Farfalle sul Keg River: in bici in Thailandia

Pubblicato in Thailandia
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Titolo liberamente ispirato a Farfalle sul Mekong di Corrado Ruggeri che stiamo leggendo nei nostri momenti liberi rubandocelo dalle mani l'un con l'altra
Ripensiamo alla discussione avuta con il poliziotto che ci indicava il Sawarag come hotel very cheap ed effettivamente cosa sono 350 Baht? Quasi 10€ in due per una camera doppia, meno di 5€ a testa per una stanza con bagno in camera, mica male no? La verità è che ci stiamo abituando a spendere davvero poco ed anche 350 Baht oramai, sono diventati tanti per noi.
Lom Sak è l'ultima frontiera di pianura della Route 12 che, proprio da questa cittadina di circa ventimila anime, inizia a risalire i pendii asfaltati del Khao Kho National Park e del Thung Saleang Luang. Sostiamo qui per una notte, proprio al Sawarag hotel anche se abbiamo fatto di tutto per trovare un'alternativa che non esiste.  Al pensiero delle montagne che ci attendono, le mie gambe tremano, come se fosse un riflesso incondizionato, proprio non le posso controllare. Il mio orgoglio e la mia testardaggine nel non voler mai ammettere di essere contrariata da un qualcosa legato alla bicicletta sono troppo forti per cedere questa volta, domani affronteremo le montagne? E montagne siano!!!
L'aria è frizzantina, l'inverno thailandese è ormai cominciato, finalmente! Le piogge monsoniche sono un brutto ricordo, mentre il sole veglia su di noi ogni giorno dalle 6 a.m. alle 6 p.m.
Si viaggia bene: il vento a favore ci accarezza delicatamente spingendoci in avanti, i canti degli uccelli allietano il nostro spirito, le colline alberate in lontananza si avvicinano lentamente al ritmo delle nostre pedalate, tutto sembra più che perfetto quand'ecco sopraggiungere infida da dietro la curva, la prima rampa asfaltata. Scalo rapidamente le marce ed aumento la pressione sui pedali. Lo strappo è breve come il fischio di un treno che non si ferma alla stazione ed il mio umore non ne risente.
La pianura continua ad occupare la mia visuale, una curva, un'altra curva, rettilineo, curva a destra ed un altro strappetto, curva a sinistra e altra rampa, ora stiamo davvero esagerando!
Le salite iniziano a susseguirsi una dopo l'altra bruciando drasticamente minuti preziosi della nostra giornata, il ritmo ora è molto più lento, le gambe iniziano a dare i primi segni di stanchezza, tante fastidiose goccioline di sudore scivolano lungo la pelle tuffandosi negli occhi come un bimbo in piscina, rendendo la vista difficoltosa per l'assiduo bruciore. E' una piccola tragedia per una principiante come me: fatico, e tanto, sudo come una costina sulla brace e bevo sempre di più, le gambe si stancano in fretta mentre l'ascesa sembra non terminare mai. Anzi, ora sono così lenta da sembrare ferma...per forza: ho bucato! Ci mancava solo questa...
Trascorre quasi una mezz'ora e poi, finalmente, ci muoviamo  dal ciglio della strada per proseguire la nostra ardua scampagnata, ma, ahimè, soli due chilometri dopo ho ancora la gomma a terra. Il nervosismo cresce, anche perchè è la nostra ottava foratura in poco più di 1000 km e non ne possiamo più di queste continue soste impreviste, oltretutto abbiamo terminato le camere d'aria utilizzabili, quindi, almeno per oggi, supplichiamo il Dio dei cicloviaggiatori di non forare più. Qualcuno lassù deve averci ascoltato perchè, per metà pomeriggio, dopo infiniti tornanti, e senza ulteriori incidenti di percorso giungiamo all'ingresso del Thung Saleang Luang National Park.
Dei movimenti strani catturano immediatamente la nostra attenzione: dei monaci sono in raduno spirituale nel parco e decine di sarong arancioni sono stesi ordinatamente al sole.
Chiediamo informazioni alla responsabile che gentilmente ci conferma la possibilità di campeggiare anche qui, a due passi dal quartier generale del parco. Noi però non siamo soddisfatti, ci sentiamo avventurieri e decidiamo che il luogo ideale per la nostra tenda è l'area camping a tre chilometri da qui, lungo il lento corso del fiume.
Si risalta in sella per seguire le indicazioni: smarriti nella meravigliosa e bizzarra natura che ci circonda, ci accorgiamo troppo tardi che la strada continua inesorabilmente a scendere e quando si scende, poi si deve anche risalire ed in bicicletta può fare la differenza in una giornata faticosa come questa. La curiosità è comunque intensa e la voglia di into the wild ci attira a sè come una potente calamita.
Finalmente l'ultima curva su questa strada in pessime condizioni nonostante la presenza dell'asfalto, bene, l'ultima curva prima dell'area campeggio che deve essere verdeggiante dopo tutte le piogge cadute e che...non c'è! L'area campeggio non si vede o meglio, non si può raggiungere... tutte le nostre speranze di piantare presto la tenda per poterci riposare, finiscono direttamente nell'ansa del fiume in piena. Che disdetta! Intorno a noi, centinaia di farfalle colorate accompagnano ogni nostro timido ed impacciato movimento. Questa è la loro casa: il Keg river con la sua abbondante portata d'acqua rappresenta l'ambiente ideale per la vita di questi splendidi animali che si posano ovunque ammaliati dai tiepidi raggi del sole.
A malincuore risaliamo in sella per percorrere il tracciato da incubo a ritroso, tre chilometri di sudore colante, chissà cosa avranno pensato al quartier generale del parco vedendoci tornare ridotti in uno stato pietoso. Issiamo la nostra casetta sul lembo di erba adiacente a quello dove almeno venti tende uguali, le tende dei monaci, sono disposte disordinatamente: che contrasto con i sarong allineati! E' interessante osservare queste persone così semplici, dal volto rilassato e sincero, approcciarsi alla natura con profondo rispetto. Quattro monaci sono fermi sotto un maestoso albero centenario, la loro attenzione è stata catturata da qualcosa nascosto fra le fronde, chissà cosa... Un breve giro lungo un sentiero battuto nella giungla e la stanchezza, con un piccolo contributo da parte del nugolo di zanzare azzannatrici, prevale riconducendoci con la forza alla base dove, dopo aver incastrato perfettamente tutti nostri fardelli, cadiamo in un sonno dolce.
Un trillo acuto ci riporta alla realtà: la sveglia bastarda della mattina precedente che si è impostata in automatico... alle 6:30! Pigramente ci ricomponiamo, colazione veloce e siamo pronti alla nostra mattinata di birdwatching, butterfly watching e magari a qualche avvistamento a sorpresa. I monaci di Khao Kho hanno già levato le tende e si preparano a tornare alla loro quotidianità monastica. Un thailandese, basso di statura, sulla trentina si sbraccia per attirare la nostra attenzione: è Pom e lavora nel parco, vuole invitarci a prazo, "easy food" specifica mortificato, ma noi siamo entusiasti. L'appuntamento con Pom viene fissato per mezzogiorno. Il Thung Saleang Luang è formato prevalentemente da un'intricata e fitta giungla, bastano pochi passi fuori dal sentiero per perdere completamente l'orientamento. I rumori, i profumi, i movimenti sfuggenti, le forme e i colori vivaci sono unici in questo luogo selvaggio. Nel parco nazionale esiste un sentiero di quasi 45 km percorribile sia a piedi che in bici che conduce dalla parte opposta della riserva naturale dove è sito un ulteriore visitor centre, ma purtroppo, nei giorni scorsi, le pioggie sono state copiose e oggi non è praticabile. Optiamo per una passeggiata ai bordi della strada accidentata di ieri, ma restiamo delusi dalla nostra incapacità di osservare un qualsiasi uccello o mammifero. Che delusione, per fortuna ci pensa Pom ad allietarci. La sua governante è anche un'ottima cuoca e ha cucinato il Ka Phrao moo e un'altra pietanza tipica thailandese. Degustiamo tutto con modi raffinati, raccogliendo dal piatto principale un po' di carne per poi assaporarla direttamente dal nostro piatto, una, due, tre volte, poi non ce la facciamo più e ci riempiamo i piatti completamente da veri affamati. Il pomeriggio trascorre tranquillo fra appunti di viaggio, uccellini multicolore che finalmente si mostrano in pubblico e la caccia allo snack più polposo di una banda di dieci scoiattoli grigi. In questo luogo dove anche i monaci hanno saputo trovare la loro pace interiore, ci sentiamo previlegiati e sereni nello spirito! Domani si riparte con le pedalate, ma con la mente e il corpo finalmente riposati.

