Bologna - Palinuro in bicicletta | Duronia - Mercogliano 6° tappa

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La mattina comincia con una colazione non eccezionale, ma con una bella chiacchierata fatta con il marito della proprietaria, che non avevo ancora visto. Con lui parliamo della strada da fare. Mi dà qualche consiglio che decido di seguire, prendo i due panini che avevo chiesto mi fossero preparati, lo saluto e parto. Partenza facile in quanto i primi chilometri sono in discesa. Perdo circa 300 m che devo poi recuperare per passare prima da Cerisita e poi da Molise. Lungo la strada cartelli regolari ricordano che siamo sul Tratturo Lucera–Castel di Sangro.



 
 

Tappa 6 da Duronia a Mercogliano

 
Tappa da: Duronia a Mercogliano
Partenza ore: 8.45
Arrivo ore: 19.00
Percorsi: 130 km
Media oraria totale: 13 km/h
Media oraria in marcia: 16,7 km/h
Ascensione totale: 1626 m
 
6-tappa-bo-palinuro-altimetria
Da Molise inizia una discesa per Frosolone per poi risalire verso Sant’Elena Sannita. Qui trovo uno striscione: Museo del profumo... incuriosito mi spiegano che da qui partivano i migliori profumieri per Roma.
Dopo Sant’Elena incontro ad un incrocio un simpatico signore al quale chiedo indicazioni per la strada corretta, mi fa risparmiare un po' di chilometri, ma non tempo in quanto mi tiene fermo mezz’ora a chiacchierare di biciclette e di gare per amatori. Arrivo a Bojano; nonostante il paese sia piccolo, il traffico è incasinato come a Napoli nei momenti peggiori e sono costretto a fermarmi diverse volte per evitare incidenti, lungo la strada si trovano grosse quantità di bottiglie di plastica e rifiuti vari.
Mi fermo a chiedere informazioni sulla strada, sono davanti ad un panificio e mentre un signore si prodiga a darmi le spiegazioni io sono distratto da quel profumo di pane caldo che oramai nelle città non si sente più. Riprendo la bici e mi avvio verso le fonti del Biferno, immagino una polla d’acqua risorgiva intonsa, pulita e bella. Lo spettacolo non è così bucolico come mi aspettavo: una brutta recinzione metallica protegge la polla e nonostante tutto, diversi oggetti estranei alla fonte di un fiume, sono ben visibili al suo interno. L’acqua in effetti è limpida e trasparente, ma ci mancherebbe altro. A questo punto nell’intento di evitare la Bifernina decido di salire verso Guardiaregia circa 750 m. La salita è impegnativa ma bella. In un paio di tornati, dove proprio non ce la faccio, sono costretto a scendere dalla bici. Finalmente arrivo in piazza a Guardiaregia.
Chiedo quale strada debba prendere per proseguire e mi dicono che da lì non ci sono strade. Neanche facendo loro vedere la cartina stradale si convincono. Alla fine cedo io ritorno con dispiacere sui miei passi e mi rifaccio tutta la discesa. Ho fatto circa 15 km in 3 ore per evitare di fatto 5 km sulla bifernina.
 

Sulla Bifernina... in bici!

 
Da qui comincia una lunga pedalata sulla bifernina. Piacevole in quanto veloce, ma brutta in quanto monotona. A questo ci aggiungo io del mio. Per pigrizia non ho cambiato la cartina che tengo sotto gli occhi e, a Morcone, mi dimentico di uscire per prendere la deviazione che mi ero prefissato.
Ad un bar lungo la strada mi fermo per mangiare i panini che mi erano stati preparati a Duronia. È un momento di piacere unico. Appena apro il sacchettino di plastica che li incartava si sprigiona un profumo che non sentivo da tantissimo tempo. Più che un panino si tratta di una focaccina cotta nel forno a legna che rilascia tutti gli aromi del grano e del lievito, del legno di quercia con il quale era stato senz’altro cotto. Mi rigenero con questi odori e con questi aromi e mi godo il piacere del pane e prosciutto. Riprendo a pedalare e continuo quindi fino ad un cartello che mi spaventa non poco “a 500 m divieto di accesso a bici moto ect”, il classico cartello da inizio autostrada o superstrada. Non sapendo dove sbattere la testa decido di fregarmene, è una superstrada di 5 km pericolosa solo per le pendenze abbastanza accentuate 7%. Mi infilo nella superstrada e comincio a viaggiare sopra i 60 km/h per tutti i 5 km con una punta di 67 km/h. Il vento che colpisce le borse fa si che la bicicletta traballi un poco lungo la strada. Un misto di libidine ed incoscienza, che per fortuna dura poco. La strada finisce e si ricomincia a pedalare in salita verso Benevento.
 

