Canarie in bicicletta: Lanzarote a pedali

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Dove andiamo in ferie quest’ anno? Alle Canarie?… e da quel momento a immaginarci spiagge dorate con amache stese tra le palme e mari da sogno, ma poi un pensiero spinge prepotente: ruote, pedali, manubrio… e la bici dove la mettiamo? E quindi un’idea si fa spazio nelle nostre teste: alle Canarie andremo in bicicletta!
Tanto tempo speso su internet, sul atlante e opuscoli vari per conoscere un po’ questo arcipelago di sette isole vulcaniche battenti bandiera spagnola, per prenderne confidenza e trovare infine quella che fa più per noi: Lanzarote, 795 kmq, la più antica e e la preferita a quanto sembra dai ciclisti da corsa e mountain bike che la scelgono per allenarsi durante i mesi freddi. E già che ci siamo... perchè non andare a dare un occhio anche all’isola di Fuerteventura che è proprio attaccata?

Organizzarsi a Lanzarote

Ora che palme e spiagge ci sembrano molto più vicine, ci accorgiamo che Lanzarote è anche una delle isole più aspre, se come noi vuoi evitare le strade turistiche ed i resort tutto compreso. La scelta cade quindi sulle mountain bike che riusciamo a trovare a noleggio dopo non poche ricerche; in verità sull’ isola negozi che affittano biciclette ce ne sono a iosa, ma biciclette come ne servono a noi assai poche. Mtb robuste, con componentistica decente e con portapacchi posteriore per le nostre borse non son facili da reperire ma, dopo alcuni giorni di ricerca le troviamo da RennerBike, negozio di bici gestito da un austriaco trasferitosi a Puerto del Carmen, paesino turistico sulla costa di Lanzarote.
Anche la ricerca dell'alloggio è risultata abbastanza problematica: l’isola è organizzata per ospitare turisti stanziali che arrivano in aereo e poi se ne stanno una settimana rinchiusi nel loro villaggio turistico tra piscine ed ombrelloni... per noi “ nomadi” invece che vogliamo passare 12 giorni in giro, cambiando posto ogni notte la cosa è un po’ più complicata! Per fortuna tramite il circuito di Airbnb ed il sito di Booking.com siamo riusciti ad organizzare le nostre tappe in modo di avere ogni notte un tetto sopra la testa per dormire! Bici noleggiate (portare le nostre dall’Italia sarebbe costato lo stesso e con molte più ansie) e alloggi prenotati, eccoci pronti per la nostra nuova avventura! Quello che segue è il resoconto giorno per giorno di questo nostro viaggio sull’ “Isla de Fuego” tra spiagge, vulcani, palme e acque cristalline!canarie in bici

