Translagorai... traversata a piedi nel Trentino orientale

Pubblicato in Trekking in Italia
Vota questo articolo
(0 Voti)
Etichettato sotto
Paesaggi vari e cangianti, colori che si inaspriscono al crescere dell'altitudine, rumori e suoni naturali, odori di fiori e frutti selvatici, animali poco abituati alla visione dell'uomo e per questo più confidenti. Tutto questo e molto altro è il Lagorai, la catena del Trentino orientale che divide Valsugana e val di Fiemme. Cinque giorni di cammino non sono bastati ai tre avventurosi per concluderne l'attraversata, la Translagorai, ma sono stati più che sufficienti per rimanerne catturati e conquistati oltrechè "sconfitti". Il tragitto percorso dal rifugio Panarotta alla fine ha condotto ciò che rimaneva della spedizione fino a Ziano di Fiemme, attraverso chilometri di cammino, piacevoli incontri e maestose visioni montane. Nessun rimpianto per non aver raggiunto il passo Rolle con le proprie gambe ma soltanto soddisfazione per ciò che è rimasto alle spalle, per i sentieri calpestati, per le vette domate, per le vallate attraversate, per i laghi ed i panorami ammirati. Un'esperienza unica, un'immersione completa ed assoluta nella natura e nella sua dimensione dura e faticosa ma al tempo stesso emozionante e meravigliosa.

Mappa

 

Trentino Alto-Adige - Lagorai

DETTAGLI ITINERARIO
Partenza/Arrivo Rifugio Panarotta/Passo Rolle
Tempo 5-6 giorni
Dislivello 5000 m circa
Lunghezza 80 km circa
VALUTAZIONE
Difficoltà Difficile
Panorama Splendido
QUANDO ANDARE
GiugnoLuglioAgostoSettembre

Foto

Fiori di montag...
Camosci - madre...
Vipera
Laghetti di Lag...
Marmotta
Lago delle Buse
Monte Ziolera
Rifugio Sette S...
Ermellino
Ermellino
Ermellino
Ermellino
Ermellino
Gronlait
Farah
Leo
Vero
Ale
L'idea di un trekking di alcuni giorni sulle montagne nostrane frullava nella mia mente da molti anni ma non ero mai riuscito ad organizzarmi per mettere in pratica la teoria. Ci è voluto un input esterno per riuscire finalmente a convincermi, riempire lo zaino, infilare gli scarponi e abbandonare la civiltà per un pò. Di ritorno dal viaggio nei Balcani (a dire la verità anche prima e durante) un'amica di Milano (diverrà poi la mia compagna di vita oltre che co-curatrice di questo blog!) mi propone di effettuare una camminata di qualche giorno in montagna ed ecco la classica palla al balzo da cogliere. Detto fatto! Ci resta da decidere la meta e partire. In pochi giorni passiamo dalle Maddalene all'Ortles per poi concentrarci sulla Translagorai. Spulciando nel web notiamo che mediamente servono sette giornate per affrontarla con relativa tranquillità ma dopo aver valutato il percorso sulla mappa decido che con un pò di fatica supplementare è possibile concluderla in cinque lunghi giorni. Un rapido consulto tra noi ed è deciso, si partirà martedì dal rifugio Panarotta per giungere sabato al passo Rolle dopo una novantina di chilometri e 5000 m di dislivello in salita. Nel frattempo abbiamo trovato un altro compagno d'avventura e quindi saremo in tre.

Il "dream-team"

  • colei che ha dato inizio a questa avventura invitandomi a parteciparvi è una milanese bergamasca un pò particolare. Veronica ama viaggiare, adora la montagna, si trova profondamente a disagio nel caos cittadino dove vive ed è stata l'animatrice del gruppo. Sportiva ed entusiasta ha dimostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, come le donne non siano affatto da meno dei colleghi maschietti in quanto a tenacia e spirito di adattamento.
  • l'ultimo arrivato del gruppo è in realtà una presenza costante ed insostituibile nella mia vita. Il mio migliore amico Alessandro, una persona con cui ho condiviso gran parte dei momenti più felici della mia vita e molti dei miei viaggi. E' un esteta dello sport, sempre elegante e preciso nelle discipline che affronta, anche se a volte il fisico lo tradisce costringendolo ad amare rinunce.
  • il sottoscritto, Leonardo, di cui faccio fatica a dare una definizione. Mi reputo un viaggiatore amante della bicicletta, della montagna e dell'aria aperta. Nonostante non sia un grande sportivo so stringere i denti e difficilmente mi tiro indietro di fronte alle difficoltà, consapevole del fatto che ognuna di esse, una volta superata, conduce ad una soddisfazione più grande.
  • dopo un pò di titubanza ho deciso di prendere con me anche la più fidata compagna delle mie escursioni in montagna: Farah, una samoiedo dolcissima di ormai 12 anni che spero regga (probabilmente per l'ultima volta) le fatiche prolungate di più giorni in montagna.

