Sto mangiando il primo gelato. Non so ancora primo di quanti, ma ho preventivamente preso il cono piccolo dato che mi hanno detto che ci sono più gelaterie in paese, quindi con quello piccolo mi metto in pace la coscienza e posso prenderne quanti ne voglio. Certo come rapporto quantità prezzo si spende un po’ di più, ma alla fine è bello cambiare posto. Poi alla fine, la gente della mia età lo fa con le birre di solito e, fanculo, almeno il gelato non è alcool.
Adesso ho finito il secondo e posso affermare con certezza che in 10 giorni di ferie non ho trovato un solo gelataio in grado di produrre una cosa decente. Mi chiedo cosa diavolo ci voglia. Intendo, gelaterie buone in giro ce ne sono, ma trovarle è un'impresa. Comunque un gelato schifoso è sempre meglio di nessun gelato, il che mi pone nella condizione di non farmi troppi problemi di fronte al banco frigo: lo acquisterò lo stesso anche se la soddisfazione nell'80% dei casi sarà limitata.
Per fortuna che non riuscivo a stare fermo, senza fare nulla...
Probabilmente le mie stesse parole mi hanno mosso qualcosa dentro. Infatti domenica 16 agosto, giornata piovosa più o meno tutto il giorno, è stata la giornata del "Non mi sveglio", "non parto", "non mi muovo". La giornata inizia proprio con la pioggia, che da sotto la tenda è sempre qualcosa di magico, dato che ciò che ti separa dalle intemperie è solo un telo di qualche decimo di millimetro di spessore. Che garanzia...
Questa mattina dopo aver sistemato il Facebook del nostro amico e Elio e abbracciato il mio mitico compagno di viaggio Gino sono partito per un super giro. Stanco morto?
Beh sì e no.
Si sa, anche le cose più belle finiscono. Anzi sono proprio quelle che finiscono prima. Comunque noi non si frigna mica. Finita un’avventura se ne comincia un'altra. È così che funziona.
Domani Gino torna a casa col culo rotto, gambe sciolte, lavoro già in testa e letto "materassato" pronto ad accoglierlo. Prima però dobbiamo raccontare l'ultima tappa assieme.
Stiamo aspettando la pizza. Tra un grattata alle punture di zanzara di Camogli e...
Pizza arrivata, anche mangiata. Pasta sottile ma ben cotta. Buona. Ora il dessert. Niente dessert, hanno la panna cotta fatta in casa che equivale a un budino comprato al supermercato. Altro che la crema catalana della signora di Ponte Santa Margherita...
Quindi, tornando a noi, il punto era: qui si parla di Cayenne, pizze, gelati, pedalate, scorregge puzzolenti di Gino, salite e discese. Ma gli Appennini? Come sono? Grandi? Medi? Caldi? Belli? Lunghi? Soffici?
L'Eurovelo 8 è uno dei quattordici tracciati della rete ciclabile europea che attraversa il nostro continente e collega Cadice all'isola di Cipro.
Percorrere l'Eurovelo 8 in tutta la sua lunghezza è un vero e proprio sogno che richiede diversi mesi di tempo perchè la distanza da superare, i confini geografici da valicare e le nazioni da attraversare sono molte.
Un tratto di questo itinerario di lunga percorrenza taglia il nord Italia da ovest ad est seguendo principalmente il fiume Po e raggiungendo il Mar Adriatico.
Iniziando il nostro viaggio in bici dal Lago di Garda, si segue l'Eurovelo 7 giungendo finalmente in vista del Po, a Governolo. Basta attraversare il grande fiume per arrivare a San Benedetto Po e ritrovarsi in pochi minuti a pedalare sull'Eurovelo 8 continuando l'avventura a due ruote verso Oriente e il mare...
