Bicitalia: viaggio in Italia in bicicletta | Caprarico - Terracina

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Azzero il contachilometri, la registrazione del percorso del giorno precedente, azzero la memoria di una stanchezza biblica e quella di una voglia di caffè al mattino e parto dentro un giorno nuovo. So cosa mi aspetta, non conosco l'esatta misura, ma confido nella tolleranza, nella pazienza. La Basilicata è bella da togliere il fiato, lussureggiante, ma severa ed esigente, pretende un prezzo alto per le sue meraviglie e alza il tiro elevando la pendenza.
 

Mercoledì 3 giugno - Tra Basilicata e Campania

Mi accorgo dopo un po' che il contachilometri ha smesso di segnare, verifico che tutto sia a posto e in ultima battuta sostituisco la batteria. Torna regolare per fortuna, ma ho perso 10 km di memorizzazione. Carreggiata da statale, con larga striscia laterale, traffico latitante, sole cocente e aria frizzante. La salita verso il lago Pertusillo è regolare, mi consente di tenere un ritmo allegro. Il lago in realtà è un invaso sbarrato da una colossale diga ad arco e si estende per una decina di chilometri.
Mi inoltro sul fianco destro del bacino seguendo la strada tra il fitto rigoglioso di una foresta nel variegato succedersi di salite e ponti, di discese con visuali eccezionali. Non ci sono ville sulle sponde, paesi che si affacciano all'acqua, soltanto pesci e natura incontaminata. Giunto alla fine dello specchio lacustre, sosto in un bar per una pausa di rifornimento acqua e visto che sono le undici anche per addentare un panzerotto. Il gestore si lamenta per la scarsa propensione della politica nell'incentivare il turismo, ma in definitiva credo che il posto perderebbe questa connotazione naturalistica. Giro attorno a Moliterno e la salita diventa graffiante, urticante, spara bordate di caldo dal riverbero dell'asfalto. Sto pedalando l'ultimo rapporto a 9 all'ora, ogni cento metri devo fare una pausa per rifiatare, sistemarmi il cavallo, bere un sorso, imprecare, scattare una foto. Vedo i tornanti su in alto, lontanissimi, sembrano un miraggio. Fanculo, devo arrivarci e quindi inutile lamentarsi... lago pertusillo basilicata
E subito dopo averli raggiunti, trovo le indicazioni di confine tra Basilicata e Campania: ho da fare una galleria di un chilometro gelida e insidiosa, metto la giacca e riparto salutando questa bellissima regione. Ho fatto il primo scollinamento e festeggio in un bar stappando una coca mentre mi gusto un pezzo di pizza casalinga. Torno a salire su una salita più ragionevole, ma le gambe sono stanche e devo darmi da fare per convincerle a spingere. Arrivo a Montesano sulla Marcellana da un breve tratto in discesa e il borgo mi appare in tutta la sua magnificenza, abbarbicato a un monte a forma di cono, con le case ridossate le une sulle altre. Al centro del paese svettano le due torri campanarie ai lati della chiesa in stile gotico, poco più in sù arrivo alla terrazza da dove si domina il vallo di Diano con un estensione di una cinquantina di chilometri. Confronto la vista con la mappa, scorgo la strada che andrà a scavalcare le montagne che sbarrano la valle del Basento per arrivare al golfo di Policastro e riparto per una discesa che sembra (per fortuna), non terminare mai.
montesano sulla marcellana
 
Tornato sul dritto inizia la sofferenza del vento contrario, di una umidità appiccicosa, del culo che fa male, le energie ci sono ma manca il canale che rigenera rapidamente le gambe. Rallento, mi fermo, controllo le altimetrie che mi consolano con la promessa di una nuova, lunghissima discesa. Dura infatti 15 chilometri, su ponti vertiginosi e gallerie nere, con la bici a 50 all'ora che cerco di proteggere da eventuali buche e colpi sui giunti, mi spara verso il mare, dove arrivo esausto ma soddisfatto. Trovo sulla strada l'albergo Pixunte dove chiedono 40 euro per una singola. Non ci penso due volte, stringo la mano, mi registro e salgo. Sono le 18, un po' prestino, ma ho fatto 110 km e non mi lamento. Policastro è al di sotto delle mie aspettative, sembra la riproposizione moderna di una città western, con la via principale di transito e le attività che vi si affacciano. Il mare è racchiuso dal porto e preferisco cercare un posto per la cena, già assorbito dal domani, dalla rotta meno faticosa da intraprendere per rendere piacevole la visita alla costa cilentana. Bella questa Italia.policastri
 

