SARDEGNA - AGOSTO 2005 - AVVENTURA IN BARBAGIA
Di Alfredo D’Avella.
17 e 18 agosto 2005
Storia di un viaggio (di 4 bikers tra cui un neofita) in bicicletta nel fantastico mondo delle montagne Sarde, di medio impegno, adatto a “quasi tutti” i bikers durato due giorni.
Partenza dal paese di Cardedu (NU) con le biciclette in auto, dopo pochi Km arriviamo al paese di Lanusei e proprio da questo paese inizia il Ns. viaggio!! E precisamente inizia dalla piccolissima stazione ferroviaria, perché dobbiamo portare le nostre biciclette ad un paese che si trova nelle impervie montagne della barbagia, rinomato luogo dell’anonima sarda, il paese si chiama Sadali. Ma già dalla partenza incontriamo i primi problemi, non vogliono le biciclette sul treno, anche se il giorno prima abbiamo telefonato alla stazione e ci avevano decantato la più bella ferrovia del mondo ritenendola meglio delle ferrovie Svizzere o Austriache e che era possibile caricare le nostre biciclette visto che esisteva anche un prezzo per il biglietto ferroviario (2,58 euro) proprio per le biciclette, (e 10,50 euro solo andata per le persone) dopo varie discussioni con il capostazione e gli addetti vari, riusciamo a farci attaccare una carrozza nella quale ci troviamo noi 4, le nostre biciclette ,il bigliettaio e nessun altro, mentre nelle altre 2 carrozze ci sono turisti che andranno a visitare proprio il bellissimo paese di Sadali, e si fermeranno a mangiare in un ristorantino del paese per il famoso menù alla “Barbagina”.
Sul trenino c’è con noi un certo Michele che fa la guida turistica con a seguito 50 turisti, ma preferisce sedersi con noi avendogli raccontato qual’era l’itinerario che abbiamo stabilito di fare, e così comincia a raccontarci che purtroppo “qui in Sardegna non capiscono il tesoro che abbiamo a disposizione, e non fanno nulla per incrementare questo tipo di turismo fatto in MTB.
Il trenino Verde (così si chiama) parte per colpa nostra con 5 minuti di ritardo, ma dopo aver serpeggiato per i monti sardi per alcune ore, tra stupendi panorami, di resti di nuraghe, montagne impervie, ecc..ecc. arriviamo finalmente al paesino di Sadali, ormai sono quasi le 12,20 e cominciamo ad avere anche appetito, e decidiamo di fermarci lì a mangiare il menù alla Barbagina al ristorante Is Janas (che raccomandiamo) che prende il nome dalle rispettive grotte che vi sono proprio in questo luogo, e ci fermiamo con amici che erano saliti in automobile sino a Sadali per farci compagnia, il ristorante dista dalla stazione circa 5 km, e scaricate le biciclette cominciamo ad assaporare quello che poi sarà la nostra avventura in barbagia, pedalando sotto un sole cocente, non per niente è il 17 agosto del 2005.
Ci rendiamo conto che sarebbe da pazzi partire presto proprio per il caldo che c’è, ci sono circa 35° e quindi la nostra avventura vera e propria in bicicletta inizia dopo aver salutato amici e parenti alle ore 16,30, finalmente si lascia la piana di Sadali (circa 5 Km) e si punta il paese di Villanovatulo che dista circa 20 Km, ma prima affrontiamo un lungo discesone di circa 20 minuti di tantissimi tornanti e il dislivello è di circa 500mt, è di uno spettacolare panorama che non ha nulla da invidiare a quelli alpini con i loro laghi azzurri, infatti arriviamo al medio lago Flumendosa che è un lago artificiale stupendo dove vediamo anche persone che fanno il bagno, alla fine del mitico discesone cosa troviamo?? Naturalmente un mitico salitone!! Questo salitone è costernato anche lui da vari tornanti che portano al paese di Villanovatulo che noi sfioreremo, lungo i bordi della strada troviamo un’infinità di alberi di pero e c’è un profumo eccezionale nell’aria che comincia anche a rinfrescarsi (visto che sono le 17,20) quando si passa nei punti d’ombra, questo salitone è di circa 14 Km e in cima vediamo delle grandi eliche che servono per l’energia eolica, ci saranno qualche decina di generatori tutti uno vicino all’altro, ma questo prelude anche che è un punto molto ventilato che non è tanto favorito dai bikers a meno che non sia alle spalle, vi posso dire che la salita è molto ardua e in qualche punto ci devi mettere il rampichino