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Superiamo di buon'ora il casello austostradale di Bolzano sud e proseguiamo in direzione di Merano dove acquisteremo un po' di pane nero ai cereali per i due giorni di svago in Val Venosta. Le cime delle montagne che costeggiano la valle dell'Adige sono imbiancate e la temperatura ondeggia fra i 3 e i 7 gradi, il cielo è plumbeo e la giornata non si prospetta fra le migliori per praticare un po' la fotografia paesaggistica, ma l'ottimismo ci accompagnerà ugualmente dall'inizio alla fine della due giorni. La SS38 sfiora l'abitato di Lana e quello di Merano per poi entrare bruscamente nella valle delle mele Marlene, la Val Venosta che inizia con il paese di Castelbello e termina con il comune di Curon Venosta e il passo Resia (dove nasce il fiume Adige), confina con la regione Lombardia grazie al passo dello Stelvio, con l'Austria e con la Svizzera.
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Decidiamo di esplorarla partendo dall'ultimo comune e dal suo passo Resia con l'omonimo bacino artificiale che dal 1950, anno di costruzione della diga del lago, sommerse l'originario paese di Curon Venosta (poi ricostruito più in alto) lasciando ai posteri l'attrazione turistica del campanile di pietra del paese che ancora oggi spunta nel bel mezzo del bacino idrico.Lungo la strada ci imbattiamo negli insistenti voli acrobatici di una poiana in veste invernale che, con molta pazienza, riusciremo a fotografare in volo. Al lago, il più grande dell'Alto Adige, ci capiterà invece la fortuna di poter quasi sfiorare la torre campanaria sopracitata per via del ghiaccio che in questo periodo lo ricopre completamente. Nel cielo il sole si fa timidamente vedere per pochi istanti illuminando la superficie dello specchio d'acqua e riscaldandoci temporaneamente le mani. Camminiamo fino al passo che divide l'Italia dall'Austria, ma non essendoci molto da osservare,decidiamo presto di continuare in auto da Burgusio verso la Val Slingia, una valletta laterale dell'Alta Val Venosta dove sono percorribili svariati percorsi escursionistici panoramici anche con le ciaspole di cui ci siamo muniti vista la stagione e la presenza di neve. Inizialmente l'idea era quella di raggiungere il rifugio Sesvenna fornito, almeno secondo le informazioni che ho recuperato prima della partenza, di locale invernale sempre aperto per ospitare gli escursionisti durante la notte, ma purtroppo ancora una volta le condizioni metereologiche e l'instabilità della neve con conseguente rischio valanghe a livello 4 (sui 5 livelli esistenti) condizioneranno le nostre scelte convincendoci a deviare la nostra ciaspolata in direzione della sicura e poco impervia cima del Monte dei Vitelli (non sono ancora convinta del nome di questa montagna consigliataci da un vecchietto sud tirolese proprietario di un negozio di attrezzatura sportiva di Slingia, ma in mancanza di altre informazioni attendibili, lo daremo per buono:)ok confermato in questo momento dalla regia).Dal paesino di Slingia risaliamo il sentiero che inizia e si interseca con la pista da sci di fondo, camminiamo su un bel tracciato innevato sprofondando di tanto nella neve fresca nonostante le ciaspole ai piedi. Ė faticoso, ma divertente non riuscire a percorrere certi tratti per l'eccessiva presenza del manto bianco.Osserviamo numerose tracce di leprotti ma non riusciamo a scorgerne nemmeno uno in carne ed ossa, così dopo quasi due ore di lanci di palle di neve e cadute da paperissima, ci accorgiamo che la giornata stà giungendo al termine e che forse è il caso di tornare verso l'abitato. Un thè caldo e una fetta di torta sono indispensabili al ripristino delle nostre funzioni motorie. Decidiamo di tornare giù in valle e con l'auto ci spostiamo verso Malles dove passeremo la notte in maniera spartana e tranquilla aiutati dalla stanchezza accumulata in giornata e da un paio di birre.
