Tre cammini per Santiago di Compostela in bici | Periplo Iberico Parte I

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Potrebbe apparire fuori luogo ma credo che certe esperienze di viaggio come quella che vi racconto si riescano a spiegare meglio se raccontate a ritroso, dalla fine al principio. E' guardando le cose da spettatore e non più da protagonista che ti accorgi della loro rilevanza. Muoversi a pedali non è associabile alla classica definizione di “viaggiare” nel senso comune in cui questo termine è inteso: arrivare ad una meta passando uno ad uno tutti i luoghi previsti dell’itinerario ma è piuttosto un “muoversi lento” che ti permette di vivere inaspettate “esperienze umane”, a volte anche “sovrumane” fatte di interazioni, confronti, conoscenza di persone culture e tradizioni.

4650 km in bici tra Spagna e Portogallo

 
Non c’è altro modo per entrare in contatto con le realtà che in quel momento ti appartengono se non muovendosi lentamente. Camminare e pedalare hanno in sé questa meravigliosa magia di riuscire a farti entrare in profondo contatto con ciò che ti circonda, vivendo ad ogni tuo spostamento una quotidiana nuova esperienza.
Sono reduce da quello che ho battezzato “Periplo Iberico” , un viaggio in bici durante il quale ho percorso in modo quasi circolare il perimetro della penisola Iberica da Barcellona a Barcellona prima dirigendomi verso nord, Paesi Baschi, poi a ovest direzione Santiago de Compostela, poi a sud a filo Oceano percorrendo la costa atlantica in Portogallo e, ancora, ridirigendomi verso est in Spagna, da Cadice a Barcellona.
4650 km di “esperienze”; di mattine fredde a 1500 mt., di giornate torride alle 14.00 tra le strette vie di Siviglia.
62 giorni di panorami diversi, 62 notti di campeggi e ostelli e a volte isolate e appartate anse di spiagge ma sempre con la infantile curiosità e gioia di scoprire cosa mi riservava il domani: chi avrei incontrato, quale racconto di vita avrei sentito da sconosciuti.
 

L'Incontro più del Viaggio

 
Molti dei miei “colleghi a due ruote” meglio definiti “cicloviaggiatori” sostengono, e io condivido pienamente, che viaggiare non sempre ha in sé solo valori legati al luogo che si visita ma molto più spesso hanno peso le esperienze che si fanno sul proprio percorso, le persone che si incontrano, i momenti condivisi e l'immediatezza delle interazioni tra sconosciuti che in men che non si dica ti pare di conoscere da sempre.
In tutto questo credo si racchiuda la meraviglia riservata a chi fa del proprio spostarsi un motivo per vivere esperienze umane al di sopra delle righe. Concedetemi di ribadire che Il “muoversi lento” come camminare o pedalare è un presupposto fondamentale per sperimentare la grandezza dell’animo umano, la bontà che alberga in ogni persona e la voglia di essere qualcosa per qualcuno che in natura è dentro ognuno di noi. Dico ciò perché alla fine di questo “Periplo Iberico”, dopo avere ricevuto dai passanti incontrati milioni di “hey”, “hola”, pollici alzati verso l’alto per un muto e silenzioso “ok”, pugni stretti in segno di forza; dito indice e dito medio a simbolo di vittoria, dopo essere stato avvicinato da numerosi locali i quali senza che io chiedessi a loro aiuto venivano a chiedermi se fossi in difficoltà; dopo essere stato perdonato dalla polizia locale che mi ha tirato fuori dall’autostrada dove ovviamente io non potevo circolare; dopo avere ricevuto supporto morale dall’unica persona apparsa davanti a me, un pellegrino sul Camino della Plata, in quella desolata assolata strada, il nulla intorno, costretto a fermarmi per una foratura; dopo il fortuito incontro di due cicloturisti con bandiera italiana conficcata nella borsa posteriore i quali, arrivati ad un faccia a faccia pronunciano il mio nome e cognome come se lo avessi stampigliato addosso o fossimo amici da sempre; dopo ogni singola e individuale persona con la quale ho condiviso poca o molta strada, poche o molte parole, pensieri impressioni, dopo avere cucinato e condiviso cibo con pellegrini da ogni parte del globo, dopo tutto questo e altro ancora io ho maturato il pensiero che... non mi vorrò mai più fare mancare esperienze come questa, da oggi in avanti! 
Non vorrei raccontare per narrare di gesta eroiche, di primati, di performance, di mete raggiunte, perché non è questa la volontà e non è stato lo scopo del cammino. Piuttosto ciò che vorrei lanciare è un modesto invito che sia di stimolo e pungolo a non esitare, per chi fosse nel dubbio se affrontare o meno una prima esperienza come questa.
 