se vuoi riposarti per prendere fiato, ma posso dire che tutti e 4 ci siamo comportati da veri rampicatori dalla maglia a “pois” su questa SS198 fino al Valico, anche se ci siamo fermati alla casa cantoniera per i soliti bisogni fisiologici e per fare una scorta di cioccolato per la carica , e purtroppo un po’ più avanti anche per una sosta tecnica visto che Annibale ha bucato su delle spine che si trovano ai bordi delle strade, e dopo essere ripartiti con entusiasmo anche se in salita, incontriamo un altro lunghissimo tratto che è fatto da molte discese e molte salite spaccagambe e con alcuni tratti semipiannegianti ma stupendi per il panorama che si vede in lontananza , e ci accorgiamo che sono ormai lontanissimi quei generatori eolici che abbiamo lasciato da circa 50 minuti , però comincia anche a calare il sole e la luce ci sta ormai lasciando, dobbiamo affrettarci per arrivare ai piedi della “giara di Gesturi” che è il nostro obbiettivo! (anche se non vi avevo ancora detto del perché di questa nostra avventura), ma siamo solo ancora all’incrocio per Nurri dove ci fermiamo a una grossa fontana per fare scorta d’acqua e qui incontriamo una famigliola che sta facendo il pieno alle proprie botti d’acciaio forse per abbeverare i maiali e pecore.
Si riparte lasciando Nurri sulla sinistra e noi continuiamo fino a dove la SS198 si incrocerà con la SS128, e proprio da questo punto ci accorgiamo che esiste un’altra linea ferroviaria dove passa un trenino al giorno ed è qui che troviamo un guardia casello che sta aspettando il trenino ma che andrà a casa appena questo trenino sarà passato perché non è un casello di stazionamento permanente vista la rarità con cui passa il trenino in queste montagne .
Dopo aver fatto un piccolo tratto della SS128 (circa1500mt) c’è un’aglomerato di altre strade distribuite su una rotonda incrocio e prima di renderci conto che direzione prendere giriamo per due volte intorno prima di fare la scelta giusta, qui troviamo l’indicazione per Mandas, Escolca-Gergei per Isili e per Serri (dove ci dicono che vale la pena di visitare la sua “giara”) e proprio in questo punto c’e uno stupendo panorama , si vede una vallata così ampia da perdersi in lontananza , e poi ci accorgiamo che al centro di questa vallata c’è la famosa “giara di Gesturi” che si staglia in modo perfetto sull’orizzonte ormai semi offuscato da una nebbiolina finissima che consente di vedere oltre, è un punto in cui fermarsi per contemplare e fare qualche foto, però sono le 19,40 e dobbiamo partire alla grande, quindi giù in picchiata nel discesone che porta prima a Escolca , dove la gente è ai bordi dell’unica strada principale nella quale ci stiamo passando proprio in questo momento e come al “giro” tantissimi tra cui molti giovani applaudono il “gruppo” di bikers che sta passando a manetta!!! Noi rimaniamo stupefatti di fronte a questa situazione, ma ci rendiamo conto che non e ancora niente rispetto a quello che ci accadrà al paese dopo , cioè a Gergei che dista circa 5 Km perché è qui che siamo obbligati a passare la notte andando contro a quello che si era programmato, infatti a Fabio come al solito tra gli applausi, gli urli, e gli accenni al “giro” da parte degli spettatori , gli scende la catena e quindi sosta forzata con l’intenzione di ripartire subito , ma appena fermo , mezzo paesino tutto intorno!!! “da dove venite? Dove state andando? Ma siete pazzi? Ma no, non ripartite, fermatevi a dormire nell’unico alberghetto che c’è!! È ormai buio e prima di arrivare a Gesturi ci va ancora 30/40 minuti di strada ed è anche al buio!! Bhe! Diciamo che da sosta forzata è diventata una sosta fortunata!! Perché abbiamo incontrato Federico quello del Pajero bianco con 450.000 Km sul contachilometri , che sentendo ciò che era il nostro programma ci ha preso sia per pazzi che a “cuore” e ha catturato Annibale portandolo con se alle pendici della “giara” in pajero ,facendogli vedere una strada di campagna da fare, e in effetti al suo ritorno Annibale è veramente entusiasta del percorso per la giornata di domani, e tutto grazie a Federico persona eccezionale e gentile come lo è la gente del posto.