Giovedì 4 giugno - La grotta azzurra

La tappa odierna studiata sulle mappe elettroniche, non lascia dubbi, sarà un saliscendi costante con pochi tratti pianeggianti. Lo conferma la prima salita delle 8 del mattino che mette immediatamente sotto sforzo. Tornante dopo tornante porto in temperatura le gambe sul rapporto più agile ma di contro la pendenza aumenta.
Non ho avuto il tempo di abituarmi, di prendere contatto con la realtà : è una sorta di esame di maturità e che mi piaccia o no devo superarlo. Arranco, sosto, riparto fiacco, resisto, cerco scuse per fermarmi, controllo le altimetrie e la distanza percorsa che è sempre esigua. Passa un ora e sono ancora a sputare, arrivo al bivio dove decidere se fare la strada per Marina di Camerota che passa sotto il monte Timpa Pistillo ( 550 mt) lunga 23 km, o affrontare il divieto di accesso alle biciclette sulla statale da Roccagloriosa verso Poderia per arrivare a Palinuro attraverso la valle del fiume Mingarone. La seconda, diventa la mia scelta perchè quota cento metri di meno anche se più lunga. Arrivato alla rotonda che porta sulla statale, mi rivesto, chiudo le cerniere del borsello e mi lancio in una discesa da urlo a 50 all'ora su un viadotto allucinante con il guardrail basso.
7 km divorati in dieci minuti, esco velocemente dagli snodi e torno sulla viabilità normale imboccando il canyon che custodisce l'alveo del fiume. Spettacolare colpo d'occhio di una valle che sa di Wyoming Usa, con il fiume che scorre tra le pareti di roccia e che quando si allarga, ospita mandrie di mucche al pascolo sui prati o distese tra le secche. Vento contro in discesa, un sole cristallino che illumina la tela dove dipingo il mio viaggio in bici, arrivo a Palinuro, fermamente intenzionato a visitare la Grotta Azzurra. nave palinuroAl porto però il capo dei barcaioli informa che devo attendere altri turisti per riempire la barca del giro grande di due ore ( 15 euro) che porta in cinque grotte e solo in quel caso si potrà partire, aggiungendo che pochi sono quelli che fanno solo la toccata alla prima grotta ( 10 euro) e non gli conviene mettere la barca a disposizione per un passeggero soltanto. Non posso perdere due ore per il giro grande, ma nemmeno andare via senza aver visto la Grotta Azzurra. Aspetto un po', ma non arriva nessuno e propongo il compromesso 15 euro per il mini tour. Accetta e mi fa accomodare sulla barca condotta da Antonio. Si arriva molto velocemente, entriamo dentro l'apertura nel calcare invaso dal mare e lo spettacolo dell'acqua Azzurra è entusiasmante, ammiro e scatto foto, ascolto quello che spiega Antonio. Il colore è dato dalla luce che filtra da una apertura nella cavità sotto il pelo dell'acqua nel lato opposto. Usciamo per dare spazio ad altre barche di ritorno dal giro lungo e approdiamo in marina. Sono estremamente soddisfatto, gasato. Riprendo la bici e riparto.segnaletica agropoli
La costiera cilentana è avara di pianura, non esiste un tratto di costa che non sia in pendenza e per ben cinque volte mi porta a far 120 metri di salita e altrettante discese a pelo d’acqua. Dopo 90 km di montagne russe, mi fermo in un b&b ad Agnano per 25 euro. Nella stanza vicino la mia, un uomo di 59 anni, che di nome fa Delfino, mi racconta che si sta facendo l'Italia a piedi da Alba a Palermo provando a sensibilizzare le persone che incontra sul problema della fibrosi cistica, così ci accordiamo di cenare insieme per scambiarci le esperienze. Due corposi piatti di paccheri con pomodoro,melanzane e mozzarella riempiono la pancia dei viaggiatori stanchi. Lui oggi ne ha fatti 30 di km, a piedi, un gran bel risultato. Per me domani ultime rampe, prima della spiaggia pianeggiante che da Agropoli porta a Salerno.
 

