Ladakh in mountain bike | In cima al mondo a due ruote 2° parte

Pubblicato in India
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Finito il dovere mi dedico al piacere di scoprire un po' di Ladakh in bicicletta ma non solo: giro la città vecchia, il castello, i templi buddisti in cima alle montagne, oltre i 4000 m esploro tutto a piedi o in bici, 3 giorni incredibili, vivendo, internet a parte, con ritmi inimmaginabili per la nostra frenetica società.
Serenità, pace, relax, sono le uniche parole che possono descrivere la mia condizione. La gente è cordiale, ci si saluta tutti per strada, ci si ferma a scambiare due parole o semplicemente ci si sorride ogni volta che si incrocia con qualcuno...
 


Scoprendo il Ladakh in bicicletta

 
Arrivano…! Tutto pronto. Il gruppo di scalatori che vuole andare alla conquista di uno dei passi più alti del mondo è arrivato.
Ci trasferiamo in albergo, confortevole e bello, finalmente mi faccio una doccia calda, nella guest house c'era solo acqua fredda. Ci incontriamo nel cortile dell’albergo dopo 2 ore dal loro arrivo, facciamo un briefing riguardo il tour in MTB che andremo ad affrontare, alle eventuali difficoltà che si potrebbero incontrare per via dell’altitudine ed alle usanze locali che vanno rispettate il più possibile. Il briefing si conclude con l’assegnazione delle biciclette e tutti i settaggi di rito per poi partire insieme per un giro a goderci la città.
Ci svegliamo verso le 8 per il primo giro in bici, un anello di 35 km fino alla valle sottostante dove scorre il fiume Hindus e poi un transfer di ritorno in albergo, il primo giorno andiamo leggeri.
La discesa è divertente anche se su asfalto, seguiamo la strada principale tenendo la sinistra… attenti alle rotonde! Arriviamo al tempio di Spituk, antico tempio Buddista ricco di colori e meraviglie, i monaci ci accolgono con il loro sorriso pacifico e la nostra guida locale ci illustra la cultura e le tradizioni del Buddismo indiano. Proseguiamo lungo la valle per un po per poi iniziare a salire verso il deserto di alta montagna. Se non fossimo circondati da montagne di 7000 m potremmo tranquillamente pensare di trovarci in mezzo ad uno di quei deserti del selvaggio West.ladakh8
Il paesaggio è veramente incredibile: terra e sassi e nient'altro. Arido all'inverosimile e caldo, caldo, caldo.
Sono solo pochi chilometri ed i fuoristrada che ci fanno assistenza sono carichi di acqua per qualsiasi esigenza. Finisce il deserto e ricomincia di nuovo la valle del fiume e poi… cambio di programma! I ragazzi si sentono in forma, perciò spostiamo il transfer al tempio di Spituk e seguiamo il fiume a ritroso ma sull'altra sponda.
Una doverosa sosta al ponte delle preghiere e poi via verso il mezzo che ci attende. Passiamo la serata in giro per la città a raccontarci le esperienze della giornata e le aspettative per la grande impresa alla quale ci stiamo preparando. Ci prepariamo a trascorrere le prossime due notti lontano da Leh, continueremo la fase di acclimatamento con delle tappe un po' più dure delle precedenti, dopotutto l'impresa che ci aspetta non è da poco, la salita per il Kardung La sarà lunga e faticosa…
 
 

Scendendo in MTB lungo l'Indus

 
 
Partiamo in discesa dopo un piccolo transfer verso la valle di Nimmu dove visiteremo la dimora del fratello del Dalai lama. La discesa è affascinante, siamo di nuovo nel deserto e questa volta la visuale si apre su un'ampia valle con al centro la montagna che ospita il tempio buddista sulla sua sommità. Al lato possiamo visitare il villaggio dei rifugiati tibetani con le sue case di fango. La notte dormiamo in una Guest House e ceniamo da una famiglia Ladakhi, un'esperienza coinvolgente!
Sveglia, colazione e partenza... in discesa per la prima parte della tappa di oggi.
Seguiamo la valle del fiume Indus. La discesa è impegnativa e lunga, ci porta ad attraversare villaggi di fango.
A dispetto delle apparenze questa è un’area ricca della regione proprio grazie alla presenza del fiume, l’agricoltura è fiorente e le mucche non sono magre e piccole come quelle della città. Le persone ci sorridono e i bambini sono incuriositi non tanto dalle biciclette quanto dai colori dei nostri indumenti e dai caschiladakh6
E’ bello vedere i sorrisi accendersi sui loro volti e l'entusiasmo con cui spesso accolgono il nostro passaggio. La giornata in mountain bike prosegue in un continuo saliscendi che mette a dura prova il nostro fiato (non dimentichiamoci che stiamo pedalando oltre i 3000 m e respirare non è facilissimo...).
Arriviamo alla meta non senza fatica, dormiremo anche oggi in guesthouse e ceneremo da una famiglia. L’argomento che anima la nostra serata è la visita ad Alchi, paese abbandonato per secoli e restaurato dai monaci dove sono conservati tra i Mandala più importanti e belli della regione. Quante emozioni!!!
 