Nel frattempo Io, Manuel, e Fabio andiamo all’unico alberghetto per fare accordi con L’oste ,(Andrea) per la notte da passare e per la colazione dell’indomani , l’accordo è: 20 euro a testa compresa la colazione, io e Manuel prima di andare a nanna ci facciamo anche una buona pizza con la birra a 5 euro a testa e passiamo da Andrea ricordandogli che domani ci si deve alzare presto, alle 06,30 per la colazione…ma la notte è lunga!! C’è festa in paese e non si riesce a dormire , addirittura ci vengono a bussare le Moabite che abbiamo visto all’entrata dell’albergo ma noi pensiamo solo ed esclusivamente a dormire sapendo ciò che ci aspetta domani, andiamo a letto stanchi ma felici di ciò che abbiamo fatto durante tutta la giornata!!!!
IL GIORNO DOPO 18/08/2005
Questa mattina per Fabio è molto dura ad alzarsi, ha le gambe doloranti , qualche indecisione lo assale, ma poi chi vince in questo caso è un po’ lo spirito d’avventura e allora tutto passa, mentre io, Annibale , e Manuel siamo tutti pimpanti ed entusiasti di intraprendere il nostro viaggio programmato e sognato l’anno prima (l’estate 2004) al porto di Olbia dove per caso si era trovato un depliant che menzionava i cavallini selvatici della Giara di Gesturi, a questa avventura ci abbiamo pensato per un anno intero e questa mattina era il momento.
Dopo la doccia siamo tutti pronti, scendiamo nella “hall” puntuali ma non ci troviamo nessuno, silenzio di tomba!!
Non ci perdiamo d’animo , cosa fare?? Accendiamo le luci del bar, e a questo punto Annibale giustamente telefona all’albergo dove alloggiavamo e chi risponde? Naturalmente Andrea , che dormiva come un ghiro (è sì ieri c’è stata festa in paese).
Ma prontamente dopo 2 minuti d’orologio Andrea si presenta al bar come farebbe un buon “oste” ci serve la colazione pattuita, facciamo una piccola scorta di crostatine alla marmellata e al cioccolato, paghiamo il nostro pernottamento, chiediamo le ultime dritte ad Andrea, prendiamo le nostre biciclette, e VIA!!!!!!!!
La strada che ha indicato Federico è veramente molto bella , perché a 300Mt dall’albergo a DX inizia subito con un piccolo falso piano ma poi c’è un lungo discesone che da asfaltato diventa poi in terra battuta fino a portarci ad un piccolo ma bel guado anche di modesta profondità infatti ci bagniamo anche le scarpe, almeno, io me le bagno!!
L'aria è frizzante, sono solo le 07,00 del mattino , e fa frescolino infatti abbiamo la maglietta a maniche lunghe
Ma il caldo non si fa attendere , siamo costretti dopo il guado a toglierci la manica lunga perché comincia tutto un bel tratto di media salita , ma insistente, si sente un profumo di piante mediterranee, di pecore, di fichi d’india che sono lungo tutto il percorso , dopo un bel tratto di salita arriviamo a una vecchia chiesa del 1200 e sembra di vedere una fazenda messicana per le sue caratteristiche ci fermiamo qualche minuto e in quel minuto Fabio suona anche la piccola campana in bronzo (non sa stare fermo il ragazzo) abbandoniamo la “fazenda” e via per la “giara”che ancora non vediamo perché è nascosta da una piccola montagna , i profumi del mattino presto ci assalgono, piante mediterranee, fichi d’india, lasciano un profumo intenso.