Venerdì 5 giugno - Salerno e oltre

Partenza a rilento per la piacevole chiacchierata con la padrona di casa e il camminatore che è più solerte di me nell'avviarsi verso i suoi nuovi traguardi. Carica sulle spalle uno zaino incredibilmente grande e pesante, qualcosa che rifiuterei nel modo più assoluto di portare e se ne va. Poco dopo parto anch’io nella direzione opposta, verso Agropoli che dista una trentina di chilometri. Strada bellissima, spettacolare anche se crudelmente in salita che infine docilmente scollina lasciandomi scivolare verso Agropoli, impegnata a farsi bella per l'imminente stagione balneare. Non offre spunti di rilievo e l'attraverso velocemente. Ora la strada è piatta, diritta, senza eccessi e sorprese. Dopo una brevissima escursione alle rovine di Paestum, trovo una direttrice che segue parallelamente la strada litoranea. Mi divide dal mare una sontuosa pineta, e il pedalare diventa sport, respiro, controllo. Spezzo il ritmo parlando al telefono con Tiziana, poi la calura inizia a farsi opprimente, sento l'urgenza di una pausa all'ombra, saluto e mi fermo.paestum
La stazione di servizio con annesso bar pasticceria è sul fronte lavorativo di numerose operatrici del sesso e in tre, per prendersi una pausa siedono al tavolo vicino al mio. Curioso osservarle da vicino, ascoltare le conversazioni straniere e pensare che sono le stesse che durante il tragitto, si esibiscono, provocano e richiamano chiassosamente. Salerno mi aspetta e riprendo la via, rinfrancato da uno spuntino a base di Babà e coca. La città è bella, pulsante, le vie di accesso molto semplici e il centro storico è un dedalo di vicoli e monumenti interessanti. La cattedrale è decisamente bella e da un ingresso a lato, si accede al presepe dipinto. Inizia a piovere, dapprima debolmente e poi a carattere di rovescio, costringendomi a impacchettare il bagaglio e a vestirmi nonostante il caldo afoso. Aspetto che diminuisca d'intensità e riparto verso la costa amalfitana. A tratti torna fuori il sole finchè cessa di piovere del tutto. La strada è spettacolare, un saliscendi stretto dove tutti hanno fretta di arrivare. Io vado lento, mi godo lo spettacolo naturale che da solo vale la pena di fare tanti chilometri. Dopo una brevissima galleria trovo parcheggiato in un ansa della salita, un Ape che propone il sorbetto al limone, e mi concedo una pausa. Sospettando che sulla costiera il costo delle sistemazioni sia alto, mi informo sulle richieste e ne trovo una di 55 euro in centro ad Amalfi. maiori campaniaAl telefono risponde una donna che sembra far di tutto per convincermi a non prenotare la stanza, ma fisso ugualmente. Giunto nel centro di Maiori, sfila sulla destra un albergo a due stelle, indago alla reception sul costo delle stanze e mi viene proposta una sistemazione ottima per 45 euro. Fisso la stanza, disdico quella di Amalfi e dopo un restauro, vado al centro del paese, concludendo la passeggiata rifocillandomi con due tranci di ottima pizza e un gelato. Al rientro in albergo, ho fatto un po' di calcoli sul percorso residuo e mi sembra che il tempo stringa sulla meta di Bologna... devo valutare e programmare bene le prossime giornate di pedali.

