Con il VTTE verso il West | 12° tappa Pedalando verso la fine del viaggio

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Oggi il viaggio in bici finisce.
Il primo tratto di strada è in discesa per arrivare a Farini, vorrei stare in sella, ma i rischi si corrono anche quando si è in dirittura di arrivo, conviene quindi che percorra anche questi ultimi chilometri camminando.







 

Verso la fine del mio viaggio in bici

 
Mi fermo a comprare un po' di cibo, solo il necessario per arrivare a sera, qualche merendina veloce da ingurgitare, ho ancora più di cento chilometri da percorrere e non mi posso permettere lunghe soste. Scendo lungo la valle accompagnato dal Nure alla mia destra, a Bettola passo sul ponte e il fiume mi accompagna sulla sinistra fino a Ponte dell’Olio dove torno sull’altra riva e lo abbandono definitivamente puntando verso Piacenza.
Pedalo velocemente sulla strada trafficata, non è trafficatissima, ma conviene che faccia molta attenzione. Pedalo convinto e tengo le mani ben salde sul manubrio. Mi fermo per controllare bagaglio e carrello, in questo tratto di strada. Non posso permettermi inconvenienti. Arrivo a Piacenza che attraverso puntando al ponte su Po, imbocco la pista ciclabile sul ponte e mi trovo a nord del grande fiume. Questo primo tratto di pista ciclabile che corre sull’argine maestro è stato appena asfaltato, grazie a questo si può pedalare tranquillamente a lato della Via Emilia senza correre rischi in un tratto abbastanza pericoloso anche per le auto.
Devo però dire che in alcuni tratti l’argine è un po' ripido e un'eventuale uscita dalla pista non sarebbe piacevole. Sono le due del pomeriggio, ho tutto il tempo di muovermi con calma e godermi questo tratto di strada piano e tranquillo, l’argine maestro sopraelevato rispetto al territorio circostante consente di vedere lontano e godere di una vista su un territorio molto legato alla storia del fiume.
Le schede di memoria sono ormai sature, ne ho ancora una mezza vuota, ma è di una classe bassa e rischio che i filmati vengano registrati un po' maluccio. Provo però a fare le ultime riprese, piazzo cavalletto e fotocamera, vado poi avanti e indietro. Mi sento un po’ ridicolo e non so se questi filmati serviranno mai a qualcosa, ma è sempre materiale che potrà aiutare a documentare il viaggio. Arrivo a Corte Sant’Andrea: XXXIX Submansio di Sigerico. Passo poi per Orio Litta, dove mi ero fermato la prima notte. Finisco così il percorso nel luogo in cui lo avevo iniziato più ufficialmente.
Un luogo significativo per la Via Francigena. Un luogo in cui, al centro della pianura, si incrociavano un tempo vie di terra e vie di acqua.
La via Francigena e il Po sul quale, nel raggio di qualche decina di chilometri, si affacciavano i porti di Pavia, Lodi, Milano Piacenza e Cremona. Oggi si sta cercando di riscoprire questa storia molto legata alla geografia del territorio. Si riscopre la Via Francigena, si vuole sviluppare la ciclovia del Po, è stato installato un nuovo attracco per le barche a Corte Sant’Andrea ed è in funzione una nuova motonave per sviluppare il turismo sul fiume. Il viaggio di collaudo è finito. Non voleva e non poteva essere nulla di speciale, non puntava a visitare luoghi esotici o raggiungere alte prestazioni. Cosa si poteva provare? Si poteva provare a fare un giro vicino a casa senza troppe ambizioni. Si poteva provare a viaggiare con una vecchia bici senza ricorrere alla tecnologia più sofisticata. Si poteva provare a realizzare un carrello semplice e utile con materiali semplici. Si poteva provare a mettersi in strada…
Questa è l'ultima puntata del viaggio in bici di Girumin, se volete tornare indietro e leggere le precedenti tappe, volate all'undicesima!
Per maggiore chiarezza nella lettura del testo, qui di seguito la "traduzione" dei due mezzi di trasporto usati in vari viaggi da Girumin: VTTE ossia Velocipede Tradizionale Tipico Essenziale e GOAT ossia Graziella Operativa Alternativa Tattica!
Girumin

La mia voglia di camminare parte dall’esigenza di vivere il rapporto con la natura. Ho avuto la fortuna di camminare su lunghi percorsi e di viaggiare in diversi paesi, anche meno conosciuti dal turismo tradizionale e ho vissuto alcune esperienze internazionali.
Sono forse stato inesorabilmente spinto dall’istinto naturale che porta a muoversi, a esplorare e a conoscere. Attratto dal bisogno di esserci in prima persona, di arrivare da qualche parte con le mie gambe. Qualche volta ho cercato di giocare con idee meno consuete e magari non sempre garantite.
Penso che il viaggio non sia solo andare lontano geograficamente, ma sia l’occasione per provare ad affrontare le cose in maniera diversa. Spesso per trovare il nuovo basta guardare le cose da un altro punto di vista.

Apprezzo la tecnologia più recente, ma anche le tecniche tradizionali e credo più nella voglia di fare che nella strumentazione più sofisticata.

Partendo da questa idea mi piace preparare un viaggio anche con le mani, per i lunghi cammini ho realizzato dei carrelli per portare il bagaglio e ho fatto qualche giretto con una Graziella e un carrello, ho poi sistemato una vecchia bici da uomo e ho costruito un altro carrello. Cerco idee nuove, ma esploro tecniche del passato come i bastoni di legno.

Nel corso del tempo ho raccolto molti appunti su equipaggiamento, abbigliamento, abitudini, tecniche ed esperienze varie che ho inserito in un libro scritto per la casa editrice “Terre di mezzo”.

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