1° tappa

Dal rifugio Panarotta al rifugio Sette Selle

Partiamo di buon'ora martedì mattino dal parcheggio antistante il rifugio Panarotta (1780 m), all'estremità sud-occidentale della catena del Lagorai. La giornata non è delle migliori. Ha piovuto per gran parte della notte e il terreno pesante è ancora saturo d'acqua. Imbocchiamo il sentiero 325 verso località La Bassa (1834 m). Il morale è alto e le battute tra noi si sprecano. Farah detta il ritmo ma la lasciamo sfogare certi che anche lei tra poco rientrerà nei ranghi. La carovana prosegue spedita e con una ripida ascesa ideale per scaldare il motore, raggiungiamo la vetta del Fravort (2347 m) dopo aver passato quella del Fravort sud. Durante una breve sosta per sgranocchiare un pò di cioccolata un agnello spaesato si affaccia all'orizzonte e scambiando Farah per la propria madre si attacca alle nostre calcagna senza più lasciarci, diventando la mascotte di questa prima giornata nel Lagorai occidentale. Un bivio mancato ci fa proseguire sul fianco meridionale del Gronlait (2384 m) senza raggiungerne la vetta attraverso il sentiero E5 (sempre 325). Poco sotto il passo La Portella (2158 m) notiamo un gregge che potrebbe essere quello del nostro amico e così, non senza difficoltà, lo conduciamo al ricongiungimento. Proseguiamo su un tratto un pò esposto (cordino) ma comodo e quindi sempre in quota sulle pendici del Pizzo Alto fino al passo del Lago (2225 m) dove ci fermiamo per pranzo. Poco sotto si trova il lago di Erdemolo e l'omonimo rifugio ma noi ignoriamo il suo rilassante e caldo richiamo per proseguire lungo il sentiero 343 ed il rifugio Sette Selle. I continui saliscendi ora si fanno sentire ed il ritmo che Ale impone alla comitiva è, per usare un eufemismo, piuttosto allegro. Veronica ed io, con la scusa di immortalare il paesaggio, riusciamo a rallentare l'avanzata consapevoli anche delle giornate che ci attendono. Nel frattempo il sole ha fatto capolino tra le nuvole ed il paesaggio silenzioso e selvaggio ha cambiato immediatamente aspetto, accendendosi di colori più vivi. Migliaia di fiori sconosciuti sorgono tra erba ed arbusti mentre le rocce rosse infiammano il panorama fiabesco. Oltrepassati i pendii del Sasso Rotto e della cima Sette Selle, ai piedi dell'anfiteatro su cui stiamo camminando intravvediamo la sagoma del rifugio. Rinvigoriti dalla visione, aumentiamo il ritmo illudendoci di dover soltanto scendere ma il sentiero ci tradisce svoltando a destra e risalendo il versante. Un breve strappo e scolliniamo. Di qui la discesa è una dolce agonia prima del meritato riposo. Il rifugio è tranquillo e soltanto una coppia sta sorseggiando una birra quandi sopraggiungiamo io e Veronica... Ale, non appena visto l'edificio in lontananza, ha inserito il pilota automatico ed è sceso praticamente di corsa lungo la val Làner arrivando a destinazione un bel pò prima di noi. Ci sediamo sotto il sole finalmente caldo a sorseggiare un pò di acqua per poi sistemarci in camera. Dal balcone antistante il rifugio Ale nota un movimento sul costone di fronte e aguzzando la vista scopriamo due camosci, una femmina con il piccolo, che stanno risalendo verso sud. Il tempo di fare un paio di scatti e gli animali si rifugiano dietro un arbusto. Facendo due chiacchiere con Lorenzo, gestore del rifugio Sette Selle (2014 m) da quest'anno, scopriamo che nel locale dove tiene le bombole del gas sono ospiti tre ermellini molto curiosi e...golosi. La tranquillità della giornata permette al nostro oste di dedicarsi completamente a noi e quando vede la nostra attrezzatura fotografica ci propone una sessione ai simpatici animaletti. Entra in cucina ed esce poco dopo con in mano qualche fetta di lucanica che sistema su alcune travi dell'edificio di fronte a noi. Ci sediamo ad aspettare e non molto tempo dopo un furbissimo musetto esce da una piccola fessura. Prima titubante e poi sempre più baldanzosi, gli ermellini si alternano nelle loro incursioni ad acchiappare le fette di salume via via sistemate da Lorenzo. Ad un certo punto, probabimente sazi, escono sulle rocce vicine per quattro salti ed una passeggiata digestiva. Appena il sole tramonta la temperatura si abbassa repentina e decidiamo di rientrare per gustare una meritata cena e scaldare le ossa un pò infreddolite.

