Cammino di Santiago in Handbike: viaggio tra i girasoli con Pietro

Pubblicato in Spagna
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Dalla Francia, dalla Spagna, dall'Italia, da tutta l'Europa fino alla tomba di Giacomo il Maggiore lungo il Cammino di Santiago di Compostela, il grande itinerario percorso ogni anno da migliaia di pellegrini e viaggiatori moderni. Anche Paulo Coelho, nel 1987, ha parlato de il Cammino di Santiago in uno dei suoi libri più celebri... un romanzo che, letto dalla persona giusta, si è trasformato in una scintilla luminosa, una scintilla di emozioni e passioni realizzate in un grande viaggio in handbike, l'avventura di Pietro verso Santiago di Compostela.

Il Cammino di Santiago in handbike… sicuramente una bella avventura!!! So che anni fa ti capitò di leggere il libro di Coelho sul Cammino di Santiago e poi… com’è nata l’idea di questo viaggio?

 
Le persone come me, che stanno sempre obbligatoriamente sedute, spesso sono soggette a piaghe da decubito, e questo ti porta a stare in ospedale per diverso tempo. In uno di questi ricoveri mi hanno regalato un libro: 'Il cammino di Santiago' di Paulo Coelho.
Una frase che mi colpì molto è stata “Le persone giungono nei luoghi nel momento preciso in cui sono attese”. Probabilmente quel libro attendeva me, o ero io ad attendere lui proprio in quel momento. Finito di leggerlo mi son detto: “Probabilmente è l'ennesimo tentativo buttato via per cambiare la mia vita, o forse no! Magari non servirà, però io, da oggi, lavoro per me, per mettermi in condizioni fisiche e psicologiche per percorrere il Cammino di Santiago”.
Da quel momento sono trascorsi circa 8 anni. Questo tempo è stato necessario per comprare una handbike, per prepararmi e per trovare le persone giuste con cui andare: ho dovuto praticamente mettere via dei soldi, iscrivermi a determinate palestre e frequentare quegli ambieni che mi avrebbero permesso di conoscere quelle persone che mi avrebbero accompagnato. Poi il Cammino scelse per me... e quelle persone si tirarono indietro; e cosi partii con la mia famiglia ed un caro amico.
Io sono un ragazzo semplice, lavoro in aeroporto, e come tantissime altre persone guadagno poco più di 1.000 euro, ho un mutuo e sono in cassa integrazione; la mia forza forse sta proprio nella mia semplicità. Io non parto per Santiago per forti motivazioni religiose; io parto per Santiago per una forte motivazione personale. In tanti anni non ero stato in grado di digerire la mia disabilità; e a farne le spese spesso erano le persone che mi stavano più vicine. Parto per Santiago per cercare quel Pietro migliore che sapevo c’era dentro di me. Parto per Santiago per accettare definitivamente la mia disabilità... e ricominciare una nuova vita.
 

Prima della partenza ti sei allenato molto ed in che modo?

 
Prima di partire per il Cammino sapevo che dovevo “mettere sulle spalle” almeno la metà dei km che mi accingevo a percorrere. In realtà mi allenai per quasi il doppio. Non son mai stato uno sportivo e assieme a degli amici pianificai un allenamento molto intenso: 3 mesi di palestra, 2 mesi di Crank-cycle e nei week end uscivo in bicicletta con Jhonny, un caro amico. Col senno di poi credo che la vera differenza sia stata nel frequentare un corso di Cranking presso la GimNasion Parabiago, e mai smetterò di ringraziare Moreno per quel che ha fatto per me.
 

La tua fantastica esperienza è la dimostrazione che con tenacia e volontà si può arrivare ovunque, qual è il primo consiglio che daresti ad un giovane paraplegico?

 
DARE TO ACT! Abbiate il coraggio di agire e reagire, fate il primo passo... solo cosi vi renderete conto quanto sarebbe stato pauroso rimanere fermi. In realtà è un messaggio che vorrei colpisse trasversalmente tutte le persone.
 

Pietro ci racconti l’incontro più strano avvenuto lungo il tuo Cammino di Santiago!?

 
Lungo il cammino son tanti gli aneddoti che ti investono, tanti gli incontri che mai scorderai. E mai scorderò Pino: aveva passato una vita a parlare sempre troppo. Ora percorreva il cammino comunicando con dei biglietti. Non avrebbe conferito parola sino alla Cattedrale di Santiago de Compostela.
 

In che modo hai trasportato i bagagli durante il viaggio?