Il Muraglione attende la sua vittima, con calma, pazienza, è immobile, dantesco. Mi muovo con circospezione nella stanza, con solenne rispetto e un po' di timore reverenziale per l'ultima prova, l'esame di maturità di Bicitalia 2015. In fondo sono una novantina di chilometri e più della metà saranno in discesa, ma i primi 35 di salita seria. Mentre affondo gli incisivi nel cornetto dribblando la marmellata che esce ovunque dalla pasta, mi guardo attorno osservando i clienti, la barista, la merce esposta e il mio caffè sul banco. Cerco una distrazione che attenui le spinte di adrenalina, ma in fondo avrò bisogno anche di quella.
Partire per un viaggio in bicicletta attraverso l'Italia appenninica non è cosa di tutti i giorni, bisogna essere consapevoli del fatto che si faticherà ma anche che tutto il sudore versato sarà ampiamente ricompensato... con questo pensiero insolito, apparso nella mia testa per chissà quale strana ragione, apro gli occhi nell'autunno del Monte Fumaiolo dopo una notte in tenda tra cinghiali vagabondi e gufi insonni. Il campeggio è deserto, siamo rimasti solo noi tra le foglie rosse che, ad ogni alito di vento, piombano volteggiando verso terra... forse è tempo di riprendere la strada!
Fermarsi ai piedi dell'Appennino aspettando il giorno giusto per partire è un'attesa senza fine. I muscoli si afflosciano, le braccia tendono spontaneamente in avanti facendoti sembrare uno zombie, la testa è altrove, persa tra le vette montane che ancora non riesci a scorgere e poi, quando arriva l'attimo della partenza, tutto si risveglia come da un letargo non dichiarato, l'adrenalina dà forza ad ogni pedalata e la mente può ricominciare a vivere pienamente ogni istante del viaggio!
Un risveglio lento, da cicloviaggiatore. Le operazioni di routine richiedono un po' di tempo, soprattutto oggi che è il primo giorno di viaggio vero. Il rodaggio delle manovre più elementari - infilare il sacco a pelo in quella sua custodia sempre troppo piccola, sgonfiare il materassino, smontare la tenda – richiede sempre qualche giorno. Cesenatico attende il nostro arrivo ed anche oggi sarà in notturna.
Un tour MTB sugli Appennini al confine tra Emilia-Romagna e Toscana, dove uno dei fiumi più importanti d'Italia sgorga dalle viscere della terra per scorrere fino alla capitale. Il Tevere nasce poco sotto la cima del monte Fumaiolo e in MTB questo anello breve, ma intenso passa anche dalla sorgente, laddove il fiume inizia il suo viaggio nel cuore degli appennini fino a Roma ed oltre.
Sono tante e sparse per tutta la nostra penisola, le vecchie ferrovie, spesso dimenticate, potrebbero essere una preziosa risorsa per il cicloturismo in Italia ma frequentemente non vengono riadattate ad itinerario ciclabile o conservate e finiscono con il cadere nel dimenticatoio. La tratta ferroviaria Mirandola – Finale Emilia è stata invece ripristinata e convertita in pista ciclabile senza però dimenticare il proprio passato: oggi rappresenta un bell'esempio di recupero e riadattamento del territorio...
Per gli appassionati di mtb che vanno alla ricerca di luoghi dove il tempo si è fermato, dove il verde domina con le sue tinte e dove si incrociano le catene appenniniche di ben tre regioni, le pendici montuose della valle del Taro sono senza dubbio un posto ideale. Di seguito vi proponiamo un paio di itinerari in parte percorsi con Giorgio, esperta guida del B&B Tolasudolsa.
La nostra spaziosa Bike House, denominata "TOLASUDOLSA" (in dialetto parmigiano: "prendila con calma"), si trova nella Valtaro (valle del fiume Taro), in Emilia Romagna, provincia di Parma (a nord di Toscana e Liguria), a circa 10 km dalla città di Borgo val di Taro, circa 10 Km dalla città di Bedonia e circa 5 km da Compiano dove si trova uno dei 50 migliori castelli medievali presenti in Italia.
