Sardegna in bicicletta: avventure in Barbagia seconda parte

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18 agosto 2005 - 2° giorno di viaggio

Questa mattina per Fabio è molto dura ad alzarsi, ha le gambe doloranti, qualche indecisione lo assale, ma poi chi vince in questo caso è un po' lo spirito d’avventura e allora tutto passa, mentre io, Annibale e Manuel siamo tutti pimpanti ed entusiasti di intraprendere il nostro viaggio programmato e sognato l’anno prima (l’estate 2004) al porto di Olbia dove, per caso, avevamo trovato un depliant che menzionava i cavallini selvatici della Giara di Gesturi, a questa avventura ci abbiamo pensato per un anno intero e questa mattina è il momento di realizzarla...
Dopo la doccia siamo tutti pronti, scendiamo nella “hall” puntuali ma non troviamo nessuno, solo silenzio di tomba!! Non ci perdiamo d’animo, cosa fare?? Accendiamo le luci del bar e Annibale decide di telefonare all’albergo dove stavamo alloggiando e chi risponde? Naturalmente Andrea, che dormiva come un ghiro (eh sì, ieri c’è stata festa in paese).
Dopo solo 2 minuti d’orologio Andrea si presenta al bar e, da un buon “oste”, ci serve la colazione pattuita permettendoci di fare una piccola scorta di crostatine alla marmellata e al cioccolato per l'intensa giornata che ci aspetta in bicicletta. Paghiamo il nostro pernottamento, chiediamo le ultime dritte ad Andrea, prendiamo le nostre biciclette, e VIA!!!!!!!!
La strada che ci ha indicato Federico è veramente molto bella, perché a 300 metri dall’albergo a destra inizia subito con un piccolo falso piano ed un lungo discesone che da asfaltato diventa poi terra battuta fino a portarci ad un piccolo ma bel guado anche di modesta profondità. Ci bagniamo le scarpe, almeno, io me le bagno!! L'aria è frizzante, dopotutto sono solo le 07:00 del mattino, e fa frescolino, infatti abbiamo la maglietta a maniche lunghe..., ma il caldo non si fa attendere e siamo costretti, subito dopo il guado, a toglierci la maglia a maniche lunga per l'inizio di un bel tratto di media salita, ma insistente. Si sente un profumo di piante mediterranee, di pecore, di fichi d’india che sono lungo tutto il percorso e, dopo un bel tratto di salita, giungiamo ad una vecchia chiesa del 1200 che sembra una fazenda messicana per le sue caratteristiche. Ci fermiamo qualche minuto e in quel minuto Fabio suona anche la piccola campana in bronzo (non sa stare fermo il ragazzo!!!). Abbandoniamo la “fazenda” e via in direzione della “giara”che ancora non riusciamo a vedere perché  nascosta da una piccola montagna. I profumi del mattino presto ci assalgono, piante mediterranee, fichi d’india, lasciano un profumo intenso ed indimenticabile. La strada che stiamo percorrendo è a tratti asfaltata e a tratti sterrata, è una strada che in poche parole collega la campagna di Gergei alla campagna di Gesturi, è comunque una strada molto stretta ed è utilizzata prevalentemente dai mezzi agricoli. Dopo esser giunti alle prime case di campagna del paese di Gesturi, in qualche chilometro ci ritroviamo all’incrocio della strada di campagna con quella che è la strada principale di Gesturi stessa: alla nostra sinistra c’è un monumento ai caduti mentre sul muretto troviamo due persone anziane sedute a chiacchierare. Ci avviciniamo per chiedere informazioni  sulla strada da prendere per salire alla “giara” e ci indicano che dobbiamo solo attraversare per trovarla. Poco dopo infatti troviamo i cartelli che indicano la nostra meta. Proprio da qui iniziano i 500 metri di dislivello che ci dividono dall’altopiano della “giara”, calcoliamo che ci vorrà circa 1 ora e 30 minuti per arrivare in cima, quindi, non indgiamo oltre e partiamo subito. La strada è molto larga all’inizio ma poi comincia ad essere a tratti alternati stretti e larghi... a causa della cattiva manutenzione ci sono anche parecchie buche fastidiose alle quali si deve prestare attenzione. A bordo strada troviamo cartelli in legno che ci indicano le varietà di piante e fiori che si trovano mentre si sale, nome in italiano ed anche il loro nome in latino, inoltre, mentre si fatica, scorgiamo segnali che riportano altri percorsi alternativi da fare durante la salita a piedi (probabilmente sono anche più corti) ma decidiamo di non lasciare la via vecchia per la nuova e così continua la nostra arrampicata. La strada è abbastanza faticosa ma il panorama, i profumi che si sentono, il desiderio di raggiungere la meta per le 10:30 o poco più tardi ed il fatto di essere 4 amici in questo bellissimo posto, ci permette di non pensare troppo alla stanchezza e si continua a pedalare senza sosta.
Improvvisamente mi accorgo che dopo aver pedalato per circa 50 minuti non vedo più nessuno dietro di me a causa dei vari tornanti che ci nascondono a vicenda, ho dato, senza rendermene conto, 15 minuti di distacco agli altri! Quando intravedo il centro accoglienza del parco penso che forse è il caso di prendermi un po' di tempo per riposare in attesa che i tre intrepidi mi raggiungano. Dopo averla superata, mi meraviglio del fatto che al centro visite non ci sia anima viva anche se ci sono un bel po' delle solite casette prefabbricate ed i soliti tendoni che riparano dal sole. All'ingresso trovo anche un cartello che indica il costo dell'entrata nel parco, ma, al mio passaggio, nessuno mi ferma e supero la linea immaginaria che separa il parco da ciò che non è il parco.  3 chilometri e mi fermo di fianco ad un sasso per ammirare il panorama che è veramente stupendo: si possono vedere distese dorate di campi di grano che si spingono oltre l’orizzonte, è il momento giusto per aspettare Manuel, Fabio e Annibale e bere un sorso d’acqua rigenerante. In 15 minuti arrivano tutti e tre, qualche minuto per uno scambio di opinioni sul bel momento che stiamo vivendo e poi via verso i pochi chilometri impegnativi che ci separano dalla vetta della “giara”. In cima all’altopiano troviamo un capanno che oltre ad essere un luogo di riposo per i guardiaparco è anche un centro informazione per i turisti e con 2 euro acquisto un depliant informativo sulla “giara”. Itinerari e sentieri, ma già che ci siamo preferiamochiedere informazioni specifiche ai guardiaparco che, oltre a lavorare per la forestale, raccolgono anche il sughero dalle piante che vi sono.