Italia - Puerto del Carmen - Costa Teguise

All’1.15 di notte la sveglia implacabile ci butta giù dai nostri letti: è lo scotto da pagare per arrivare presto all'inizio del nostro viaggio, a Bologna dove alle 6.30 partiremo per l’isola di Lanzarote. 4 ore e 20 minuti di volo che passano veloci tra sonnellini, lettura della guida di viaggio e le frizzanti chiacchiere dello stewart Ryanair. Lasciatici alle spalle la penisola spagnola ed il Marocco, Lanzarote spunta dal mare blu all’improvviso con le sue montagne brulle (che sono tutte in verità coni vulcanici) e i grappoli di casette bianche che si stagliano chiare sul colore bruno desertico dell’isola. Atterrati con 15 minuti di anticipo alle 9.30 ( sì perché qui c’è un’ ora di fuso orario e bisogna portare l'orologio indietro) prendiamo subito il bus 621 per Puerto del Carmen, piccola cittadina vicina all’aeroporto dove ci aspetta Peter il proprietario del negozio che ci affitta due biciclette autoctone Merida Big 7. Qui passiamo un’ora buona a sistemare i bagagli nelle nostre borse Ortlieb (che avevamo schacciato all’interno dei nostri trolley a mano, i quali invece rimangono in deposito in negozio), a sistemar le biciclette e a farci consigliare da Peter i percorsi migliori.
La nostra idea è quella di seguire la Ruta 9, percorso per mtb che segue spesso la linea costiera per creare un anello ciclistico tutto attorno all’isola. Agganciate le borse ed inforcati i nostri nuovi destrieri… partenza!!!mare canarie
Partenza un po' finta in verità, perché dopo 50 metri ci fermiamo subito in un ristorantino con terrazza sull'oceano per assaggiare un paio di tapas come primo nostro pranzo canario. Grande errore! Il ristorante indiano, che prepara tapas spagnole surgelate, alla fine ci presenta il conto degno di un marajà! 30 euro per due birre e qualche tapas ed un dolce… mi sa che dobbiamo iniziare a farci l’occhio per evitare queste trappole acchiappa-turisti! Ripartiamo seguendo la Ruta 9 della quale Luca aveva preventivamente scaricato la traccia gps, un po’ mogi ma almeno aiutati dalla fresca brezza marina che mitiga in parte il sole davvero caldo! Seguiamo la ciclabile che svicola tra l’aeroporto e la spiaggia fino ad Arrecife, il capoluogo dell’isola e unica cittadina trafficata di circa 56.000 persone. Qui, come al nostro solito ci perdiamo un po’, zigzagando tra cantieri e zona portuale; per fortuna la ciclabile corre lungo la costa ed è facile da ritrovare per uscire dalla città, non prima però di aver visitato il castillo di S. Gabriele, il vecchio forte che difendeva il porto e che ora è trasformato nel museo di storia cittadina. Al prezzo di un sorriso al guardiano ( ticket? No no sir… just a smile ;-)) si possono ammirare costumi tradizionali e modellini di imbarcazioni.
Quasi in arrivo a Costa Teguise ci fermiamo prima in un bar casalingo dove riusciamo finalmente a gustarci un paio di buone tapas e birre ad un prezzo onesto (per la felicità di Luca) e poi il bagno (per felicità mia) nella piccola Caletta del Pajpillo, racchiusa da scogli dove riusciamo a fare finalmente il nostro primo tuffo nell’acqua limpida e cristallina delle Canarie! Stasera siamo ospiti tramite Airbnb di due giovani ragazzi inglesi che vivono in un residence con piscina subito fuori dal centro. Doccia veloce e giretto per la città che però, per i nostri gusti, risulta un po’ troppo commerciale e finta con tutti i suoi locali indiani, cinesi, inglesi, irlandesi e i negozietti di souvenir.
 

Lava e saline verso Orzola

Oggi sveglia con più calma per recuperare il sonno di ieri e partenza in direzione nord verso Orzola. Se ieri sera eravamo andati a dormire scoraggiati dal aspetto troppo commerciale della città oggi le nostre aspettative vengono presto ripagate. Dopo pochi chilometri la strada diventa sterrata ed il paesaggio quasi marziano: il sentiero corre tra rocce laviche nere, distese di sassi che si scontrano all’orizzonte con le brulle montagne rossastre che vanno a tuffarsi a picco nel profondo blu del mare le cui onde spumeggianti si infrangono di continuo sulla terraferma.
Nonostante sappiamo che la strada principale corra a poca distanza, in linea d’ aria da noi, non incontriamo nessuno per chilometri e ciò non fa che aumentare la nostra sensazione di esser stati di colpo catapultati sul pianeta rosso.Verso ora di pranzo (e dopo appena 15 lentissimi chilometri di sterrato) arriviamo al paesino di Guatiza dove, dopo esserci rifocillati con una bella cerveca ghiacciata, andiamo a visitare il Jardin de cactus, una delle principali opere di Cesar Manrique, architetto ed artista originario dell’isola e forse l’ uomo che ne ha dettato di più l’organizzazione moderna. Infatti, oltre ad aver abbellito Lanzarote con numerose e bellissime installazioni artistiche che si rifanno alla sua natura selvaggia, Manrique grazie alla sua influenza è riuscito a far emanare alcune norme che proteggono l’isola stessa dallo sviluppo incontrollato del turismo di massa… e così precisi vincoli estetici controllano altezza, colore e stile degli edifici permettendo un ottimo equilibrio tra sviluppo turistico e natura. Il Jardin de cactus nella fattispecie è una vecchia fossa dove i contadini prelevavano la fertile cenere vulcanica e che ora è stata convertita in un bel anfiteatro di pietra lavica dove trovano casa più di 10.000 piante grasse provenienti da tutto il mondo, sovrastate da un candido mulino a vento che ricorda molto quelli del Don Chiscotte di Cervantes.cactus bici canarie
La tappa successiva, sempre dopo un faticoso sterrato di pietra lavica nera, sono state le saline ancora in funzione di Agujeros e Los Cocoteros, residence naturista dove ci siamo fermati a pranzare con i nostri panini in una bellissima calletta di acqua super trasparente… e poi un tuffo è stato d’obbligo!!! Da Arrieta, il paesino successivo, fino a Jameos de Agua, un’altra installazione artistica dell'artista Manrique, pedaliamo sul tratto più duro della giornata: il sentiero si presenta molto bene, parte tranquillo dalle ultime case del paesino di pescatori e va a snodarsi tra le rocce laviche delle scogliere offrendo un panorama veramente bellissimo, ma il problema è il fondo: grossi ciottoli alternati a macchie di sabbia ostacolano la nostra pedalata tanto che spesso ci tocca smontare dalla sella e spingere con fatica le nostre bici.marco alle canarie in bici
Quando finiamo questo tratto accogliamo quindi con piacere gli ultimi 8 chilometri di strada asfaltata che ci accompagnano fino ad Orzola, la cittadina più a nord dell’isola e nostra meta della giornata. La cittadina è molto più tranquilla di Costa Teguise, e mentre osserviamo i vecchietti che giocano a carte in una taverna ed i bambini che giocano sul molo, la fatica della giornata viene presto dimenticata in un tranquillo ristorantino del porto dove assaggiamo oltre ad un’ottima paella anche il Gofio escaldado ( farina di semi tostati allungata in un brodo di pesce), il dolce de leche ed per finire in dolcezza il Ron Miel che sembra essere il tipico fine pasto di queste parti.

