Di qui passò Francesco: da La Verna a Viamaggio

Pubblicato in Italia
Vota questo articolo
(1 Vota)
Zaino in spalla, la giornata è uggiosa e la prima tappa del Cammino Di qui passò Francesco sarà lunga, ci mettiamo in marcia alle otto da Chiusi della Verna. La mulattiera parte dalla strada asfaltata e punta verso sinistra, è lastricata e in leggera pendenza, studiata forse per consentire di arrivare a piedi al santuario anche a chi non è abituato a un sentiero di montagna.
Dopo poco un sentiero parte sulla sinistra, lasciamo quindi la mulattiera, entrambe le direzioni portano al santuario.
In passato, camminando con il carrello, sono sempre stato sulla mulattiera...

Nella prima luce del giorno...



Non è un segreto, partire al mattino con un bel sole in una fresca giornata di primavera piacerebbe a tutti.
Lo ammetto: piace anche a me, ma le previsioni meteo non sono rosee, anche se bisogna dire che sono progressivamente migliorate negli ultimi giorni. Noi partiamo belli bardati, ho fatto presente ai compagni di viaggio la necessità di indossare le ghette fin dal primo momento, ce ne sarà bisogno e forse le dovremo tenere addosso per tutto il tempo nel corso della settimana, fango e pozzanghere non mancheranno. Qualcuno ci ha detto cosa rischieremo di incontrare, ma sappiamo che di neve non ce n’è e non ne è prevista in arrivo per questa settimana, il fango invece c’è e non si asciugherà nel giro di poche ore.
Lo scroscio d’acqua arriva improvviso, il getto ci precipita addosso, sembra proprio che una cascata si sia aperta sopra di noi. Siamo preparati, ma speriamo che non duri a lungo, la nostra speranza è ben riposta perché dopo pochi minuti la doccia rallenta, appena prima di arrivare al santuario. La visita è breve, non c’è il tempo per fermarsi molto, in questo cammino conosciuto con il nome Di qui passò Francesco, i luoghi di grande interesse sono veramente tanti e varrebbe la pena continuare a fermarsi, ma il percorso è lungo. Il santuario è un luogo molto significativo, laddove Francesco ha ricevuto le stimmate. Le antiche mura, gli affreschi e il luogo in cui il santuario sorge esprimono tutto quel che il santuario vuol raccontare. Noi non abbiamo il tempo per una visita attenta, ma a chi segue questo cammino conviene partire informati per meglio vivere la proposta. Di testi sulla via di San Francesco, sulla flora e la fauna di questi luoghi ce ne sono a volontà, ma già la guida può dare un buon aiuto per inserirsi nel contesto. Ci dirigiamo verso il sentiero mentre una pioggerellina leggera ci accompagna.
 
La nostra meta intermedia è Pieve Santo Stefano, ci arriveremo fra sentieri e stradine sterrate che attraversano boschi in collina. Dopo il primo tratto di strada asfaltata entriamo nella sterrata a sinistra e giriamo ancora a sinistra per imboccare un sentierino, ricordo che questo è un punto in cui controllare bene carta e guida perché è facile confondersi. Una breve salita e si arriva al pianoro in cima alla collina. Quando sono passato nel gennaio 2010 sul pianoro c’erano neve e nebbia, non ero in una situazione di pericolo però non era facile trovare la direzione. Situazioni di questo tipo in montagna, con nebbia e neve, possono essere veramente pericolose perché si rischia di perdere l’orientamento. L’orizzonte è uguale in ogni direzione e si perde la propria posizione, il freddo poi fa la sua parte. Quel giorno avevo fermato il carrello e mi ero messo a girare in tondo restando a una distanza che mi consentisse di vedere il carrello. Ero andato avanti così, spostando il carrello per qualche decina e metri fin quando avevo trovato delle indicazioni.
Nella peggiore delle ipotesi avrei potuto seguire a ritrovo i solchi tracciati dalle ruote del carrello nella neve.
 

