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La notizia era nell'aria da un pò ma l'ufficialità è arrivata ieri da Siviglia dove il World Heritage Committee (UNESCO) ha iscritto le Dolomiti nella propria lista quale patrimonio naturale mondiale.
Il sito comprende una vasta area delle alpi, 141.903 ettari (più altri 90.000 di aree cuscinetto) divisi tra le province di Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone ed Udine. 18 sono le vette che si innalzano sopra i 3000m a sovrastare paesaggi sempre spettacolari, con pareti di dolomia verticali, strette vallate e canyon scolpiti nei millenni dai torrenti che scorrono verso valle provenienti dalle formazioni glaciali sempre più abbarbicate sulle cime più alte.
Le Dolomiti si vanno ad aggiungere agli altri 43 siti italiani riconosciuti patrimonio dell'UNESCO, ma solo esse e le isole Eolie fanno parte dei beni naturali per il loro particolare valore ambientale.
Dolomiti di Brenta
L'area complessiva è suddivisa in nove gruppi dolomitici:
  • il Pelmo e la Croda da Lago, in Veneto tra Cadore, Zoldano e Ampezzano;
  • il massiccio della Marmolada, tra Trentino e Veneto, comprendente la cima più alta delle Dolomiti (3.343 metri) e il ghiacciaio più significativo;
  • le Pale di San Martino, Pale di San Lucano e Dolomiti Bellunesi, per lo più in territorio veneto ma anche trentino;
  • le Dolomiti Friulane e d'Oltre Piave, le più orientali, suddivise fra le province friulane di Pordenone e Udine;
  • le Dolomiti Settentrionali, tra Alto Adige e Veneto, comprendenti i frastagliati Cadini, le candide Dolomiti di Sesto, le austere Dolomiti d'Ampezzo, le lunari Dolomiti di Fanes, Senes e Braies;
  • il gruppo Puez-Odle, tutto in territorio altoatesino, oggi splendido parco naturale;
  • il gruppo formato dallo Sciliar, dal Catinaccio e dal Latemar, a cavallo fra Alto Adige e Trentino;
  • le Dolomiti di Brenta, le più occidentali, dove vive ancora l'orso bruno, tutte in territorio trentino;
  • il Rio delle Foglie, uno straordinario canyon unico al mondo, le cui stratificazioni rocciose dei più diversi colori e gli innumerevoli fossili di animali preistorici permettono di leggere come in un libro aperto la storia geologica della Terra.
L'iter per ottenere il riconoscimento è stato avviato dalle varie province 4 anni fa ed ora si dovrà costituire entro 18 mesi la Fondazione, il soggetto che fungerà da unico referente nei confronti del WHC (World Heritage Committee) e a cui sarà affidato il compito di garantire l'adempimento delle azioni di gestione e tutela del territorio protetto. Il riconoscimento è quindi il punto di arrivo di un lungo percorso ma allo stesso tempo dovrà essere la partenza di un altrettanto lungo iter di mantenimento e di sviluppo compatibile con le regole di tutela ambientale imposte dal WHC.
Ora si deve solo sperare che questo riconoscimento non venga preso solo come opportunità economica per sviluppare un turismo di massa, ma soprattutto come una necessità di tutela. Per chiarire quello che mi auguro comporti questa vittoria dolomitica, vorrei citare colui che per primo pensò alla candidatura delle Dolomiti a patrimonio UNESCO nel lontano 1992 con Mountain Wilderness. Reinhold Messner dice: "Mi auguro che le Dolomiti possano essere viste con nuovi occh, come forma del creato e come immensa ricchezza per tutti noi e non come una pura attrazione da cartolina o per Internet, per attirare solo un turismo di massa. In tal caso l'intenzione dell'UNESCO otterrebbe un fine opposto. La consapevolezza di questa eredità affidataci ci impegna direttamente ad assumerci delle responsabilità nei confronti di questo patrimonio e ci garantisce la presenza di un turismo maggiormente consapevole e sostenibile."
Insomma, il percorso è appena all'inizio e le scelte di enti e autorità locali dovrà prendere la direzione della preservazione della ricchezza di questo paesaggio e di un suo sviluppo responsabile.
In questo contesto fa piacere leggere la notizia che per il momento anche il collegamento S.Marino di Castrozza-Rolle che sarebbe passato sopra al Colbricon e sui fianchi della Cavallazza è accantonato (purtroppo non definitivamente!) per mancanza di fondi privati (in questo contesto stona l'autorizzazione della Provincia di Trento alla realizzazione del progetto).
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