Circa 18 anni fa, in marzo, realizzai che a causa delle continue marine (saltare la scuola) e degli scarsi risultati anche in aula, era inutile proseguire con l'anno scolastico. Stavo prendendo in giro la mia famiglia, i professori, ma soprattutto me stesso. Intendo, ero già libero di fare quello che mi pareva, allora perché mi svegliavo per fare una cosa e poi andavo a farne un'altra? Così presi una saggia decisione, che tuttora ricordo come un'ottima scelta in un anno di insuccesso scolastico.
Correre per oltre un'ora in salita, con 1000 metri di dislivello è un po' come il sesso dopo la prima ora: praticamente non senti più niente. E se penso che questo genere di attività è l'equivalente di una cronoscalata in bici, mi sento anche piuttosto ridicolo pensando alla gente, neanche poca, che si spara robe di 10 o 20 ore a piedi sempre correndo in montagna, con dislivelli simili alle gran fondo in bicicletta.
Sono arrivato in paradiso. Ma lasciatemi spiegare, con i miei tempi, come ho fatto.
"On the road again, just can't wait to get on the road again..." le note della canzone di Willie Nelson echeggiano nella testa mentre attraversiamo, solitari e affaticati, l'Eastern Cape del Sudafrica in bicicletta. I nomi delle cittadine ricordano l'Olanda, i suoi abitanti e i paesaggi ci dicono però che l'Africa è tutta un'altra cosa rispetto al Nord Europa. Dordrecht, impolverata e silenziosa, resta presto alle nostre spalle mentre un po' dubbioi svoltiamo sul fuoristrada verso Barkly East dimenticandoci immediatamente di cosa siano il traffico e la civiltà.
Ho visto persone vivere il loro quotidiano senza internet;
ho visto bambini senza play station giocare in strada disegnando i riquadri della settimana sul marciapiede e come piattello una lattina di Coca;
ho visto vicini di casa entrare in casa dell’altro con sorrisi e saluti senza preavviso alcuno e insieme farsi un caffè senza mai smettere di chiacchierare;
ho visto gente mangiare riso da una ciotola di cartone ed io volevo quel riso così per me hanno ritagliato un pezzo di cartone ripiegato su se stesso ed ecco per me il cucchiaio che non avevano. L’ho mangiato quel riso e loro erano felici.
Ci sono molte facce di questa Cuba della quale tanti dicono e tutti parlano. Ognuno a modo proprio può raccontarla e dire la sua e ognuna sarà diversa dall'altra perchè Cuba è il luogo dalle molte facce.
Colline infinite di savana e sprazzi di foresta accompagnano la pedalata attraverso il Capo Orientale. Da una parte la costa si allontana e dall'altra le alte vette del Lesotho iniziano a prendere forma all'orizzonte. Il paesaggio cambia, insieme all'architettura e al tessuto sociale mentre noi cerchiamo di non farci sopraffare dai pregiudizi instillati nel nostro inconscio da decine di conversazioni.
Mentre il tempo passa, i chilometri scorrono e i paesaggi cambiano, provo a tornare indietro con la memoria a qualche settimana fa, quando le nostre bici Hobogeo solcavano ancora le strade tra il Little Karoo e la Garden Route, nel Capo Occidentale in Sudafrica.
Il nostro viaggio in bici in Sudafrica prosegue sempre più zigzagante verso oriente e così per coprire distanze irrisorie impieghiamo qualche giorno se e giù per la catena montuosa dello Swartberg, tra Piccolo e Grande Karoo.
Dopo una settimana i paesaggi del nostro viaggio attraverso il Sudafrica in bici cambiano: dai panorami infiniti dell'oceano alle riarse distese color ocra del Little Karoo attraversato dalla Route 62, un'imitazione in salsa sudafricana della storica Route 66 americana...
L'Addo Elephant park si trova nella regione dell'Eastern Cape, nel sud-est del Sudafrica, ed è uno dei parchi nazionali più apprezzati per la gestione della fauna e la possibilità di avvistare animali. L'Addo Elephant park copre un'ampia area di savana e costa e per facilitarne la visita sono stati istituiti diversi ingressi ufficiali, posti in località lontane anche decine di chilometri l'una dall'altra. Fra tutte la più comoda per organizzare safari e visite all'interno del parco è senza dubbio quella del Main Camp, raggiungibile anche in bicicletta.
L'oceano e quel sapore immutato... compagni fidati di questa prima settimana in Sudafrica, ci hanno scortato fino all'estrema propaggine meridionale del continente, guidandoci nelle prime pedalate di questa nuova avventura in bicicletta.
