In viaggio verso Praga | La sera prima di partire

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Finisco il trasloco alle 23.45! Dovevo svuotare l'appartamento in cui ho abitato questi ultimi mesi e stivare i miei averi ben inscatolati in una cantina, ormai negli ultimi anni la mia vita è fatta così, in viaggio, in viaggio anche quando sono nella mia città: Bologna. Quando torno non ho quasi mai un posto che sento mio, sono appoggiato, provvisorio, ospite, non sto nemmeno ad aprire gli scatoloni e li lascio direttamente in una cantina e nel caso apro solo quello che mi serve, per poi richiuderlo... e ovviamente, la vita mi porta a far sì che quando mi rilasso e comincio a sentirmi un po' a casa in qualche posto, ecco che si ripresenta il momento di ripartire!
E allora si re-impacchetta tutto, si sceglie l'essenziale e leggeri si và!
A mezzanotte con un passaggio del buon vecchio Lollo mi trovo a camminare verso la Mazurka Klandestina in Piazza Maggiore.
Ho intenzione di star poco, perchè alle 6.45 devo esser in stazione! Arrivati in piazza vengo assalito da un sacco di splendidi abbracci e mi trovo in poco tempo a danzare... Un giro di mazurka dietro l'altro, quasi senza pausa...
Adoro danzare, soprattutto quell'abbraccio gratutito della mazurka francese... un abbraccio a tempo di musica... e un po' mentre danzo abbraccio tutti, anche quelli che non sono li presenti... lo stato semiallucinatorio dell'adrenalina che tiene sveglio un corpo sfinito da una giornata da facchino, mi mette nella condizione di trovarmi ad abbracciare addirittura tutta la città che, attraverso il respiro dell'altra persona, si materializza in quella coccola dolce che è la Mazurka. Pian piano abbraccio tutti, uno dopo l'altro, è il mio bel saluto...
Poi mi accorgo che son già le 04.00 e allora mi arrendo all'inevitabile: rimango a danzare, con quel sapore in bocca che ha la profondità dell'ultima volta, dell'ultimo tramonto, dell'ultimo respiro...
 

...e poi comincia ad arrivare la luce del sole...

 
Lupo annuncia a tutti che quella che stiamo facendo in cerchio sarà la mia danza di saluto perchè tra poco partirò... e così, come a cenerentola, suona la sveglia che mi impone di lasciare il ballo prima che il mio monopattino si trasformi in zucca.
C'è chi mi stringe forte, chi mi accarezza, chi mi comincia a far danzare di nuovo, resterei lì, in quel limbo senza tempo che ha un sapore di infinito... L'ultimo saluto poi la sveglia suona ancora e con uno sforzo enorme di volontà rompo quell'atmosfera ovattata e salto sul monopattino sbracciando l'ultima volta per poi scomparire lungo Via Indipendenza.
 
Arrivo velocemente in stazione dove mi aspetta San Lollo con i miei bagagli, leggeri si và... scrivevo: 27 kg di zaino, 28 kg di valigia e 18 kg di bicicletta smontata in una sacca verde.
Facciamo il biglietto, ma manca quacosa... Lollo ma lo zaino del computer? San Lollo si fionda verso casa sua a recuperarlo prima che il treno parta.
Mi fermo in mezzo alle portiere come per bloccare il treno e scalpito guradando quella lancetta che scorre inesorabile verso l'ora di partenza del treno, dai Lollo!!!
I minuti scorrono: guardo l'orologio, il controllore, l'orologio, i miei pesantissimi bagagli, l'orologio... ed ecco che correndo appare Lollo con il mio zaino sulle spalle!
L'ultimo abbraccio e il treno parte. Non c'è posto sul treno. Punto la sveglia a mi accascio a terra tra i miei pesantissimi bagagli.
 
Non riesco a dormire. Sto ancora ballando. Ho addosso l'odore della danza, il suo calore che mi pulsa nella pancia. Rimango lì accasciato in un non luogo danzante fatto di ricordi, sensazioni vissute nella notte, odori, persone reali che si inciampano su di me, nomi di fermate...
 

Arrivo a Verona, devo scendere!

 
Uno dopo l'altro calo i miei bagagli. Poi indosso i due zaini e sollevo le due valigie (di cui una è la bici). Mi si stacca un braccio, mi devo fermare. Provo almeno a sfruttare le rotelle della valigia più pesante. Cinque metri percorsi, la valigia comincia a oscillare e in breve si ribalta di lato.
Fatica porca a rimetterla dritta con tutto il resto addosso. Quindi la tecnica è cinque metri di cammino, poi mi fermo e aspetto che la valigia smetta di oscillare, e riparto. Arriva il momento di scendere le scale...poi di salirle, è la morte!
 
