Ciclovia del Po in bicicletta: prima di partire per un viaggio autunnale...

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Se ti va in pezzi il telaio della bici non hai molte prospettive. O lo butti via o lo ripari… Magari no, magari ci sono altre possibilità…
In realtà riparare un telaio non è così semplice, gli spessori sono talmente ridotti che difficilmente si può fare una saldatura che resista a lungo.
Mi ero accorto lungo la Via degli Abati che il telaio della Goat (Graziella Operativa Alternativa Tattica) stava cedendo, la parte alta del carro posteriore, quella sulla quale si appoggiavano i piedi quando si andava in due con la Graziella, quella parte lì… si stava piegando in due. (Era un esempio, io mica ci portavo qualcuno in piedi sul portapacchi della Goat.)

Sistemare il telaio della Goat... che impresa!

 
Sapevo che sarei arrivato a destinazione e ci sono arrivato, per un po' non me ne sono preoccupato, mi sono dedicato al VTTE  (Velocipede Tradizionale Tipico Essenziale), ma sapevo che, prima o poi, avrei dovuto trovare una soluzione.
Non era facile: come fare a ricostruire un telaio fatto decentemente??? La ruota deve andare diritta, la catena deve girare diritta, il pedale non deve urtare contro il telaio, si deve poter mettere e togliere la ruota, si deve poter agganciare il carrello, e tante altre piccole cose…
Scarto fin dall’inizio l’ipotesi di fondere un unico blocco di acciaio e ricavarne il telaio a colpi di lima, mi sembra un’ipotesi molto essenziale, ma forse troppo lungimirante, nel senso che non mi basterebbe una sola vita. Potrei usare due tubi in acciaio, ma non sarebbe facile. Dopo mille peripezie decido di seguire il più possibile lo standard già usato per i carrelli. Tolgo il vecchio carro posteriore, era stato Frank a farmi notare che la Goat aveva il carro posteriore imbullonato e non saldato, io me ne ero accorto perché se l’ho smontata totalmente per verniciarla me ne son accorto… però non gli avevo dato peso, non mi ero fermato a riflettere sul fatto che la Goat avesse il carro posteriore imbullonato mentre le altre lo avevano saldato.
 
preparazione (3)Inizio a piegare il primo pezzo di acciaio, gli do una forma a suon di mazzate, lo so che voi progettate i viaggi navigando fra i siti , il blog, le chat e i depliantes…. Io lo faccio con la mazzetta da un chilo, una mazzetta trovata anni fa in un prato durante una camminata. Lo so che a voi non capita di trovare le mazzette da un chilo nei prati, a me capita! Faccio il primo pezzo, mi sembra buono, faccio il secondo, non mi piace, l’inizio della curva è mezzo centimetro più avanti, lo rifaccio, no, sono le nove di sera, non è il caso che mi metta a martellare adesso, faccio qualcosa di meno rumoroso, nel frattempo Fabio, due box più in là, si esercita con la chitarra, non sono il solo a passare la notte nel box.
Vado avanti così, martello un pezzo, vedo che fa schifo, ne faccio un altro finché stabilisco che vanno bene. No, i pezzi sopra li posso fare in alluminio, ok, li rifaccio. Faccio anche quello sotto in acciaio… No, se poi non tiene lo sforzo si arrotola tutto, magari ci penserò più avanti, al ritorno. Per il momento lo faccio così, se poi torno con il telaio intero magari ci metto più alluminio. Man mano che costruisco un pezzo lo provo, mi accorgo che qualcosa non funziona e lo rifaccio.
Bolla e filo a piombo, lo sapevate che per rifare un telaio servono gli attrezzi da muratore? Lo so… pensavate a sistemi sofisticatissimi, a elaborati disegni con il Cad, a grafiche animate… invece no: bolla e filo a piombo.
Le due aste orizzontali devono essere in bolla e i fori in linea con il filo a piombo, altrimenti non riesco a fare una triangolazione perfetta delle aste che uniscono le due aste orizzontali. Il principio è semplice: il triangolo è una figura indeformabile, per cui se vuoi che una struttura non si deformi ci devi mettere un triangolo. Trovo le posizioni dei fori, stabilisco dove mettere gli attacchi per le ruote, devo farli in maniera tale da consentire di toglierle le ruote! Ovviamente faccio una prima prova, lavoro un po’ di ore e poi capisco che non vanno bene. Profilato, sega da ferro, trapano a colonna, lima da mazzo e coda di topo.
La coda di topo è una lima che assomiglia a una coda di topo, per quello si chiama così, so già che qualcuno pensava stessi aggiungendo anche ali di pipistrello e zampe di gallina per fare la pozione magica. Inizialmente pensavo di fare gli agganci delle ruote con piastra di acciaio da 80 mm per 5 mm, poi ho ridimensionato la cosa stando sui 60 mm per 3 mm, ma è la misura minima, meno di così non si può. 
Potrei inventarmi qualcosa, ma cerco sempre di usare materiali reperibili in commercio per cui mi devo adattare. Un raggio rotto
Com’è possibile che ci sia un raggio rotto? Ho montato una ruota che ha il doppio dei raggi delle altre ruote, con i raggi da BMX e si è rotto un raggio.
Ora non è il momento di pensarci, prima finisco il telaio.
 