A tavola è tempo di un breve bilancio della prima giornata e tutti tre siamo concordi nel definire positivo l'inizio di questa breve ma intensa avventura.  L'avvistamento di camosci ed ermellini (mai avevo visto questi simpatici mustelidi prima d'ora) sono la classica ciliegina sulla torta. Facciamo quattro chiacchiere e siamo già in branda a riposare: domani ci aspetta un'altra giornata lunga e faticosa!

2° tappa

Dal rifugio Sette Selle al lago delle Buse

Risveglio poco dopo l'alba e colazione abbondante per incamerare energie! Ma prima esco per vedere come ha trascorso la notte Farah nella legnaia. Alzando lo sguardo verso nord vedo muoversi sui prati un paio di sagome. Utilizzo il binocolo gentilmente concessomi in prestito da Lorenzo (il mio è disperso da qualche parte a casa) e distinguo ancora una volta una femmina di camoscio ed il piccolo che la segue. Più in basso, appena sopra il limitare del bosco si intravvedono altri animali che stanno risalendo il pendio. Resto divertito per un pò a osservare le peripezie del cucciolo in difficoltà sulle elevate pendenze: cercando di superare un salto, inciampa e rotola a valle per qualche metro. Prontamente, come se nulla fosse accaduto si rialza e tenta nuovamente l'impresa con lo stesso risultato per quattro o cinque volte finchè, preoccupato nel veder allontanarsi la madre, sfruttando tutte le proprie forze riesce a superare l'ostacolo.
Salutiamo Lorenzo con la promessa di ritornare a trovare lui e i suoi simpatici amici al più presto e ci incamminiamo, subito in salita sul sentiero 340 verso il passo dei Garofani (2150 m), la Translagorai continua! L'aria frizzante viene presto scaldata dal sole che si rinforza man mano che la giornata prosegue. Superato il passo il sentiero scende al passo di Palù o di Calamento (2072 m) e risale fin sotto la cima del monte Conca (2299 m). Lasciamo gli zaini al lato del sentiero e ci incamminiamo per qualche metro per raggiungere la croce in vetta. Di qui il panorama spazia su tutto il Brenta e gran parte del Lagorai. Più vicino domina l'orizzonte il monte Croce sotto al quale possiamo vedere tutto il percorso che ci attende fino al passo Cadin. In basso una strada sterrata sale a zig zag lungo l'alta val Calamento fino a raggiungere la malga Cagnon di sotto dove si sentono i campanacci delle vacche al pascolo. Qualche scatto, un pò di riposo e scendiamo a riprendere gli zaini che stanno diventando la maledizione delle nostre spalle! Il sentiero prosegue ora in costa fino al passo Cagnon di Sopra (2124 m) dove svoltiamo decisamente a destra mantenedoci alti sul sentiero 461 evitando invece il 314 che scende alla malga Cagnon di Sopra. Tra distese di mirtilli (Veronica si ferma per raccoglierne qua e là) e prati ricoperti di arnica ed altri mille fiori colorati, camminiamo in piano fino a raggiungere il passo Cadin (2113 m) dove sostiamo per pranzo. Farah inizia a manifestare parecchia stanchezza e ogni volta