Come abbiamo deciso di mollare tutto e andare in Cina… in libertandem

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Forse l’idea vi ha sfiorato in un grigio giorno di pioggia qualsiasi, magari vi ha allettato per un po’, e ci avete perfino fantasticato sopra mentre eravate al lavoro, incastrati nel traffico, o in coda all’ufficio postale.
Poi i soliti più che legittimi interrogativi si sono affollati come nuvole sull’assolata spiaggia caraibica dei vostri sogni a difendere la tranquilla monotonia del tran tran quotidiano: Come posso permettermi un viaggio a lungo termine? Dove trovo i soldi per mollare tutto? Cosa dirà la mia famiglia? Troverò mai un lavoro al mio ritorno?
GIRO DEL MONDO IN LIBERTANDEM – Un viaggio in bici all’insegna dell’ecologia, un’avventura alla scoperta del mondo, un inno alla vita, alla salute e alla libertà. Loro sono Ale e Ste, nomadi a due ruote. Il loro viaggio in pillole su GODIMUNDI
Avete mai pensato di mollare tutto e partire per un lungo viaggio senza biglietto di ritorno?

Le origini del viaggio

Beh, dobbiamo ammetterlo, per due grulli come noi è stato piuttosto facile decidere di andare. Non avevamo granché da perdere, né un lavoro, né una casa, né una famiglia a cui badare. È bastato sentire giorno dopo giorno l’irresistibile desiderio di partire alla scoperta del mondo per attivarci a cercare la formula magica che ci permettesse di tramutare il proposito in realtà.
Siamo nomadi per vocazione e sentiamo di avere il viaggio nel sangue, lo sappiamo da quando Alessandro solcava le selvatiche cime dell’Appennino centrale in compagnia del suo asino e Stefania girovagava zaino in spalla per le polverose strade dell’Africa orientale.
Abbiamo sempre preferito muoverci a piedi – anche per abbattere completamente le spese di trasporto e poterci permettere di viaggiare il più a lungo possibile –, ma il mondo d’oggi è duro per chi ama camminare: ci sono spesso poche alternative a lunghi chilometri di asfalto, soprattutto perché nessuno si occupa di mantenere né conosce più i sentieri e le scorciatoie per andare dal proprio paese a quello vicino; paesaggi stressanti e cementificati costringono anche gli intrepidi a sorbirsi ore e ore di autostop che li scaraventano da un posto all’altro a seconda dell’umore di chi ha avuto la gentilezza di raccoglierli sulla strada; se poi si ha la sfortuna di capitare in un posto poco piacevole, si è costretti a rimanervi, almeno per il tempo necessario affinché la forza delle proprie gambe o un altro cuore tenero sia riuscito a condurci abbastanza lontano.
Insomma, ci serviva una marcia in più, una modalità giusta, sana ed economica, che fosse a nostra misura. Ed ecco l’amuleto che si è rivelato la chiave della nostra ricerca: il libertandem.
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Libertandem, verso la libertà con rispetto

La bicicletta è, per le nostre esigenze, il modo ideale di viaggiare. È un mezzo minimale, e per questo adatto a tutti, che non richiede né investimenti enormi né cure eccessive, che non disturba troppo né il paesaggio né il portafoglio, che non necessita di una grande preparazione né di documenti per essere guidato ed esportato. È il mezzo più adatto all’esplorazione, perché permette al viaggiatore di immergersi in prima persona nel territorio che attraversa e di instaurare un contatto autentico con i suoi abitanti, armonizzandosi gradualmente con l’ambiente e la cultura; che per eccellenza rappresenta autonomia e libertà, perché vi si può trasportare tutto il necessario per campeggiare, minimizzando in questo modo i costi di vitto e alloggio e spingendosi davvero “into the wild”. È un mezzo rispettoso di noi e degli altri, alleato della nostra salute e del nostro benessere, che viaggia sempre a un ritmo umano, alla velocità dettata dal continuo dialogo tra i nostri muscoli e la curvatura del paesaggio.
Se per Alessandro, ciclista navigato, i vantaggi del viaggio in bici erano fin dal principio palesi e ineguagliabili, a me (Stefania), imbranata senza speranza, il pensiero di guidare una bicicletta in mezzo al traffico non convinceva per niente. Il tandem è la soluzione perfetta per la nostra strana coppia: ci permette di condividere ogni momento del viaggio, di allenarci insieme e di lavorare sui rispettivi punti deboli (la mia paura delle automobili e lo spirito di competizione di Ale…:) Volete mettere poi per dei risparmiatori come noi avere una bici invece che due? Un comodo salva-spazio dove dividere il peso dei bagagli e le spese di manutenzione su un unico mezzo!
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Il giro del mondo in bicicletta... una scusa per vivere bene

Una volta trovata l’idea giusta, il progetto ha cominciato a prendere vita da sé. Il desiderio di fare il giro del mondo in bicicletta si è rivelato il modo di mettere in pratica un sogno di più lunga durata, l’aspirazione a una vita sana, libera e bella, a contatto con la natura e ispirata ai principi dell’ecologia e della condivisione.
Fin dall’inizio non abbiamo pianificato un itinerario ben preciso, una meta prefissata e uno scopo che non fosse quello di agire per il nostro benessere e la nostra felicità. A qualcuno potrà sembrare una scelta sconsiderata ed egoista, una facile via di fuga per sottrarsi alle proprie responsabilità. Perdonateci per questo, siamo giovani ed avventati! Abbiamo però avuto modo di maturare un chiaro senso di cosa significhino la nostra libertà, il nostro benessere e la nostra felicità, e sappiamo che non sono mai prescindibili dalla libertà, dal benessere e dalla felicità degli altri e del mondo intero. Partendo da questo presupposto, non è forse la prima responsabilità di ciascuno di noi cercare di realizzare la nostra essenza, la nostra natura di uomini, quello per cui sentiamo di essere nati? Noi non siamo nati per certe cose: fare soldi per comprarci una casa, fare carriera per essere persone rispettabili, ammalarci di lavoro per poterci permettere una vita piena di agi. Noi siamo fatti per viaggiare: vogliamo esplorare il mondo per vedere quello che ancora c’è di buono e di bello, per ispirarci alle realtà comunitarie che ovunque si moltiplicano in difesa della salute e dell’ambiente, per trovare un piccolo spazio dove cominciare passo dopo passo a fare la differenza.
Partire, è vero, ci libera da alcuni vincoli che la vita sedentaria inevitabilmente comporta (il lavoro, l’affitto, le bollette, la logica di produzione e consumo), ma soprattutto ci rende liberi di scegliere cosa vogliamo fare e chi vogliamo essere. Se poi non riusciremo a trovare di che mantenerci in viaggio, e non raggiungeremo mai un posto che ci piaccia dove stabilirci, e avremo speso tutti i nostri risparmi in una grande avventura, certo non potremo dire di non averci neanche provato!

Perché, se si ha un sogno, chiuderlo in un cassetto in attesa di avere il tempo, il denaro, la voglia di realizzarlo?

Ale e Ste | Godimundi
Non intendiamo certo suggerire che partire per il giro del mondo in bicicletta sia una soluzione universalmente valida per risolvere i propri problemi o quelli del mondo. Crediamo però che avere l’opportunità di fare ciò per cui ci si sente portati è una libertà che dovrebbe essere data a tutti, che per tutti esista un libertandem, un talismano, una formula adatta a ognuno di noi per prendere in mano le redini della propria vita e realizzare finalmente quello per cui siamo nati.
Uzbekistan in b...
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Continua a leggere il diario del giro del mondo in bici (anzi, in Libertandem) di Ste e Ale:
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