Cenni sulla Giara di Gesturi ed i suoi abitanti

La giara di Gesturi non è altro che un altopiano basaltico di 45Km quadrati e alto circa 500/600 metri, è di natura vulcanica infatti vi sono due coni vulcanici ormai inattivi. E' estremamente pianeggiante e tutte le specie di vegetazione che la ricoprono sono piegate verso Gesturi a causa dell’influenza del maestrale che soffia verso questo paese. La fauna caratteristica è composta dai cavallini selvatici, (ve ne sono circa 500) piccole mandrie di buoi e maiali incrociati con cinghiali. L'atmosfera è lunare a causa delle moltissime pietre laviche che vi sono e viene definita “giara” perchè quando le copiose piogge cadono su questi terreni si formano enormi pozze nelle quali corrono liberamente questi cavallini selvatici. Il territorio è davvero stupendo!!!
 
Partendo dal centro informazioni puntiamo subito verso la parte estrema dell’altopiano, ma, appena partiti, il languorino allo stomaco si fa sentire, la fame dopo la fatica è inevitabile e ci rendiamo conto che se vogliamo proseguire è meglio rifocillarci un po'... ma con cosa?? Dalla nostra “bisaccia” spuntano pane, formaggio, pomodori, vino e stupendi dolci alle mandorle, il tutto racimolato il giorno prima al ristorante Is Janas di Sadali e visto che erano degli avanzi della nostra tavolata di 25 persone, la suocera di Fabio ha pensato bene di farci dei sacchetti merenda da gustare in viaggio, così decidiamo di fermarci all’ombra delle piante di sughero!!! Dopo esserci rifocillati, si può ripartire per la nostra escursione. Partiamo alla ricerca dei rinomati cavallini selvatici importati dagli antichi fenici nel XI - VIII secolo a. C. La ricerca non dura molto tempo perchè loro non si fanno attendere: nella fitta vegetazione si riescono a sentire i nitriti di questi cavallini ma possiamo definirli invisibili perché noi non riusciamo a vederli. Ad un certo punto Manuel dice di aver visto qualcosa muoversi tra le piante ed allora via con la nostra fedele bicicletta sullo sterrato rossiccio, e poi oltre per qualche centinaio di metri, fin dove finisce la vegetazione. Con nostra enorme sorpresa ci troviamo davanti ad un paesaggio lunare composto da pietre laviche di color pece nera, ma con delle righe orizzontali nette dovute al segno evidente del livello delle acque che è stato raggiunto con il passare delle stagioni... ora di acqua non si vede alcuna traccia se non nelle pozze melmose tutte intorno a noi. Da queste pozze melmose si può capire che i cavallini ci sono, perché le impronte sono chiare. Pochi attimi di attesa ed ecco che ne spuntano due dalla vegetazione, sono stupendi!! Nero corvino con una coda più lunga del solito e di una statura inferiore alla quale siamo abituati, sono una meraviglia!! Selvatici sono e selvatici resteranno dopo la nostra visita visto che non si assolutamente lasciano avvicinare. Ci scrutano a distanza di sicurezza e se proviamo ad avvicinarci loro si allontanano di ugual distanza. Rimasti ad osservarli in silenzio, senzae che loro temessero la nostra presenza, abbiamo infine provato a rincorrerli con il nostro “cavallo di acciaio", ma loro sono fuggiti prontamente senza sollevare nemmeno un polverone visto la melma nel luogo in cui pascolano.

