Umbria in punta di pedali | Frontone - Colle di Nocera Umbra 7° tappa

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La notte ha inghiottito i nostri copertoni, le borse e anche la nostra voglia di scoprire l'Umbria in bicicletta... almeno per oggi.
Nella sala ottocentesca dell'agriturismo, dove un camino scoppiettante cerca invano di scaldare i commensali, una fotografia dai colori vivaci cattura l'attenzione: lui molto più vecchio di lei, ipnotizza con il suo sguardo dolce e i capelli canuti, color delle stelle. Lei indossa grossi occhiali da sole e lo abbraccia con tenerezza, dietro questa fotografia si nasconde una storia inaspettata lo sento, ma forse è meglio fare un passo indietro nel nostro viaggio in bici...

Mappa

 

Salita all'Eremo di Fonte Avellana

Nulla può eguagliare una strada come quella che conduce all'eremo di Fonte Avellana, una delle perle delle Marche. In bicicletta, carichi e ancora capaci di stupirci davanti ad ogni scorcio del nostro viaggio attraverso l'Italia, iniziamo la lunga salita al valico che precede il luogo sacro, luogo in cui anche Dante soggiornò secoli fa. La strada è tutta nostra mentre ci avviciniamo alle nuvole che sovrastano la cima del Monte Catria incapucciato come un frate infreddolito. In una piccola radura, una macchia appariscente nella vegetazione fitta, qualcosa si muove.
Fermo la bici, avvicino il dito alla bocca invitando Leo al silenzio, monto il teleobiettivo e mi avvicino al bordo della strada curiosa.
Un daino sta facendo colazione qualche decina di metri sotto di noi, ignora la nostra presenza e il vento continua a renderci invisibili all'olfatto, una grande fortuna.
daino
I tornanti si susseguono uno dopo l'altro, sembrano non finire mai ma la cima non è più così lontana e finalmente il monastero appare. Fonte, perchè sorge vicino ad una sorgente, avellana perchè il territorio è ricco di piante di nocciòlo ossia di Corylus avellana in latino, il nome dell'eremo fondato da San Romualdo nel 980 non è stato affidato al caso.
La guida che accompagna all'interno del suggestivo tempio camaldolese racconta questo e tante altre storie che rendono il luogo ancora più suggestivo. Nello scriptorium, per esempio, i monaci, che seguivano la regola benedettina, trascrivevano antiche pergamente in greco e latino lasciando ai posteri un tesoro di inestimabile valore.
In questa settimana tappa del nostro viaggio in bici attraverso l'Italia appenninica le sorprese non mancano davvero...
Intorno all'eremo si ergono imponenti e fitti castagni e la stagione autunnale è propizia alla raccolta dei frutti, purtroppo scopriamo presto che la porzione di bosco attorno al monastero appartiene allo stesso e decidiamo di lasciar stare nonostante la forte tentazione.
Da Fonte Avellana la strada scende tagliando i boschi come un'accetta prima di riprendere a salire faticosamente e controvento verso il valico di Monte Cilio.
Tempo da lupi, il Monte della strega, nuvole cupe e buie, aria frizzantina e le prime gocce dal cielo, un brivido mi percorre la schiena... chissà perchè!
Siamo nel parco del Monte Cucco, tra Marche e Umbria, meta rinomata soprattutto dagli amanti del volo in deltaplano ma anche per chi non disdegna camminare, praticare cicloturismo e mountain bike è un posto davvero invitante! Superiamo l'abbazia di Sitria, collegata a Fonte Avellana anche da un sentiero, apparentemente abbandonata a bordo strada nel bel mezzo dell'Appennino, l'abbazia vanta un'aurea misteriosa.
Per pausa pranzo optiamo per una sosta in un bar a Isola Foscara, un bar che non troveremo mai...
 

Il Parco del Monte Cucco in bicicletta

Isola Foscara è un piccolo borgo infossato tra monti e boschi cupi, un posto triste soprattutto in una giornata uggiosa.
Seguiamo il corso del fiume Sentino fino al bivio per Pascelupo. Ricomincia la salita su strade strette che sembrano non esistere finchè non si iniziano a percorrere. Pascelupo, isolata dal mondo, appare disabitata, ma l'eremo di San Girolamo aggrappato ad uno sperone roccioso nel bel mezzo di un bosco no. Le persiane delle finestre sono aperte e il solo pensiero di raggiungerlo con bicicletta e bagagli mi spaventa molto anche se, solo più tardi, scoprirò che la secolare magia e l'isolamento dell'eremo sono stati annullati da tempo a causa dalla costruzione di una strada asfaltata.
Alle spalle dell'eremo una cascata scende vigorosa formando una profonda forra: il Rio Freddo in millenni di caduta libera ha creato un piccolo paradiso naturale meraviglioso.