monumento-tappa-6Nella trappola di Benevento

 
Qui la seconda stupidaggine della giornata: mi faccio incastrare dalla tangenziale di Benevento e non ne esco se non a Benevento centro, con le auto che mi sfrecciano ai 100 km/h a trenta centimetri di distanza. Finalmente finisce questo incubo, al primo bar che trovo chiedo ad un ragazzotto se mi indica la strada e dopo un po' di tentativi mi dice che non sa come indicarla e che, comunque, devo scendere verso l’arco di Traiano. Vado.
Risultato non trovo l’arco di Traiano e non trovo la strada per ponte Sabato, ma mi rifaccio l’ennesima salita della giornata. Per fortuna ad un semaforo chiedo ad una persona che molto cortesemente si offre di accompagnarmi fino a ponte Sabato, lui in auto io in bici. Arrivato allo svincolo lo ringrazio e proseguo per la mia strada intorno allo stadio e poi lungo il Sabato.
A questo punto dopo Benevento, S. Leucio, Ceppaloni e Tufo mi aspetta una salita di 10 Km per arrivare poi ad Avellino. Salita lenta ed inesorabile. Pare che questa strada sia la strada dell’amore in quanto trovo diverse auto parcheggiate con persone in dolci atteggiamenti, quasi tutti “anziani”. Lungo la salita trovo un cartello per Altavilla Irpina e il Museo della gente senza storia, mi affascina il nome e la prossima volta lo andrò a visitare, intanto per ora pedalo. Mi fermo ogni tanto a chiedere informazioni, un signore in Range Rover si offre di farmi strada, per una deviazione che mi farà arrivare prima alla meta. Gli faccio notare la disparità dei mezzi, lui non si preoccupa. Mi accompagna fino ad un bivio, dopo di che mi spiega alla perfezione la strada, 3 km di salita dura e poi tutta discesa. Perfetto, si era solo dimenticato di dirmi che nel mezzo c’erano due paesini splendidi Summonte e Ospedaletto.
 

Summonte e poi Mercogliano, il paese delle castagne

 
A Summonte la bellezza del paese mi ha spinto ad entrarvi e fare, tutta d’un fiato, la salita che sul pavé porta fino ai piedi della rocca per ammirare il panorama della vallata sottostante. Davanti a me non ci sono le Dolomiti, ma lo spettacolo è meraviglioso ugualmente.paesaggio-tappa-6
A questo punto solo 5 km mi separano da Mercogliano 5 km di discesa, ma sono già le 6 del pomeriggio. Scendo rapido e finalmente vedo il cartello Mercogliano città delle castagne, alzo la testa e vedo il paese molto più in alto, mi sento male. Per fortuna lungo la discesa intravvedo un cartello “Addo’”, “Addo’ Barone” è il mio B&B. È la prima volta che arrivo in discesa con la sistemazione sulla strada. Zero fatica.
Dovevo pensarci, sarà l’unico aspetto positivo del B&B. Il proprietario, un tipo spiccio, mi dice che se voglio portare su la bici lo posso fare.
Gli faccio notare che è un poco ingombrante per cui ripiega verso il retro del locale. Mi chiede subito quando voglio ripartire l’indomani mattina gli dico 7.30, lui mi risponde che prima delle 9 lì non si preparano le colazioni in quanto lui lavora fino alle 2 di notte. Rimango contraddetto, ma accetto: andrò a fare colazione in un altro bar. Subito dopo la madre si offre per prepararmi la colazione alle 7.30. Accetto e ringrazio. Mi danno la chiave e mi dicono che posso andare nella camera n°3. La stanza è squallida, due letti di ferro, water senza asse, assenza di saponi di cortesia, un solo asciugamani, telefono che non funziona, televisione che non funziona, assenza di Wi-Fi. Dopo una telefonata, con il mio cellulare, asciugamani e saponi arrivano subito.
La sera ceno al ristorante pizzeria una pasta ai funghi piena di panna e una bistecca inavvicinabile.
Pagato 50€ senza documenti e senza fattura. Sarà l’unico esercizio di tutto il viaggio che non fa ricevute.
Roberto dopo una tappa piuttosto impegnativa, giunge a Mercogliano. Il suo viaggio da Bologna a Palinuro in bici prosegue in Campania... Se vi siete persi le tappe precedenti, tornate indietro alla quinta giornata di viaggio da Atessa a Duronia.
Roberto

Lavoro come ricercatore all'Enea e nel tempo libero cerco di andare in bicicletta. Ho cominciato tardi questa attività quando i capelli erano già brizzolati, facendo esclusivamente MTB con lo scopo di vedere posti che in auto erano irranggiungibili e a piedi richeidevano troppo tempo. La passione si sta ampliando ed adesso comincio anche a fare dei percorsi più lunghi con tratti anche su strada.

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