Sulla Ciclovia del Po in autunno... come mi vesto?

 
Come mi vesto? No, non devo uscire a cena, devo stabilire come viaggiare in bici in Dicembre. Se devo uscire a cena va bene qualunque cosa…
Se devo andare in giro in bici al freddo non può andar bene qualunque cosa. Credo che la soluzione sia molto semplice, metto le stesse cose che metto quando vado in montagna in inverno! No, direi che gli scarponi rigidi e ramponabili non sono adatti per la bici.
I guanti? Nono so… Faccio una valutazione di quel che ho, mi preoccupo soprattutto per testa, mani e piedi.
 
Per la testa devo render compatibile il casco con cuffie e roba tradizionale. Faccio qualche prova, il mefisto non è molto compatibile con il casco da bici, tiene troppo caldo e poi non riuscirei certo a fare una rapina con la Goat. Il sotto casco può andare bene, fa parte del kit nero da Diabolik che veste di nero aderente della testa ai piedi, credo che lo porterò tutto. Posso aggiungere una minicuffia di minimo spessore, è una cosa oscena e inguardabile, ma l’ho presa perché costava poco… Ora però torna utile. Posso mettere sottocasco, cuffia e casco, ci stanno. Una delle strisce di plastica del casco si stacca, il biadesivo non tiene più, a furia di staccarsi e di strapparmi i capelli il biadesivo non tiene più. Dovrei cambiarlo. Forse ce l’ho da qualche parte.
No, non è possibile, l’ho comprato almeno venticinque anni fa. Provo a cercare, ma credo sia inutile. Eccolo! Esiste ancora! Pensavo di averlo buttato, e poi dicono che non bisogna tenere tutto… Sicuramente non funziona. Lo taglio, lo ritaglio, lo provo… Funziona! Anche questo problema è risolto. La testa e a posto, per il freddo intendo…
 
Pensiamo alle mani. Le mani devono stare al caldo, ma devono anche manovrare i freni. Scarto l’ipotesi di realizzare delle muffole da manubrio come quelle delle moto perché la Goat ha le corna e dovrei fare delle muffole enormi. Devo proprio usare dei normali guanti. Muffole tradizionali e guanti da sci non consentirebbero di gestire bene manubrio e freni, non li posso usare. Devo trovare guanti molto morbidi, penso quindi a diversi strati di guanti e dopo approfonditi studi giungo a questa decisione. Riprovo quello che ho in casa, un guanto di pile se n’è andato per conto suo l’altro giorno, io credo di averne bisogno due per cui qualcosa devo ricomprare. I sottoguanti servono sicuramente, uso quelli della tuta da Diabolik, devo capire se sopra voglio metterci i guanti di pile o quelli da ciclista. Provo e riprovo, visto che si tratta di prodotti a buon mercato li compro tutti e due, tanto i guanti non hanno una scadenza.
 
