Viaggio in bici con Graziella | L'idea

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Ci sono idee che nascono per caso, ci sono idee che nascono per sbaglio e ci sono idee che arrivano seguendo un percorso particolare, senza che ce ne accorgiamo. Magari ce ne rendiamo conto solo alla fine di una strada, poco per volta, se ripercorriamo le tappe a ritroso nel tempo.
Questa idea è nata così, non ricordo quando, ma so che ci pensavo da un pezzo.
L’idea di partire per un viaggio in bici con una Graziella, un mezzo che potremmo definire “Vintage”, ma forse sarebbe più giusto considerare... scomodo. Una bici che nessuno completamente sano di mente potrebbe associare a un lungo percorso. Perché no? Sarà un’idea assurda, ma non è troppo pericolosa (un poco lo è... devo ammetterlo) e allora si parte.
Questo racconto fa parte del diario di viaggio a puntate scritto da Giancarlo Cotta Ramusino (in arte Girumin) che verrà pubblicato nelle prossime settimane. Potete leggere tutti i racconti già pubblicati nell'apposita sezione Viaggio con la GOAT.

L'inizio del viaggio: preparativi e dubbi

Ogni viaggio comincia molto prima della partenza, soprattutto se chiede una buona dose di preparazione. Allora ravani fra i rottami e trovi un buon telaio, sano, robusto... e ti dici che partirai con quello.
Poi ragioni su come portare i bagagli, non sarà facile farli stare su una Graziella e, mentre rinasce la bici, prende forma anche il carrello. Un carrello che si possa trainare con la bici e che possa portare sulle strade di montagna sia il bagaglio sia la bici stessa.
Hai già realizzato altri carrelli per i lunghi percorsi, anche in montagna, puoi partire da quelli. Cerca l’alluminio, taglia il ferro, buca e avvita, monta e smonta... Il tempo passa e non sei pronto.
Quando parti? - Ti chiedono i vicini di casa mentre ti vedono indaffarato
Domani parto
E il giorno dopo: Ma non sei partito?
Parto domani...
Ti vengono i dubbi: "resisterà il carrello in montagna? Se si ribalta e si sfascia? Se mi tira giù per una collina?". Poi arriva il momento, è tutto pronto: hai molte incertezze, ma devi partire. Carichi tutto, apri il cancello e vai. Un metro, un altro, una pedalata, un’altra. Il primo incrocio e sei fuori città.
 

Graziella, una bici rivalutata

La Graziella, la classica bici pieghevole di qualche anno fa. Oltre alla Graziella di bici pieghevoli con ruote da venti pollici ce n’erano altre, si chiamavano Cinzia, Nadia, Sabrina, Manuela... Sono stati fatti anche modelli con ruote da ventiquattro pollici, ma hanno avuto meno successo. Una bici con ruote così è molto più ingombrante di una Graziella, è difficile da portare anche quando è smontata. Non è facilmente trasportabile come una bici piccola e occupa spazio come una grande.
graziella in viaggio
Oggi che si parla sempre più di “mobilità sostenibile” e di integrazione fra i mezzi di trasporto la bici pieghevole viene rivalutata. Si usa per muoversi anche quando si viaggia in treno, ci sta nel bagagliaio dell’auto. Ci sono modelli con i cambi e con telai in alluminio; leggeri, comodi e veloci da aprire e chiudere.
È la prima volta che preparo un carrello da bicicletta, in Italia non si trova facilmente, non lo usa quasi nessuno. Penso che sia una buona idea e ci voglio provare. I carrelli costruiti per i lunghi cammini a piedi mi hanno dato ottime soddisfazioni e credo che anche quello da bici offra possibilità interessanti. Trainarlo con la Graziella non sarà facile, non è una bici che consente di sviluppare una grande potenza, non è la migliore per le salite.
 

