Canarie in bicicletta: Fuerteventura e Graciosa

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Dopo Yaiza la Ruta 9 continua sempre sterrata fino alle Salinas de Janubios, spettacolari specchi d’acqua rettangolari che sembrano la tavolozza di un pittore e in base ai vari stadi di evaporazione dell’acqua per l’estrazione del sale, ogni vasca assume un colore diverso: dal rosa perlato, al verde mare fino al blu… un piacevole spettacolo che ci fa quasi dimenticare che mancano ancora 8 km di asfalto a Playa Blanca.

Da Lanzarote a Fuerteventura

Pedalato anche quest’ultimo tratto, naturalmente controvento, arriviamo alla cittadina più a sud dell’isola dove prendiamo, dopo una dovuta birra fredda sul lungomare turistico, il traghetto Armas che ci porterà a Corralejo, la cittadina sulla punta nord dell’isola di Fuerteventura.
Qui zigzagando tra il traffico, che è lievemente maggiore di quello di Playa Blanca, andiamo alla ricerca dei nostri ospiti di stasera. Districandoci tra i vari residence troviamo infine l’appartamento di Fabio e Marco, due simpatici ragazzi veneti trasferitisi qui da poco in cerca di lavoro e che ci affittano una stanza. salinas de janubos
Ormai abituati ai piccoli paesini di Lanzarote ci sentiamo un po' disorientati a girovagare in cerca di un posto per cenare nel centro di Corralejo che ha una grande vocazione turistica: ristoranti, bar, locali notturni, negozi di souvenir si alternano a ruota in un miscuglio di colori, suoni e voci, specialmente di italiani, che qui ormai sono la maggioranza. cena canariaSu consiglio di Fabio andiamo a cena in un tapas bar, il Pincha Cabra, dove il personale è praticamente tutto italiano, ma per fortuna il cuoco è ancora spagnolo e ci fa gustare un queso de cabra a la plancia (formaggio di capra ai ferri) ed una mousse de Gofio da farci leccare i baffi!!! Per terminare degnamente la giornata non ci resta che sorseggiare un bel bicchierone di sangria in un localino sul lungomare guardando le onde infrangersi sugli scogli!
 

Nel parco naturale delle dune di Corralejo in bici

Oggi niente sveglia ad ore insane... il programma odierno è di totale relax e prevede semplicemente una cinquantina di chilometri fino a Calleta de Fuste, località turistica a metà isola dove incontreremo un paio di amici italiani. Prima di arrivare però abbiamo intenzione di visitare il parco naturale delle dune di Corralejo che inizia subito fuori città. Così dopo un agognato caffè di moka offertoci da Fabio partiamo allegri e pieni di entusiasmo, tanto che poco dopo, senza accorgercene, sbagliamo strada dirigendoci verso l’interno dell’isola invece che percorrere il lato lungomare del parco.bici spinta
Non tutti i mali vengono per nuocere: decidiamo di tagliare obliquamente, attraversando il parco delle dune in bici per giungere sulla strada costiera: ciò ci regala un meraviglioso fuori programma e per quasi un’ora avanziamo tra splendide dune di sabbia dorata dove le uniche tracce di vita che vediamo sono piccoli cespugli rinsecchiti e le mille impronte di animali lasciate nella notte. Certo, l’avanzata risulta faticosa perché spesso le bici sprofondano per buoni 10 cm nella sabbia ma tutta dimentichiamo subito la fatica quando proviamo l’emozione di lanciarci giù per le dune in bicicletta! Arrivati alla strada e alla spiaggia un bel tuffo consolatorio è d’obbligo! Ci rilassiamo in quest’acqua azzurra e limpidissima davanti ad una spiaggia di dune dorate e finiamo a pranzare in un piccolo chiosco tra le dune gestito da un ragazzo spagnolo e dalla sua compagna tedesca, che qui sembra avere trovato il suo paradiso! Ancora 30 km alla nostra meta di oggi: la prima metà li percorriamo sulla strada costiera asfaltata con a sinistra le spiagge dorate e le onde e a destra i rilievi montuosi di Fuerteventura che pian piano spuntano dal terreno sabbioso. Arrivati a Puerto Rosario, il capoluogo dell’isola, riusciamo a trovare una traccia sterrata che, insinuandosi tra l’aeroporto e la linea costiera ci porta fino a Calleta de Fuste, facendoci saltare un’antipatica circonvallazione a 4 corsie dove le biciclette sarebbero anche vietate! Qui ritroviamo i nostri amici: Elena, trasferitasi da un paio d’anni alle Canarie, e Massimo che invece fa ancora la spola. A bordo della piscina del nostro residence stiamo ad ascoltare affascinati Elena che ci racconta della vita molto meno stressante qui sulle isole, del cielo sempre limpido e del sole che splende la maggior parte del anno… come non pensare di trasferirci qui? Sempre grazie ad Elena troviamo per la cena una vecchia trattoria di paese, probabilmente l’unica a non essere stata ancora trasformata in un disco pub che trasmette partite di football inglese. Il padrone viene a spiegarci con molta cortesia il pescato fresco a disposizione. Così tra calamari sahariani (da qui alle coste africane sono solo 100 km) e seppioline fritte annaffiate con un ottimo vino bianco concludiamo degnamente anche questa tappa!
 