Questo articolo fa parte del diario di viaggio tenuto in diretta del progetto Downwind. Se volete leggere le altre puntate, ecco qui tutti gli articoli dei nostri dieci mesi in bicicletta nel sud est asiatico

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Veronica

Classe 1983 (mi han detto che ne sono nati di matti quell'anno...), abito nel bellissimo Trentino da qualche anno e la fortuna (o sfortuna) mi ha fatto incontrare Leo con cui ora vivo e scrivo su lifeintravel.it Dopo aver girato l'Europa e l'Italia con i miei genitori, per la maturità mi sono regalata un viaggio in 2 cavalli da Milano a Praga (un fiorino ha interrotto il nostro viaggio verso Mosca facendoci ribaltare su una strada slovacca). Dopo aver cambiato mille lavori (pasticcera, agente di viaggio, venditrice di gabinetti, addetta alle lamentele in un call center, barista, cubista ehm, questo non ancora!...) ed aver viaggiato due volte in Messico, ho mollato tutto senza alcun rimpianto per volare in Nuova Zelanda dove ho bighellonato per cinque mesi. Nel 2010 con Leo sono partita per un lungo viaggio in bicicletta nel sud est asiatico. Ora, fra un'escursione in montagna ed un'avventura, sogno e risogno la Panamericana sulle due ruote!!! Ecco in poche parole chi sono: cicloviaggiatrice per scelta, pasticciona a tempo pieno, mountain biker per caso, quando non viaggio ne sto combinando una delle mie...
Sito web: www.lifeintravel.it

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