Un miraggio: il Mirador del Rio

Questa mattina la sveglia ci butta giù dal letto presto, alle 7.30, perché il programma di oggi è intenso. Il nostro obbiettivo odierno è di percorrere tutta la parte nord dell’isola seguendo sempre la sterrata Ruta 9 ed attraversare una zona montuosa non trascurabile nella quale è annidiato il Mirador del Rio, ex bunker militare trasformato dal onnipresente Manrique in vedetta panoramica. Uscendo da Orzola in direzione del Mirador si inizia immediatamente a salire e lo sterrato si fa subito pesante tra ciottoli e stretti passaggi tra le rocce. Probabilmente per un’uscita in mtb normale, senza le borse ed i pesi di cui noi siamo invece carichi, il tracciato sarebbe anche divertente da affrontare... ma nelle nostre condizioni ci ritroviamo a spingere le bici per un paio di tornanti tanto che appena lo sterrato incrocia la strada asfaltata decidiamo di tradirlo temporaneamente ed iniziamo la nostra lenta, ma ora almeno costante, salita. Tra piantagioni di aloe vera, uno dei tesori verdi di quest’isola, fichi d’india enormi e stentorei fichi che per crescere qui hanno bisogno di muretti di pietre che li riparino dal vento, pedaliamo fino a Ye, tranquillo paesino montano dove ci concediamo una pausa per un caffè con leche prima di affrontare gli ultimi 8 km fino al Mirador che si staglia davanti a noi a 450 metri s.l.m. Visto che ormai ci siamo lasciati alle spalle gran parte del dislivello decidiamo di riprendere lo sterrato che ci accompagna proprio fino al Mirador, anzi, anche un po’ più sopra vicino ad un ripetitore dove non si potrebbe neanche andare.
Da qui la vista è magnifica: le scogliere rossastre corrono giù a picco fino nel blu del oceano e di fronte a noi, separata da uno stretto braccio di mare, si staglia l’isoletta della Graciosa, la più piccola isola abitata del arcipelago. Anche da qui si vedono le case bianco candido dell'unico villaggio dell’isola, attorniate da spiagge dorate che donano all’acqua effetti caraibici. Dopo tanta salita ci godiamo una lunga discesa lungo la scogliera fino il paesino di Maguez, situato nella “valle delle mille palme” dove queste belle piante sembrano riuscire a sopravvivere meglio che nel resto della zona. Da qui dopo la cerveza d’obbligo ricominciamo a salire verso la chiesa dell'Ermita de la Nieves, chiesetta che una volta era meta di pellegrinaggi e che sorge placida su una delle montagne più alte dell’isola (tanto che praticamente a fianco ci hanno costruito delle stazioni radar).coltivazioni canarie
Dal piazzale della chiesa si gode un altro paesaggio spettacolare: molto sotto di noi si staglia la pianura sassosa nella quale si distingue il paese di Calleta de Famara (nostra meta di oggi) e la sua meravigliosa spiaggia di sabbia dorata che, secondo la guida, sembra essere una delle più belle dell’isola. Ma prima di arrivare giù per un meritato bagno tra le onde, affrontiamo ancora una bella discesa sterrata che seguendo il fianco della montagna ci accompagna fino Teguise, curatissima cittadina incastonata tra i monti e che una volta era la capitale dell’isola.panorami canarie
Che la città abbia nobili trascorsi è ben evidente nella sua piazza: la bianca cattedrale attorniata di palme e da una fontana (cosa mai vista finora qui) è fronteggiata da alcuni palazzi nobiliari ottimamente mantenuti e strette viette in cui trovano posto negozietti di artigianato. Seguendo la vecchia strada che collegava la capitale alla pianura continuiamo a scendere ed arriviamo alla nostra meta ma, prima di recarci dalla signora Carmen che ci ospiterà stanotte a Famara, ci concediamo un’oretta di relax sulla chilometrica spiaggia cittadina e ci divertiamo come bimbi a rotolar tra le onde spumeggianti. Famara è un posto che mi è rimasto nel cuore: l’unica via del paese asfaltata è quella principale che lo attraversa; attorno ci sono poi solo stradine in terra battuta e sabbia che si perdono nei meandri delle case bianche tanto che mi sembra di stare in quei paesini dispersi nel deserto sahariano. La zona del porticciolo è piccola, ben curata e piena di gente del posto: bambini che pescano sul molo, anziane signore che chiacchierano sulle panchine della piazzetta ed un vecchio pescatore con il suo cane che fissa le barche di legno tirate in secca. Insomma… anche qui una cornice perfetta per gustarsi una cenetta nell'unico ristorante sul mare, con i piedi immersi nella sabbia ed assaggiando finalmente una delle specialità dell’isola: le papas arrugadas (patate rugose) con salsa mojo!

