Fuga d'inverno a Malta

Pubblicato in Malta
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Il cielo plumbeo, la colonnina di mercurio che segna 3°C, il cappotto chiuso fin sopra la gola ed il cappello infilato bene in testa, non fanno altro che aumentare la nostalgia per quelle tre isolette sperdute nel mezzo del Mediterraneo. La nostra è stata una fuga rapida ma sufficiente a ritemprare il corpo e, soprattutto, lo spirito: passeggiare in maglietta per qualche giorno ci ha concesso una pausa dal lungo inverno alpino e le cittadelle fortificate di Malta e Gozo, tra i cui vicoli ci siamo persi, sono state una piacevole sorpresa.
Se cercate informazioni "tecniche" per scoprire le bellezze di Maltaminuscolo stato europeo incastrato nel cuore del Mediterraneo a mezzavia tra Africa ed Europa, potete leggere Cosa visitare a Malta,  mentre qui, assieme al canonico diario di viaggio vorrei raccogliere alcune sensazioni e riflessioni sui nostri cinque giorni maltesi.
La simpatia verso quest'isola (in realtà le isole principali dello stato di Malta sono tre: Malta, Gozo e Comino) è nata subito, appena le ruote del nostro aereo hanno toccato il suo suolo. Guardando fuori dall'oblò ho visto avvicinarsi il macchinista alla guida del mezzo destinato a trasportare i bagagli dalla stiva fino al nastro trasportatore dell'areoporto: era vestito solo con un paio di pantaloni di tela ed una maglietta nera! Questo particolare ha subito evidenziato che la temperatura durante la nostra permanenza sarebbe stata piacevole: tra i 15°C notturni ed i 25°C diurni... non male per dicembre! Poco dopo una sorridente dipendente statale addetta al centro visitatori dell'areoporto ci fa capire che il popolo maltese è cordiale e disponibile e avremo occasione di confermare questa sensazione più volte.
Valletta è la nostra prima meta ed il fascino delle mura che cingono la cittadella fortificata è scalfito solo leggermente dallo stato di degrado di alcuni edifici del centro (tra l'altro è in corso una sostanziosa opera di restauro e ristrutturazione delle aree principali della città). Vaghiamo assieme ad altri pochi turisti tra i vicoli agghindati a festa anche se risulta strano vedere addobbi natalizi in un paese dove ci si ritrova a girare in maniche corte, ma i maltesi sono molto fedeli e in molte case i presepi, esposti alla finestra, sono delle piccole opere d'arte. Dopo esserci rilassati ammirando il panorama sulle Tre Città dagli splendidi giardini (superiori ed inferiori), ci spostiamo nella zona commerciale di Sliema dove si trovano la maggior parte degli alloggi a basso costo. Purtroppo i primi da noi individuati sono chiusi o troppo costosi e così riusciamo a trovare una sistemazione solo dopo una lunga camminata; tra l'altro, volendo risparmiare preferiamo optare per la soluzione in dormitorio ma la forte religiosità dell'isola impone stanza separate! La scelta però si rivela positiva in quanto conosciamo Paolo, siciliano in cerca di fortuna, e Dominique, infermiera francese in pensione, qui per migliorare il proprio inglese e scoprire l'arcipelago.
Il giorno successivo, per alternare visite storico-culturali ad esplorazioni natural-etnografiche, ci dirigiamo verso la costa sud-orientale per raggiungere l'isolato e placido paesino di Marsaxlokk che costituisce la più grande comunità di pescatori dell'isola. La baia, completamente punteggiata da coloratissime barche ormeggiate, è uno spettacolo abbellito dal sorgere del sole e dal lavoro indefesso dei pescatori intenti a stendere le reti ad asciugare sulla banchisa. La quiete e la sensazione di una vita che incede ai ritmi lenti e meditati della natura ci fanno pensare che questo sarebbe il paese ideale per svernare. Una passeggiata ci conduce, tra fichi d'india e piante di mandorlo, al forte di S. Luciano che domina la costa.
Sulla via del ritorno l'autobus si cui viaggiamo viene speronato da un automobilista uscito direttamente da uno stretto vicolo del sobborgo di Paola: l'autista si ferma bloccando completamente il traffico, incurante delle pacate proteste di chi lo segue. Noi scendiamo e proseguiamo con un altro bus fino alla grotta blu solo dopo aver fatto sosta in una magnifica pastizzeria (sorta di rosticceria/panificio in cui si trovano vari stuzzichini salati davvero ottimi... le nostre pasticcerie si chiamano invece dolcerie e non sono da meno delle cugine "salate"). Il tramonto su questo arco naturale a picco sul mare è celato dalle nuvole all'orizzonte e così rientriamo in ostello per altre chiacchiere con Paolo e Dominique. Il ragazzo siculo, laureato in lingue dei Balcani, parla serbo e greco moderno oltre all'inglese e dopo aver lavorato in una ONG in Bosnia è rientrato a casa, spendendo qualche tempo ad aiutare degli amici in una sorta di azienda agricola comune, nella raccolta di arance, olive e limoni. Ora, esasperato dalla triste situazione della sua isola, spera di trovare maggior fortuna non lontano da casa, lavorando come cameriere o quant'altro.