Continuiamo la nostra discesa lungo l’Indus, su una strada che è poco asfaltata, o come amo io descriverla scherzosamente… in asfalto tecnico.
In questi giorni, quello che mi ha colpito di più è l’incredibile facilità con la quale si arriva ad avere il fiatone a queste altitudini. Dopo poche decine di metri in salita o anche in pianura con una buona pedalata, il fiato diventa corto e si sente immediatamente, se non si rallenta, quella morsa allo stomaco che annuncia la brutta voglia. La cosa che mi lascia basito ogni volta è l’altrettanta facilità con la quale si recupera il fiato.
Sei a metà salita, il respiro è così corto che ti devi fermare per non sentirti male e, dopo cinque secondi di orologio, il respiro ritorna regolare e si è pronti a ricominciare come se non avessimo ancora pedalato.
 

La Valle della Luna

 
La tappa ci porta ancora più giù verso un prospero villaggio dominato da terrazze ricavate nelle montagne per le coltivazioni. Qui, come al solito, l’accoglienza è calda: tutti ci salutano e ci danno il benvenuto. Ricordiamoci che siamo molto lontani dalle convenzionali rotte turistiche, perciò i nostri volti destano l’interesse dei locali non abituati ai lineamenti occidentali.
Giorno di Luna…. Passeremo attraverso la valle della Luna. Ho visto solo delle fotografie e sono esaltato all’idea. La valle non delude, il suo paesaggio è veramente lunare: dune di sabbia bianca intramezzata con praterie e scenari che danno l’impressione di trovarsi sul nostro astro. Guardando il cielo mi aspetto di scorgere il pianeta Terra lontano, come si vede nei film di fantascienza e l’emozione è grande. Dalla valle ci aspetta un transfer verso Leh, per raggiungere il nostro albergo.  Stasera la cena è libera e decidiamo per un ristorante tibetano che si trova a 20 minuti di cammino dalla nostra sistemazione. E’ stato il preferito per tutti i miei giorni di “esplorazione”e ci torno volentieri. I proprietari mi riconoscono e ci riservano un ottimo tavolo.
La cena è spettacolare, la cucina tibetana non è molto speziata ed è discretamente varia, ha notevoli influenze cinesi ed indiane. A fine pasto siamo sazi ma non appesantiti: ho già perso 2 kg da quando sono qui, mi sa che mi trasferisco…
 

