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Kirikkale-Hattusa-Urgup Risveglio lento, lungo. Cullati dal calore delle coperte ci siamo concessi un paio d'ore in più a letto per recuperare dalla notte precedente, insonne o quasi. Rivestiti e rinfrancati, ci siamo anche rifocillati in una pasticceria del centro di Kirikkale, cittadina anonima poco distante dalla capitale turca. A differenza dell'Italia, qui poche persone usano fare colazione al bar: innumerevoli sono le panetterie ma pochi o nessun caffè, spesso deserti. La buona brioche ed il thè caldo ci hanno comunque messo di buon umore e siamo risaliti in auto fiduciosi nel viaggio. Il sole ed il cielo azzurro ci hanno accompagnato per tutta la giornata e quando, verso le 11 del mattino, ci siamo incamminati verso le rovine ittite di Hattusa, la temperatura era piacevole. Il sito archeologico, patrimonio UNESCO dal 1986, è racchiuso tra 6 km di mura e presenta una vasta area contenente migliaia di rovine di quella che fu l'antica capitale ittita. Il percorso in auto si inerpica per 5km fino alla porta delle sfingi, un tunnel di 70 m nelle mura di cinta.
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Il paesaggio dall'alto è imponente e maestoso e le brulle colline dell'anatolia si perdono a vista d'occhio. Rientriamo nella cittadina di Bogazkale per dirigerci verso il santuario di Yazilikaya, dove sono presenti alcuni rilievi di notevole pregio. Il sito in se non si rivela un granchè ma al termine della visita veniamo assaliti da venditori di souvenir che ci propongono gadget in pietra lavorati: personalmente avevo già trattato (qui è d'obbligo trattare per qualsiasi cosa) per un rilievo della famiglia reale ad Hattusa mentre Ale riesce a farsi ridurre del 200% il prezzo di un piccolo gufo intagliato. L'insisitenza dei tre venditori è divertente inizialmente ma diviene quasi eccessiva quando cerchiamo di andarcene. Visto che non è tardi ci fermiamo per pranzo concedendoci del kebap con riso buruk e verdura: il sole alto scalda a sufficienza da permetterci di restare all'aperto. Chiudiamo il pranzo con una tazzina di caffè turco e siamo di nuovo in movimento Yorgut e poi Kayseri. Ci spostiamo sempre ad una quota che varia tra i 900 e i 1300 m. Gli insediamenti sono pochi ma piuttosto grandi (impressionante l'espansione che sta avendo Yorgut con case in costruzione e cantieri presenti ovunque) mentre tra l'uno e l'altro sono presenti immense distese di cereali.
Raggiungiamo Urgup, nel cuore della Cappadocia, quando è ormai notte fonda. Qui inizia la ricerca di un albergo ed i primi tentativi vanno a vuoto. Chiediamo in un hotel che sembra piuttosto fuori budget per i nostri portafogli (tentar non nuoce!) ma ci viene richiesto un prezzo decisamente eccessivo. Rifiutiamo e stiamo per andarcene quando ci viene chiesto quale sia il nostro budget: ancora una volta inizia la contrattazione! Partiamo da una cifra esigua ma la controfferta non ci soddisfa. Saliamo ai piani per vedere le stanze ed alla fine otteniamo una notevole riduzione del prezzo e colazione compresa per un paio di notti.
Urgup-Goreme-Avanos Natale in Cappadocia. Con visita al museo all'aperto di Goreme e dei siti più noti dell'area. La sveglia ci ha regalato il sole splendente nel cielo azzurro e dopo un'abbondante colazione abbiamo lasciato Urgup alla volta del vicino centro di Goreme dove si trova il complesso di chiese (circa 30) scavate nella friabile roccia di tufo che ricopre l'area tra Urgup, Avanos e Nevsehir. I camini delle fate, tipiche formazioni rocciose create dall'erosione degli agenti atmosferici nelle vallate di quest'area, creano un paesaggio di cartapesta in cui abitazioni rupestri, vigneti e ciliegi denotano la presenza umana da secoli e secoli. Il panorama è magico tutt'attorno e anche la strada attraversa scorci molto suggestivi. Terminata la visita al museo all'aperto di Goreme ci dirigiamo verso Cavusin e Pasa Bagi dove i camini sono spettacolari. I mille colori delle rocce e l'aria per nulla fredda ci accompagnano nella passeggiata alla scoperta delle numerose stanze ricavate nella roccia. Proseguiamo fino ad Avanos dove ci concediamo un pranzo ancora una volta a base di kebap.
Una rapida visita ai negozi di ceramiche della cittadina, in cui ci ripromettiamo di tornare l'indomani, e riprendiamo l'auto per andare ad assistere al tramonto nella zona di Ortahisar dove le colline di tufo si colorano di rosa tenue e delicato. Purtroppo alle 16.30 il sole è già calato oltre l'orizzonte ma la stanchezza ci consiglia comunque un rapido rientro in albergo per un riposino prima di uscire a cena. Dopo la solita cena ci spostiamo in una piccola cantina per assaggiare un bicchiere di vino locale: in questo periodo dell'anno trovare un locale aperto è già difficile...che serva alcolici è praticamente un'impresa. Noi ci riusciamo ma il locale si rivela essere soltanto un negozio dove il padrone e un amico stavano sorseggiando un bicchiere di rosso. Impertinenti, chiediamo se sia possibile unirci a loro e (fortunatamente uno dei due parlava inglese) ci fermiamo a fare quattro chiacchiere: si parla di vino, di amori e di vita in generale. Una bella serata in compagnia conclusa con un conto un pò salato!
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