A zonzo per l'isola con l'autoctona

Oggi, spiace quasi a dirlo, tradiremo i nostri velocipedi per approfittare della compagnia di Massimo ed Elena e della loro automobile. Passiamo così una giornata di relax assieme ai nostri amici andando a visitare alcuni parti dell’isola di Fuerteventura che altrimenti per motivi di tempo non avremmo potuto visitare in bicicletta. Per prima cosa ci dirigiamo verso il centro dell’isola per visitare Betancuria, paesino storico , magnificamente conservato ed ex capitale, fondato nel 1404 da Jean de Bethèncourt. Le sue case bianche, strette le une alle altre, le bouganville con i fiori fucsia e gli alberi che colorano la piazza della piccola cattedrale Iglesia De Santa Maria sono una gioia per gli occhi e contrastano nettamente con il brullo cratere vulcanico nel quale è costruito il paesino. Ma oltre agli occhi a noi piace deliziare anche le nostre pance e così ci fermiamo alla Casa del Queso per un aperitivo a base di formaggi tipici e cerveca. Proseguiamo poi scendendo a sud, verso la penisola di Jandia e Morro Jable per fermarci alla Playa de la Barca; in questa spiaggia però il vento soffia troppo forte, quasi da intontirci e ci fa cambiare meta.playa de la barca
Decidiamo di esplorare anche il versante ovest dell’isola e così dopo 17 km di strade sterrate nel Parque Natural de Jandia arriviamo al deserto villaggio di Cofete: un insieme di casupole di pietra usate ormai solo come riparo dai pescatori che domina una spiaggia di sabbia lunga un paio di chilometri. Dall’alto l’effetto è spettacolare e quando arriviamo in spiaggia ancora di più! Qui siamo al riparo dal vento e riusciamo a goderci questo meraviglioso mare in santa pace.
Grazie alla nostra Elena ormai “autoctona” scoviamo per la cena una trattoria magnifica, la Casa de Luis a Tiscamanita. L’apparenza non è delle migliori, sembra uno dei peggiori bar di Caracas, ma Luis il padrone ci conquista subito con la sua gentilezza, le sue chiacchiere e le prelibatezze preparate dalla moglie in cucina... e così via con insalata di avocado, formaggi di capra, capra (carne base dell’isola) fritta ed in umido, caffè ai 3 latti e dolce di gofio! Morale della favola, arriviamo in camera strasazi e felici!
 

El Cotillo arriviamo!

