Translagorai... traversata a piedi nel Trentino orientale

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Paesaggi vari e cangianti, colori che si inaspriscono al crescere dell'altitudine, rumori e suoni naturali, odori di fiori e frutti selvatici, animali poco abituati alla visione dell'uomo e per questo più confidenti. Tutto questo e molto altro è il Lagorai, la catena del Trentino orientale che divide Valsugana e val di Fiemme. Cinque giorni di cammino non sono bastati ai tre avventurosi per concluderne l'attraversata, la Translagorai, ma sono stati più che sufficienti per rimanerne catturati e conquistati oltrechè "sconfitti". Il tragitto percorso dal rifugio Panarotta alla fine ha condotto ciò che rimaneva della spedizione fino a Ziano di Fiemme, attraverso chilometri di cammino, piacevoli incontri e maestose visioni montane. Nessun rimpianto per non aver raggiunto il passo Rolle con le proprie gambe ma soltanto soddisfazione per ciò che è rimasto alle spalle, per i sentieri calpestati, per le vette domate, per le vallate attraversate, per i laghi ed i panorami ammirati. Un'esperienza unica, un'immersione completa ed assoluta nella natura e nella sua dimensione dura e faticosa ma al tempo stesso emozionante e meravigliosa.

Mappa

 

Trentino Alto-Adige - Lagorai

DETTAGLI ITINERARIO
Partenza/Arrivo Rifugio Panarotta/Passo Rolle
Tempo 5-6 giorni
Dislivello 5000 m circa
Lunghezza 80 km circa
VALUTAZIONE
Difficoltà Difficile
Panorama Splendido
QUANDO ANDARE
GiugnoLuglioAgostoSettembre
L'idea di un trekking di alcuni giorni sulle montagne nostrane frullava nella mia mente da molti anni ma non ero mai riuscito ad organizzarmi per mettere in pratica la teoria. Ci è voluto un input esterno per riuscire finalmente a convincermi, riempire lo zaino, infilare gli scarponi e abbandonare la civiltà per un pò. Di ritorno dal viaggio nei Balcani (a dire la verità anche prima e durante) un'amica di Milano (diverrà poi la mia compagna di vita oltre che co-curatrice di questo blog!) mi propone di effettuare una camminata di qualche giorno in montagna ed ecco la classica palla al balzo da cogliere. Detto fatto! Ci resta da decidere la meta e partire. In pochi giorni passiamo dalle Maddalene all'Ortles per poi concentrarci sulla Translagorai. Spulciando nel web notiamo che mediamente servono sette giornate per affrontarla con relativa tranquillità ma dopo aver valutato il percorso sulla mappa decido che con un pò di fatica supplementare è possibile concluderla in cinque lunghi giorni. Un rapido consulto tra noi ed è deciso, si partirà martedì dal rifugio Panarotta per giungere sabato al passo Rolle dopo una novantina di chilometri e 5000 m di dislivello in salita. Nel frattempo abbiamo trovato un altro compagno d'avventura e quindi saremo in tre.

Il "dream-team"

  • colei che ha dato inizio a questa avventura invitandomi a parteciparvi è una milanese bergamasca un pò particolare. Veronica ama viaggiare, adora la montagna, si trova profondamente a disagio nel caos cittadino dove vive ed è stata l'animatrice del gruppo. Sportiva ed entusiasta ha dimostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, come le donne non siano affatto da meno dei colleghi maschietti in quanto a tenacia e spirito di adattamento.
  • l'ultimo arrivato del gruppo è in realtà una presenza costante ed insostituibile nella mia vita. Il mio migliore amico Alessandro, una persona con cui ho condiviso gran parte dei momenti più felici della mia vita e molti dei miei viaggi. E' un esteta dello sport, sempre elegante e preciso nelle discipline che affronta, anche se a volte il fisico lo tradisce costringendolo ad amare rinunce.
  • il sottoscritto, Leonardo, di cui faccio fatica a dare una definizione. Mi reputo un viaggiatore amante della bicicletta, della montagna e dell'aria aperta. Nonostante non sia un grande sportivo so stringere i denti e difficilmente mi tiro indietro di fronte alle difficoltà, consapevole del fatto che ognuna di esse, una volta superata, conduce ad una soddisfazione più grande.
  • dopo un pò di titubanza ho deciso di prendere con me anche la più fidata compagna delle mie escursioni in montagna: Farah, una samoiedo dolcissima di ormai 12 anni che spero regga (probabilmente per l'ultima volta) le fatiche prolungate di più giorni in montagna.

