo 100 km arrivo a Tarifa. Saluto la costa Africana che é appena poco oltre questa stretta lingua di mare  e sperimento per la prima volta la lotta contro tre venti. Non uno solo, monodirezionale, come in genere capita ma ben tre accaniti contro noi poveri ciclisti. Nemmeno la soddisfazione di capire qual'era quello da contrastare. Arrivo al banco check-in del campeggio, attendo la procedura felice di leggere l`insegna "El camping mas meridional de Europa" quando alle mie spalle una voce... ma tu sei di Cesena? La giacca gialla da ciclista ha svelato la mia provenienza perché il caso ha voluto che il signore dietro di me commerci in frutta che importa ed esporta da e per il mercato di Cesena. Ma quanto è piccolo questo globo!!
Una ad una mi scorrono davanti le province andaluse. Bypassato lo stretto di Gibilterra proseguo verso est seguendo la linea di costa tra alti e bassi, tutto un su e giú bello impegnativo. La maggiore difficoltà in questo tratto spagnolo della costa mediterranea in ogni caso è la viabilità disordinata. Non è ben chiaro quando stai per entrare in una autopista - come dire autostrada - o quando percorri una nazionale. Spesso le due si sovrappongono per non dire delle nazionali che a volte diventano “E” cioè itinerari europei; allora ti accorgi che proprio la viabilità è progettata per le 4 ruote e non per te che hai solo “due ruote”.
Capisco che sto entrando in una autopista solo quando ormai conclusa la rampa di accesso ti appare un bel cartello a forma circolare bordo rosso con il simbolo della tua bicicletta barrata. Un po’ di caos tra autovia e autopista. La soluzione unica allora è addentrarsi in un "pueblo" il più vicino e infilarti tra vie e viuzze, prendere dei riferimenti morfologici quando non indicati con cartellonistica e procedere. Il mare e la montagna sono i miei punti cardinali. Ma questa è la dura vita dei ciclisti. Voi lo chiamate "caso"?? Percorro a gran velocità un tratto di autopista rasentando il guad-rail per ovvie ragioni di sicurezza. Pedalo spedito in velocità, la tanto desiderata uscita mi aspetta a 500 metri. A un tratto sento che la ruota posteriore non mi segue... sfortuna! Ho forato. Ai 300 all'ora percorro gli ultimi 50 metri poi... devo scendere. Ok poco male mi piazzo all`ombra di quella tamerice nella desolata area fuori lo svincolo. Io e il nulla. Cambio camera d'aria e mentro la sto gonfiando sento dietro di me il rumore di una ruota che calpesta foglie secche e una voce che mi dice: “do you need help??” Non ci credo! Un ciclista che in direzione opposta alla mia mi ha visto all'opera e mi ha raggiunto. Non lo nego, la sua apparizione oltre che sorprendermi mi ha un po’ rincuorato. Non vorrei dirvelo ma stava percorrendo il Camino verso Santiago; voglio dire, i pellegrini non si abbandono mai a loro stessi.
Grazie Mark from Germany. Quest'ultima Spagna del mio percorso è davvero molto turistica e ciò mi invita ad una sosta balneare prima degli ultimi 50 km che mi separano da Barcellona. Il periplo si sta concludendo, manca poco e il cerchio si chiuderà; così trascorro gli ultimi giorni da turista con un mescolanza ed alternanza di stati d’animo, di gioie ed amarezze, nostalgie e voglia di ripartire di nuovo presto per un'altra nuova vitale esperienza.
Perché un altro Periplo?
Dopo quello Adriatico ora il "Periplo Iberico", perché il cerchio è la forma geometrica che più si avvicina e meglio rappresenta il mio personale senso dell'esistenza. Partire da un punto e ritornare allo stesso, senza mai ripercorrere “solchi già arati” significa continua voglia di sperimentare il nuovo davanti, alimentando il desiderio di scoprire per poi ritornare a ciò a cui apparteni con tanta più ricchezza, esperienza e conoscenza. La natura ci riporta sempre a ciò a cui apparteniamo.
Grazie per essere stati con me.
Giancarlo

Prima di dedicarmi ai cicloviaggi, la bici era, come lo è tutt'ora, il mio mezzo di trasporto quotidiano/urbano. Oggi la bici ha sostituito totalmente l'auto, che ho felicemente venduto. I miei viaggi in bici più recenti sono:
  • 2011 Maremma Toscana che mi apre le porte al cicloturismo;
  • 2012  Da una costa all'altra Adriatico-Tirreno percorrendo la Liguria;
  • 2013 Periplo dell'adriatico 3000 km da casa a casa, da una sponda all'altra di quel mare;
  • 2014 Periplo Iberico 4500 km attorno alla penisola passando per i cammini di Santiago;
  • 2015 Periplo del Far west 5000 km tra i Parchi Nazionali Americani;

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