Colle del Nivolet in bicicletta

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Quella al Colle del Nivolet è sicuramente una delle più interessanti salite alpine, che da un punto di vista paesaggistico non ha nulla da invidiare alle strade d'alta quota più blasonate. Ci troviamo in Piemonte, e più precisamente in provincia di Torino, all'interno di un'area geografica chiamata “Canavese”.
Il fiore all'occhiello di questa gita è rappresentato dai panorami immensi e dagli ambienti glaciali e austeri che caratterizzano la seconda parte del percorso, all'interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Mappa

 
 

La Valle dell'Orco

L'avventura comincia a Cuorgnè (414 m), che insieme ad Ivrea rappresenta uno dei centri più importanti del Canavese. Nei primi chilometri si pedala su una strada perlopiù pianeggiante, molto ampia e senza particolari attrattive. Dopo aver sfiorato Pont Canavese, la strada si insinua nella valle con un dolce falsopiano sino al paese di Locana, e successivamente, dopo alcuni chilometri di facile salita, a Noasca (1058 m).
Una volta superati questi primi 30 chilometri relativamente facili e oggettivamente monotoni, si entra finalmente nella seconda parte della salita, più suggestiva ma anche più impegnativa da un punto di vista fisico. Dapprima si affrontano i duri tornanti sopra Noasca, con pendenze comprese tra il 10% e il 15%, e successivamente un tratto pianeggiante di qualche centinaio di metri che introduce ad un ripido tunnel lungo ben 3,5 km e dalla pendenza media sostenuta, sempre a due cifre! Per chi decidesse di evitarlo, una validissima alternativa è rappresentata dalla vecchia strada esterna ormai dismessa e interdetta al traffico motorizzato, altrettanto ripida e percorribile in bicicletta con le dovute cautele per via del pessimo stato dell'asfalto. Chi optasse per questa variante potrà apprezzare il lato selvaggio dell'ambiente circostante, la valle che si restringe, le falesie strapiombanti, le cascatelle impetuose e le magnifiche pozze che il torrente Orco ha scavato nel corso dei millenni.
Si ritiene doveroso fare una precisazione: dopo aver affrontato i primi 2 km della vecchia strada, si deve obbligatoriamente entrare nel sopraccitato tunnel stradale per mezzo di un'agevole apertura laterale, quindi si deve procedere all'interno del tunnel per circa 150 m (in questo tratto la galleria è finestrata e con andamento curvilineo) e poi, ponendo la massima attenzione, si deve prendere l'uscita laterale e proseguire lungo la vecchia strada per altrettanti 2 km. Pozze

Ceresole Reale

Una volta giunti al termine della vecchia strada (o, equivalentemente, all'uscita del tunnel), la parte più ripida dell'intera salita è terminata, l'ambiente cambia drasticamente e la valle si apre in tutta la sua bellezza, con una vista eccezionale sulle Levanne, montagne confinanti con la Francia. Ancora poche centinaia di metri ed ecco Ceresole Reale, paese adagiato sulla sponda settentrionale dell'omonimo lago alla quota di 1620 m. La strada pianeggiante che costeggia il lago artificiale permetterà al ciclista di ritemprare spirito e corpo in vista degli ultimi 18 chilometri, quelli scenograficamente più belli. lago di ceresole

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Dopo il lago di Ceresole si pedala all'interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso, vasta area protetta che si estende all'interno di due regioni (Piemonte e Valle d'Aosta) e che abbraccia diverse vallate alpine intorno alla vetta del Gran Paradiso (4061 m). La sua istituzione nel 1922, che gli è valso il primato di primo parco nazionale, è legata alla precedente presenza sabauda nel territorio (il nome del paese “Ceresole Reale” ne è un chiaro esempio) ed alla salvaguardia dell'animale che ne è diventato il simbolo, ovvero lo stambecco. All'interno del parco si possono percorrere le ben conservate mulattiere e strade di caccia fatte realizzare dal re Vittorio Emanuele II nel periodo ottocentesco, nonché ammirare alpeggi, baite e villaggi dagli elementi architettonici peculiari, costruiti interamente in pietra, come Chiapili. chiapili

I laghi artificiali

Proseguendo lungo la salita, che a partire da Chiapili si presenta più accentuata, la valle si apre ulteriormente lasciando spazio ad ampie praterie ed ai sempre più vicini massicci montuosi confinanti con il territorio transalpino. Inoltre, volgendo lo sguardo sul versante destro della vallata, è facile individuare la bellissima strada militare – ora sentiero Chabod (percorribile solamente a piedi e in mountain bike) – costruita nei primi anni del Novecento e che con numerosi tornanti raggiungeva il Colle del Nivolet. Con un ultimo sforzo si raggiunge la piccola chiesa della Madonna della Neve e il vicino lago Serrù (2278 m), alimentato dai ghiacciai soprastanti. Lasciando sulla sinistra le indicazioni per il sentiero glaciologico del lago Serrù, e sulla destra il Glaciomuseo, si procede velocemente sino a raggiungere l'altrettanto magnifico lago Agnel (2297 m). lago agnel