La rinascita di una bici

Avrei potuto scegliere una bici più tecnologica, ma l'ho presa fra i cassonetti dei rifiuti. Chi l’ha abbandonata non sapeva che un giorno le avrei dato un futuro glorioso! (Se riesco ad arrivare da qualche parte...). Aspetta di risorgere da almeno cinque anni in mezzo agli altri rottami, era lì ad attendere, l’ho solo protetta dalla pioggia per evitarle di arrugginire troppo. È un po’ malconcia; la smonto completamente, la rivernicio e la sistemo. Sopra lo strato di vernice originale ce ne sono altri due, in principio era rosa, poi è stato messo il grigio, probabilmente del mitico minio antiruggine, e sopra ancora uno strato di rosso, passato a pennello.
La ruggine non ha intaccato il telaio, ma serve una bella sverniciata. Spazzola di ferro, carta abrasiva, pistola termica, pasta sverniciante e comincio a lavorare. Pistola termica e pasta sverniciante. Certo, ma senza carta abrasiva e olio non si combina niente! Quale olio? Olio di gomito!
Devo decidere come verniciarla, potrei portarla in carrozzeria e ottenere un lavoro perfetto. Là potrebbero anche sverniciarla con una bella sabbiatura e io non farei nessuna fatica. Preferisco però lavorare il più possibile con mezzi semplici ed economici. Se ci saranno alcune imperfezioni... poco male: è il mezzo che deve servire all’uomo e non il contrario. Scarto l’ipotesi della carrozzeria, sarebbe costoso e poco sensato visto che non punto a farne un pezzo da esposizione: difficilmente andrà a una sfilata di moda. Conto di usarla anche in condizioni poco raccomandabili.
La verinciatura: a spruzzo o a pennello?transitum padi
Per farla a spruzzo posso scegliere fra le bombolette e il compressore. Ci sono però tanti piccoli pezzi, se usassi il compressore, tra diluente, vernice che finirebbe ovunque e tutto il resto consumerei un sacco di roba e farei un macello, sarebbe meglio stare sulle bombolette. Forse mi conviene verniciare a pennello, faccio molte passate leggere per non lasciare traccia delle pennellate e dopo passo con il rullo per distribuire la vernice in maniera uniforme.
Luigi mi consiglia il verde pistacchio, ma io non voglio un restauro vintage, dovrei cercare colori e scritte originali. Non è così semplice e non è ciò che mi interessa, poi sarei costretto a tenere la bici con cura... Troppo impegnativo!
Cerco un colore evidente per questioni di sicurezza, in strada conviene essere il più possibile visibili. Potrei scegliere il giallo, ma è molto sporchevole, sarebbe forse bello per i primi giorni, ma poi diventerebbe brutto. Oppure l’arancione, però potrebbe sembrare marroncino chiaro.
Forse è meglio il rosso: è meno visibile, ma non peggiora con lo sporco e continua a sembrare rosso.
Potrei sistemare il carter, lucidare i parafanghi e i cerchioni cromati, poi però vedo che il carter è ingombrante e mi potrebbe complicare la vita in caso di problemi alla catena. I parafanghi non servono a molto e li lascio da parte anche se ormai li ho restaurati. Potrei realizzare dei portapacchi anteriori, posteriori e nel mezzo del telaio, ma il carico davanti appesantirebbe troppo la guida e renderebbe il mezzo instabile. Evito anche la borsa da postino. Legherò un piccolo zainetto al cannotto del manubrio per avere a portata di mano almeno carte, guide e cellulare.
 

Portapacchi sì o no? Che dilemma!

