Ho visto persone vivere il loro quotidiano senza internet;
ho visto bambini senza play station giocare in strada disegnando i riquadri della settimana sul marciapiede e come piattello una lattina di Coca;
ho visto vicini di casa entrare in casa dell’altro con sorrisi e saluti senza preavviso alcuno e insieme farsi un caffè senza mai smettere di chiacchierare;
ho visto gente mangiare riso da una ciotola di cartone ed io volevo quel riso così per me hanno ritagliato un pezzo di cartone ripiegato su se stesso ed ecco per me il cucchiaio che non avevano. L’ho mangiato quel riso e loro erano felici.
Ci sono molte facce di questa Cuba della quale tanti dicono e tutti parlano. Ognuno a modo proprio può raccontarla e dire la sua e ognuna sarà diversa dall'altra perchè Cuba è il luogo dalle molte facce.
Colline infinite di savana e sprazzi di foresta accompagnano la pedalata attraverso il Capo Orientale. Da una parte la costa si allontana e dall'altra le alte vette del Lesotho iniziano a prendere forma all'orizzonte. Il paesaggio cambia, insieme all'architettura e al tessuto sociale mentre noi cerchiamo di non farci sopraffare dai pregiudizi instillati nel nostro inconscio da decine di conversazioni.
Mentre il tempo passa, i chilometri scorrono e i paesaggi cambiano, provo a tornare indietro con la memoria a qualche settimana fa, quando le nostre bici Hobogeo solcavano ancora le strade tra il Little Karoo e la Garden Route, nel Capo Occidentale in Sudafrica.
Il nostro viaggio in bici in Sudafrica prosegue sempre più zigzagante verso oriente e così per coprire distanze irrisorie impieghiamo qualche giorno se e giù per la catena montuosa dello Swartberg, tra Piccolo e Grande Karoo.
Dopo una settimana i paesaggi del nostro viaggio attraverso il Sudafrica in bici cambiano: dai panorami infiniti dell'oceano alle riarse distese color ocra del Little Karoo attraversato dalla Route 62, un'imitazione in salsa sudafricana della storica Route 66 americana...
L'Addo Elephant park si trova nella regione dell'Eastern Cape, nel sud-est del Sudafrica, ed è uno dei parchi nazionali più apprezzati per la gestione della fauna e la possibilità di avvistare animali. L'Addo Elephant park copre un'ampia area di savana e costa e per facilitarne la visita sono stati istituiti diversi ingressi ufficiali, posti in località lontane anche decine di chilometri l'una dall'altra. Fra tutte la più comoda per organizzare safari e visite all'interno del parco è senza dubbio quella del Main Camp, raggiungibile anche in bicicletta.
L'oceano e quel sapore immutato... compagni fidati di questa prima settimana in Sudafrica, ci hanno scortato fino all'estrema propaggine meridionale del continente, guidandoci nelle prime pedalate di questa nuova avventura in bicicletta.
Tre ragazzi, giovanissimi, in sella alla loro bici da Milano a Roma. Un'espressione pura e semplice di gioia, divertimento e libertà: questa è stata la mia sensazione dopo aver visto il video riassuntivo del viaggio che hanno affrontato quest'estate lungo la via Francigena. Tre amici, la bici, la strada, i meravigliosi paesaggi d'Italia e nient'altro...
Chiariamoci subito, non è che io abbia qualcosa contro le pendenze del 16%, anzi, in una salita sono come il peperoncino nei fagioli alla texana. Il problema è quando te ne fai 2 chilometri mentre ancora stai ravanando a mani nude nella bocca per pulire gli ultimi resti di croissant e lasciarti la bocca bella pulita e igienizzata. È così che ho cominciato la mia pedalata oggi, dopo un riscaldamento di 2,6 km, subito 450 di dislivello con i primi 2km tra l'11% e il 16%, roba che i meno esperti alla guida mettevano la prima per superarmi...
Tranquilli, tenda montata in 4 minuti circa, ormai sono diventato esperto. Qui sta per scatenarsi il finimondo, ma magari fa solo due gocce. Ora stanno per portarmi la birra di fine giornata, non ho più nemmeno voglia di sistemare tutto per benino prima di bermela, come facevo una volta. Entrerò più tardi nel massimo del casino possibile, mentre fuori piove e mi metterò a fare ordine da brava casalinga. È un po' come il cubo di rubik: se non incastri prima quello, quell'altro non riesci a muoverlo...
Ok, mancano pochi giorni e l'ansia da pre-partenza inizia a salire: nonostante siano ormai vent'anni che viaggiamo in bici, quella piacevole sensazione di attesa mista a preoccupazione e curiosità non cambia!
Il viaggio in bici in Sudafrica inizia a prendere forma, lentamente e senza assumerne una definitiva: smusseremo gli spigoli e scioglieremo i nodi sulla strada, facendoci condurre dalle nostre ruote e dall'umore. Un'idea di quel che sarà #bikethesouth però ce l'abbiamo già...
Ok allora, beh insomma, vediamo da dove iniziare. Va bene dai la faccio semplice. No no, non mi sono innamorato. Ma no dai, quale incidente. Macché vinto al gratta e vinci... Ok, lo dico, oggi è stata una delle giornate più belle della mia vita. Esatto, non solo della settimana (non sarebbe stato poi così difficile...), o dell'anno. Ma uno delle giornate che ricorderò per il resto dei miei giorni.