1° tappa

Dal rifugio Panarotta al rifugio Sette Selle

Partiamo di buon'ora martedì mattino dal parcheggio antistante il rifugio Panarotta (1780 m), all'estremità sud-occidentale della catena del Lagorai. La giornata non è delle migliori. Ha piovuto per gran parte della notte e il terreno pesante è ancora saturo d'acqua. Imbocchiamo il sentiero 325 verso località La Bassa (1834 m). Il morale è alto e le battute tra noi si sprecano. Farah detta il ritmo ma la lasciamo sfogare certi che anche lei tra poco rientrerà nei ranghi. La carovana prosegue spedita e con una ripida ascesa ideale per scaldare il motore, raggiungiamo la vetta del Fravort (2347 m) dopo aver passato quella del Fravort sud. Durante una breve sosta per sgranocchiare un pò di cioccolata un agnello spaesato si affaccia all'orizzonte e scambiando Farah per la propria madre si attacca alle nostre calcagna senza più lasciarci, diventando la mascotte di questa prima giornata nel Lagorai occidentale. Un bivio mancato ci fa proseguire sul fianco meridionale del Gronlait (2384 m) senza raggiungerne la vetta attraverso il sentiero E5 (sempre 325). Poco sotto il passo La Portella (2158 m) notiamo un gregge che potrebbe essere quello del nostro amico e così, non senza difficoltà, lo conduciamo al ricongiungimento. Proseguiamo su un tratto un pò esposto (cordino) ma comodo e quindi sempre in quota sulle pendici del Pizzo Alto fino al passo del Lago (2225 m) dove ci fermiamo per pranzo. Poco sotto si trova il lago di Erdemolo e l'omonimo rifugio ma noi ignoriamo il suo rilassante e caldo richiamo per proseguire lungo il sentiero 343 ed il rifugio Sette Selle. I continui saliscendi ora si fanno sentire ed il ritmo che Ale impone alla comitiva è, per usare un eufemismo, piuttosto allegro. Veronica ed io, con la scusa di immortalare il paesaggio, riusciamo a rallentare l'avanzata consapevoli anche delle giornate che ci attendono. Nel frattempo il sole ha fatto capolino tra le nuvole ed il paesaggio silenzioso e selvaggio ha cambiato immediatamente aspetto, accendendosi di colori più vivi. Migliaia di fiori sconosciuti sorgono tra erba ed arbusti mentre le rocce rosse infiammano il panorama fiabesco. Oltrepassati i pendii del Sasso Rotto e della cima Sette Selle, ai piedi dell'anfiteatro su cui stiamo camminando intravvediamo la sagoma del rifugio. Rinvigoriti dalla visione, aumentiamo il ritmo illudendoci di dover soltanto scendere ma il sentiero ci tradisce svoltando a destra e risalendo il versante. Un breve strappo e scolliniamo. Di qui la discesa è una dolce agonia prima del meritato riposo. Il rifugio è tranquillo e soltanto una coppia sta sorseggiando una birra quandi sopraggiungiamo io e Veronica... Ale, non appena visto l'edificio in lontananza, ha inserito il pilota automatico ed è sceso praticamente di corsa lungo la val Làner arrivando a destinazione un bel pò prima di noi. Ci sediamo sotto il sole finalmente caldo a sorseggiare un pò di acqua per poi sistemarci in camera. Dal balcone antistante il rifugio Ale nota un movimento sul costone di fronte e aguzzando la vista scopriamo due camosci, una femmina con il piccolo, che stanno risalendo verso sud. Il tempo di fare un paio di scatti e gli animali si rifugiano dietro un arbusto. Facendo due chiacchiere con Lorenzo, gestore del rifugio Sette Selle (2014 m) da quest'anno, scopriamo che nel locale dove tiene le bombole del gas sono ospiti tre ermellini molto curiosi e...golosi. La tranquillità della giornata permette al nostro oste di dedicarsi completamente a noi e quando vede la nostra attrezzatura fotografica ci propone una sessione ai simpatici animaletti. Entra in cucina ed esce poco dopo con in mano qualche fetta di lucanica che sistema su alcune travi dell'edificio di fronte a noi. Ci sediamo ad aspettare e non molto tempo dopo un furbissimo musetto esce da una piccola fessura. Prima titubante e poi sempre più baldanzosi, gli ermellini si alternano nelle loro incursioni ad acchiappare le fette di salume via via sistemate da Lorenzo. Ad un certo punto, probabimente sazi, escono sulle rocce vicine per quattro salti ed una passeggiata digestiva. Appena il sole tramonta la temperatura si abbassa repentina e decidiamo di rientrare per gustare una meritata cena e scaldare le ossa un pò infreddolite.