Finita la pacchia, oggi si riparte per risalire l’isola verso nord direzione El Cotillo che prima di diventare un tranquillo paesino di pescatori era la capitale dei Guanci, la popolazione indigena che viveva nell’arcipelago prima del arrivo degli europei. Per iniziare ci tocca ripercorrere lo sterrato a fianco dell'aeroporto, per lasciarci alle spalle Puerto Rosario e tagliare l'entroterra verso ovest, evitando le strade asfaltate e proseguendo su simpatici sterrati fino a La Oliva, antica cittadina d’importanza militare per il governo spagnolo che sorge alle pendici della Montagna de Escantraga.
iglesias de nuestra senora la oliva
Vista l’importanza strategica della cittadina ci sarebbero alcuni edifici storici militari da vedere come la casa de los Coroneles o la Casa del Capellàn, ma noi ci limitiamo a visitare l’Iglesia de Nuestra Senora de la Candelaria, l’imponente chiesa che sorge al centro della piazza. Da qui, che è il punto più alto della tappa, cominciamo a scendere verso El Cotillo prima su strada asfaltata e poi su una pista ciclabile che spunta fuori dal nulla ma che ci accompagna per alcuni chilometri fino in paese.
skyline mare tramonto
Trovata la nostra stanza decidiamo di goderci il resto della giornata prima nelle splendide calette di sabbia attorno al paese e poi facendo un bel giro tra le strette viette del centro storico che circondano il porto. Ci concediamo una cerveca al bar “Il Toston” locale gestito da tre ragazzi inglesi trasferitisi qui e che deve il suo nome alla torre fortificata che dall'alto della scogliera difendeva il porto cittadino dagli attacchi dei pirati berberi.
 

Ultima tappa a due ruote

La luna splende ancora nel cielo quando ci alziamo per iniziare questa giornata di viaggio… oggi non ci aspettano moltissimi chilometri, ma dobbiamo prendere il traghetto per Lanzarote ed è meglio esser al porto di Corralejo il prima possibile. Quindi partenza col fresco, alle 7.30 per pedalare subito i 12 fantastici chilometri all’interno del parco naturale: la strada si snoda tra dune di sabbia bianca, passa davanti al faro di El Cotillo che si staglia silenzioso davanti al blu scuro del oceano Atlantico, sfiora piccoli paesini di pescatori dove le barche ancora riposano vicino alle casette di pietra e ci fa passare vicino alle spiagge dei surfisti dove molti ragazzi appena usciti dai loro camper sgangherati osservano in silenzio le onde prima di lanciarvisi con le tavole. Arrivati al porto di Corralejo prendiamo il primo traghetto disponibile e a bordo conosciamo Giuseppe, di origine campana ma giramondo nell'animo che da un paio d’anni vive alle Canarie e lavora come fornitore di prodotti italiani per i ristoranti. Ci racconta come negli ultimi anni le Canarie, in particolare Fuerteventura, siano diventate meta di italiani che vogliono cominciare una nuova vita.
Sbarcati nuovamente a Playa Blanca ci rimettiamo in sella per terminare il nostro giro dell’isola in senso antiorario: la prima tappa di oggi è Playa de Papagayo che sembra essere una delle più belle qui attorno. In effetti la spiaggia che raggiungiamo, dopo aver pedalato prima sul lungomare cittadino e per un paio di chilometri sterrati poi, non è per niente male: una scogliera scura a ferro di cavallo che racchiude una spiaggia di sabbia bianca... peccato che con il tempo nuvoloso di oggi non si riescano ad apprezzare appieno tutti i colori e le sfumature dell’acqua limpida. Con il sole dev’essere un vero spettacolo!playa de papagayo
Da qui la Ruta 9 ci farebbe proseguire lungo la linea costiera su un tracciato però che molte persone ci han descritto come molto accidentato ed impegnativo, anche con le MTB. Visto che noi abbiamo anche le borse da viaggio come ulteriore ingombro, decidiamo di fare il giro largo e tornando sulla strada asfaltata iniziamo intrepidi a salire verso Femes, a 350 metri.canarie in bici spiaggiaUna salita lunghissima, controvento e ora con il sole a picco ci mette a dura prova... Con estrema gioia scolliniamo dall’altra parte del passo in direzione di Playa Quemada, una bella baia di pescatori dove ritroviamo la Ruta 9 per gli ultimi chilometri di sterrato fino a Puerto del Carmen dove ci aspettano altri amici italiani. Sarà che questi sono gli ultimi chilometri di sterrato della vacanza, sarà che mi sono ormai abituato a questo paesaggio lunare… ma pedalare qui nel niente, con il mare blu alla mia destra e le montagne brulle piene di rocce alla mia sinistra trasmette una gioia selvaggia e nonostante la fatica, la polvere e il sudore sono contentissimo di questa esperienza.
 

