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Dal parcheggio imbocchiamo un sentiero molto largo e battuto, che in circa mezz’ora ci conduce al rifugio Monte Colbricon, costruzione in pietra che sorge in riva a due laghetti alpini.
Dai laghetti si inerpica sulle pendici del monte il sentiero che porta alla vetta. Seppure la lunghezza sia complessivamente contenuta, le pendenze in gioco sono importanti: Leo e Vero gettano la spugna praticamente subito, utilizzando Farah come risibile scusa (ma se l'avete portata dietro apposta!). Noi, per nulla spaventati, iniziamo l'ascesa: in circa due ore giungiamo ad un'ampia sella, posta tra il Colbricon ed il Piccolo Colbricon. L'ambiente è quello tipico alpino, disseminato di pascoli d'alta quota e rododendri. In questo ambiente non è difficile osservare la fauna tipica di queste altitudini: di tanto in tanto, infatti, sentiamo i fischi d'allarme delle marmotte e scorgiamo qualche gruppo di camosci. Proviamo a scattare qualche foto agli animali, ma purtroppo abbiamo lasciato i tele a casa, preferendo grandangolari più leggeri adatti ad immortalare i paesaggi. Dalla piana alla vetta ci vogliono ancora 30 minuti di arrampicata, più che di cammino, ma ne vale la pena. Non tutti fra noi la pensano così: ancora una volta a raggiungere la meta saremo solo in tre, gli highlander nic the dick, hood ed il tirapacchi! Il sentiero, ben segnalato, è disseminato di resti bellici (filo spinato, pezzi di granata, ecc…), a conferma delle aspre battaglie che qui si sono combattute. Anche questa volta un velo di tristezza ci accompagna negli ultimi metri di salita: dedicheremo a tutti i caduti una umile preghiera. Arrivati in vetta lo spettacolo è di quelli entusiasmanti: sotto di noi l’abitato di San Martino di Castrozza, di fronte il teatro di un altro nostro trekking, le Pale di S. Martino (peccato che siano rimaste coperte a lungo da una antipatica e minacciosa nuvola scura), a lato si scorge la croce di Monte Castellazzo, ai piedi di cui sorge la statua del Cristo pensante, dall’altra parte si intravede Cima d’Asta. Restiamo in ammirazione a lungo, finché giunge il tempo di rientrare. Potremmo aggirare il monte e scendere dall’altro lato, completando un anello, ma visto che al rifugio c’è chi ci aspetta, ripercorriamo la strada dell’andata, che riteniamo più veloce. Altri percorsi a piedi interessanti in zona sono il trekking a cima Juribrutto e la Translagorai |
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