Il Colle del Nivolet

Ora basta alzare lo sguardo per capire che bisognerà stringere i denti ancora un pò; infatti mancano all'appello gli ultimi 4 chilometri di salita, distribuiti su un dislivello di ben 300 metri. La fatica si fa sentire, la quota comincia ad essere elevata, ma finalmente dopo molteplici tornanti si giunge al belvedere, punto panoramico di eccellenza sull'alta Valle dell'Orco. belvedereE come per magia, basta pedalare in salita ancora per poche centinaia di metri per guadagnarsi il bellissimo traguardo del Colle del Nivolet (2612 m). Attualmente, durante i giorni festivi di luglio e agosto, è vietato il transito dei mezzi motorizzati dal lago Serrù al colle, motivo in più per respirare aria più pulita! colle del nivoletPer completare l'opera si può scendere per circa un chilometro sul versante valdostano, sino a giungere al termine della strada asfaltata, nei pressi del rifugio Savoia e dei placidi laghi del Nivolet (il collegamento viario con Aosta lungo la Valsavarenche non è mai stato completato). L'ambiente è davvero maestoso, tutt'intorno ambienti umidi ed ecosistemi delicati, mentre in lontananza svettano le cime rocciose della Grivola e del Taou Blanc, alte più di tremila metri, e persino l'unico quattromila interamente italiano, il Gran Paradiso. laghi del nivolet Un consiglio: prenditela con calma, gustati l'ambiente che ti circonda, fermati ogni tanto a scattare qualche foto (generalmente questo è il pretesto per rifiatare!), gioisci al termine della lunghissima salita e infine rilassati a lungo sui prati circostanti. Sono sicuro che quando girerai la bicicletta per tornare a casa questo posto comincerà a mancarti!
Davide

Appassionato da sempre di attività outdoor con predilezione all'escursionismo esplorativo scandito da ritmi lenti e meditativi, mi sono affacciato al mondo della bicicletta all'età di 13 anni con la medesima predisposizione e da quel momento è stato un crescendo di esperienze che hanno contribuito a far maturare in me una visione romantica di questo bellissimo sport, sempre in contatto e in accordo con la natura.
Adoro pedalare nella mia terra d'origine (le Orobie) e sulle bellissime Alpi Occidentali, senza però  trascurare l'Austria, la Svizzera, etc., e tutti quei luoghi che mi stanno ancora aspettando. Peraltro mi piace alternare il ciclismo su strada a quello su sterrato, terreni diversi che non considero come eterni rivali ma bensì come due red carpets dove far scorrere i miei sogni a due ruote!

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Commenti  

# 0 Floriano 2016-09-12 12:02
Bellissimo articolo. Tuttavia chi come me parte da Ivrea, dopo pochi km. trova un cartello che vieta alle bici l'ingresso in galleria. Nessun percorso alternativo è segnalato al ciclista che deve entrare nelle gallerie a suo rischio e pericolo (notevolissimo durante i giorni lavorativi per intenso traffico camionistico). Se sei a conoscenza di via alternativa ti prego segnalarmela.
Inoltre devo segnalare che al ritorno, giunto a circa 2 km. dalla stazione di Ivrea la strada porta sulla destra in discesa verso un parcheggio il quale è attraversato per tutta la sua larghezza da un griglia di metallo per lo scolo pioggia con fessure in direzione senso di marcia del ciclista, ove un copertoncino del 23 entra facilmente. La inevitabile caduta con rottura del braccio è accaduta un anno fa ad un amico.
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# 0 Davide 2016-09-14 22:39
Ciao Floriano. Innanzitutto ti ringrazio per i complimenti.
Ricordo che durante il mio trasferimento in auto, dal casello autostradale di Ivrea a Cuorgnè ho notato anch'io queste due criticità, cioè la strada statale SS565 spaventosamente trafficata e la breve galleria interdetta ai ciclisti. Consultando diverse mappe stradali facilmente reperibili sul web (openstreetmap per citare un esempio), valuto come possibile alternativa per il ciclista la strada provinciale SP222 – sicuramente meno trafficata – che da Ivrea porta a Strambinello; in corrispondenza dell'immissione nella SS565, si svolta in direzione Ponte Preti per poi raggiungere Castellamonte, Spineto e quindi Cuorgnè tramite strade secondarie asfaltate.
Molto utile la tua segnalazione sulla griglia di scolo delle acque piovane; a tal proposito consiglierei di avvisare chi di dovere in merito alle situazioni di pericolo che essa potrebbe generare (e che purtroppo ha generato al tuo amico!).
Sperando di essere stato utile, ti auguro buone pedalate!
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