Verso nuove destinazioni

Ormai sono ore che siamo su questo altopiano ed è arrivato il momento di scendere dalla “giara”, perché per questa sera dobbiamo essere a Cardedu che si trova sul litorale e da qui dista almeno 200 Km se non di più. Dopo aver riflettuto sulle varie possibilità per il rientro, ad Annibale viene una meravigliosa idea: dalla “giara” possiamo telefonare ad Andrea “l’oste” e vedere di organizzare un bel rientro da Gergei a Perdasdefogu. Riusciamo ad accordarci tranquillamente per merito della sua disponibilità... l'accordo è questo: noi arriveremo a Gergei verso le 14:00, mangeremo da lui che poi ci accompagnerà fino a Perdasdefogu, il tutto per 100€. Andrea, in trasferta a Cagliari, risponde che è d'accordo! Noi cominciamo a scendere dalla “giara” verso le 11:30, ma invece di scendere da Gesturi decidiamo di scendere in direzione del paese di Tuili. Questo bellissimo percorso: una discesa tra i campi di grano dorati dal sole su una strada che è anche asfaltata con vista incredibile. Ci buttiamo tutti e 4 in picchiata su una strada che non è nemmeno tanto male come manutenzione visto che non si incontrano troppe buche. Arrivati a Tuili incontriamo un tizio che ha vissuto a Carate B.za per annii e ora che è in pensione ha deciso di tornare al paesello. Ci fermiamo anche in farmacia per comprare le pasticche di “Arnica” ma non ne hanno, l’unica cosa che hanno fatta con l’arnica ,è una crema con la quale si cospargono sia Fabio che Annibale per vincere i dolori. Fà un caldo pazzesco, sono le 12:40 ed il sole è allo zenit. Riprendiamo a pedalare da Tuili verso Barumini dove si trova una delle nuraghe più grandi e importanti della Sardegna. Per questa nostra prossima meta, la strada è tutta un saliscendi di media intensità, ma il problema più grande è il sole rovente che in pochissimo tempo ci prosciuga tanto da farci rendere conto della difficoltà fisica proprio a causa della carenza di liquidi. Per contrastare il gran caldo beviamo poco ma costantemente e, a metà strada tra Tuili e Barumini, ricominciamo a salire con costanza fino alle porte di Gergei, circa 22 Km più in là. La grande nuraghe appare improvvisamente sulla destra dopo una discreta salita: siamo alle porte di Barumini, a circa 2 Km dal centro abitato. L’unica cosa che si vede nei dintorni è un albergo situato proprio di fronte alla nuraghe. Arrivati al sito archeologico con l'intento di visitarlo, ci rendiamo conto che c’è una fila infinita di persone che attendono il loro turno ed allora, anche per non perdere troppo tempo, decidiamo solo di scattare qualche foto e poi ripartire in fretta per rispettare i tempi che ci siamo prefissi. La salita è ora più che mai tosta, ha un dislivello di circa 400 metri e vuoi per il caldo o per la stanchezza, ma non vediamo l’ora di arrivare all’albergo Dedoni... Fabio, Manuel ed Annibale, in un tratto tutto a tornanti, scendono e cominciano a farsela a piedi, poi decidono addirittura di tagliare i tornanti passando per i campi scoscesi. Ora è diventata una sorta di gara silenziosa fra me sulla strada e loro per i campi: alla fine di tutto riesco a spuntarla arrivando per primo nel punto più alto, perché loro devono scavalcare anche delle reti di recinzione messe dai pastori. Finalmente arriviamo al valico e, dopo una leggera discesa, si ricomincia a salire