che le è possibile si sdraia nell'erba fresca, facendo poi fatica a rialzarsi. Anche Ale non ha il ritmo del giorno precedente a causa di un forte giramento di testa che lo affligge da ieri sera. Comunque dopo lo spuntino a base di speck e grana, riprendiamo la marcia sul sentiero 310 che sale sul versante sud della cima Bolenga. Il paesaggio qui è imponente. Le aguzze sporgenze rocciose che sovrastano il tracciato appaiono come imponenti gargoyle su cui l'acqua scorre da millenni. A fatica ci spostiamo su e giù per gli interminabili avvallamenti in quota, sotto un solleone che non ci aspettavamo e quando il passaggio si fa più difficoltoso poco prima del bivacco A.N.A. di Telve (2060 m), siamo costretti a fermarci ed aiutare Farah ad oltrepassare alcuni gradini rocciosi particolarmente alti. Giunti al bivacco ci sediamo stanchi sulle panche all'ombra sorseggiando l'acqua ormai calda nelle borracce. La strada che sale al passo Manghen è visibile già da un pò e non dista molto in linea d'aria ma ancora una volta si dovrà scendere al passo Cadino (1950 m) per poi risalire e giungere al rifugio passo Manghen (2013 m) dall'alto. Per noi questo passaggio è una sorta di ritorno alla civiltà dopo due giorni di quiete. Le auto, le moto e le biciclette salgono e scendono lungo la strada ed il bar è assalito da turisti e escursionisti. Ci sediamo all'aperto nei pressi del lago di Cadinello e ci gustiamo una fetta di strudel con una bibita fresca. Manca ormai poco per giungere alla meta di giornata e dopo aver riempito le borracce proseguiamo sul sentiero 322/a che tra lago e rifugio si distacca verso est. I lievi dislivelli che siamo costretti ancora una volta a superare sembrano montagne enormi al termine della tappa e così l'andatura rallenta notevolmente. Un albero centenario ci preannuncia l'arrivo al lago delle Buse (2065 m) dove abbiamo deciso di piazzare l'accampamento. Una rapida ricerca e troviamo una piccola radura in piano vicino alla sponda settentrionale del lago, montiamo la tenda e inizamo i preparativi per cena. Il cuscus con ragù in latta non è il massimo ma lo divoriamo voraci dato l'appetito. Nel frattempo il sole è calato all'orizzonte e i suoi ultimi raggi colorano di rosso le cime dell'anfiteatro naturale costituito dal monte Ziolera, dalla cima di Valsolero e dal monte Manghen. Stanchissimi ci rintaniamo nella tenda per sfuggire il freddo della notte a 2000 m ma lo spazio limitato renderà il sonno una chimera lontana per i due terzi del gruppo. Veronica dorme come una bambina infagottata come una crisalide di farfalla nel suo sacco a pelo mentre Ale ed io, invidiosi, ci alziamo per uscire a fare due passi sotto le stelle. Farah ci lancia un'occhiata indagatrice ma non ha la forza o la volontà di alzarsi e ci segue soltanto con lo sguardo. La nottata, benchè fresca, è magnifica e la luce della luna piena rischiara l'orizzonte riflettendosi sulle rocce del Lagorai di fronte a noi.