La strada che stiamo percorrendo è a tratti asfaltata e a tratti sterrata è una strada che in poche parole collega la campagna di Gergei con la campagna di Gesturi ,è comunque una strada molto stretta, ed è utilizzata per i mezzi agricoli, arrivati alle prime case di campagna del paese di Gesturi dopo qualche Km arriviamo all’incrocio della strada di campagna con quella che è la strada principale di Gesturi , sulla nostra sinistra c’è il monumento ai caduti, e sul muretto troviamo due persone anziane sedute a chiacchierare alle quali chiediamo l’informazione per la strada da prendere per salire alla “giara”, e ci indicano che dobbiamo solo attraversare la strada , e infatti da subito troviamo i cartelli che indicano il nostro obbiettivo . da qui iniziano i nostri 500mt di dislivello che ci dividono dall’altopiano della “giara” calcoliamo che ci vorrà circa 1ora e 30 minuti per arrivare alla cima, quindi si parte subito. La strada è molto larga all’inizio ma poi comincia ad essere a tratti stretti e larghi a causa della cattiva manutenzione e ci sono anche varie buche a cui si deve prestare attenzione , ai bordi troviamo cartelli in legno che ci indicano le varietà di piante e fiori che si trovano mentre si sale , con indicato anche il loro nome in latino, inoltre ci sono anche cartelli che indicano altri percorsi alternativi da fare durante la salita a piedi (probabilmente sono anche più corti) ma decidiamo di non lasciare la via vecchia per la nuova e così continua la nostra rampicata ,dove dobbiamo inserire anche il rampichino per prendere un po’ di fiato, è tutto abbastanza faticoso ma il panorama, i profumi che si sentono, il desiderio di raggiungere la meta per le 10,30 circa, e il fatto di essere in 4 amici in questo bellissimo posto, ci fa dimenticare la stanchezza e si continua a pedalare senza sosta (così pensavo) , ma mi rendo conto che dopo aver pedalato per circa 50 minuti non vedo più nessuno dietro a causa dei vari tornanti che ci nascondono a vicenda, ho dato senza rendermene conto 15 minuti di distacco, ecco perché quando intravedo la reception del parco decido di prendermi un po’ di sosta se non dopo averla superata, ma sono meravigliato del fatto che alla reception non c’è anima viva anche se ci sono un bel po’ delle solite casette prefabbricate ,e i soliti tendoni che riparano dal sole e probabilmente anche un posto di ristoro, qui trovo anche un cartello che indica una somma da pagare per l’entrata nel parco , ma nessuno mi ferma, e supero quella che la linea immaginaria che separa il parco da ciò che non è il parco , e dopo 3 Km mi fermo seduto su un sasso ad ammirare il panorama che è veramente stupendo, si possono vedere distese dorate di campi di grano che vanno sino all’orizzonte, è il momento giusto per aspettare Manuel, Fabio e Annibale e prendermi un sorso d’acqua, e dopo 15 minuti arrivano tutti e tre, qualche minuto per uno scambio di opinioni sul bel momento che stiamo vivendo e poi via verso i pochi Km se pur impegnativi che ci separano dalla vetta della “giara”.
In cima all’altopiano troviamo un capanno che oltre ad essere un luogo di riposo per i guardiaparco è anche un centro informazione per i turisti, e a 2 euro acquisto un depliant che da informazioni sulla “giara” e vi sono segnati i vari itinerari che vi si possono fare, però ci rendiamo conto che è meglio chiedere informazioni specifiche ai guardiaparco che oltre a lavorare per la forestale raccolgono anche il sughero dalle piante che vi sono.
CENNI SULLA “GIARA DI GESTURI”
La giara di Gesturi non è altro che un altopiano basaltico di 45Km quadrati e alto circa 500/600 metri, è di natura vulcanica infatti vi sono due coni vulcanici ormai inattivi è estremamente pianeggiante è carica di vegetazione tutte piegate verso Gesturi perché sotto l’influenza del maestrale che soffia verso questo paese, la vita animale è composta da dei cavallini selvatici, (ve ne sono circa 500)
piccole mandrie di buoi, e maiali incrociati con cinghiali, il suo terreno lo si può definire lunare a causa delle moltissime pietre laviche che vi sono, la si definisce “giara” anche a causa del fatto che quando ci sono copiose piogge si formano enormi pozze nelle quali corrono liberamente questi cavallini selvatici.
Il territorio è stupendo !! partendo dal centro informazioni puntiamo subito verso la parte estrema dell’altopiano ,ma appena partiti il languorino allo stomaco si fa sentire ,la fame dopo la fatica è inevitabile e ci rendiamo conto che se vogliamo proseguire è meglio rifocillarci un po’, e con cosa??, dalla nostra “bisaccia” spunta pane, formaggio, pomodori, vino, e stupendi dolci alle mandorle, il tutto racimolato il giorno prima al ristorante Is Janas di Sadali visto che erano degli avanzi della nostra tavolata di 25 persone, e la suocera di Fabio ha pensato bene di farci dei sacchetti merenda per ciascuno di noi, e allora fermiamoci all’ombra delle piante di sughero!!!
Dopo esserci rifocillati ora si può ripartire per la nostra escursione
E puntiamo alla ricerca dei rinomati cavallini selvatici importati dagli antichi fenici nel XI - VIII secolo a. C.
