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Al mattino, in un impeto di esaltazione ciclistica, ci siamo lanciati fuori dalla cittadina di montagna, proseguendo il nostro tragitto verso nord per poi deviare ad est poco prima del confine cinese. Il vento in poppa ci consente una buona andatura e la strada piuttosto semplice ci invita a pedalare nella nebbia mattutina che quotidianamente copre le vallate per poi dissolversi quando il sole sale alto all'orizzonte. L'asfalto sparisce, divorato dalle piogge di qualche mese fa e lascia spazio alla nuda terra che, macinata dal costante passaggio dei mezzi pesanti, si insinua nelle nostre narici e negli occhi spalancati dei bambini che ci guardano passare come extraterrestri. Le capanne dei villaggi a bordo strada sono ricoperte da un sottile strato di polvere e passando ci chiediamo come possano vivere gli abitanti respirando costantemente quest'aria.
Il mercato di Luang Prabang Salita, ancora salita... la stada in ascesa è una costante compagnia degli ultimi giorni e quasi sempre, abbarbicati sulle scoscese pareti delle montagne che scavalchiamo, si trovano piccoli e sperduti villaggi di capanne. Uno di essi, più grande e popolato degli altri, ci indica che la strada inizierà a scendere ma non facciamo in tempo a rallegrarcene che un sasso infimo e nascosto rotola sotto la nostra ruota posteriore forando una camera d'aria. E' già tardi e siamo costretti a scaricare i bagagli dal portapacchi prima di riparare la gomma. Il sole lentamente si nasconde dietro le vette più lontane lasciando spazio ad un cielo striato di nuvole viola ed arancioni. Aumentiamo la frequenza delle nostre pedalate, ignorando la distanza ancora da coprire. Oudomxai, una cittadina di confine ormai invasa da cinesi, è lì davanti da qualche parte, nella piana che abbiamo raggiunto da un po'. Proseguiamo su uno sterrato pieno di buche che si sono celate nell'ombra del crepuscolo e ci sorprendono ogni pochi metri. I nostri deboli frontalini servono solo per avvisare i camionisti, desiderosi di giungere presto a destinazione, della nostra presenza tra loro e la meta che li attende, nella speranza che siano ancora sufficientemente svegli per notarci! Ringraziamo la dea bendata quando davanti a noi si materializza un mare di fango provocato volutamente e chissà per quale motivo da alcuni operai che, lavorando alla sistemazione della carreggiata, l'hanno allagata totalmente. Ci immergiamo, uscendone come il migliore degli scalatori al Tour de France: a pois! Sirio e Venere ormai sono in buona compagnia sopra la nostra testa quando finalmente le luci della città illuminano l'asfalto presente solo sulla via principale.
Il giorno successivo, non contenti, decidiamo di replicare, a causa anche di una mappa troppo approssimativa per un ciclista. Dopo 60 km con il naso all'insù a 7 km/h ci aspettavamo di trovare il bivio verso sud ed insieme ad esso il piccolo centro di Pakmong dove poterci fermare per la notte, ma il dubbio ci è sorto quando l'ultima interminabile ascesa proseguiva dolce e mendace, scollinando più volte per poi riprendere il suo lento salire. Non appena entrati nella provincia di Luang Prabang, l'arcano ci è stato svelato dalle pietre miliari che impietosamente indicavano 28 km a Pakmong, esattamente 20 in più di quelli previsti...e sono già le quattro e mezza del pomeriggio. La strada però inizia una discesa in picchiata di 20 km insinuandosi in un canyon su cui si affaccia a precipizio: un pullam schiantato sul greto del fiume cinquanta metri più in baso viene lasciato dov'è a futuro avvertimento. Ancora una volta le nuvole infuocate dal tramonto ci salutano mentre pedaliamo e la notte cala sulle nostre sagome che si stagliano contro le foreste dei pendii che ci siamo lasciati alle spalle. Cinque chilometri ci separano dalla meta e forse ci stiamo imborghesendo perchè basta uno sguardo per decidere che non abbiamo voglia di montare la tenda.
Luang Prabang Le fatiche di questi primi giorni laotiani si concludono con una facile ma lunga pedalata al fianco del Nam Ou, fiume che si immette nel Mekong poco prima di giungere nella cittadina patrimonio UNESCO. Lungo il tragitto incontriamo molti cicloviaggiatori, alcuni partiti dalla lontana europa quando le nevi iniziavano a sciogliersi, ed un pò di sana invidia si insinua per un momento...poi pensiamo a ciò che abbiamo vissuto e a ciò che ci aspetta e ci autodefiniamo imbecilli entrando a Luang Prabang.
Questo articolo fa parte del diario di viaggio tenuto in diretta del progetto Downwind. Se volete leggere le altre puntate, ecco qui tutti gli articoli dei nostri dieci mesi in bicicletta nel sud est asiatico Photogallery |
| 1. | Pedalando Aotearoa - L'isola del Nord (Libri/Pedalando Aotearoa) | 740 |
| 2. | Tremalzo tour (Bicicletta/Itinerari MTB) | 310 |
| 3. | Maza e Ponale (Bicicletta/Itinerari MTB) | 295 |
| 4. | Pasubio - Strada degli eroi e strada degli Scarubbi (Bicicletta/Itinerari MTB) | 289 |
| 5. | L'antica strada dell'imperatore (Bicicletta/Itinerari MTB) | 288 |
| 6. | Giro della Marzola (Bicicletta/Itinerari MTB) | 284 |
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