I piedi??? Cosa metto ai piedi? In montagna metterei gli scarponi, mi sembra ovvio, è ovvio!!! Ma io non devo andare in montagna.
In negozio ci sono le scarpe invernali da ciclista, credo siano in neoprene, direi che queste sono l’ideale, sono studiate apposta? No, troppo facile e poi non credo proprio che si adattino al mio caso. Provo a spiegarmi meglio. Alcune cose molto specifiche, per esempio alcuni capi di abbigliamento, fanno bene il loro lavoro se collaborano con altre cose studiate per fare al meglio quel lavoro. L’abbigliamento invernale da ciclista è studiato per chi corre in inverno con una bici da corsa o una bici da montagna, con bici adatte, abbigliamento adatto e scarpe adatte. Non con una Graziella carrellata e giacca a vento da montagna! Per tenere i piedi caldi bisogna tener presente due cose: la protezione dal freddo e la mobilità delle dita.
Gli scarponi sono fatti per camminare e camminando le dita si muovono un pochettino e vengono sollecitate, ma se metto gli scarponi in bici le dita si muovono poco e congelano. Ho trovato, devo indossare scarpe morbide. Vado quindi verso lo scaffale delle scarpe e cerco le più economiche, provo quelle di tre taglie in più, poi provo quelle di due taglie in più, scelgo queste. Avete capito perché? Io voglio scarpe economiche perché difficilmente andrò in giro in futuro con scarpe in cui mi ballano i piedi, ma perché devo prenderle larghe? Perché così indosso tre paia di calzettoni!
C’è un solo problema: sono bianche! Io non ho niente contro le scarpe bianche, è vero che si vede subito quando si sporcano, ma è anche vero che il bianco è sempre un colore elegante e con il grigio dei pantaloni, il rosso dei calzettoni e della Goat, il verde acido del giubbotto, l’arancione della giacca a vento e il giallo del gilet sta proprio bene!
Girumin

La mia voglia di camminare parte dall’esigenza di vivere il rapporto con la natura. Ho avuto la fortuna di camminare su lunghi percorsi e di viaggiare in diversi paesi, anche meno conosciuti dal turismo tradizionale e ho vissuto alcune esperienze internazionali.
Sono forse stato inesorabilmente spinto dall’istinto naturale che porta a muoversi, a esplorare e a conoscere. Attratto dal bisogno di esserci in prima persona, di arrivare da qualche parte con le mie gambe. Qualche volta ho cercato di giocare con idee meno consuete e magari non sempre garantite.
Penso che il viaggio non sia solo andare lontano geograficamente, ma sia l’occasione per provare ad affrontare le cose in maniera diversa. Spesso per trovare il nuovo basta guardare le cose da un altro punto di vista.

Apprezzo la tecnologia più recente, ma anche le tecniche tradizionali e credo più nella voglia di fare che nella strumentazione più sofisticata.

Partendo da questa idea mi piace preparare un viaggio anche con le mani, per i lunghi cammini ho realizzato dei carrelli per portare il bagaglio e ho fatto qualche giretto con una Graziella e un carrello, ho poi sistemato una vecchia bici da uomo e ho costruito un altro carrello. Cerco idee nuove, ma esploro tecniche del passato come i bastoni di legno.

Nel corso del tempo ho raccolto molti appunti su equipaggiamento, abbigliamento, abitudini, tecniche ed esperienze varie che ho inserito in un libro scritto per la casa editrice “Terre di mezzo”.

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Nella luce del mattino | Pedalando nel Mae Moei national park in Thailandia

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