eremo san girolamo

Il primo abitante del monastero fu il beato Tomasso da Costacciaro che ci visse per 65 anni, ma questa è una storia davvero vecchia...
Il fenomeno dell'eremitismo si diffuse tra il 900 e il 1100, anni duri e crudeli, anni in cui si cercava il contatto diretto con la Natura e con Dio come insegnava San Girolamo: "la città è prigione; la solitudine, paradiso"
Ancora affascinati dal parco, dai suoi misteri e dai suoi abitanti, antichi o recenti che siano, pedaliamo in direzione dell'Umbria.
In bicicletta il sapore di ogni luogo attraversato è più dolce! Il tracciato costeggia il laghetto di Perticato per poi alternarsi in leggeri saliscendi fino a Campodiegoli. Borgo colorato e pittoresco ci respinge con timori e pregiudizi ingiustificati, il tutto attraverso le parole di una signora che dal balcone di casa ci spinge ad allontanarci.
borghi appenninici

Oltre il passo, l'Umbria!

La manutenzione delle strade è costosa e per essere efficiente deve venir fatta con costanza, anche sull'Appennino tante vecchie vie di comunicazione sono state dimenticate per lasciar spazio a superstrade e tangenziali... meglio così! Queste strade sconnesse e piene di buche sono la manna per i cicloviaggiatori e i mountain bikers che possono percorrerle senza rischiare la pelle ogni istante.
Appena superato Campodiegoli una di queste vie abbandonate entra a far parte ufficialmente del nostro viaggio in bicicletta attraverso l'Italia.
Appena usciti dal paese, affamati e stanchi, decidiamo che dobbiamo evitare a tutti i costi la SS76. Il gps ci viene ancora una volta in aiuto mostrandoci un'alternativa chiusa al traffico mesi prima, la vecchia statale! Senza pensarci troppo iniziamo la lenta ascesa superando vecchi caseggiati abbandonati, un bosco che sta mangiando l'asfalto bucherellato come un colino per pasta, il silenzio di una strada dimenticata dove gli unici avventori oltre ai caprioli e scoiattoli, siamo noi!vecchia statale valle d esino
Fossato di Vico e Osteria Gatto sono i primi due paesini che ci accolgono dopo la discesa, poco prima di ritrovarci fuoristrada sul percorso ciclabile della Strada consolare Flaminia in direzione di Gualdo Tadino.
La notte ci sorprende durante gli ultimi chilometri di tappa mentre arranchiamo spossati fino a Colle di Nocera Umbra, indecisi se campeggiare o se, per questa volta, preferire un comodo letto caldo. Nell'agriturismo aleggia un profumo di buono, di calore e amicizia ma un volto con occhi sorridenti e capelli bianchi mi distrae dalle dolci sensazioni dell'arrivo. Nella fotografia il proprietario, un uomo di mondo benvoluto da tutti, è abbracciato da una donna più giovane. Indossa grossi occhiali da sole che nascondono parte dei lineamenti, sono felici. L'anziano uomo è deceduto lo scorso anno e la gestione della struttura è ormai nelle mani della giovane moglie che non riusciremo a conoscere ma che, tra storie e bisbigli d'agriturismo, ci farà fantasticare su apparizioni improvvise e un pranzo al sacco per il proseguimento della nostra avventura sull'Appennino...
 
Per scoprire tutte le tappe di #transitalia e scaricare le tracce GPS dai un'occhiata alla mappa del nostro viaggio in bici oppure continua a viaggiare in bici per l'Italia tornando alla tappa n° 6 da Urbino a Frontone... a breve ti racconteremo anche l'ottava tappa da Colle di Nocera Umbra a Pettino.
Veronica

Classe 1983 (mi han detto che ne sono nati di matti quell'anno...), abito nel bellissimo Trentino da qualche anno e la fortuna (o sfortuna) mi ha fatto incontrare Leo con cui ora vivo e scrivo su lifeintravel.it Dopo aver girato l'Europa e l'Italia con i miei genitori, per la maturità mi sono regalata un viaggio in 2 cavalli da Milano a Praga (un fiorino ha interrotto il nostro viaggio verso Mosca facendoci ribaltare su una strada slovacca). Dopo aver cambiato mille lavori (pasticcera, agente di viaggio, venditrice di gabinetti, addetta alle lamentele in un call center, barista, cubista ehm, questo non ancora!...) ed aver viaggiato due volte in Messico, ho mollato tutto senza alcun rimpianto per volare in Nuova Zelanda dove ho bighellonato per cinque mesi. Nel 2010 con Leo sono partita per un lungo viaggio in bicicletta nel sud est asiatico. Ora, fra un'escursione in montagna ed un'avventura, sogno e risogno la Panamericana sulle due ruote!!! Ecco in poche parole chi sono: cicloviaggiatrice per scelta, pasticciona a tempo pieno, mountain biker per caso, quando non viaggio ne sto combinando una delle mie...
Sito web: www.lifeintravel.it

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