3° tappa

Dal lago delle Buse ad una malga indefinita nei pressi del passo Val Cion

Il risveglio all'alba è un sollievo per tutti. La tenda è ricoperta d'acqua come se avesse piovuto ma il cielo è ancora limpido come lo avevamo lasciato la sera precedente. La rugiada si è depositata ovunque attorno a noi: alberi, fiori, prati e rocce sono tutti ricoperti di miliardi di piccole goccioline che rendono il paesaggio surreale. Ale è in piedi da un pò: non ha dormito praticamente per tutta la notte ed il lieve giramento di testa del primo giorno è via via aumentato fino a divenire insopportabile. La stanchezza aggiuntiva di una notte insonne lo convince a rinunciare la prosecuzione dell'itinerario e a malincuore, dopo averci aiutato nelle operazioni di smontaggio della tenda, ci lascia ritornando sui propri passi verso il passo Manghen dove cercherà di raggiungere telefonicamente qualcuno a casa per farsi riaccompagnare in città. Anche Farah è stanchissima e prendo la decisione (si rivelerà corretta a posteriori) di lasciarla ad Alessandro e farla ritornare a casa. In pochi minuti la nostra squadra viene quindi dimezzata e soltanto Veronica ed io proseguiremo oggi verso est. Salutiamo Alessandro augurandogli di ristabilirsi presto e riprendiamo il sentiero 322 in fondo al lago tenendoci sul versante settentrionale della Pala del Becco proseguendo i continui saliscendi della giornata precedente. Nei pressi di un rivo che scende dai nevai ancora presenti nei canaloni meno esposti abbiamo un incontro ravvicinato con una piccola e simpatica ranocchia che sarà molto paziente nel sopportare tutte le nostre attenzioni. Giungiamo nei pressi della forcella di Montalon (2135 m) e ci sediamo all'ombra per una piccola pausa con vista sull'omonimo lago. Poco dopo giunge un simpatico fiemmese con cui scambiamo quattro chiacchiere nell'attesa dei suoi compagni di escursione. Ripartiamo in direzione del lago delle Stellune che intravvediamo dopo aver aggirato la Cima delle Buse. I fischi delle marmotte ci accompagnano fin quando non decidiamo di fermarci per il pranzo su un masso con vista sul lago. Speck e grana e gli splendidi paesaggi del Lagorai ci rifocillano e ripartiamo freschi raggiungendo in breve la Forcella di Valsorda (2260 m) da cui deviamo decisamente verso nord-ovest sul sentiero 317 che in circa mezz'ora attraverso un ghiaione ci conduce alla Forcella di Val Moena (2285 m). Il panorama sul lago delle Stellune ed il monte Montalon sullo sfondo sono ancora una volta maestosi ma presto riprendiamo la marcia sul sentiero 321 che facendosi più esposto aggira a nord la cima Stellune (2605 m, possibile l'ascesa che a detta di molti regala un panorama mozzafiato). Il sottoscritto, impavido e noncurante delle vertigini si getta oltre l'ostacolo con coraggio inusuale mentre Veronica-stambecco attende seguendo le peripezie del nostro con lo sguardo divertito. Raggiunta la forcella della Busa della Neve (2367 m) posso rilassarmi controllando che nelle mutande non si sia aggiunto un peso indesiderato! Assicuratomi che tutto sia a posto, riprendiamo la nostra via verso il passo Rolle. Nel frattempo abbiamo raggiunto Alberto, escursionista solitario di Salò che ci accompagnerà per