 
Come ho detto sarei dovuto partire con amici, ma all’ultimo queste persone si sono tirate indietro. La Famiglia è sempre stato uno dei valori capisaldi che mi son stati insegnati. Benché lo sapessi, proprio in questi casi si vede quanto la famiglia sia importante, e quanto lo è stata per me. Senza batter ciglio mio padre e mia madre mi han detto: “Partiamo noi con te!” e cosi, siamo partiti. Mia madre guidava il mezzo di supporto, e io con Yari e mio padre pedalavamo alla ricerca di un qualcosa che ancora non sapevo se avrei mai trovato o meno.
 

L’emozione più grande del tuo Cammino di Santiago?

 
Tante son state le emozioni, troppe. Ogni giorno ce ne era una. O più di una. Non c’è un emozione più grande dell’altra, c’è una prima dell’altra. E l’ultima sembra sempre la più forte. Ma in realtà non è cosi... e solo quando ti fermi a pensare te ne rendi veramente conto. Difficile sceglierne una su tutte, ma dovendo farlo credo che impugnare la mia Compostela, la dichiarazione in Latino che mi definiva Pellegrino verso Santiago sia una di quelle cose che non scorderò mai nella mia vita. Ancora oggi nel scriverlo a voi un brivido mi corre lungo la spina dorsale. Non so perchè... ma è cosi.
 

La tappa più bella?

 
Credo al contempo anche la più brutta!! Muxìa – Finisterre. Sognavo Finisterre... e mi mancavano solamente 32 km. Forse avevo preso freddo e questo mi comportò durante la tappa alcune soste impreviste. Forse avevo anche un pò di febbre, ma ero li per quello. Io dovevo arrivare li. Dovevo arrivare li.
 

La più noiosa?

 
In realtà non mi son mai e poi mai annoiato; ma quei 53 km nella meseta completamente contro vento in mezzo al nulla dove non puoi nemmeno non pensare a nulla perchè sei concentrato a come combattere quel vento... insomma non furono semplici da percorrere.
 

Una giornata da ricordare tutta la vita?

 
Durante il cammino vedevo le persone aiutare me; mi chiedevo quando sarebbe giunto il mio turno, se mai fosse giunta la mia occasione per aiutare gli altri. Ebbene raggiunsi Santiago e poi Finisterre e non ricevetti quell’opportunità. E proprio quando meno me lo aspettavo... sulla via del ritorno... fermandomi a Moratinos dall’amico Bruno per spezzare il viaggio, conobbi un pellegrino Francese sordo. Quando fummo seduti a tavola, vedendo che parlavo fluente francese e un poco di spagnolo mi chiese se lo aiutavo ad interagire con gli altri pellegrini. E fu cosi che per la prima volta riuscii ad aiutare un altro pellegrino. Fu molto emozionante per me.
 

Un profumo che ti è rimasto in testa

 
Sicuramente quello delle immense distese di colture dai colori cangianti delle Mesetas.
 

Un colore da associare al Cammino di Santiago

 
Senza ombra di dubbio il giallo... dei Girasoli.
 

Nel 2012 nasce la tua associazione FreeWheels, ci racconti di cosa si tratta e come opera?

 
FreeWheels Onlus è un associazione che si propone di incentivare lo sviluppo dell’indipendenza fisica e sociale di persone con disabilità.
Questo cosa significa? Vorremmo fare in modo che tanti ragazzi disabili che pensano che la loro vita finisca su un divano, provino a fare il primo passo. Provino ad agire e reagire. Io per primo, non ho la forza e quella costanza fisica e mentale da aspirare a competizioni internazionali. Quindi, forte del mio percorso di vita, e poi del Cammino, mi son detto: “Ma se l’ho fatto io... dal basso della mia semplicità, umiltà ed anonimato, magari raccontandolo a tutti, posso permettere ad altri di trovare quella forza in loro stessi per cambiare la loro vita. E magari questa cosa come ha aiutato me... può aiutare anche loro."
FreeWheels Onlus è appena nata e, come si sa, i primi anni son quelli più difficili.
Operiamo su tanti fronti: 
  • aiutare persone con disabilità ad affrontare le loro paure e la vita, con quella fiducia in sé stessi che può portarli a vivere qualsiasi esperienza, più o meno difficoltosa, con la serenità alla quale tutti hanno diritto
  • attraverso dibattiti nelle città vorremmo portare un forte messaggio nei comuni d’Italia: trovarsi da un giorno all’altro su una sedia a rotelle, non significa smettere di vivere, ma ricominciare a farlo da un punto di vista diverso
  • siamo presenti nelle scuole primarie per sensibilizzare i giovani, attraverso la mia esperienza diretta, a principi come Determinazione, Solidarietà e Condivisione; e attraverso il progetto “Perché Barriere” di Scuola Impresa, collaboriamo con tutti gli istituti per Geometri della Provincia di Varese per incentivare i futuri progettisti non ad abbattere le barriere architettoniche... bensì a non crearle proprio - vogliamo perseguire fini sociali aiutando realtà di persone con disabilità che magari necessitano di una mano per compiere quel famoso primo passo.
Tra i miei sogni, pellegrino nell’anima, c’è quello di compiere più volte cammini ed itinerari per raccogliere un database di informazioni turistiche, in Italia e all’estero, con lo scopo di creare guide per persone con disabilità. Il sogno di Pietro, il suo “camminare per mondi”, vuole essere in assoluto il mezzo di FreeWheels per diventare un punto di riferimento per persone con disabilità verso una nuova vita, sapendo che esistono tutta una serie di strutture ed opportunità che consentono ad una persona disabile di rientrare a pieno titolo nella società, e che la disabilità rappresenterà un grande limite solo se lo sarà nelle loro menti.
 