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I tre Cammini

 
In questo peregrinare ho avuto la fortuna di potere percorrere ben 3 dei più noti “Cammini per Santiago”. Il Catalano prima, da Monserrat a Logrono, il Francese poi, da Logrono a Santiago de Compostela e infine il Portugues da Santiago a Oporto.
Lasciata Barcellona, diretto al Monastero di Monserrat da dove idealmente ha inizio il Cammino Catalano ho avuto il primo assaggio di cosa volesse dire raggiungere quota 750 mt slm in così pochi kilometri! Ce l’ho fatta e il Monastero mi ha accolto come ogni altro pellegrino con il primo timbro sulle credenziale del cammino e la notte gratuita. Raggiungo Saragoza con tappa a Lleida senza godermi il tratto sufficientemente pianeggiante perché, fortuna vuole, che quella leggera brezza che mi soffiava contro mi bloccava il petto portando il mio contachilometri a diminuire improvvisamente e drasticamente come volesse dirmi: “alt dove vai!" Meglio accettare le forze della natura e rassegnarsi alla loro energia.
In ostello incontro due bikers inglesi partiti dal Regno Unito per raggiungere il Portogallo, ai quali mi è venuto da dire "pazzi" e come un boomerang di contro loro hanno dato del pazzo a me per ciò che avevo intrapreso. Ma, si sa, nella vita... il concetto di pazzia è molto relativo. C’è vita su questo cammino e “Buen camino” è il saluto consueto che dopo avere lasciato Monserrat ha sostituito ogni altro classico modo di salutare. Appena imbocchi uno qualsiasi tra i Cammini per Santiago questo è il saluto che ti arriva al fianco da un ciclista che ti sta superando, da un pellegrino zaino in spalla che anticipa il saluto o dalla signora che ti ha appena affettato prosciutto e formaggio. Ho incontrato pellegrini mossi dalle più diverse ragioni e scopi ognuno con un proprio desiderio, sogno o speranza. Chi più mistico e credente e chi meno ma, pur non volendo attribuire al Cammino nulla di trascendentale, per certo posso dire che trovo questa esperienza carica di umanità ed inequivocabilmente educativa.
Il muoversi tutti in una stessa direzione per raggiungere un identico punto invita ad una comunione e condivisione di se stessi che parte dal cuore prima che dalla mente generando disponibilità individuale all'interazione reciproca. In tutti c'è sì, la voglia di arrivare ma non sempre é solo quella di raggiungere il punto finale ma più spesso è anche la voglia di sostare al successivo albergo per pellegrini dove ci si ritroverà, ci si risaluterà, ci si incoraggerà e un po’ ci si lamenterà stanchi e provati. Ma di bello davvero c`è che nella cucina comune ognuno inventerà qualcosa di commestibile e questa è davvero una gran bella lezione di vita comunitaria.
 

Grazie pellegrini!

 
Devo ringraziare per la gioia e l'arricchimento ricevuto dai pellegrini come il koreano, unico capace di fare funzionare la piastra elettrica.
Grazie a June che mi ha lavato la maglietta avendo lei intuito quanto io fossi imbranato in queste cose mentre lei mi chiedeva di parlarle di Firenze Venezia e Roma ecc.
Grazie alla ragazza messicana insieme alla quale alle 2 di notte sono fuggito dalla camera di soli 25 letti ritrovandoci entrambi sul pianerottolo mani alla pancia piegati dal ridere per il ritmico cadenzato russare del francese che non faceva dormire nessuno. Se non fosse stato per i suoi tappi gialli avrei trascorso la notte in bianco.
Grazie alle dolci ragazze israeliane con le quali ho condiviso un rosso della zona, vino intendo dire.
Grazie al gruppo di australiani per lo squisito stufato di pollo e patate.
Sembra poco ma questi sono grandi piccoli doni ricevuti dal cammino e mi piace raccontarli.
Questa è la prima parte del racconto di viaggio in bici inviatoci da Giancarlo. Qui trovate la seconda parte. Se volete saperne di più, collegatevi alla sua pagina facebook Giancycling.
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Giancarlo

Prima di dedicarmi ai cicloviaggi, la bici era, come lo è tutt'ora, il mio mezzo di trasporto quotidiano/urbano. Oggi la bici ha sostituito totalmente l'auto, che ho felicemente venduto. I miei viaggi in bici più recenti sono:
  • 2011 Maremma Toscana che mi apre le porte al cicloturismo;
  • 2012  Da una costa all'altra Adriatico-Tirreno percorrendo la Liguria;
  • 2013 Periplo dell'adriatico 3000 km da casa a casa, da una sponda all'altra di quel mare;
  • 2014 Periplo Iberico 4500 km attorno alla penisola passando per i cammini di Santiago;
  • 2015 Periplo del Far west 5000 km tra i Parchi Nazionali Americani;

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Commenti  

# 0 Angelo 2015-10-26 21:27
Ciao Giancarlo, sei un grande. Mi chiamo Angelo, ho 59 anni un mucchio di tempo libero e da circa 1 anno mi sono appassionato alla bicicletta. Dopo aver consolidato il rapporto con il mezzo, mi preparo e alleno per il mio primo viaggio, ho intenzione di percorrere tutta la mia terra (la sardegna) da cagliari a cagliari lungo costa. Leggo tutto ciò che scrivete e ammiro quanto riuscite a fare con coraggio e passione. Bravi bravi e ancora bravi. Se trovate un momento per eventuali consigli, li leggerò con attenzione. ciao e buone pedalate.
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