il resto della giornata. La fatica fatta è ampiamente ripagata dal panorama a 360°. La val moena da una parte, i laghi delle Buse Basse dall'altra ed i picchi rocciosi del Cimon Busa della Neve ci circondano allietando la nostra vista nonostante alcuni nembi all'orizzonte coprano il sole. Giungiamo in una radura ai piedi del Cimon delle Buse da l'Or dove riempiamo le borracce ad un torrente. Alzando lo sguardo notiamo due enormi volatili inconfondibili: aquile. Planano leggiadre sulle cime alla ricerca di cibo ed i fischi d'allarme delle marmotte ci indicano che sono a caccia. Restiamo in ammirazione per un pò (peccato non essere riusciti ad immortalarle!) e quindi riprendiamo a salire mentre loro volteggiano ancora sopra di noi. Un tratto piuttosto ripido ci conduce alla forcella delle Buse da l'Or (2457 m) da dove si possono ammirare i laghetti di Lagorai in basso. Il sentiero ora scende lievemente fino alla forcella di Lagorai (2374 m) dove ci attende un'altra sosta cioccolata. Sono oramai le quattro del pomeriggio e siamo molto indecisi sul dà farsi. Avendo lasciato la tenda ad Alessandro per ridurre il peso da trasportare, ora dovremo appoggiarci a bivacchi, malghe o rifugi per pernottare, ma il prossimo punto di appoggio sul nostro percorso originale (che prevede il passaggio in quota proseguendo lungo il sentiero 321) è il bivacco Nada Teatin nei pressi del passo Litegosa, ad oltre tre ore di marcia dal punto in cui ci troviamo. Ancora una volta sono io a tirarmi indietro preferendo individuare un percorso alternativo. Consultiamo la cartina Kompass e decidiamo di scendere con Alberto (diretto ai laghi delle Buse Basse) lungo il sentiero 316 fino alla malga Val Cion (1975 m) passando per l'omonimo passo e sperando di essere accolti (sempre che sia aperta!). Le nubi minacciose all'orizzonte convincono anche Veronica e così scendiamo rapidamente la vallata. Ad un certo punto sul sentiero noto una striscia più scura che mi appare in movimento. Mi avvicino ed ecco definirsi nel mio sguardo una vipera piuttosto grande spaventata dal nostro sopraggiungere. Ancora una volta non faccio in tempo a estrarre la macchina fotografica che si è già infilata sotto alcune rocce, negandosi repentinamente ad un servizio fotografico in quota. Rinfrancati dalla discesa giungiamo lentamente sfiniti al passo Val Cion dove salutiamo Alberto che ci lascia proseguendo sul sentiero 318 verso la malga Val Sorda seconda. Noi in pochi minuti raggiungiamo la malga dove alcuni pastori ci dicono che potremo pernottare tranquillamente scegliendo tra un soppalco aperto ed un locale senza lucchetto in cui c'è una stufa, un tavolo, una rete di un letto e delle panche. Optiamo per il secondo e ci sistemiamo accendendo il fuoco per riscaldare. La giornata ancora una volta è stata lunga ma spettacolare e ricordando le ore appena passate ci rinfreschiamo con un pediluvio nella fontana dall'acqua gelida. Ceniamo ed a farci compagnia sopraggiunge anche un topolino che popolerà gli incubi di Veronica per tutta la serata. Dopo una ottima pasta con formaggio e speck ed una partita a carte a lume di candela ci corichiamo stanchissimi accompagnati da minacciosi tuoni che non promettono nulla di buono.

