Vite spezzate

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A quasi cinquant'anni di distanza da quella tragica notte del 9 ottobre 1963 in cui il monte Toc sprofondò nelle acque del lago creato dalla diga del Vajont, fermandosi lungo la strada che conduce in val Cellina si possono trovare casolari abbandonati e devastati dalla potenza delle acque che uccisero quasi 2000 persone. Questo scatto ritrae un angolo cucina di uno dei casolari abbandonati.

 

 
Leonardo

Cicloviaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide montagne del suo Trentino e dei dintorni del lago d'Iseo dove abita, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, ha dedicato gran parte della vita al cicloturismo viaggiando in Nuova Zelanda, Balcani, Norvegia e molti altri paesi. Ultimamente ha trascorso dieci mesi in bici nel Sud est asiatico e ha attraversato le Ande in bici.
Sito web: www.lifeintravel.it
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Commenti  

# 0 Arnaldo 2012-06-14 14:18
peccato tanto sacrificio che fanno le persone per avere una casa, tanto sacrificio che si fa per costruire una diga con i soldi pubblici alla fine viene distrutta perchè non fatta bene e in più muoiono persone innocenti per colpa del l'uomo ,sarei curioso sapere che fine hanno fatto quelle persone che hanno costruito la diga
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# 0 Leo 2012-06-15 22:16
Arnaldo,
purtroppo forse è meglio tu non sappia la fine che hanno fatto i colpevoli di quel disastro... delle sentenze davvero scandalose hanno portato alla condanna di alcuni di loro ma ad una pena minima (5-6 anni di cui 3 condonati al massimo).
Per chi fosse interessato comunque trovate tutti i dettagli qui:
http://www.vajont.net/page.php?pageid=SEZIO007
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