Ci spostiamo verso l'interno per raggiungere l'antica capitale ai tempi dei cavalieri che costruirono le fortificazioni presenti tutt'oggi. Mdina è una cittadella meravigliosa in cui perdersi tra i vicoli e le alte mura d'arenaria. La grande cattedrale di S.Pietro e Paolo svetta sul promontorio da cui la vista spazia fino a Valletta verso nord ed alle Dingli cliffs verso sud. Nel pomeriggio l'ennesimo bus ci conduce alle scogliere di Dingli che segnano il punto più alto dell'isola e nei pressi della piccola chiesetta a picco sull'oceano assistiamo ad un raduno di faconieri che lasciano volare nel forte vento i poveri animali che ritornano dal proprio carceriere ormai abituati alla vita in cattività. Vediamo gheppi, barbagianni e sparvieri oltre ad altri rapaci che non conosciamo. Passeggiamo ammirando la maestosità del paesaggio ed ancora una volta rientriamo a Rabat, città nei pressi di Mdina, quando le tenebre hanno già avvolto l'isola. Questa volta troviamo una bella guest house con una stanza tutta nostra e dopo una doccia calda impieghiamo due minuti ad addormentarci, stanchi ma leggeri e soddisfatti.
Il giorno successivo ci spostiamo verso l'isola di Gozo ma prima di raggiungerla perdiamo un paio d'ore in un lento ed inefficiente internet point di Bugibba per scaricare le schede della macchina fotografica, ormai piene. Il percorso in bus verso il porto di Cirkewwa è vario e divertente ed il paesaggio costiero non delude. Dopo mezz'oretta di traghetto dal quale possiamo ammirare la frastagliata costa dell'isola di Comino, sbarchiamo a Mgarr, sull'isola di Gozo. Fuggiamo dai tassisti che per un euro ci offrono un passaggio fino alla cittadina principale, anche qui Rabat, per salire a piedi fino al paese di Ghajnsielem dove è stata costruita una riproduzione del villaggio di Betlemme a dimensioni reali, popolato da attori che lo animano come duemila anni orsono. Giungiamo in ritardo ma l'atmosfera del villaggio ricostruito, seppur deserto, è comunque pittoresca. Un altro bus ci conduce a Rabat/Victoria e di lì, senza soluzione di continuità, al villaggio di Dwejra dove è possibile ammirare un arco nella roccia a picco sul mare: la Azure window (finestra azzurra). La velocità delle nuvole sullo sfondo crea continue mutazioni nel panorama ed attendiamo lo spettacolo del tramonto perché la natura venga esaltata fino al suo massimo splendore. La ricerca del nostro alloggio ancora una volta va per le lunghe e siamo costretti a spostarci da Victoria verso la costa, al porticciolo di Marsalforn dove troviamo un'adorabile signora che ci accoglie nella sua Guest House rinnovata. Siamo così positivamente colpiti che decidiamo di fermarci due notti, le ultime qui a Malta. L'ultima giornata su Gozo è dedicata alla visita della cittadella di Victoria al mattino presto mentre poi ci spostiamo verso Gharb ed il santuario di Ta Pinu. La necessità di camminare ci spinge a salire fino al faro di Gordan e lungo la via assaggiamo un dolce fico d'india appena raccolto...non c'è cosa più piacevole che mangiare un frutto appena colto dall'albero! Il panorama dal faro è mozzafiato sul mare, sulla cittadella di Victoria e sui chilometri di muretti a secco che delimitano i campi dell'isola. Scendiamo e rientriamo in città per spostarci di nuovo verso un paese di periferia dove sono stati rinvenuti templi risalenti al neolitico. Le rocce di Ggantija non ci entusiasmano e dopo un cappuccino ed un dolce rientriamo alla cittadella per assistere al tramonto sull'isola.
Il giorno successivo un calvario di tre ore ci riconduce a Valletta da dove prendiamo un altro bus verso Birgu (o Vittoriosa), una delle tre città fortificate che sorgono su un lato del Grand Harbour. Purtroppo anche qui i restauri in corso ci impediscono la visita del forte di S.Angelo ma lo spettacolo delle alte mura dei bastioni della città, delle barche ormeggiate nel porto di Kalkara e la simpatia di una signora che ci invita in casa per fotografare il proprio presepe, ci regalano l'ultimo scorcio di Malta, isola dai forti contrasti e dalle mille tonalità che ci ha stupito e colpito. Raggiungiamo l'areoporto ripromettendoci di tornare in questa terra isolata ma cosmopolita.
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