Tra le nebbie del Nord: l'anello di Chiang Mai in bicicletta

Pubblicato in Thailandia
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Trovare l'Occidente in oriente non fa per noi e non siamo affatto dispiaciuti di lasciare la turistica Pai per altre mete più incontaminate verso sud-est. I giorni del festival di Chiang Mai, il Loy Kratong, quando migliaia di lanterne volanti sfideranno l'oscurità del cielo di Thailandia, si stanno avvicinando velocemente come del resto noi all'amata città del nord.
Le colline intorno a Pai sono un tripudio di bar-caffè panoramici dove i viziati e coccolati turisti vengono a bere la loro bevanda preferita ad ogni ora del giorno... paradossalmente quindi talvolta risulta esserci più traffico in uscita dal centro cittadino che in entrata! Il potere di un caffè... incredibile! Senza troppo entusiasmo visitiamo il canyon della cittadina incontrando una simpatica coreana che si unisce a noi nella passeggiata. La giornata è calda e il cielo è terso, il canyon non è minimamente paragonabile alle ben più conosciute gole americane ma spenderci una mezz'oretta risulta comunque interessante. Ormai Pai è fisicamente solo un puntino alle nostre spalle ed un ricordo già lontano nella nostra memoria, quello che ci attende e preoccupa è davanti: montagne, solo montagne a perdita d'occhio. La speranza che ci sia una comoda galleria per oltrepassarle è l'ultima a morire, ma la nostra esperienza ci ha insegnato che qui nel regno di Thailandia i cunicoli nella roccia non esistono, solo lunghi strappi e ripidi tornanti. Il sudore scivola inesorabile lungo le tempie impedendoci una visuale nitida dell'asfalto in continua ascesa. Quasi tredici chilometri e due ore dopo, scolliniamo proprio davanti ad un posto di blocco e ad un ristorantino, la nostra àncora di salvezza per recuperare energie. I militari, otto o dieci, di stanza in questo luogo privo di attrattive, sono annoiati e trascorrono il tempo chiusi in una saletta o deridendo i poveri cicloviaggiatori stanchi che involontariamente urtano la propria bici facendola cadere... bè, tanto vale farci due risate insieme a loro. La discesa si fa attendere ancora 5 o 6 chilometri in cui si sale e si scende in pari misura. Finalmente la vista è libera di spaziare oltre il grigiore dell'asfalto e di stupirsi ancora una volta per la bellezza della Thailandia. Perdiamo rapidamente quota fino a sfiorare i 900 metri di altitudine in un piccolo avvallamento con tre case, una guesthouse e due ristoranti: è Ban Mae Sae, un paese di montagna sito a soli dieci chilometri dai geyser del parco nazionale di Huay Nam Dang. Ci sembra un'ottima occasione per entrare in contatto diretto e imparare a conoscere meglio le piccole comunità Thai. Qui convivono mussulmani, buddhisti, atei e animisti dividendo gli stessi luoghi e rispettandosi. I geyser si trovano lungo una deviazione dalla strada principale, un bel circuito permette di immergersi drasticamente nel più intenso dei silenzi prima di incontrare i padroni del luogo: queste alte sorgenti di acqua calda che scaturiscono con violenza dal sottosuolo creando dei piacevoli fenomeni naturali. In quest'area la temperatura sale di qualche grado e sembra quasi di passare da una zona d'ombra ad una di sole in un batter di ciglia. La vegetazione è diversa dalla solita della jungla, è più simile a quella presente nei boschi di latifoglie europei, più ordinata, meno intricata.
Due grandi occhi scuri riposano su un volto rugoso mentre ci scrutano incuriositi ma anche diffidenti. Una vecchia ci sta osservando intensamente dal suo banchetto di frittelle: indossa vestiti semplici, macchiati in più punti dall'olio schizzato fuori dalla pentola, la pelle screpolata e scura nasconde la verità della donna come carta stagnola su una pietanza. Veste un cappello di paglia, anch'esso consumato dal tempo come le sue mani. Anni prima di sicuro dovevano essere state molto curate ma ora il duro lavoro e l'età ne hanno completamente annullato il candore. Sorridiamo, attratti da quella creatura così fragile all'apparenza, lei si intimidisce, si volta poi si rigira e risponde al nostro sorriso maliziosamente, come una bimba scoperta con le dita nella marmellata. La via verso Chiang Mai scivola verso le pianure con cautela, quasi timorosa di arrivare troppo presto e noi ci facciamo cullare dal dolce rollio delle nostre bici: i piedi posati sui pedali fermi e le mani rilassate sul manubrio. Una grossa bacheca di legno ci fa destare dalla nostra ipnosi d'incanto: due chilometri a destra il parco nazionale di Doi Suthep Pui... solo due chilometri: è l'alternativa che cercavamo per trascorrere una notte in pianura al caldo, e poi campeggiare nei National Park è senza dubbio più eccitante! Li scaliamo fino all'ingresso della riserva naturale, tipica salita alla thailandese... altri due cicloviaggiatori hanno avuto la nostra stessa incauta idea, il richiamo del campeggio selvaggio non risparmia nessuno. Le cascate di Mork Fa sono poco distanti dalla nostra piazzola, ma sembra si trovino in un luogo recondito, incontaminato, un paradiso terrestre. Le stelle vegliano sulla nostra serena notte prima di andare a loro volta a coricarsi con l'avvento del sole. Le pianure sono sempre più vicine, le nuvole di smog ci perseguitano togliendoci il respiro e facendoci rimpiangere gli ultimi felici giorni sulle montagne. Il traffico cresce esponenzialmente e le strade della capitale della Thailandia del nord si incrociano davanti alle nostre ruote stanche, formando centinaia di viali e vialetti dove anche un cartografo perderebbe facilmente l'orientamento! Chiang Mai, sede di uno degli eventi più importanti e più sentiti di tutta la nazione: il Loy Kratong, il festival delle lanterne, che proprio domani avrà inizio con l'arrivo della luna piena.

Questo articolo fa parte del diario di viaggio tenuto in diretta del progetto Downwind. Se volete leggere le altre puntate, ecco qui tutti gli articoli dei nostri dieci mesi in bicicletta nel sud est asiatico

 
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Veronica

Classe 1983 (mi han detto che ne sono nati di matti quell'anno...), abito nel bellissimo Trentino da qualche anno e la fortuna (o sfortuna) mi ha fatto incontrare Leo con cui ora vivo e scrivo su lifeintravel.it Dopo aver girato l'Europa e l'Italia con i miei genitori, per la maturità mi sono regalata un viaggio in 2 cavalli da Milano a Praga (un fiorino ha interrotto il nostro viaggio verso Mosca facendoci ribaltare su una strada slovacca). Dopo aver cambiato mille lavori (pasticcera, agente di viaggio, venditrice di gabinetti, addetta alle lamentele in un call center, barista, cubista ehm, questo non ancora!...) ed aver viaggiato due volte in Messico, ho mollato tutto senza alcun rimpianto per volare in Nuova Zelanda dove ho bighellonato per cinque mesi. Nel 2010 con Leo sono partita per un lungo viaggio in bicicletta nel sud est asiatico. Ora, fra un'escursione in montagna ed un'avventura, sogno e risogno la Panamericana sulle due ruote!!! Ecco in poche parole chi sono: cicloviaggiatrice per scelta, pasticciona a tempo pieno, mountain biker per caso, quando non viaggio ne sto combinando una delle mie...
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