Esplorando Lanzarote con chi ci vive

A Puerto del Carmen abbiamo raggiunto Giulia ed Andrea, due amici con cui passeremo gli ultimi tre giorni di vacanza facendo base in città e andando a visitare le parti dell’isola che avevamo saltato come il parco del vulcano Timanfaya, che noi avevamo già percorso in bici ma che ora vogliamo visitare da vicino. Arrivati all’entrata si paga il biglietto e con l’auto si raggiunge poi il ristorante El Diablo, edificio progettato in pietra lavica da Manrique nel 1970. Qui a brevi intervalli partono dei bus che portano i turisti lungo la Ruta de los Vulcanos, un percorso tra le varie formazioni vulcaniche che passa proprio accanto al cratere del Timanfaya ma che purtroppo non è percorribile da soli a piedi o in bici. Così da bravi turisti pecoroni ci mettiamo in fila per il giro in bus; certo la vista che offre questo percorso è davvero spettacolare, ma non è niente a confronto alle sensazioni che abbiamo provato pedalando da soli in mezzo a quel mare di lava solidificata, attorniati da rocce e sassi a perdita d’occhio!
Tornati al ristorante assistiamo ad alcune spiegazioni della guida riguardo come il terreno a pochi metri sottoterra raggiunga temperature altissime: un esempio pratico è la griglia vulcanica cioè un piccolo pozzo fondo una ventina di metri che sfrutta il calore della terra per cuocere i cibi.spiaggia el golfo fuerteventura
Ci dirigiamo poi verso El Golfo, una spiaggia di sabbia nera che divide l’acqua blu del oceano da uno specchio d’ acqua salata, formatosi in un vecchio cratere, che ha una colorazione fortemente verde dovuta alla presenza di micro alghe. Finiamo poi la giornata a casa con una bella cena canaria casalinga a base di tortillias, queso de cabra, manghi, platanos (banane) sangria e vini locali de Il Grifo!
 