Potrei installare sul portapacchi posteriore le classiche borse da bici? No, è impossibile perché impedirebbero la rotazione dei piedi durante la pedalata. Valuto l’idea di mettere un bagaglio sopra il portapacchi, ma la escludo perché forse, in montagna, dovrò smontare la bici e metterla sul carrello, in quel momento il bagaglio sul portapacchi della bici sarebbe fastidioso.
Provo a realizzare due mini portapacchi all’interno del telaio, fra la sella e il manubrio. Preparo due aste di ferro con dei fori filettati e le saldo al telaio, elaboro poi due profilati di alluminio e li fisso alle aste saldate. Mi rendo conto però che potrebbero ostacolarmi quando dovrò salire e scendere dalla bici. Li lascio fissati al telaio per agganciare eventualmente un sacchetto o una borraccia, ma non aggiungo altro. Preferisco potermi muovere molto agevolmente, ovvero saltar giù dal mezzo se vedo che mi sto per impastare.logo goat
Comunque... Questo sì che è un telaio robusto! Di spessore! Si può saldare a elettrodo senza problemi, non come i moderni telai superleggeri, gli “Optimal dimension”, superfotonici, super di qua e super di là, spessi come una lattina di birra! Questo lo posso anche prendere a mazzate!
 

Ruote moderne e coperture "vintage"

 
Marco mi regala una vecchia mountain bike dei suoi figli, ha i cerchioni in alluminio. Trovo “a gratis” due cerchioni in alluminio e monto quelli originali in acciaio? No, uso quelli in alluminio...
Devo scegliere i copertoni, l’ideale sarebbe avere sulla bici due copertoni scolpiti che offrano una buona presa e due copertoni meno artigliati, e quindi più scorrevoli, sul carrello. Avete presente i trattori? La motrice ha gli pneumatici molto scolpiti, con denti molto grandi, mentre i carrelli hanno spesso gomme con righe diritte e parallele, in linea con la direzione di marcia, che servono a limitare lo slittamento laterale e offrire grande scorrevolezza. Provo a mettere le gomme più scolpite sulla bici, ma i denti laterali sfregano contro le forcelle: non vanno bene. Metto allora gomme poco scolpite, sono vecchiotte e un po’ secche. La gomma tende a seccarsi col tempo e queste, vecchie di qualche anno, mostrano qualche crepa, ma so che ce la faranno!
Al carrello metto due gomme classiche da Graziella, quelle con la corona circolare bianca. Le ho già usate per uno dei carrelli da strada.
 
 

