Intervista a Luciano De Lorenzi, inventore in bicicletta 2° parte

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Luciano è un inventore ciclista dei nostri tempi: con una reclinata ha viaggiato verso sud, attraverso la Francia, lungo la Via Francigena. Nella prima parte dell'intervista ci ha raccontato come ha costruito le sue ADI E ADY2, le sue due bici reclinate, come ha avuto questa idea e, soprattutto, l'utilizzo di questi due mezzi di trasporto nel quotidiano e nel viaggio, ma non mi sono accontentato e ho voluto fargli altre domande...


Tempo fa una bici ti è stata rubata, ci puoi raccontare come sono andate le cose?

 
Un anno fa, nel periodo di Natale mi trovavo in montagna. Un giorno mi avvisarono che la mia bici era stata rubata ed era stata vista per strada.
La bicicletta era quella che io chiamo ADI, la pazza, quella stranissima, che assomiglia leggermente a una handbike. Ho presentato la denuncia e pubblicato i dati per riconoscerla in internet, ma non ero molto fiducioso. Rubare una bici unica al mondo o un elefante bianco sono, più o meno, la stessa cosa, la sola possibilità di farla sparire era quella di smontarla per vendere i componenti, non era certo possibile andarci in giro senza dare nell'occhio. Una signora, che nonho mai conosciuto, ha visto quella cosa strana nascosta in un cespuglio e ha avvertito i Carabinieri. Grazie a lei ADI è stata ritrovata e sei mesi di lavoro, tutto il tempo dedicato al progetto, la componentistica... sono tornati a casa. ADY e ADI ancora insieme!
 

Hai nuovi progetti?

 
Conto di percorrere la seconda parte della Via Francigena, da Aosta a Roma. Vorrei motorizzare la bici,  realizzare una bicicletta a pedalata assistita, anche perché, nel frattempo, sono stato operato al cuore. Per gli anni futuri i miei progetti con Adele sono quelli di fare dei giri, anche di alcuni giorni in sella. Magari però scopriremo qualche altro cammino da percorrere a piedi...
 

Hai pubblicato foto e progetti in internet, non si tratta però di costruzioni facili da realizzare. Che consigli puoi dare a chi vuole provarci? Quali sono le maggiori difficoltà che deve tenere in considerazione chi vuole adottare i tuoi progetti?

 
La costruzione è giustificata solo in alcuni casi. Quando si hanno esigenze speciali come nel mio caso o se si vuole sperimentare qualcosa di nuovo o, forse, per la soddisfazione di aver realizzato da soli una cosa alla quale si vivrà assieme. La difficoltà maggiore nella realizzazione è di sicuro il progetto che è molto più problematico rispetto a quello che potrebbe essere per una bicicletta tradizionale. Far convivere lo sterzo, i cambi, il sedile e la lunga catena, il telaio... tutto è un vero gioco di incastri, dove piccole variazioni possono portare al fallimento. Un ulteriore problema è rappresentato dagli standard ciclistici: dimensioni e filettature possono essere inglesi, francesi, italiane e si trascinano da cent'anni con novità continue. La realizzazione richiede una buona capacità meccanica e fantasia per trovare la soluzione ai piccoli problemi. Lavorando in casa, senza un'officina e un tornio, bisogna cavarsela con l'ausilio di pochi attrezzi. A saldare con la fiamma ossidrica si può imparare, per usare un trapano e una mola angolare, chiamata “flessibile”, non c'è alcun problema con un po' di esperienza, poi servono anche alcuni attrezzi specifici da ciclista...
Se me le sono costruite io, che posso lavorare con una sola mano, lo può fare chiunque. In rare occasioni ho chiesto una mano a mia moglie, per esempio per tenermi le bacchette durante la saldobrasatura. Grazie Adele.
 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato nel reperire i materiali? Hai usato dei materiali di recupero?

 
Sì, alcuni materiali devono essere di recupero perché risultano quasi introvabili in commercio in piccole quantità.
Qualcosa si può recuperare da altre bici per risparmiare qualche soldo. In un primo momento ho comprato al supermercato una bicicletta da 50€ dalla quale ho recuperato parte del telaio, ma purtroppo poi, ho dovuto buttare la componentistica perché era indecente, quella che ho usato si è rotta quasi subito.
Le realizzazioni successive sono state fatte con materiali seri anche se non di alta gamma. Ho acquistato tanti pezzi in internet, anche dall’Inghilterra.
La spesa è comunque piuttosto elevata, da questo punto di vista forse conviene comprare una bici già fatta e finita, ma nel mio caso non è stato possibile. Chi desse priorità al prezzo dovrebbe farsi un progetto ad hoc riducendo le difficoltà, recuperando parti da bici da rottamare e accontentandosi di prestazioni inferiori.
 
 
Intervista Luci...
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Quindi hai anche imparato a realizzare un sito per divulgare i tuoi progetti?

 
Ritengo che le recumbent debbano essere conosciute anche se il mondo delle biciclette le ha osteggiate, il mondo delle corse le ha messe fuorilegge tanti anni fa e i produttori dovrebbero intraprendere nuove linee di produzione, quindi ho cercato di fare del mio meglio. Ho creato un sito internet in cui espongo, in maniera molto fotografica, la nascita e i dettagli delle mie realizzazioni. Non ho presentato i piani di costruzione ma ho voluto presentare le mie idee e i miei modi di costruire per stimolare l'inventiva di chi legge. Ho imparato a programmare in HTML, ad usare un programma basico e adesso sono arrivato ad avere un sito abbastanza grande. Non ho molte visite, ma sono venuti a visitarlo da 85 diverse nazioni.  
 