L'indomani con il cielo limpido sopra le nostre teste,ritorniamo a Burgusio (Burgeis) per dare un'occhiata alla cittadina e visitare poi una maestosa struttura religiosa che ha catturato la nostra attenzione il giorno precedente: si tratta dell'Abbazia benedettina di Monte Maria, fondata intorno all'anno 1200 dai conti di Tarasp e situata a 1340 m (sembrerebbe l'abbazia benedettina più alta d'Europa!). Entriamo nel cortile interno attraverso un portale ad arco e osserviamo i partcolari da cui è arricchito l'esterno dell'abbazia come un interessante affresco nei pressi del portone d'ingresso alla Chiesa. Purtroppo non riusciremo ad entrare all'interno del convento e dell'abbazia ma ci accontenteremo della divina veduta dalla terrazza panoramica esterna sulla cittadina di Burgeis, su Malles e l'intera vallata sottostante oltre che sui monti che incorniciano la valle. Guidiamo lungo la SS40, superiamo Malles e decidiamo di sostare a Glorenza (Glurns), un borgo considerato fra i più belli d'Italia con appena 884 abitanti. Il paese è circondato da antiche mura interrotte da tre porte e da sette torri con cuspidi. Uscendo dalla porta a sud, visitiamo rapidamente la chiesa di San Pancrazio e poi costeggiamo l'Adige che qui è solo poco più grande di un torrente,e le mura della cittadina fino ad immetterci sulla destra in un sentierino che si inoltra nella campagna per poi infine rientrare nel paese attraverso un altro accesso. Salutiamo Glorenza e ci avviamo in direzione di Sluderno (in tedesco Schluderns) e di castel Coira. Castel Coira, maniero medievale del XIII seconolo si staglia a monte dell'abitato di Sluderno ed è facilmente raggiungibile anche in automobile risalendo il vicolo Churburg (toponimo di Castel Coira in tedesco aperto dal 20/03 al 31/10). Intorno alla fortezza si snoda un sentiero che la costeggia da vicino permettendo agli avventori di ammirare esternamente ogni parte della struttura. Il giro è percorribile in circa 15/20 minuti e riporta al parcheggio posto appena al di sotto del portone d'ingresso. Estasiati dal castello e distratti dal bel paesaggio sulla valle, non pensiamo alle difficoltà in cui potremmo incorrere parcheggiando l'auto all'interno di un piazzale innevato che cela malignamente lastroni di ghiaccio sotto la soffice superficie e questo errore di valutazione ci costringerà a montare goffamente le catene per riprendere la marcia e uscire dalla trappola del parcheggio di castel Coira, beh anche questo fa parte dei possibili inconvenienti evitabilissimi in un'avventura! Per fortuna nessuno spettatore prende parte allo svolgimento dei fatti qui narrati e così riusciamo a risparmiarci delle sicure risate durante il montaggio delle catene datate 1850 e miracolosamente ancora funzionanti. Lasciata Sluderno, continuiamo a percorrere la valle a ritroso verso il capo e ci stupiamo delle molteplici valli che dipartono lateralmente fra gli scoscesi pendii garantendo agli escursionisti un ottimo banco di pratica, annotiamo nomi, caratteristiche dei luoghi e particolarità ripromettendoci di tornare al più presto per esplorare ancora meglio la zona, in particolar modo certe valli come la Val Senales che attira subito la mia attenzione incuriosendomi per l'asprezza del territorio adiacente e l'accesso davvero stretto. La valle è poi conosciuta principalmente per essere stata nel 1991 il luogo di ritrovamento della mummia Similaun. I paesaggi si susseguono togliendoci il fiato, soprattutto le panoramiche sul grande colosso montano di questa zona e di tutto il Trentino Alto Adige : l'Ortles con i suoi 3906m. L'ultima nostra sosta sarà presso l'immensa sede di produzione della birra Forst a Foresta (Forst) che consiglio di visitare sia per degustare qualche piatto del sudtirolo,ma soprattutto per la varietà e il gusto delle birre artigianali prodotte. La giornata è finita e si torna a casa, ma solo per qualche giorno perchè poi c'è nuovamente il weekend e si riprende a praticare la mia attività preferita: il girovagamento!!
DISTANZE: Trento- Passo Resia 157km Milano- Passo Resia 397km passando dal Trentino oppure 265km passando dalla Valtellina e dal Passo dello Stelvio
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