Tra le rocce del Timanfaya

Visto che oggi son previsti 70 km di sterrato, sveglia ancora prima, alle 6.45 e partenza in silenzio sotto una luna ormai labile e le prime luci dell’alba che illuminano il nostro sentiero. Serpeggia piacevole per alcuni chilometri tra le dune del litorale e ci porta fino a La Santa, sonnacchioso paesino della costa atlantica. Mentre ci fermiamo qui per una pausa caffè conosciamo Carmela, romana trapiantata a Lanzarote che in paese ha aperto assieme al marito una scuola di surf e che ci racconta di quanto sia bello vivere in un posto dov’è praticamente sempre estate!
Usciti dal paese riprendiamo il nostro sterrato che con vari saliscendi tra orti “coltivati”, se così si possono definire appezzamenti di sabbia lavica arati, arrivando ai confini del parco nazionale del Timanfaya, il vulcano più importante dell’isola. Per salire in cima al suo cratere bisogna entrare nel parco pagando il biglietto e prendere un bus apposito con guida che ti porta fino in cima, alla caldera. Noi per ora ci accontentiamo di avvicinarlo dal basso pedalando per un paio d’ore sui suoi fianchi, in un mare di lava pietrificata. parco timanfayaEnormi rocce nere, affilate ed invalicabili ci circondano per chilometri e se non ci fosse una stradina di ciottoli lavici battuta apposta sarebbe impossibile anche solo camminare su un terreno simile. La pedalata diventa difficile, spesso ci tocca smontare di sella e spingere perché tra pietre laviche, sabbia vulcanica ed il peso delle borse non è facile andare avanti. Dopo un paio d’ore di solitudine raggiungiamo finalmente l’inizio della strada asfaltata e del parco dove una cinquantina
d’auto di turisti sono in fila per entrare. Noi invece, dopo un piccolo passo a 360 metri, pedaliamo leggeri verso Yaiza, un simpatico paesino dell'entroterra dove troviamo una taverna tipica con gli operai a pranzo ed il vecchio proprietario che ci serve due cervecas e delle tapas di assoluto rispetto!
Il viaggio in bici di Marco prosegue su Fuerteventura e Graciosa, continua a leggere dell'avventura alle Canarie
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