I tratti inglese e francese della Via Francigena sono meno organizzati come Vie di pellegrinaggio rispetto al tratto italiano. Che documentazione avete usato? Come vi siete trovati? Come vi siete organizzati per l’ospitalità?

 
Abbiamo usato una guida cartacea, ma soprattutto informazioni trovate in internet e, nonostante tutto, abbiamo avuto dei contrattempi in particolar modo con l'ospitalità. Anche se trovati prima della partenza in rete, molti luoghi si sono dimostrati inesistenti. Internet è un cimitero, quello che entra poi non esce più. Alcuni percorsi segnalati per bici si perdevano fra i campi. Il mio trike è largo 95 cm, ma anche una bici da cicloturismo con le borse cariche non ce l’avrebbe fatta a proseguire. L'area della Francia che si attraversa è spesso formata da piccoli paesi senza un bar o una panetteria. Cercavamo di organizzarci cercando i posti per la notte diversi giorni prima ed abbiamo dovuto cambiare più volte le ipotesi di percorso.
Anche se non è proprio un esempio di spirito d’avventura, il trike era dotato di navigatore satellitare che ci ha permesso di cercare dalle strade alternative. Se non si hanno un mucchio di cartine il GPS è l'unica soluzione. Quando il primo navigatore è annegato, durante un diluvio, prima di trovare una città dove acquistarne un altro, abbiamo speso molto tempo. Il guaio è che il mio navigatore non segna l'altimetria e mi sono trovato a fare salite impossibili, certo anche più corte, ma non vi dico quanti accidenti gli ho tirato.
Per la seconda parte della Via Francigena, da Aosta a Roma, mi stò documentando in internet segnando  i posti per organizzare gli arrivi di tappa in anticipo, ma intendo anche contattarli telefonicamente prima di partire per verificare che siano aperti.
In Francia quasi tutti gli ostelli sono stati chiusi per mancanza di adeguamento alle leggi sulla sicurezza.
 

In un percorso lungo come quello della Via Francigena che avete seguito voi temo che non ci siano molte piste ciclabili, strade secondarie poco trafficate o strade bianche. Come siete riusciti a muovervi in due persone a piedi e con un mezzo lento e ingombrante come un trike?

 
In effetti le piste ciclabili in Francia sono pochissime, se ne trovano però molte in Svizzera. Le stradine sono spesso trafficate e percorse da  camion. Molte volte sono lunghi tratti senza paesi o paesini, ragion per cui i camion non impiegano molto tempo in più se percorrono le strade secondarie al posto delle autostrade e lo fanno con grande risparmio di soldi. Un giorno, fidandoci del navigatore, siamo entrati nella parte sinistra di un tratto di strada con le carreggiate separate dallo spartitraffico e abbiamo proseguito all’esterno della riga gialla, sperando di poter poi dopo attraversare.
Ci fu un problema: la strada era una superstrada senza uscite! Uhm adesso che ci ripenso un'uscita c’è stata: siamo stati fermati da una pattuglia della stradale che ha fatto arrivare un camioncino per portarci fuori a pagamento.
Ci hanno portato al punto di partenza e gentilmente ci hanno indicato la lunghissima strada alternativa! Per fortuna non ci hanno dato alcuna multa, anche perché rimasero sorpresi dal fatto che stessimo arrivando dall’Inghilterra. Per il tratto italiano, che stò preparando su Google Earth, devo trovare percorsi adatti a me a al trike, dovrò quindi evitare i tratti su strade trafficate, ma anche quelli su sentiero o sterrato a bordo dei campi.
Cercherò delle varianti. Purtroppo nessuno pensa più che si possa anche andare a piedi o in bicicletta, se non hai un'auto ci sono davvero poche alternative!.
 

In Italia la bici reclinata è poco diffusa, non se ne vedono in giro. Tu hai realizzato modelli che ti consentono di muoverti anche con una disabilità. Cosa ci puoi dire delle caratteristiche di una bici reclinata. Come la valuti paragonandola a una bici tradizionale? È vero che offre maggiori prestazioni?

 
Effettivamente le bici reclinate in circolazione sono pochissime, quelle a due ruote sono più diffuse mentre i trike (a tre ruote) cominciano adesso.
Le tre ruote per la loro capacità di carico e comodità sono magnifiche. Nate, a differenza delle handbike, per persone con normale abilità sono utilizzabili anche da chi, come me, ha un'emiparesi o ha difficoltà con la schiena, sdraiati si è davvero comodi anche per ore.
Con un'estensione di cambi molto forte, tipico delle mountain bike, volendo si può andare in salita con estrema calma grazie alla stabilita intrinseca che una bici a due ruote non ha. Una bicicletta a due ruote se va troppo piano… cade! Si può comunque correre in pianura o discesa. Anche se molta gente ha qualche timore a sedersi così in basso, non bisogna aver paura del traffico. In velocità se si è bassi si è più sicuri.
La posizione aerodinamica presenta dei vantaggi anche se in salita non si possono avere prestazioni da corsa: il peso in più e l'impossibilità di alzarsi in piedi fanno perdere un po' di prestazione però questa è abbondantemente compensata da altri vantaggi. Mentre le biciclette tradizionali corrispondono a modelli standard, le reclinate sono molto diverse fra di loro e sono alla continua ricerca di miglioramenti.
Se ne volete una, assicuratevi che sia adatta a voi e all’uso che ne vorrete fare.
 
Luciano De Lorenzi (per gli amici Delo )