4° tappa

Dalla malga al bivacco dei cacciatori sopra il rifugio Cauriol

Una notte insolitamente confortevole ci ha condotto rinfrancati alla giornata odierna. In serata abbiamo discusso sulle prossime tappe dato che l'itinerario originale è stato modificato. Le previsioni che indicano pioggia per sabato non ci confortano e vivremo un pò alla giornata anche se l'idea di massima sembra quella di prendercela un pò più con calma ed eventualmente ridurre la lunghezza o estendere la durata del trekking a seconda delle nostre condizioni e del meteo. Per il momento con il sole che ci sorride facciamo una abbondante colazione, raggruppiamo le nostre cose sparse per la malga e ci rimettiamo in marcia. Seguiamo il sentiero 301 che ci conduce attraverso un piacevole tratto nel bosco alla malga Copola di Sopra. L'itinerario è segnalato come ippovia del Trentino Orientale e le freccie indicano, insolitamente per i sentieri di montagna, le distanze in chilometri anzichè in ore. A valle il torrente Vanoi scorre placido ed ondeggiante mentre sullo sfondo, una volta usciti dal tratto boschivo, si vede chiaramente il passo Sadole (2067 m), meta intermedia della nostra giornata. Mentre affrontiamo un tratto piuttosto semplice di sentiero metto il piede in fallo per la seconda volta in questo trekking, la caviglia si storge ed un dolore intenso mi coglie all'istante. Mi era già successo il secondo giorno quando avevo appoggiato il piede su una roccia ma oramai sono abituato a questi infortuni dato che le storte prese non si contano più. Mi fermo per qualche istante e quindi riprendo zoppicando per un pò di minuti finchè il dolore diminuisce fino a sparire. Fortunatamente lo scarpone stretto impedisce danni maggiori e posso riprendere la camminata senza problemi eccessivi. Nel giro di un'altra ora attraversiamo la valle e ci ritroviamo poco sotto il passo ad imboccare il ripido sentiero 320. Un'altra mezz'ora e a mezzogiorno scolliniamo fermandoci sul passo per pranzo. Siamo provati da giorni di cammino e ci fermiamo più del solito riposando come lucertole. La discesa al rifugio Cauriol (1600 m) è piuttosto rapida ma una volta giunti lì dobbiamo fare i conti con una segnaletica impietosa. Per giungere al prossimo punto d'appoggio (bivacco Paolo e Nicola - 2180 m) sulla strada verso il Rolle dovremmo camminare per altre 5h 30m ed affrontare un dislivello notevole. L'obiettivo di giungere al passo Rolle sabato terminando la Translagorai è sfumato dato che ne Veronica ne io abbiamo la forza per affrontare oggi questo lungo tratto. Decidiamo di fermarci qui nonostante sia molto presto e decidere domani mattina il da farsi a seconda delle condizioni climatiche. Le alternative rimaste a questo punto sono due: proseguire l'indomani fino al bivacco e giungere al passo Rolle il giorno successivo, con uno di ritardo su quanto programmato oppure scendere da qui direttamente a Ziano di Fiemme e di lì salire mesti su un bus che ci conduca al Rolle dove ci attende l'automobile. Per oggi ci sediamo lungo il rio Sadole dove immergiamo i piedi. L'acqua gelida ci fa desistere dal fare il bagno e dopo esserci asciugati al sole ci sediamo al rifugio per gustare una buona fetta di strudel ed un piatto di strauben con la nutella. Rinfrescati e rifocillati recuperiamo nuovamente gli zaini e risaliamo la strada percorsa qualche ora prima per una decina di minuti. In una radura poco più in alto avevamo infatti notato un bivacco di appostamento dei cacciatori molto carino anche se piccolo e decidiamo di risparmiare qualche euro andando ad accamparci lì. C'è pure una stufa che potremo accendere per scaldarci. Per ammazzare il tempo decidiamo di raccogliere un pò di mirtilli, di cui la zona è ricca, e controllare se c'è qualche fungo (con scarsi risultati!). Il cielo si sta coprendo e le cime attorno a noi sono tutte incappucciate da una spessa coltre grigia. All'imbrunire, dopo aver fatto un pò di legna proviamo ad accendere la stufa ma per i primi venti minuti riusciamo soltanto ad affumicare tutto il capanno rischiando di restare soffocati noi stessi. Con le lacrime agli occhi tentiamo di tenere vivo il fuoco nel focolare sperando che il fumo cessi una volta che le braci si sono avviate. Nel frattempo sopraggiungono due cacciatori che fanno base proprio al capanno ma gentilissimi ci dicono di non farci problemi ed utilizzarlo. Si siedono su una panca all'esterno ed estraggono dagli zaini binocolo e cannocchiale. La pioggia ha iniziato a scendere da qualche decina di minuti e le nuvole basse rendono l'atmosfera molto autunnale. Una attesa di pochi minuti ed ecco il primo avvistamento: una femmina di camoscio con il piccolo sta scendendo sul pendio di fronte a noi. Ci spiegano che in alto si possono vedere i camosci mentre più in basso è l'habitat dei caprioli, subito avvistati. Dopo un pò di difficoltà iniziali anch'io riesco a scorgere i movimenti e quindi gli animali. I due restano per un paio d'ore contando circa 10 camosci e 8 caprioli. Per i cervi si dovrebbe attendere fino a notte ma loro rientrano a valle poco più tardi mentre noi ci apprestiamo a cenare. Qualche infiltrazione dal tetto ci fa penare ma fortunatamente cessa di piovere e possiamo coricarci sul tavolo sfruttato poco prima per mangiare.