Tre ragazzi, giovanissimi, in sella alla loro bici da Milano a Roma. Un'espressione pura e semplice di gioia, divertimento e libertà: questa è stata la mia sensazione dopo aver visto il video riassuntivo del viaggio che hanno affrontato quest'estate lungo la via Francigena. Tre amici, la bici, la strada, i meravigliosi paesaggi d'Italia e nient'altro...
Chiariamoci subito, non è che io abbia qualcosa contro le pendenze del 16%, anzi, in una salita sono come il peperoncino nei fagioli alla texana. Il problema è quando te ne fai 2 chilometri mentre ancora stai ravanando a mani nude nella bocca per pulire gli ultimi resti di croissant e lasciarti la bocca bella pulita e igienizzata. È così che ho cominciato la mia pedalata oggi, dopo un riscaldamento di 2,6 km, subito 450 di dislivello con i primi 2km tra l'11% e il 16%, roba che i meno esperti alla guida mettevano la prima per superarmi...
Tranquilli, tenda montata in 4 minuti circa, ormai sono diventato esperto. Qui sta per scatenarsi il finimondo, ma magari fa solo due gocce. Ora stanno per portarmi la birra di fine giornata, non ho più nemmeno voglia di sistemare tutto per benino prima di bermela, come facevo una volta. Entrerò più tardi nel massimo del casino possibile, mentre fuori piove e mi metterò a fare ordine da brava casalinga. È un po' come il cubo di rubik: se non incastri prima quello, quell'altro non riesci a muoverlo...
Ok, mancano pochi giorni e l'ansia da pre-partenza inizia a salire: nonostante siano ormai vent'anni che viaggiamo in bici, quella piacevole sensazione di attesa mista a preoccupazione e curiosità non cambia!
Il viaggio in bici in Sudafrica inizia a prendere forma, lentamente e senza assumerne una definitiva: smusseremo gli spigoli e scioglieremo i nodi sulla strada, facendoci condurre dalle nostre ruote e dall'umore. Un'idea di quel che sarà #bikethesouth però ce l'abbiamo già...
Ok allora, beh insomma, vediamo da dove iniziare. Va bene dai la faccio semplice. No no, non mi sono innamorato. Ma no dai, quale incidente. Macché vinto al gratta e vinci... Ok, lo dico, oggi è stata una delle giornate più belle della mia vita. Esatto, non solo della settimana (non sarebbe stato poi così difficile...), o dell'anno. Ma uno delle giornate che ricorderò per il resto dei miei giorni.
Durante la prima avventura attraverso le Alpi, più di una volta mi ero lamentato della rigidità con cui dovevo scegliere il percorso e affrontare le tappe per poter finire la traversata. Avere obiettivi precisi ti garantisce una notevole perseveranza, ma non avere margini è anche un bel carico di stress, sia emotivo sia fisico, nel nostro caso.
Ma questa vacanza non è una traversata, nè tantomeno una impresa di medio termine. Questa vacanza, meteo permettendo, deve essere un piacere.
Il progetto "Mongolia" è nato nel 2010, dopo aver finito di leggere un libro sulla "vera" storia del popolo mongolo, non quella che ci hanno fatto credere a scuola. Andare a vedere il mondo in cui viveva questa popolazione, in un ambiente cosi particolare, era diventato per me una vera scommessa. Così nel giugno di quell'anno sono partito per Ulan Baatar, accompagnato da due amiche, con l'obbiettivo di percorrere a piedi un tratto della steppa mongola, da Karakorin ad Arwaiker...
Ho pianificato il giro in bici a tappe della mia regione, l'Abruzzo, partendo dal capoluogo L'Aquila, il 20 agosto u.s. e, in senso orario, ho voluto percorrere quanto più possibile le strade ai confini con le regioni limitrofe affinché fosse un vero e proprio periplo senza scorciatoie, tanto meno tagli di percorso.
Succede che, dopo una partenza con l'amaro in bocca, in una tappa magnifica da Campitello di Fassa a Cortina, condita dalla scalata al passo Fedaia e al passo Giau, incontri un amico con cui condividere parte della strada e digerire la bile prodotta.
Succede che, dopo la soddifazione per aver raggiunto il passo Giau ed aver ammirato il panorama mozzafiato che lo corona, scendi di sella, pianti la tenda e riparti a piedi per rituffarti nel cuore delle montagne, fonte di stanchezza rigeneratrice.
 
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