A tavola è tempo di un breve bilancio della prima giornata e tutti tre siamo concordi nel definire positivo l'inizio di questa breve ma intensa avventura.  L'avvistamento di camosci ed ermellini (mai avevo visto questi simpatici mustelidi prima d'ora) sono la classica ciliegina sulla torta. Facciamo quattro chiacchiere e siamo già in branda a riposare: domani ci aspetta un'altra giornata lunga e faticosa!


Nonostante le difficoltà, la "perdita" lungo la strada di Ale e Farah e la rinuncia alla attraversata completa, la bilancia delle emozioni pende senza ombra di dubbio dalla parte positiva. L'ottima compagnia, i panorami stupendi, i silenzi maestosi, la natura selvaggia, gli animali eleganti e le insolite esperienze vissute resteranno scolpite nella mia mente per lungo tempo, nella speranza che sia un'altra avventura come questa a sovrascrivere emozioni simili nel mio cuore e ricordi analoghi nel mio cervello.
Grazie Ale, Veronica e Farah, ma soprattutto grazie Lagorai!

Punti di ristoro: il primo giorno si può dormire e mangiare presso il Rifugio Sette Selle. A partire dal secondo giorno fino all'arrivo della quarta tappa, al termine della quale si può raggiungere il Rifugio Cauriol (da cui è possibile anche raggiungere il monte Cauriol, tra le trincee della Grande Guerra) non ci sono veri e propri punti d'appoggio se non capanni, malghe ed edifici montani per il bestiame. Ci vuole sicuramente spirito d'adattamento, ma anche questo è il bello! Portate nello zaino cibo necessario per almeno tre giorni e starete tranquilli. L'acqua invece si trova in numerosi torrenti montani quindi non ve ne dovete preoccupare più di tanto!

Translagorai... traversata a piedi nel Trentino orientale - 5.0 out of 5 based on 1 vote
Leonardo

Cicloviaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide montagne del suo Trentino e dei dintorni del lago d'Iseo dove abita, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, ha dedicato gran parte della vita al cicloturismo viaggiando in Nuova Zelanda, Balcani, Norvegia e molti altri paesi. Ultimamente ha trascorso dieci mesi in bici nel Sud est asiatico e ha attraversato le Ande in bici.
Sito web: www.lifeintravel.it

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Commenti  

# 0 piergiuseppe 2010-05-05 19:45
ma se mettivi il tragitto scaricato dal GPS sarebbe stato meglio...

ancora una cosa, in questa frase ci vedo un po' troppo romanticismo "animali poco abituati alla visione dell'uomo e per questo più confidenti". =) =D
Rispondi Rispondi con citazione Citazione
# 0 Leonardo Corradini 2010-05-05 19:45
Basta chiedere... :-)

Ecco subito inserito l'itinerario GPS (non rilevato sul campo ma tracciato in Mapsource!)

Per quanto riguarda il romanticismo...lo sai che sono un romanticone! =D
Rispondi Rispondi con citazione Citazione
 

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