Sosta a Pieve Santo Stefano

 
Arriviamo a Pieve Santo Stefano nel primissimo pomeriggio, ci fermiamo al bar per una cioccolata calda. Possiamo scegliere se puntare verso l’eremo del Cerbaiolo con il sentiero oppure percorrere un breve tratto di asfalto per poi salire lungo la strada sterrata. Sappiamo di avere ancora diverse ore di luce, ma il primo giorno di cammino è spesso un momento di rodaggio, la tappa è lunga e vorremmo evitare di camminare molto al buio, nel dubbio preferiamo la strada sterrata. Il sentiero non è impervio e non presenta problemi, ci chiederebbe solo di impiegare un po’ più tempo. Ripartiamo e usciamo da Pieve Santo Stefano in direzione sud, pieghiamo quindi verso il valico di Viamaggio per entrare poi nella strada sterrata sulla sinistra. La salita è dolce, è una strada sulla quale possono passare le auto, è ben tenuta. Sulla destra vediamo in lontananza il lago di Montedoglio. Passiamo davanti al vecchio ostello, ora è chiuso, in passato è stato un ottimo posto notte per chi percorreva il cammino. Raggiungiamo l’eremo del Cerbaiolo, il cartello all’ingresso indica gli orari di visita, siamo nella fascia oraria prevista, entriamo e andiamo verso la chiesetta. Suoniamo il campanello e dopo pochi minuti ci apre la porta il frate che vive nell’eremo: è fratel Francesco. Ci fa entrare, ci mostra la chiesa e parliamo un po’ con lui. Il timore è di fare domande che probabilmente gli sono state poste mille volte.
Non tutti i giorni s’incontra chi ha fatto una scelta di vita eremitica ed è facile ripetere luoghi comuni. Vorremmo evitare di fare domande del tipo: “Cosa spinge a una scelta di questo tipo?” che avrà sentito un milione di volte e che meriterebbero un contesto adeguato e grande attenzione. Ci dice che l’ex ostello, che abbiamo incontrato poco prima, non è più agibile come ostello perché andrebbe adeguato alle normative vigenti in merito alla sicurezza, ma siccome i costi sono elevati lo si è dovuto chiudere. Dice anche che è stato scelto di dedicare l’eremo esclusivamente alla vita eremitica, pur accettando le visite negli orari previsti. Il tempo stringe e il tramonto si avvicina, fratel Francesco, mentre ci saluta, ci chiede se abbiamo bisogno di qualcosa offrendoci un pacchetto di biscotti e una bottiglia d’acqua, ma non ne abbiamo bisogno e siamo già ben carichi. Apprezziamo molto il gesto di generosità nei confronti di chi è in cammino. Ci accompagna lungo per qualche metro mentre ci allontaniamo dall’eremo.
 
Riprendiamo il sentiero. Ricordo che c’è un punto in cui bisogna svoltare a sinistra, se non vado errato in quel punto il cartello è in alto in cima a una salita e in precedenza non l’ho visto perché la fatica mi aveva fatto piegare in avanti, ero poi tornato indietro dopo essermi reso conto che stavo camminando verso l’ignoto. Il camminatore dovrebbe sempreGuardare lontano”, ma spesso la fatica e il peso dello zaino prendono il sopravvento. Quando calano le tenebre siamo sulla strada sicura che ci porta a destinazione, ancora mezz’ora di cammino e arriviamo alla meta dopo dieci ore dalla partenza.
Di qui passò Francesco: da La Verna a Viamaggio - 1.0 out of 5 based on 1 vote
Girumin

La mia voglia di camminare parte dall’esigenza di vivere il rapporto con la natura. Ho avuto la fortuna di camminare su lunghi percorsi e di viaggiare in diversi paesi, anche meno conosciuti dal turismo tradizionale e ho vissuto alcune esperienze internazionali.
Sono forse stato inesorabilmente spinto dall’istinto naturale che porta a muoversi, a esplorare e a conoscere. Attratto dal bisogno di esserci in prima persona, di arrivare da qualche parte con le mie gambe. Qualche volta ho cercato di giocare con idee meno consuete e magari non sempre garantite.
Penso che il viaggio non sia solo andare lontano geograficamente, ma sia l’occasione per provare ad affrontare le cose in maniera diversa. Spesso per trovare il nuovo basta guardare le cose da un altro punto di vista.

Apprezzo la tecnologia più recente, ma anche le tecniche tradizionali e credo più nella voglia di fare che nella strumentazione più sofisticata.

Partendo da questa idea mi piace preparare un viaggio anche con le mani, per i lunghi cammini ho realizzato dei carrelli per portare il bagaglio e ho fatto qualche giretto con una Graziella e un carrello, ho poi sistemato una vecchia bici da uomo e ho costruito un altro carrello. Cerco idee nuove, ma esploro tecniche del passato come i bastoni di legno.

Nel corso del tempo ho raccolto molti appunti su equipaggiamento, abbigliamento, abitudini, tecniche ed esperienze varie che ho inserito in un libro scritto per la casa editrice “Terre di mezzo”.

  • Nessun commento trovato

Posta commento come visitatore

0 / 6000 Restrizione caratteri
Il tuo testo deve essere lungo tra 10-6000 caratteri
 
×