Sul tetto del mondo

 
La notte dormo poco, domani saliamo su uno dei passi più alti del mondo, il Kardung La e sono eccitato. So che dovrei riposare, so che mi serviranno tutte le energie e i fiato che ho, ma il pensiero dell’impresa mi tiene sveglio più del necessario e del consigliato.ladakh2
E come da copione la mattina mi sveglio come dopo una notte in discoteca. Ho il cervello spento, la batteria a terra ed è finita la benzina fino a che un neurone coraggioso non mi ricorda il programma di oggi e… miracolo, l’adrenalina fa il suo dovere ed in due minuti sono di nuovo, più o meno, vivo… Eccoci qua, tutti un po' eccitati e un po’ preoccupati perchè potremmo anche non farcela... E se qualcuno si sente male? E se non ci fanno passare al posto di controllo??? Siamo all'uscita di Leh, all’inizio della salita, 45 km circa per 2200 m di dislivello. Il cuore comincia a pompare per l’emozione e si parte, già con il fiatone, il cuore poteva aspettare un po’ ad emozionarsi….!!!
Infinita, è l’aggettivo che più spesso affiora nella mia mente, infinita, con il rampichino quasi costante per via dell’altitudine, infinita, nessuno parla ed in pochi contempliamo il panorama incredibile che ci circonda. Quando si parla di alta montagna ci si immagina foreste di conifere, aria gelida, rocce coperte di muschio e, perché no, neve e ghiaccio.
Qua sembra tutto sbagliato: landa arida senza traccia di vegetazione, caldo torrido da deserto africano, lucertole con colori sgargianti e, siamo fortunati nell’avvistamento, un avvoltoio Himalayano la cui apertura alare lo fa assomigliare ad un piccolo aereo da turismo. Attorno a noi si vedono altre montagne, quasi tutte oltre i 7000m e su quelle la neve c’è!!! La strada che seguiamo è tendenzialmente asfaltata ( da asfalto tecnico) ed è percorsa, fortunatamente non di frequente, da camion traballanti che trasportano davvero di tutto.
I nostri timori riguardo il posto di blocco sono infondati, non c'è nessun problema e ci fanno passare augurandoci buona fortuna e ne avremo bisogno. Mancano ancora 18 km da percorrere ed il caldo è sempre più atroce. Le mie labbra iniziano a diventare dure e spigolose, segno di disidratazione e di troppo sole, le gambe sono dure come la pietra ma girano ancora, fortunatamente ho dei buoni occhiali da sole, se no sarei stato praticamente cieco. Bevo, faccio esercizi mentali per rilassarmi, cerco di intavolare una discussione con uno dei miei compagni di viaggio, che mi guarda come si guarda uno che ti chiede se può rubarti la macchina con la fidanzata dentro. Giusto, niente distrazioni e il passo si avvicina, lentamente ma inesorabile.
Anche il temuto mal di testa da altitudine non si fa sentire, buon segno… Ancora un’ora e venti minuti… un’ora e tre minuti… cinquantadue minuti… trentasette… diciotto… cinque, il passo è così vicino, viene voglia di scalare un rapporto per accorciare i tempi, ma sarebbe fatale, non voglio appoggiare il piede a terra… pochi metri e ci siamo…
Il racconto del viaggio in bici nel Ladakh di Gionata è giunto al termine ma se vi siete persi la prima parte, potete trovarla qui.
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Ladakh in mountain bike | In cima al mondo a due ruote 2° parte - 5.0 out of 5 based on 1 vote
Gionata

Il giorno in cui nacqui mi resi subito conto di essere un bambino fuori dalla norma, il che fu confermato subito dal medico che aiutò mia madre. Guardandomi attentamente stabilì due cose: 1) avevo delle mani gigantesche, 2) avevo immediato bisogno di 4 trasfusioni di sangue... La questione del sangue si è risolta in una settimana di tribolazioni, durante la quale tante facce sconosciute vennero ad affacciarsi al vetro che dava sulla mia culla. Imparai, in seguito, che quelle facce appartenevano alle persone più importanti della mia infanzia... padre, madre (mai vista dall'esterno), prozii ed amici dei miei genitori. Per le mani non ci fu nulla da fare, grandi erano e grandi sono rimaste. A quattro anni e mezzo ho iniziato a praticare il mio primo sport riconosciuto dal coni il pattinaggio; il tiro alla bottiglia e la scalata del noce non sono attualmente ancora stati inseriti negli elenchi ufficiali. Ad oggi posso dire di aver praticato gli sport più disparati, dimostrando allo stesso tempo una grande attitudine per lo sport (sopratutto quelli pericolosi) ed una fisiologica incostanza. Ho praticato, oltre al pattinaggio, la pallavolo, il basket, lo skateboard, il windsurf, il free climbing, immersioni in apnea, tuffi, hockey sia su rotelle che su ghiaccio, snowboard ed equitazione... poi venne il trekking che mi diede la direzione. Giorni immerso nella natura a camminare per chilometri in completa autosufficienza. Nella mountain bike ho trovato la mia dimensione: la Natura meravigliosa, lo sforzo fisico e l'adrenalina... Da tutta questa attività sportiva ho imparato una fondamentale verità su me stesso... se mi chiudo in un ufficio divento un leone in gabbia... GRRR.
Per questo ed altri motivi ho trasformato la mia passione per l'outdoor in un lavoro, il lavoro più bello del mondo... IO FACCIO LA GUIDA!!!

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