Sabato 6 giugno - La costiera amalfitana

Maiori, Minori, Atrani e poi Amalfi sulla rotta degli immensi dossi della costiera. La fatica della prima rampa scompare compensata allo spettacolo delle case a picco sul mare, degli alberghi lussuosi e curati, dei borghi fatti di case che si contendono ogni centimetro disponibile. La lentezza del mio incedere consente di scorgere le indicazioni per la Grotta Smeraldo. costiera amalfitanaVado a visitarla scendendo dalla costa al mare con un ascensore, mi accoglie Andrea che parla il suo accattivante dialetto, espleta filosofie irriverenti e infine con molta calma mi accompagna nella grotta. Si entra a piedi, saliamo sula barca e iniziamo il giro nella cavità, arrivando allo smeraldo che illumina l'acqua, ai giochi di luce sulle stalattiti, concludendo infine sul presepe sommerso. Ripresa la marcia, un signore con lo scooter mi avvisa che la ruota dietro balla e al controllo ho la spiacevolissima visione di una crepa sul cerchio in prossimità di un raggio. Non è riparabile, semmai devo vedere che non si apra di più. La strada non ha pietà dei miei problemi e mi porta in alto prima della discesa a Positano. Ora c'è da scavalcare la penisola per arrivare a Sorrento, con il rapporto più basso faccio girare i pedali a petto nudo. Sento aumentare gli scricchiolii nel pedale sinistro, sembra che si spacchi da un momento all'altro, e con disappunto metto ancora più energia. Finalmente scollino a San Pietro e vado in discesa verso Piano di Sorrento dove un ciclista mi ha indirizzato all'officina Bicimania. viaggiatore delfinoCambio i pedali, e il titolare, disponibilissimo, sostituisce anche il raggio anteriore rotto dopo avermi offerto il caffè. Niente da fare per il cerchio, non è gravissimo ma se voglio cambiarlo devo prendere una coppia di ruote e mi verrebbe a costare 200 euro, quindi lo tengo rotto con la consapevolezza che il viaggio in bici potrebbe terminare a breve, in giornata. Faccio una puntata a Sorrento, bella ma intasata di macchine, di turisti, dove è impossibile trovare un attimo di calma nella calura delle 13 e 30. Parto verso Napoli, passo per la bellissima Vico Equense, arrampicando sulla salita e scendo a Castellamare di Stabia. Mi trovo a fare una deviazione minima per arrivare alle porte degli scavi archeologici di Pompei e convinto di coprire velocemente la distanza di 20 km per Napoli provo ad accelerare, ma un terribile lastricato sconnesso mi rallenta a velocità ridicole. 
pompei
Ho la sensazione che la bici si spacchi in due, mi innervosisco mentre cerco disperatamente tratti asfaltati che non esistono. A Napoli la musica non cambia e arrivato quasi per caso alla stazione dei treni, decido di seguire alla lettera il programma e salire sul treno delle 18 e 55 che porta a Caserta. Arrivo con la stanza già prenotata all'albergo Amadeus che trovo in elegante stile neoclassico con la stanza singola molto accogliente dipinta in giallo carico con le cornici di gesso bianco. Prima di uscire per cena, un temporale scarica una rabbiosa serie di fulmini e una pioggia torrenziale. Quando smette mi infilo in una pizzeria a metro e vado a sedermi dove sette ragazzini tifano Barcellona che gioca la finale di coppa campioni con la Juve. Sentirli commentare è uno spettacolo nello spettacolo. Per la cronaca vince il Barcellona. Ora in stanza ripenso preoccupato a quelle crepe sul cerchio dietro, anzi, chi se ne frega, fin che tiene pedalo.