Chi leggerà la tua intervista, viaggiatori o aziende, come potranno aiutarvi?

 
Credo che la prima cosa per noi importante sia il passaparola. Per quanto ci piacerebbe diventare un punto di riferimento per persone con difficoltà motorie e non, ad oggi dobbiamo rimanere coi piedi ben saldi a terra; e fare un passo dopo l’altro. Siamo in cerca di Sponsor e sostenitori di FreeWheels Onlus, perchè solo tramite delle donazioni possiamo permetterci di portare in Cammino altre persone con disabilità e dimostrare come, messi nelle condizioni opportune, non c’è nulla che una persona disabile non possa fare. Oltre ad aiutare altre realtà simili alla mia.
Per chi volesse sostenere FreeWheels Onlus attraverso donazioni, può farlo all’IBAN IT 70D 02008 50560 000102494094
Con il 5x1000: codice fiscale 91061610126
 

Un’ultima domanda… quale sarà il tuo prossimo viaggio?!?

 
Ai primi di Giugno di quest’anno, io e un altro ragazzo che si chiama Federico, partiremo di nuovo per percorrere la via che porta a Santiago in handbike. Attualmente FreeWheels Onlus ha trovato sponsor che ci fornisce il vestiario tecnico, ma per quanto riguarda le altre spese dobbiamo far fondo alle nostre risorse personali. Partire nuovamente per Santiago sarà l’ennesima occasione per raccogliere quelle informazioni turistiche sull’accessibilità di altri alberghi del pellegrino, diversi da quelli da me visitati l’anno scorso. Questo col fine di poter accumulare materiale turistico per il mio tanto rincorso sogno delle guida.
 
FreeWheels Onlus è un'associazione nata da poco ma se tutti i componenti sono grintosi come Pietro sono certa che farà tanta strada!!! Se volete ulteriori informazioni su FreeWheels la trovate online al sito http://www.freewheels.it/, se volete restare aggiornati sugli eventi, viaggi e sviluppi dell'associazione, cliccate "mi piace" sulla bella pagina facebook di FreeWheels https://www.facebook.com/freewheelsonlus !!!
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Veronica

Classe 1983 (mi han detto che ne sono nati di matti quell'anno...), abito nel bellissimo Trentino da qualche anno e la fortuna (o sfortuna) mi ha fatto incontrare Leo con cui ora vivo e scrivo su lifeintravel.it Dopo aver girato l'Europa e l'Italia con i miei genitori, per la maturità mi sono regalata un viaggio in 2 cavalli da Milano a Praga (un fiorino ha interrotto il nostro viaggio verso Mosca facendoci ribaltare su una strada slovacca). Dopo aver cambiato mille lavori (pasticcera, agente di viaggio, venditrice di gabinetti, addetta alle lamentele in un call center, barista, cubista ehm, questo non ancora!...) ed aver viaggiato due volte in Messico, ho mollato tutto senza alcun rimpianto per volare in Nuova Zelanda dove ho bighellonato per cinque mesi. Nel 2010 con Leo sono partita per un lungo viaggio in bicicletta nel sud est asiatico. Ora, fra un'escursione in montagna ed un'avventura, sogno e risogno la Panamericana sulle due ruote!!! Ecco in poche parole chi sono: cicloviaggiatrice per scelta, pasticciona a tempo pieno, mountain biker per caso, quando non viaggio ne sto combinando una delle mie...
Sito web: www.lifeintravel.it

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Commenti  

# 0 Luigi Cerasuolo 2014-04-12 19:25
GRANDE PAOLO, sono un innamorato di viaggi, non di turismo. Ammiro il tuo coraggio e spero sinceramente che tu riesca a trovare quello che cerchi. In bocca al lupo!
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