Durante la prima avventura attraverso le Alpi, più di una volta mi ero lamentato della rigidità con cui dovevo scegliere il percorso e affrontare le tappe per poter finire la traversata. Avere obiettivi precisi ti garantisce una notevole perseveranza, ma non avere margini è anche un bel carico di stress, sia emotivo sia fisico, nel nostro caso.
Ma questa vacanza non è una traversata, nè tantomeno una impresa di medio termine. Questa vacanza, meteo permettendo, deve essere un piacere.
Il progetto "Mongolia" è nato nel 2010, dopo aver finito di leggere un libro sulla "vera" storia del popolo mongolo, non quella che ci hanno fatto credere a scuola. Andare a vedere il mondo in cui viveva questa popolazione, in un ambiente cosi particolare, era diventato per me una vera scommessa. Così nel giugno di quell'anno sono partito per Ulan Baatar, accompagnato da due amiche, con l'obbiettivo di percorrere a piedi un tratto della steppa mongola, da Karakorin ad Arwaiker...
Ho pianificato il giro in bici a tappe della mia regione, l'Abruzzo, partendo dal capoluogo L'Aquila, il 20 agosto u.s. e, in senso orario, ho voluto percorrere quanto più possibile le strade ai confini con le regioni limitrofe affinché fosse un vero e proprio periplo senza scorciatoie, tanto meno tagli di percorso.
Succede che, dopo una partenza con l'amaro in bocca, in una tappa magnifica da Campitello di Fassa a Cortina, condita dalla scalata al passo Fedaia e al passo Giau, incontri un amico con cui condividere parte della strada e digerire la bile prodotta.
Succede che, dopo la soddifazione per aver raggiunto il passo Giau ed aver ammirato il panorama mozzafiato che lo corona, scendi di sella, pianti la tenda e riparti a piedi per rituffarti nel cuore delle montagne, fonte di stanchezza rigeneratrice.
Ci sono di quelle giornate che si dimenticano volentieri e oggi è una di quelle. Non è stata un vero disastro, non fraintendetemi. Intendo, potevo cacarmi nei pantaloni fuori dal bagno del mio club preferito, bloccarmi mentre esponevo un progetto a un pubblico esigente, fare una scorreggia mentre mi apprestavo a dare il primo bacio alla ragazza dei miei sogni oppure, peggio ancora, tagliare il traguardo a mani alzate per la prima volta e perdere l'equilibrio cadendo rovinosamente terra.
Ecco quello che voglio dire è che non è stata una giornata così terribile, ma sicuramente quello che spero è che diventi buio presto e sorga il sole un'altra volta.
Probabilmente quest'anno non sarò così preciso nell'esposizione dei dati tecnici delle varie tappe come nel caso del viaggio in bici sugli appennini, ma questo mi permette di rendere tutto più leggero senza rompimenti di palle per copiare i dati del GPS ecc.
Un bel titolo e qualche dato tecnico approssimativo dovrebbero andare più che bene.
Potrei cominciare dall'inizio di questa mattina, che non è stato per niente male - beh ad essere onesto non lo è stata nemmeno l'intera giornata - se non fosse che mentre sto digitando, davanti a una birra e in attesa che apra il servizio ristorante, sto pensando alla piazzola che mi hanno assegnato. Sì perché quella c**o di piazzola si ė allagata. Fortunatamente si è allagato solo un angolo, ma l'angolo è arrivato fino all'ingresso quindi per uscire dalla tenda mi tocca mettere gli stivali da pescatore, che quest'anno non li ho portati. E penso che se l'acqua è arrivata all'angolo, l'acqua non è mica scema e mi viene pure sotto il culo e mi infradicia tutto me e le mie cose.
Otto agosto... la sveglia per questa nuova avventura suona implacabile alle 5.00 di mattina…io tengo botta ma Luca, il mio compagno di avventura no, così tocca a me guidare fino a Villach, prima stazione ferroviaria austriaca, dove prenderemo il treno che ci porterà in due ore e mezza fino Salisburgo.
Dopo aver caricato le biciclette e le borse nel vagone apposito prendiamo posto sui sedili e ci facciamo cullare dal treno ammirando gli splendidi panorami austriaci dal finestrino: stiamo passando la catena montuosa dei Tauri, parco nazionale: tranquilli paesini di baite di legno strabordanti di fiori colorati si inerpicano sui ripidi versanti delle montagne, circondate da prati verdi e boschi di faggi ed abeti. Uno spettacolo!
Ho sempre un po’ temuto l’idea di pedalare l’Islanda perché ciò che mi era stato raccontato mi spaventava, lo ammetto. Per la sua diversità da ogni altro luogo, la sua meteorologia imprevedibile, mi dicevano, ti sarà nemica e i suoi sperduti spazi con il nulla intorno saranno sconfortanti. Sono partito e ritornato e oggi mi sento di dire che l'Islanda si è rivelata al contrario un luogo dove non solo mi è piaciuto pedalare, ma piacerà tornarci per rivivere ancora emozioni, sorprese e scoprire altri segreti che la magia di quel luogo ha e sa regalarti. Una cosa, e non solo una, mi ha insegnato l'Islanda, che il cicloturismo NON è pianificare strade, tempi e risultati, NON è percorrere miglia in un’unica direzione prestabilita, nemmeno prefiggersi obiettivi per un applauso finale ma è più che mai lasciare che sia il luogo a decidere cosa è meglio fare dove andare e quando sostare.
 
×
Resta aggiornato
 

×