Salgo sul treno per Trento. Qui trovo dove sedermi. Finalmente dormirò. Metto la sveglia. Mi si siede accanto un tipo strano.
Un ragazzotto tatuato con i denti marci che parla barese con accento tedesco e tedesco con accento barese. Si mette a raccontarmi la sua vita: ha appena finito il periodo in comunità per tossicodipendenti, ma prima era in carcere perchè faceva furti.
Nella notte in cui l'hanno beccato ne aveva fatti quattordici. Ha iniziato a farsi a 11 anni...
Chiaramente non era in sè, i suoi discorsi sconclusionati si fermavano sull'orlo di momenti catatonici in cui si bloccava e rimaneva immobile, a volte per minuti, poi lentamente mi chiedeva, con la palpebra socchiusa: "Quale è l'ultima cosa che ho detto?"
E così si affeziona a me, ma per fortuna arriviamo a Trento.
 
Calo uno dopo l'altro i miei bagagli. Trascinamento. Scale in discesa e in salita. Finalmente l'uscita e riconosco l'auto del mio car sharing.
Incontro così Claudio e la sua Jeep nera. Bellissima. Siamo circa coetanei. Lui vive a Praga perchè si innamorò di una studentessa Erasmus e ora vive là con lei. Chiacchere lungo il viaggio. Arriviamo a Innsbruck e mentre facciamo carburante perdo conoscenza. Mi risveglio poco dopo imbarazzato.
Lui è tranquillo. Il viaggio proseguirà alternato tra chiacchere e svenimenti.
 

Praga all'orizzonte

 
Alle 19 siamo a Praga!
Mi scarica prima del centro, a una fermata della metro. Lui ha una cena con i genitori di lei, scappa. Raggiungo faticosamente la metro. Scendo le scale. Almeno ora non ho più malissimo ai piedi. Guardo la macchinetta per fare i biglietti, prende solo monete. Corone Ceche! Merda non ne ho! Cerco un ATM in cui prelevare. Fatto, ma mi da solo banconote! Torno sotto a chiedere se qualcuno me le cambia. Nessuno!
In effetti sto cercando di cambiare l'equivalente di 50€ in monete! Mi dicono che devo andare in un supermercato in superficie. Guardo i miei bagagli. Guardo le mie braccia. Dico solo una cosa: Merda!
Abbandono i bagagli a un controllore che protesta in ceco, lui ci vede bene ma io faccio finta di non sentire. Tanto con quello che pesano non può nemmeno portarseli via. Tengo in spalla solo i pesanti zaini. Corro in superficie. Compro 'sti tickets. Torno giù. Il controllore protesta perchè non ho i tickets per i bagagli! Ce ne voglioni di speciali! Adesso lo mordo... poi lui vede la mia faccia sfinita e mi accompagna alla macchinetta e mi fa lui i tickets giusti. Scendo le scale. Salgo nella metro. Cambio metro (scale incluse... voglio morire!)
Esco dalla metro. Risalgo in superficie. Dov'è l'autobus? Laggiù! Merda! Per l'autobus ho il ticket sbagliato. Merda. Ne devo fare un altro!.. ancora?? Prendo l'autobus che scompare lontano dalla città nel buio.
 
Mi viene a prendere il mio ospitante con la macchina alla fermata del bus, evviva! Mi porta in una bella casa, ma è notte e non capisco più nulla.
Lui impreca per la pesantezza della mia valigia e dice che è impossibile da spostare. Rido. Mi mostra una minuscola stanza nel sottotetto con solo un letto e il comodino. La casa è grande. Sotto ci sta la sua famiglia. Sopra lui e un energumeno ubriaco che parla solo ceco e stappa le birre con un coltellaccio da macellaio ridendo. Evviva o merda?
Facciamo un pò di chiacchere e poi svengo a letto.
Sono a Praga.
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Roberto Kavia Calzolari

Viandante da sempre mi muovo frugale ogni giorno.
Scarponi quotidianamente e cielo nel sorriso.
Allievo della Natura e dei suoi cicli grandiosi, la studio per lavoro e passione.
Per me la vita è una grande avventura, che si soda istante dopo istante in una magia irripetibile, salata dagli incontri. Vivere la dimensione esplorativa dell'essere è per me quasi una malattia che si sviluppa nell'esplorare le meravigliose profondità delle relazioni, come nell'addentrarsi in punta di piedi in quelle cattedrali di Natura ancora non profanate dalla demolizione umana. Non mi piace sentirmi turista, ma piuttosto pellegrino del mondo e della sua bellezza. Adoro quando riesco a mescolarmi alla popolazione locale e a camminare con le loro scarpe. Mi son mosso molto in solitaria: dalle traversate della savana kenyota al vivere da pastore nel deserto del Neghev, dai crinali appenninici, ai viaggi attarverso l'Europa. Ma in solitaria si perde la bellezza del poter condividere l'esperienza, la fatica e la gioia. Non è equiparabile a nulla la bellezza di scalare ramponi e picozze per arrivare in cima e godere di essa nel riflesso degli occhi estasiati del compagno a cui sei legato, o poter uscire da una grotta dopo 30 ore di esplorazione e cogliere nel sorriso dei tuoi compagni la gioia del "siamo fuori!". Vuoi venire con me? Andiamo! www.nottola.org

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