Non si fanno attendere, nella fitta vegetazione si riescono a sentire i nitriti di questi cavallini ma possiamo definirli invisibili perché noi non riusciamo a vederli, ma poi ad un certo punto Manuel dice di aver visto qualcosa muoversi tra le piante allora via con la nostra fedele bicicletta sullo sterrato rossiccio, dopo qualche centinaio di metri finisce la vegetazione, e con nostra sorpresa troviamo un paesaggio lunare composto da pietre laviche di color pece nera, ma con delle righe orizzontali nette dovute al segno evidente del livello delle acque che è stato raggiunto con il passare delle stagioni, ma di acqua non si vede alcuna traccia se non delle pozze melmose che stanno ad indicare che in inverno, e in primavera sicuramente erano piene d’acqua .
Da queste pozze melmose si può capire che i cavallini ci sono, perché le impronte sono chiare, ma ad un certo punto ecco che ne spuntano due dalla vegetazione, sono stupendi!! Nero corvino con una coda più lunga del solito, e di una statura inferiore alla quale siamo abituati a vedere di solito, sono una meraviglia!! E non si lasciano avvicinare.
Sono loro che ci lasciano a una distanza di sicurezza, se proviamo ad avvicinarci loro si allontanano di ugual distanza, siamo anche rimasti ad osservarli in silenzio, e loro non temevano la nostra presenza , e quando abbiamo provato a rincorrerli con il nostro “cavallo” loro sono fuggiti prontamente senza sollevare nemmeno un polverone visto la melma nel luogo in cui pascolano, sono degli animali stupendi!!
Ormai sono ore che siamo su questo altopiano ed è arrivato il momento di scendere dalla “giara”, perché per questa sera dobbiamo essere a Cardedu che si trova sul litorale e da qui dista almeno 200 Km se non di più dopo aver ragionato sulle varie possibilità per il rientro , e come farlo, ad Annibale gli viene una meravigliosa idea, dalla “giara” telefoniamo ad Andrea “l’oste” e vediamo se possiamo organizzare un bel rientro da Gergei a Perdasdefogu , riusciamo a fare un accordo stupendo tramite anche la sua gentile disponibilità, l’accordo è questo: “noi arriviamo a Gergei verso le 14,00 , ci fai mangiare , ci porti a Perdasdefogu e noi ti diamo 100 euro va bene??” e lui risponde: “io in questo momento sono a Cagliari comunque va bene!!” e noi cominciamo a scendere dalla “giara” verso le 11,30, invece di scendere da Gesturi decidiamo di scendere da un’altra uscita quella che dà sul paese di Tuili , questo è un bellissimo percorso, una discesa tra i campi di grano dorati dal sole su una strada che è anche asfaltata, da qui c’è una vista incredibile, se riuscite ad ingrandire questa foto, potete
Vedere sul fianco di quella pendice di fronte la stupenda discesa che porta a Tuili.
E a questo punto via tutti e 4 in picchiata su una strada che non è nemmeno tanto
male come manutenzione visto che non abbiamo incontrato buche eccessive.
Arrivati a Tuili incontriamo un tizio che ha abitato a Carate B.za per anni, e ora che è
In pensione ha deciso di tornare al paesello, ci fermiamo anche in farmacia per comprare le pasticche di “Arnica” ma non ne hanno, l’unica cosa che hanno all’arnica ,è una crema con la quale si cospargono sia Fabio che Annibale per vincere i dolori, e ora fa anche un caldo pazzesco, sono le 12,40 il sole è allo “zenit”.
Ora cominciamo a pedalare da Tuili verso Barumini dove si trova una delle nuraghe più grandi e importanti della Sardegna , questa è la prossima meta, la strada è tutta un saliscendi di media intensità , ma il problema più grande è proprio che c’è un sole rovente , e ci rendiamo conto della difficoltà fisica a causa della carenza di liquidi , è il caso di reintegrarli bevendo poco ma spesso, a metà strada tra Tuili e Barumini si comincia a salire , non è una salita impegnativa tecnicamente , ma è una salita costante , che poi ci renderemo conto che ci accompagnerà fino alle porte di Gergei per circa 22 Km.