Carrello da bici... tentativi falliti

Cerco di realizzare elementi semplici e versatili. Tengo sempre la stessa distanza tra i fori per rendere l’insieme modulare e consentire di poter eventualmente scambiare i pezzi fra loro, con altri carrelli o destinarli a usi diversi.
Eventualmente anche aggiungere o sostituire i vari elementi, oppure inventare qualcosa di simile senza dover ricominciare da capo. Gli elementi non hanno direzioni di assemblaggio, si possono montare in entrambi i sensi.
La difficoltà sta nel progettare cose semplici da costruire, da riparare e da sostituire. Anche per facilitare altri che vogliano realizzare un carrello. Evito le saldature, con quelle impiegherei meno tempo, ma in caso di guasto sarebbe più difficile fare una riparazione e riprodurre qualcosa per chi non ha modo di saldare.
Potrei progettare un carrello “mono-ruota”. Ci sono modelli in cui si può piazzare il bagaglio fra la ruota posteriore della bici e la ruota del carrello e ce ne sono altri con un telaio che “avvolge” la ruota e al quale si agganciano le tradizionali borse da bici. Escludo però il mono-ruota per diversi motivi, il principale è che una volta sganciato dalla bici non starebbe in piedi da solo. Sarebbe quindi ingovernabile, non lo potrei portare in montagna e non potrei caricarci sopra la bici. I mono-ruota costruiti in maniera industriale hanno sistemi di aggancio che offrono una buona mobilità, ma al tempo stesso sono molto solidali con la bici e impediscono al carrello di ribaltarsi e di scodinzolare, io purtroppo non ho modo di realizzare uno snodo così sofisticato.
Punto quindi su un carrello a due ruote: sta in equilibrio più facilmente. In salita vorrei poter trainare camminando sia bici che carrello, forse potrei creare un alloggiamento fra le due ruote del carrello per incastrarci una ruota della bici, devo capire se quella anteriore o quella posteriore. Piazzerei le classiche borse da bici all’esterno delle ruote del carrello. Così però il carrello diventerebbe larghissimo e poco capiente, inoltre non impedirebbe alla bici di ribaltarsi, scarto l’idea.
Penso allora alla possibilità di bloccare la parte posteriore della bici con il carrello. Cerco di spiegarmi meglio perché detto così non si capisce molto, non lo capisco neppure io mentre rileggo.
Metterei le aste di traino a spalla nella parte posteriore del carrello e io tirerei l’insieme bici-carrello al contrario. Avete presente i camion dei pompieri in servizio nelle gallerie, quelli con doppia cabina per guidare in entrambi i sensi senza fare manovra? Il carrello starebbe davanti e la bici starebbe dietro: verrebbe trainata in retro marcia.
Con questa configurazione però nascerebbero tanti altri problemi, l’insieme uomo-carrello-bici diventerebbe lungo quanto un TIR con rimorchio, le ruote del carrello e la ruota posteriore della bici non sterzerebbero e sarebbe impossibile affrontare le curve. Il manubrio e la relativa ruota anteriore sballotterebbero continuamente di qua e di là. Anche questa ipotesi è fuori dal mondo. Resta la possibilità di portare la bici in questo modo, ma impennata. No, si ribalterebbe dopo due metri, il carrello non ce la farebbe a tenerla in equilibrio.
Nessuna delle ipotesi funziona come speravo, devo abbandonare l’idea di trainare a piedi bici e carrello come se fossero un solo veicolo, studio quindi un carrello a due piani sul quale si possa mettere la bici sopra il bagaglio. Devo realizzare qualcosa che unisca bici e carrello, sembra facile, cosa ci vuole? Un gancio è più che sufficiente, io pedalo e il carrello mi segue... Non sono troppo convinto, ma comincio le prove. I vari pezzi da fissare al telaio della bici non li ho ancora completati, li sistemo quindi provvisoriamente con i morsetti da falegname.
Con un moschettone aggancio il carrello alla struttura e faccio un giro di prova. Balla tutto! Salta di qua e salta di là, sembra di trainare un toro inferocito. No! Così non funziona, mi viene il dubbio che sta cosa non si possa fare, eppure di carrelli ne ho visti, come faccio a fare un gancio decente?
Studio un’altra ipotesi: costruisco sulla bici un telaio che sostiene una barra filettata orizzontale alla stessa quota del mozzo della ruota e parallelo al mozzo stesso. A questa barra aggancio un moschettone che unisce carrello e bici. Faccio poi partire dal carrello due specie di forchette che si incastrano alla barra filettata sopra citata, lasciando però molta libertà di movimento; impediscono al carrello di ribaltarsi di lato e andare troppo su e giù. Mi rendo subito conto che questa idea è proprio balorda, non si capisce niente neppure dalla spiegazione. Tanto non la metto in pratica.
 

Carrello per bici... collaudo in viaggio!

