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I pescherecci di Essaouria
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by Paola Tartaglino

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Phra That Luang
Piccola Luang Prabang, baciata dalla fortuna di trovarsi alla confluenza tra Nam Khan e Mekong e di conservare alcuni begli edifici del periodo coloniale francese. Il turismo, quello di massa, ha fatto il resto, violento come un'onda durante un uragano, è arrivato e ha mutato tutto portando ricchezza ed accentuando le diversità sociali, cambiando la semplicità del popolo laotiano in pericolosa bramosia di denaro. Qualcosa però si è salvato ed è ancora possibile rendersene conto al mattino presto quando i monaci dei templi più periferici sfilano silenziosamente nel buio per ricevere le offerte dai fedeli o quando le prime luci del giorno colpiscono i volti stanchi delle matrone al mercato. Come per ogni altro luogo, non basta di certo una settimana per viverlo e capirlo nell'essenza, ma qualche frammento di realtà qua e là siamo riusciti a scorgerlo!
E' uggioso stamani ma siamo fermi da troppo tempo e vogliamo partire ad ogni costo. I quattro giorni che ci attendono prima di arrivare alla piana delle giare saranno lunghi e faticosi ma non ci spaventano. Luang Prabang oggi non è così affascinante, meglio così, sarà meno malinconico lasciarcela alle spalle. Seguiamo la strada pianeggiante verso Vientiane fino alle prime colline da superare solo 25 km dopo. Un cicloviaggiatore scozzese dall'accento impossibile da comprendere, ci narra le peripezie dei suoi giorni trascorsi sulle montagne...lui viaggia in senso opposto al nostro, ma poi forse, se il caso lo vorrà, ci rincontreremo a Phonsavan. Inizia la rumba di dolci curve verso una terrazza panoramica 400 m più in alto. La brezza mattutina ci accarezza le braccia scoperte in balia del sole, ogni tanto spingendoci verso la meta, talvolta trattenendoci in un luogo dove non vogliamo più restare. Intorno a noi iniziano ad intravvedersi le alte cime laotiane stagliarsi contro il cielo sbiadito e la inesorabile ascesa prosegue lenta e costante fra polvere, villaggi ed un eccessivo numero di pullmini turistici diretti verso la capitale. I primi segni dell'oscurità che sta per calare il sipario sullo spettacolo solare, ci colgono pochi chilometri prima di raggiungere la sommità del ripido colle di Kiu Khacham a 1400 m. Alcuni vecchi capanni completamente aperti, costruiti con fronde di palma seccate, giacciono qui abbandonati al logorio dettato dal tempo che passa e per stanotte torneranno a brillare del loro splendore ormai assopito servendoci da riparo contro la pioggia battente. Riposiamo serenamente scordandoci per qualche ora della nostra scomoda posizione a bordo strada, l'unica strada asfaltata tra questi rilievi del nord. Un'abbondante colazione a base di riso fritto con verdure e riprendiamo la nostra rotta verso l'altopiano di Phonsavan. Il desiderio di scendere d'altitudine si infrange ben presto contro un altro muro di roccia che con i suoi 1600 m limita la nostra visuale. La giornata cupa ci reca sollievo durante la fatica della pedalata e per metà pomeriggio, stanchi ed affamati giungiamo nel grigio abitato di Phun Khun: poche case, un mercato e tre guesthouses. Il bivio per la piana delle giare si trova qui su questa carreggiata dissestata che si spinge fino al confine vietnamita. Incontriamo altri due appassionati di viaggi in bici: Jens e Kirsten che ritroveremo ancora sulla nostra via, ma questa è un'altra storia... Il terzo giorno dopo aver lasciato la provincia di Luang Prabang, abbandoniamo la triste Phun Khun sotto una pioggerellina fine ma insistente, sfiduciati e dispiaciuti di non poter godere delle bellezze paesaggistiche della zona. Per fortuna un particolare incontro con un laotiano ci rimette di buonumore: il baldo asiatico in sella alla sua bici preistorica, scassata e arrugginita, ci guarda con aria di sfida, ci studia con attenzione ed alla fine decide di ingaggiare una gara di velocità su questi primi stralci di salita. Non contento, al secondo villaggio che attraversiamo fra continui sorpassi e accelerate, si ferma a chiamare un fido compare che raccattato anch'esso il destriero a due ruote, ben saldo al manubrio, comincia ad inerpicarsi dietro al socio dell'affare. Ancora una volta la dea bendata, divertita dall'anomala disfida, decide di intervenire in nostro favore, punendo la sfacciataggine del laotiano che neanche un chilometro dopo aver coinvolto l'amico nella faccenda, rompe miseramente la catena correndo ai ripari ad orecchie basse... altro che disfatta di Caporetto. Lasciamo i due simpatici sfidanti alle loro preoccupazioni e riprendiamo la via verso l'ambita Piana. Dietro ogni tornante si cela un'altra salita, un breve tratto ci fa perdere 100 m di altitudine ma subito dopo ci ritroviamo a faticare nuovamente affrontando uno strappo che ci riporta in quota. Solo a pomeriggio inoltrato, 80 km alle spalle ed innumerevoli litri di acqua in corpo, l'asfalto sembra darci tregua digradando definitivamente fino alla cittadina di Nong Tang adagiata sull'omonimo lago. Un bungalow con vista sul bacino dietro il quale di qui a pochi minuti il sole scomparirà tingendo il cielo di vividi colori, è proprio quello che ci vuole! I rimanenti 40 km fino alla città del museo degli UXO, punto di partenza per visitare il sito UNESCO, li percorriamo la mattina successiva in assoluta tranquillità data dalla consapevolezza di aver quasi raggiunto il traguardo. Jens e Kirsten non erano rimasti entusiasti dalla loro visita e forse, un pò anche per questo, non abbiamo grandi aspettative, ma ancora una volta ci sbagliamo: è impressionante attraversare questo altopiano costantemente torturato dal vento implacabile e tenace, scorgendo sulle colline e nei prati queste enormi giare di pietra. Sono disposte a caso, senza ordine ne orientamento, ma riescono lo stesso ad infondere un senso di estrema pace a chi le visita. Trascorriamo parecchie ore consecutive a perderci nell'atmosfera forse un pò mistica, forse un pò surreale di questo luogo intriso di domande senza risposta. L'epilogo di quest'avventura è invece assai deludente: la nostra intenzione di raggiungere la capitale passando dalle montagne di Saysombum, un tempo proibita agli stranieri, vengono annullate totalmente da forti crampi allo stomaco seguiti dal bisogno incontrollabile di un gabinetto...misera fine per due curiosi e forse un pò incoscienti esploratori come noi: a testa china acquistiamo il biglietto del vecchio autobus che in 11 ore farà il suo ingresso trionfale a Vientiane.

Questo articolo fa parte del diario di viaggio tenuto in diretta del progetto Downwind. Se volete leggere le altre puntate, ecco qui tutti gli articoli dei nostri dieci mesi in bicicletta nel sud est asiatico

Photogallery

Resti di ordigni inesplosi
Verso la Piana delle giare
Giovane Hmong
L'ultimo tramonto a Phonsavan
Perplessa sotto la pioggia
Il lago di Nong Tang
Campeggio a bordo strada
Tramonto sul lago
La pesca laotiana
Verdura al mercato di Phonsavan
La piana delle giare
I giganti di pietra
Nel mezzo della bufera
Prendendo fiato
Assorto in pensieri bui
Il simbolo del Laos

Commenti   

 
0 #1 brava!Guest 2011-02-14 16:23
scritto bene =D
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