per circa 2 Km. Mentre mi arrampico sudando a più non posso sento arrivare qualcosa di molto rumoroso: è un trattore con dietro un aratro di quelli grossi, e chi si è attaccato dietro? Annibale mi supera fischiettando e si tiene attaccato fino alle prime case di Gergei. Siamo arrivati al paese e ci fermiamo da Andrea Dedoni, come da accordi, per mangiare e riposarci almeno quel tanto che basta per riprendere le forze. Andrea ci fa mangiare abbastanza bene:un piattone di “spaghi” ed una specie di antipasto a base di formaggi tipici, acqua a volontà, frutta di stagione, dolce per la carica, e per finire, un buon caffè forte. Un po' di relax prima di iniziare a caricare le biciclette sul furgone giallo di Andrea e si parte per arrivare a Perdasdefogu. La strada per Perdas è stupenda anche da fare in auto (chissà in MTB), i paesi che attraversiamo sono: Escolca, Nurri, Orroli ed Escalaplano. Ad Orroli sfioriamo un’altra delle Nuraghe più importanti della Sardegna, la strada che percorriamo è intrisa di storia e lo si vede subito guardando le numerose rovine nuragiche. Arrivati a Perdas, attraversiamo il paese ed, alla fine, troviamo quella che è la base militare della NATO, una delle tante che si trovano purtroppo su questa stupenda isola. Continuiamo ancora lungo la strada ancora per qualche chilometro e finalmente giungiamo in un punto dove è possibile scaricare le nostre biciclette, salutiamo l’ospitale Andrea, gli diamo i 100 euro concordati e lui ci lascia i suoi bigliettini da visita. Ci lasciamo alle spalle un mezzo pomeriggio in furgone, durante il quale hanno dormito tutti tranne me ed Andrea (lui guidava). Risaliamo in bici e si parte nuovamente: destinazione Cardedu! La strada sarà tutta in discesa fino a Tertenia,  molto largo perché è una strada militare utilizzata dalla NATO per il trasporto di vari mezzi di certe dimensioni , il discesone è lungo circa 15 Km e la velocità che si raggiunge, se non si usano sapientemente i freni, è molto elevata. Tocchiamo i 70 Km/h incontrando pochissime auto, qualche camion militare e nessun'altro. In circa 20 minuti di discesa arriviamo al bivio con la SP 125 dove a destra si va a Cagliari mentre a sinistra si va verso casa. Sono ormai le 16:30 e abbiamo da fare ancora circa 35 Km di percorso in pianura, ma, nonostante questo, questi ultimi chilometri sembrano non finire mai. Lungo la statale la temperatura è elevatissima e le auto sfrecciano a velocità sostenuta e proprio su questa statale, in una posizione abbastanza nascosta, ci sono anche i soliti poliziotti con i rilevatori di velocità davanti ai quali sfrecciamo anche noi 4 bikers, ma il rivelatore non ci vede nemmeno. Sono le 17:30 e arriviamo a Cardedu, contenti della meravigliosa avventura ma stanchi e con il sedere abbastanza dolorante. E' stata un’avventura stupenda innanzitutto per la compagnia e poi perché è stata fatta con le nostre amate MTB, amiche instancabili! Speriamo di farne un’altra altrettanto bella e interessante anche  il prossimo anno, CIAO! CIAO!
 

I 4 Bikers protagonisti del viaggio sono: Alfredo D’Avella, Fabio Porro, Annibale Lucchini e Manuel Lucchini.

Vi siete persi la lettura della prima parte del racconto di Alfredo? Niente paura, potete leggere la prima parte della sua Sardegna in bici!!!

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