Domenica 7 giugno

È mattino presto, nemmeno le sette e già sò che sarà dura dall'inizio, perchè sono venuto a Caserta per la Reggia e a causa di un assemblea sindacale ( di domenica) non aprirà i battenti prima di mezzogiorno. Impensabile aspettare a far nulla in una città che ha poco altro da offrire. Nella bar dell'albergo mi prepara il caffè il proprietario, un culturista doc della mia età, un guru stimato dai pesisti di Caserta. Adora il movimento, le persone motivate e quelle che sono capaci di sacrificarsi per arrivare dove vogliono. Mi mostra foto delle sue esibizioni ed è un bel vedere che lo inorgoglisce. Saluto Lazzaro e vado verso la Reggia a cercar battaglia e la trovo nella strafottenza del personale che comunica la chiusura, che adduce come motivazione dell'assemblea, le problematiche legate agli ambulanti abusivi che lavorano in piazza. Siamo un centinaio, rombanti, incazzati, chiamano la polizia per identificare i guardiani che hanno praticato la serrata, ma non c'è niente da fare. Hanno ragione loro, in Italia funziona così, se ne fregano di chi ha speso soldoni per arrivare alla reggia. Parcheggiano pullman a decine, ora sono migliaia ad aspettare sotto il sole. Per me si fa tardi e riparto verso posti più ospitali. A santa Maria Capua a Vetere visito i resti di un anfiteatro romano, secondo in grandezza solo al Colosseo di Roma. Poi diventa pedali e asfalto, musica degli Eagles, controllo delle crepe sulla ruota e sole inferocito che lancia dardi sulle mie spalle nude. A Cascano faccio sosta mozzarella, una bufala senza pari che spande latte ad ogni morso, poi continuo su un saliscendi ripetitivo fino Sessa Aurunca. Scendo per la via Appia, passo per Marina di Minturno a mezzogiorno, superando Formia all'una e alle due sono a mangiare in un brasiliano a Gaeta. gaeta in biciSplendida città che occupa un promontorio che si spinge a mare, visito i due lati, dominati dall'alto dalla fortezza e proseguo in direzione di Sperlonga. La ruota dietro balla, la crepa sembra accentuata, ma regge e deve farlo almeno fino a Terracina dove spero che l'indomani (lunedì) apra presto l'officina delle biciclette per sapere dal primario in raggiologia se è possibile sostituire la ruota danneggiata. Arrivo a destinazione esausto, trovo la stanza per 45 euro all'hotel Villa del Sole, passo a vedere dove si trova il negozio di bici e dopo un rinfrescante bagno in mare, il primo del viaggio, mi preparo per un uscita cena e seguente serata con musica Housesulla spiaggia, ma un temporale bagna la festa e nel fuggi fuggi, mi accodo rientrando anzitempo. Piove ancora, la finestra della camera al secondo piano è aperta per fare entrare un po' di aria fresca, scrivo questa nota. Ripenso a quello che sto' facendo, ai 1100 km già pedalati, e mi chiedo se tutto questo ha un senso. Si, ne ha tanti di sensi ed ognuno è appagato.
Bicitalia è un viaggio in bici avventuroso e in solitaria: dal sud Italia al nord della nostra bella penisola in bici. La seconda puntata dell'avventura di Ale si è svolta da Gallipoli a Caprarico, l'hai già letta?
Bicitalia: viaggio in Italia in bicicletta | Caprarico - Terracina - 5.0 out of 5 based on 1 vote
Alessandro Vitale

Sono Alessandro Vitale e abito a Trieste . Coltivo la passione dei viaggi con la bicicletta perché mi hanno dato un serie di soddisfazioni sempre più complete, mi fanno vivere la natura poliedrica del pianeta a una velocità visivamente sostenibile.
Sono fidanzato da quasi cinque anni con una Cube Trekking e non abbiamo mai litigato, siamo in perfetta sintonia. Pensiamo di non mettere al modo figli, perché siamo profondamente egoisti e comunque lei non potrebbe averne.
Il viaggio più bello? Quello che devo ancora fare .
Il posto più lontano che ho raggiunto è stato il Marocco, toccata e fuga.
Il più bello, le gole di Vintgar in Slovenia.
Il più caro la Svizzera.
Il più economico la Sicilia.
Il prossimo? Forse il raduno Harley a Velden...vedremo.
Ho un' altra donna oltre la Cube e ogni tanto mi vorrebbe con se...non pedala...che dolore...

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