5° tappa

Dal rifugio Cauriol a Ziano di Fiemme

Nuvole basse, pioggerellina leggera ma insistente e temperatura autunnale. La giornata inizia, come indicato dalle previsioni meteo, con un brusco cambiamento delle condizioni meteo. Lentamente e svogliatamente facciamo colazione e ci prepariamo per partire. Siamo stanchi e l'assenza di azzurro nel cielo ci convince del fatto che l'ultima parte della translagorai resterà inesplorata fino a data da destinarsi (si dice così in questi casi, no?). Oggi quindi scenderemo verso Ziano di Fiemme dove cercheremo di acchiappare un bus fino al passo Rolle. Visto che la pioggia prosegue leggera ed a intermittenza, decidiamo di deviare dalla strada sterrata poco sotto al rifugio Cauriol ed inoltrarci nel bosco alla ricerca di qualche fungo anche se la luna (a quanto mi è stato detto) non è favorevole. Al primo tentativo troviamo soltanto molti miceti non commestibili. Il nostro vagabondaggio si interrompe bruscamente quando tastando le tasche dei miei pantaloni mi accorgo di non trovare il navigatore GPS e mi sorge il dubbio di averlo lasciato al capanno. Appoggio lo zaino a terra e lo perquisisco trovando il dispositivo in una tasca. Tiro un sospiro di sollievo e mentre alzo lo sguardo noto a terra dei piccoli funghi arancioni spuntare da sotto i miei piedi: finferli! Ci facciamo due risate e raccogliamo il misero bottino rientrando poi sul sentiero. Poco più a valle la fortuna ci assiste ancora poichè in un piccolo avvallamento sotto la strada noto una chiazza colorata ed ancora una volta raccogliamo una manciata di finferli... questa volta ce la facciamo a fare un risotto. Soddisfatti riprendiamo la via verso valle ed in poco raggiungiamo la periferia di Ziano. Seguiamo il torrente Avisio per un pò fino a raggiungere la sede APT dove ci rassicurano sulla presenza del bus e ci forniscono gli orari. Inganniamo l'attesa con un trancio di pizza ed uno di focaccia e poco dopo essere saliti sulla corriera verso Predazzo si scatena un temporale che non cesserà fino a Bellamonte, a pochi chilometri dal Passo Rolle. L'avventura si conclude, anche se non completa, con una meritata birra a duemila metri...ma le sorprese non terminano qui. Stanchi, infreddoliti ma soddisfatti, saliamo in macchina pronti per scendere nuovamente nella civiltà cittadina ma l'anziana volvo non ha lo stesso programma e si rifiuta di partire. Dopo qualche tentativo un gentile turista veneto ci aiuta spingendo l'auto in discesa nel parcheggio ma non c'è verso di avviarla ed a questo punto temo di dover chiamare un carro attrezzi. Chiamo invece casa dove mi consigliano di lanciarla in discesa e tentare docilmente di accenderla. Con un pò di difficoltà raggiungiamo la strada e appena è un pò sgombra ci immettiamo in discesa senza servofreno e servosterzo ma fortunatamente non facciamo in tempo a raggiungere i primi tornanti che il motore romba nuovamente. Un'ultima avventura prima del rientro!
Non resta che trarre le conclusioni di questi cinque giorni ad alta quota.

Nonostante le difficoltà, la "perdita" lungo la strada di Ale e Farah e la rinuncia alla attraversata completa, la bilancia delle emozioni pende senza ombra di dubbio dalla parte positiva. L'ottima compagnia, i panorami stupendi, i silenzi maestosi, la natura selvaggia, gli animali eleganti e le insolite esperienze vissute resteranno scolpite nella mia mente per lungo tempo, nella speranza che sia un'altra avventura come questa a sovrascrivere emozioni simili nel mio cuore e ricordi analoghi nel mio cervello.
Grazie Ale, Veronica e Farah, ma soprattutto grazie Lagorai!

Punti di ristoro: il primo giorno si può dormire e mangiare presso il Rifugio Sette Selle. A partire dal secondo giorno fino all'arrivo della quarta tappa, al termine della quale si può raggiungere il Rifugio Cauriol (da cui è possibile anche raggiungere il monte Cauriol, tra le trincee della Grande Guerra) non ci sono veri e propri punti d'appoggio se non capanni, malghe ed edifici montani per il bestiame. Ci vuole sicuramente spirito d'adattamento, ma anche questo è il bello! Portate nello zaino cibo necessario per almeno tre giorni e starete tranquilli. L'acqua invece si trova in numerosi torrenti montani quindi non ve ne dovete preoccupare più di tanto!

Leonardo

Cicloviaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide montagne del suo Trentino e dei dintorni del lago d'Iseo dove abita, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, ha dedicato gran parte della vita al cicloturismo viaggiando in Nuova Zelanda, Balcani, Norvegia e molti altri paesi. Ultimamente ha trascorso dieci mesi in bici nel Sud est asiatico e ha attraversato le Ande in bici.
Sito web: www.lifeintravel.it

Persone in questa conversazione

  • Ospite - piergiuseppe

    6 anni fa

    ma se mettivi il tragitto scaricato dal GPS sarebbe stato meglio...<br /><br />ancora una cosa, in questa frase ci vedo un po' troppo romanticismo &#34;animali poco abituati alla visione dell'uomo e per questo più confidenti&#34;. =) =D

  • Ospite - Leonardo Corradini

    In risposta a: Ospite - piergiuseppe 6 anni fa

    Basta chiedere... :-)<br /><br />Ecco subito inserito l'itinerario GPS (non rilevato sul campo ma tracciato in Mapsource!)<br /><br />Per quanto riguarda il romanticismo...lo sai che sono un romanticone! =D

Posta commento come visitatore

0 / 6000 Restrizione caratteri
Il tuo testo deve essere lungo tra 10-6000 caratteri
 
×
Resta aggiornato
 

×