Isola de la Graciosa in bicicletta

La giornata di oggi la dedichiamo interamente alla visita dell’isola de La Graciosa, la più piccola isola abitata del arcipelago canario situata a nord di Lanzarote e divisa da essa da un stretto detto Il Rio. Un traghetto partito da Orzola ci porta fino a Caleta de Sebo, l’unico villaggio dell’isola, in circa mezzora costeggiando gli splendidi faraglioni a picco sul mare. Fino agli inizi del ventesimo secolo l’isoletta era disabitata ma poi il governo spagnolo decise di fondare questo villaggio come base per la pesca e la preparazione del pesce essicato. Per molti anni gli abitanti di quest’isoletta dovettero far fronte a dure condizioni di vita: mancanza d’acqua, di elettricità e di collegamenti sicuri con la terraferma e con Lanzarote. Con lo sviluppo del turismo le condizioni sono migliorate, ma il paesino è ancora molto tradizionale, con le sue vie di sabbia e le piccole pensioni che si affacciano sul porto. Appena arrivati decidiamo di noleggiare 4 biciclette per esplorare al meglio questo piccolo paradiso (non ci sono bus o auto private sull’isola) e ci dirigiamo subito verso l’ interno per arrivare dopo una mezz’oretta di sterrato a Playa della Concha, molto pubblicizzata da tutti i locali come una delle più belle spiagge delle Canarie.playa de la conchaLe nostre aspettative non vengono certo disattese quando arriviamo a questa splendida spiaggia: una distesa di sabbia dorata larga un centinaio di metri e lunga circa un chilometro, circondata da nere scogliere e con onde spumeggianti che si infrangono sul bagnasciuga enorme. Un cartello dice di fare attenzione alle onde ed alle forti correnti marine della zona, ma noi non ci lasciamo spaventare e per un paio d’ore ci divertiamo a tuffarci e a lottare contro le onde, che sono molto forti e sono in grado di far perdere l’equilibrio se non si sta attenti. Tra un cavallone e l’altro arriviamo a metà pomeriggio e a malincuore ci mettiamo di nuovo in sella per completare almeno mezzo giro dell’isola.
Il sentiero corre vicino alla spiaggia ed è spesso coperto di spessi strati di sabbia che mettono a dura prova la nostra pedalata; l’unico che sembra divertirsi senza problemi è Luca che oggi ha noleggiato una fat bike perfetta con i suoi copertoni grossi su questo terreno. Torniamo in porto giusto in tempo per un aperitivo con cerveca y tapas prima dell'ultimo traghetto della giornata alle 19.00. Navigando nuovamente verso Orzola il cielo ci regala uno splendido tramonto alle spalle della Graciosa lasciandoci con un ultimo bellissimo ricordo di quest’isola!graciosa

Kalima e ultimi sprazzi di Canarie

Il risveglio di oggi ci porta una novità: il cielo non è più azzurro e limpido come gli altri giorni ma si presenta grigio e lattiginoso... è Kalima, il vento che dall’Africa porta nuvole di sabbia del Sahara e che dicono duri giorni dispari: 1, 3, fino ad un massimo di 5.
Approfittiamo della giornata uggiosa innanzitutto per restituire le bici al negozio e poi per dirigerci di nuovo a nord a visitare due altre opere di Cesar Manrique: Jameos de Agua e la Cueva de los Verdes.
Jameos de Agua è un insieme di anfratti naturali che si son formate all’interno di un vecchio cratere vulcanico spento: si entra prima a visitare un laghetto di acqua salata collegato all’oceano e che ospita una rara specie di gamberetti ciechi albini sotto un tetto di dura roccia lavica; uscendo poi alla luce ci si ritrova al cospetto dello splendido Jameo Grando, una fantastica piscina creata nel letto del cratere vulcanico e che non ha niente da invidiare alle pubblicità dei paradisi hawaiani. Al suo fianco si apre una grotta trasformata in auditorium e sala concerti per la sua eccezionale acustica che può contenere fino 600 persone.jameso de agua
La Cueva de los Verdos, che si trova poco distante è invece un tunnel sotterraneo scavato dalla lava fuoriuscita dal Monte Corona più di 5000 anni fa: la lava in più di un anno si è scavata la sua strada tra le rocce basaltiche fino a raggiungere il mare, La lava ha lasciato dietro di sé questa galleria lunga 7 km che per molti anni fu usata come ricovero da una famiglia di pastori, i Verdos per l’appunto. Noi turisti possiamo visitarne solo i primi 2 km che bastano comunque a regalarci spettacoli magnifici: la lava fusa si è solidificata in forme starordinarie e spesso sembra di camminare sulla cioccolata fusa!
In fondo, alla fine del percorso è stata pure installata una sala concerti dove ascoltare musica dev’essere proprio suggestivo! Visto che il sole torna a far capolino decidiamo di fare un ultimo tuffo e portiamo i nostri amici in un posto che ci è rimasto nel cuore: Calleta de Famara. Qui incuranti del vento fresco passiamo le ultime ore della nostra vacanza a tuffarci tra le onde e rilassarci sulla grande spiaggia di sabbia prime di concederci un’ultima cena canaria a base di pesce fresco nel ristorantino sul porto!
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