In bicicletta sul ponte di Mostar

Pubblicato in Bosnia Erzegovina
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Giornata assolutamente rilassante per raggiungere, in sella alla bici, il ponte di Mostar ed il suo centro divenuto il simbolo della ricostruzione del dopo guerra in Bosnia-Herzegovina. Ma facciamo un passo indietro, ieri mi sono concesso una cena, a dire il vero piuttosto frugale, cucinata dal proprietario della baita in cui mi trovavo a dormire. Una birra innaffiava delle enormi fette di zucchine impanate ed una zuppiera di pomodori e cetrioli. Al mattino, quando è tempo di pagare, mi stupisco della cifra: 30KM (15€), davvero un prezzo astronomico per queste zone!
Riparto rigenerato verso le 7.30 per scollinare circa 100m più avanti. Di qui in poi la strada proseguirà in discesa e pianura fino al termine della tappa odierna a Mostar.

 

7° Tappa Prozor-Mostar
Distanza 86 km
Dislivello 373 m
La vista dal passo spazia su Prozor e su un ampio bacino lacustre poco ad ovest. Scendo per oltre dieci chilometri ed anche oltre il piccolo abitato la pendenza della strada non sale sopra lo 0%. In meno di un'ora percorro oltre 30km, soste fotografiche comprese. Entro nel canyon scavato dal fiume che più a valle è stato bloccato da una diga allargandosi a formare il lago Jablanica, un lungo bacino a forma di L. Già alle 10 il sole arroventa il clima e mi ritrovo a sudare copiosamente pur senza faticare. Proseguo lungo la Neretva fino alla cittadina di Jablanica, l'ultima prima di Mostar. Ora la strada prosegue piana e l'asfalto inizialmente orribile mi costringe a rallentare. Tutto il traffico, inesistente fino ad ora, si incanala qui proveniente da Sarajevo e diretto a Mostar e sulla costa dalmata: Ploce, Dubrovnik, l'isola di Hvar ed altre non sono distanti. La Neretva mi accompagna placida tanto che pare impossibile sia lei l'artefice della forra nella quale mi trovo a pedalare. In certi punti le rocce sporgenti salgono per centinaia di metri, immote come solo il granito può essere. Eppure lo scorrere quieto di queste acque ha scavato, con la costanza che solo alla natura è concessa, questa valle ormai ricoperta di foreste di latifoglie fin sulle sponde del fiume.
Proseguo e mi si presentano davanti immagini che forse sono da attribuire alla fantasia della mente colpita dai raggi del sole, piuttosto che alla realtà che i miei occhi credono di vedere: una bambina in un vestito rosa della festa gioca solitaria a palla nel cortile di una casa apparentemente abbandonata nel mezzo del nulla; un vecchio a petto nudo con la pelle bruciata dal sole fa autostop dietro una curva su questa strada che non conduce e non arriva da nessuna parte; un allevamento di salmoni sta adagiato sulle sponde del fiume affiancato ad una fabbrica di marmellate, come se da un momento all'altro dovesse apparire un campo di peschi od albicocchi ed io fossi diretto verso le coste del mare del nord.
Tra queste visioni il mio viaggio in bici verso sud procede su una lingua d'asfalto ora nuovo, liscio come un whisky scozzese puro malto, nero come l'inchiostro di seppia. Emana un'afa opprimente e le ruote della bicicletta sembrano sciogliersi, fuse dal suo calore. Un tunnel più lungo degli altri già passati fa da porta agli inferi della piana in cui sta adagiata Mostar, quindici chilometri più a sud. La strada ora è dritta come l'asta di una bandiera e il sole allo zenit rende l'afa quasi insostenibile. Il paesaggio cambia bruscamente, come se un muro naturale fosse stato innalzato ad impedire alla vegetazione di propagarsi. Le colline sullo sfondo sono brulle, punteggiate di arbusti radi e rachitici. Il traffico già sostenuto diviene più fastidioso e pericoloso una volta superato l'abitato di Potoci (o qualche cosa di simile...) ma in pochi minuti il "Vecchio ponte"  di Mostar (Stari most ) è raggiunto. Non è ancora mezzogiorno e mi ritrovo senza volerlo a pochi metri dal centro storico. La zelante impiegata dell'ufficio informazioni turistiche mi trova in trenta secondi una sistemazione in ostello per dormire a Mostar lowcost, ma devo attendere oltre mezz'ora per vedere apparire il proprietario di "Viila Sara" venuto per accompagnarmi nella mia stanza.
Mi rinfresco ed in un paio d'ore sono per strada diretto verso il centro storico ed il simbolo di questa cittadina distrutto dall'odio nel 1993 dopo oltre 400 anni di vita. Ora il ponte di Mostar è stato ricostruito identico, con le stesse tecniche utilizzate un tempo e la stessa pietra. Piano piano anche il suo antico fascino si sta ricostruendo. E' splendido passeggiare per gli stretti vicoli ciottolati del centro nonostante ogni passo costi fatica e sudore. Entro in una galleria fotografica dove sono esposte alcune immagini che narrano la storia recente del ponte e dei suoi dintorni. E' impressionante vedere la devastazione che le bombe avevano portato solo 16 anni fa ed altrettanto incredibile risulta vedere ora la ricostruzione, praticamente identica, della maggior parte degli edifici. E' ancora visibile comunque qualche abitazione le cui facciate risultano segnate dai fori dei kalashnikov. Mi concedo del sano turismo per i viottoli pieni di bar e negozietti di souvenir ma dopo un paio d'ore, più stanco che dopo cento chilometri in bicicletta, mi devo sedere all'ombra e bere qualcosa di fresco. La sera è dedicata ad una sessione fotografica in cui Mostar ed il suo nuovo Ponte Vecchio sono i modelli.

Per scoprire il percorso seguito durante il viaggio nei Balcani potete leggere il riassunto del viaggio in bici da Trieste a Sarajevo tra Croazia, Bosnia e Montenegro.

Se vi siete persi la puntata precedente tornate al racconto della sesta tappa del diario del viaggio in bici in Croazia, Bosnia e Montenegro. Se invece volete continuare l'avventura, leggete il resoconto della ottava tappa.

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Cicloviaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide montagne del suo Trentino e dei dintorni del lago d'Iseo dove abita, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, ha dedicato gran parte della vita al cicloturismo viaggiando in Nuova Zelanda, Balcani, Norvegia e molti altri paesi. Ultimamente ha trascorso dieci mesi in bici nel Sud est asiatico e ha attraversato le Ande in bici.
Sito web: www.lifeintravel.it

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