 
Quando qualcuno sta seduto in sella la bici è pesante e stabile. II carrello invece è relativamente leggero e non è direttamente governato, ma trainato, tende quindi a sballottare parecchio! Ci ragiono sopra e giungo alla soluzione che il gancio fra bici e carrello debba lasciare le due cose indipendenti, ma al tempo stesso unite fra loro... e fino a qui lo capivano tutti. Insomma, nessuno dei due si deve poter muovere senza che l’altro sia d’accordo. Devo quindi costruire uno snodo simile a un giunto cardanico che possa ruotare su tre assi; non è facile, ma ci devo provare.
Non so ancora come si comporterà il mezzo, mi viene anche il dubbio che il telaio della bici potrebbe non farcela a sostenere le sollecitazioni meccaniche trasmesse dal carrello.
Lo snodo di aggancio riuscirà a garantire che bici e carrello siano uniti, ma liberi di muoversi? Riuscirà a garantire che la bici traini il carrello? Che il carrello non se ne vada per proprio conto in discesa? Riuscirà a impedire il carrello faccia sballottare tutta la bici?
Non so... anche quando sono partito le altre volte con altri carrelli non avevo avuto modo di collaudarli, li ho sempre terminati la sera prima di partire. Mi sono messo in marcia sperando che tutto andasse bene e non ho mai avuto problemi. Li ho comunque sempre modificati prima del cammino successivo. Questo carrello partirà dalle esperienze dei carrelli precedenti, da strada e da montagna. Ci vorrà tempo per cambiare l’assetto dell’insieme uomo-macchina, bisognerà smontare la bici, caricarla sul carrello e modificare il carrello per riconfigurarlo dalla modalità agganciata alla bici a quella da traino a spalla.
Forse in alcuni tratti montuosi questa operazione dovrà essere ripetuta più volte al giorno. La somma di carrello, bici e bagaglio sarà attorno ai cinquanta chili. Sono indeciso, non so se realizzare o meno i freni per il carrello, visto che quelli della Graziella non sono un granché. Oggi siamo abituati ai leverismi più sofisticati e affidabili delle bici moderne; dover contare sui freni “old stile” non è molto rassicurante. Studio quindi dei freni a mano, dei normali pattini di gomma che possano puntare contro i cerchioni grazie a delle viti robuste. Non sarà velocissimo metterli in funzione, ma potrebbero tornare utili nelle lunghe e ripide discese.
 

Puoi rileggere le puntate precedenti del Viaggio in Graziella sulla Via Francigena:
Viaggio in bici con Graziella | L'idea Viaggio in bici con Graziella | Il nome Viaggio in bici con Graziella | I preparativi Viaggio in bici con Graziella | Bagaglio e partenza Viaggio in bici con Graziella | Da Lodi a Fiorenzuola Viaggio in bici con Graziella | Seguendo il Po Viaggio in bici con Graziella | Digressioni sulla Goat Viaggio in bici con Graziella | Nell'ostello di Sivizzano Viaggio in bici con Graziella | Storie di sterrati e discese impervie Viaggio in bici con Graziella | Dalla Cisa a Pontremoli Viaggio in bici con Graziella | Lo zen della camera d'aria Viaggio in bici con Graziella | Pietrasanta in bici dal mare Viaggio in bici con Graziella | Polvere e catena verso Lucca Viaggio in bici con Graziella | L'ultima fatica per il convento Viaggio in bici con Graziella | San Gimignano e Monteriggioni

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Girumin

La mia voglia di camminare parte dall’esigenza di vivere il rapporto con la natura. Ho avuto la fortuna di camminare su lunghi percorsi e di viaggiare in diversi paesi, anche meno conosciuti dal turismo tradizionale e ho vissuto alcune esperienze internazionali.
Sono forse stato inesorabilmente spinto dall’istinto naturale che porta a muoversi, a esplorare e a conoscere. Attratto dal bisogno di esserci in prima persona, di arrivare da qualche parte con le mie gambe. Qualche volta ho cercato di giocare con idee meno consuete e magari non sempre garantite.
Penso che il viaggio non sia solo andare lontano geograficamente, ma sia l’occasione per provare ad affrontare le cose in maniera diversa. Spesso per trovare il nuovo basta guardare le cose da un altro punto di vista.

Apprezzo la tecnologia più recente, ma anche le tecniche tradizionali e credo più nella voglia di fare che nella strumentazione più sofisticata.

Partendo da questa idea mi piace preparare un viaggio anche con le mani, per i lunghi cammini ho realizzato dei carrelli per portare il bagaglio e ho fatto qualche giretto con una Graziella e un carrello, ho poi sistemato una vecchia bici da uomo e ho costruito un altro carrello. Cerco idee nuove, ma esploro tecniche del passato come i bastoni di legno.

Nel corso del tempo ho raccolto molti appunti su equipaggiamento, abbigliamento, abitudini, tecniche ed esperienze varie che ho inserito in un libro scritto per la casa editrice “Terre di mezzo”.

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