Ad un certo punto cominciamo ad intravedere la grande nuraghe che appare sulla destra dopo una discreta salita , siamo alle porte di Barumini a circa 2 Km dal centro abitato , l’unica cosa che si vede nei dintorni è un albergo che è situato proprio di fronte alla nuraghe , arrivati al sito archeologico il nostro intento è di visitarlo, ma ci rendiamo conto che c’è una fila infinita di persone che attendono , allora decidiamo solo di scattare qualche foto e poi ripartire di fretta per rispettare i tempi che ci siamo prefissi, ecco che ora inizia tutto il tratto di salita che ha un dislivello di circa 400 Mt vuoi per il caldo e per la stanchezza non vediamo l’ora di arrivare all’albergo Dedoni ma è ancora lunga non sapendo cosa ci aspetta , infatti Fabio, Manuel, e Annibale in un tratto di tornanti scendono e cominciano a farsela a piedi, poi decidono addirittura di tagliare i tornanti passando per i campi che sono anche scoscesi , ma alla fine di tutto arrivo prima io nel punto più alto , perché loro devono scavalcare anche delle reti di recinzione messe dai pastori , finalmente si arriva al valico, e dopo una leggera discesa si ricomincia a salire per circa 2 Km , e mentre mi arrampico sento arrivare in un frastuono , è un trattore con dietro un aratro di quelle grosse , e chi c’è attaccato? (all’aratro) Annibale che mi supera fischiettando e si tiene attaccato fino alle prime case di Gergei .
Finalmente siamo arrivati al paese e ci fermiamo da Andrea Dedoni come da accordi per mangiare , e riposarci almeno quel tanto che basta per riprendere le forze , Andrea ci fa mangiare abbastanza bene, un piattone di “spaghi” una specie di antipasto a base di formaggi tipici , acqua a volontà , frutta di stagione , dolce per la carica , e poi , un buon caffè forte, attendiamo qualche minuto , e poi passiamo a caricare le biciclette sul furgone giallo di Andrea , e si parte per arrivare come destinazione a Perdasdefogu , la strada per Perdas è stupenda anche da fare in auto, (chissà in MTB) , i paesi che attraversiamo sono: Escolca , Nurri , Orroli , Escalaplano , ad Orroli sfioriamo un’altra delle Nuraghe più importanti della Sardegna , ma la strada che facciamo possiamo dire che è piena di storia a causa delle numerose rovine nuragiche , arrivati a Perdas , attraversiamo il paese e alla fine troviamo quella che è la base militare della NATO , una delle tante che si trovano purtroppo su questa stupenda isola , continuiamo la strada ancora per qualche chilometro e finalmente arriviamo in un punto dove è possibile tirare giù le nostre biciclette , salutiamo l’ospitale Andrea , gli diamo i 100 euro concordati , lui ci lascia dei suoi bigliettini da visita e ci lasciamo alle spalle un mezzo pomeriggio in furgone , nel quale hanno dormito tutti tranne io ed Andrea (lui guidava).
Via che si parte!! Destinazione Cardedu ! la strada sarà tutta in discesa fino a Tertenia , la strada è molto larga perché è una strada militare utilizzata dalla NATO per il trasporto di vari mezzi di certe dimensioni , il discesone è lungo circa 15 Km, la velocità che si acquista se non si usano sapientemente i freni è molto elevata, ma la nostra velocità di crociera in discesa è di circa 70 Km, su questa strada si incontrano pochissime auto, qualche camion militare, dopo circa 20 min. di discesa arriviamo al bivio con la SP 125 dove a dx si va a Cagliari e a sx si va verso casa, sono ormai le 16,30 e abbiamo da fare ancora circa 35 Km di percorso che questa volta è piano, ma questi ultimi chilometri sembrano non finire mai, anche perché su questa statale c’è un sole cocente e molte auto che sfrecciano a velocità sostenuta, e proprio su questa statale in una posizione abbastanza nascosta ci sono i soliti poliziotti con i rilevatori di velocità, davanti ai quali sfrecciamo anche noi 4 bikers, ma il rivelatore non ci vede nemmeno.
Sono le 17,30 e arriviamo a cardedu, contenti della meravigliosa avventura ma stanchi, e con il sedere abbastanza dolorante, è stata un’avventura stupenda, per innanzitutto la compagnia che c’è stata, e poi perché è stata fatta con le nostre amate MTB amiche instancabili, per questo anno è finita! Speriamo di farne un’altra altrettanto bella e interessante anche per il prossimo anno, CIAO! CIAO!
I 4 Bikers protagonisti del viaggio sono: Alfredo D’Avella, Fabio Porro, Annibale Lucchini, Manuel Lucchini.
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