Andare in bicicletta non significa per forza percorrere centinaia di chilometri con un dislivello a quattro cifre, assolutamente no. C'è chi pedala per gareggiare, c'è chi ama le ruote grasse e si cimenta in discese tecniche quasi verticali, c'è chi usa la bici per gli spostamenti quotidiani in città e chi, esce di casa seguire una ciclabile o dei tratti di ciclovia, come la Ciclovia Adriatica che tra Rimini e Riccione offre l'occasione di pedalare senza preoccuparsi troppo del traffico...
Sono sempre di più le iniziative che nascono in Italia e all'estero con l'intento di promuovere la cultura della bicicletta. Ci sono grandi aziende, enti pubblici, realtà importanti che hanno grande visibilità ma ci sono anche piccoli-grandi progetti che nascono dalla volontà dei singoli ed è di una di queste belle iniziative che vi vogliamo parlare... l'idea di viaggio in bici da Ferrara a Venezia di Martino e Nicola dal 9 all'11 maggio prossimo, con la quale vogliono promuovere la cultura del territorio e la riduzione di emissioni... una bella iniziativa a cui siamo felici di poter dare lo spazio che merita lasciandocela raccontare da loro stessi.


Se la MTB fosse una disciplina universitaria, una delle facoltà sarebbe senza dubbio l’appennino romagnolo.
Nel cuore delle leggendarie Foreste Casentinesi, si trovano una gamma di percorsi MTB di altissimo livello tecnico uniti ad una conformazione geomorfologica unica nel suo genere. A fare da contorno: il traffico quasi inesistente, la percorribilità tutto l’anno e la cordialità della popolazione locale.
Protagonista di questo itinerario è la Pietra di Bismantova: questa impressionante formazione rocciosa non sarà solo una cornice ma parte integrante del percorso in MTB sull'Appennino reggiano. Si distingue in modo inequivocabile da tutti gli altri profili montuosi per la sua forma squadrata che ricorda quella di una nave per alcuni o di una gigantesca fortificazione secondo altri. Il sommo poeta Dante la riporta nella Divina Commedia paragonandola ad uno scalino per l’accesso ai cieli. Di origine antichissima sia in termini di formazione geologica che per gli insediamenti umani risalenti alla preistoria, la Pietra di Bismantova è un luogo da visitare per la sua straordinaria fusione di meraviglie naturali e ricchezza culturale.


Itinerario in MTB (da effettuare in senso antiorario) tra le verdi colline romagnole che danno l’aroma al Sangiovese. Affrontabile da tutti, con un breve tratto di discesa abbastanza ripida ma non impossibile. Piuttosto lungo come chilometraggio tale da richiedere una mezza giornata abbondante. Evitare i periodi piovosi perché il fango è veramente una trappola. Chi decide di visitare queste terre non troverà difficile coniugare la pace e la tranquillità naturale con le bellezze artistiche ed architettoniche.
 
Chi non si accontenta del solito giro non resterà deluso da questo itinerario MTB in Emilia Romagna che si snoda tra i promontori rocciosi del primo appennino bolognese. A pochi km dal capoluogo emiliano, nelle terre che dettero i natali al geniale inventore del telegrafo, Sasso Marconi è la Mecca emiliana della MTB. In ogni periodo dell’anno l’esercito dei biker sormonta e scende lungo queste incantevoli colline adornate da un fittissimo intreccio di sentieri. Molto suggestiva è la cornice naturale in cui si svolge questo percorso: la “Riserva Naturale del Contrafforte Pliocenico”, area protetta e ritenuta di interesse comunitario dalla Comunità Europea.
Si tratta di un complesso di rupi e formazioni arenarie molto pittoresche, risalente all’epoca preistorica, originate dall’innalzamento dei fondi oceanici per opera dell’orogenesi. A rendere ancor più suggestiva questa ambientazione è la presenza di una folta macchia mediterranea autoctona piuttosto insolita per queste zone.
 
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