Agriturismi Veneto: la vita d'un tempo nei nostri anni | seconda parte

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Proseguiamo nella narrazione delle giornate trascorse alla scoperta degli agriturismi del Veneto. Dopo aver scoperto il territorio dell'altopiano d'Asiago, ci siamo spostati tra gallerie della prima guerra mondiale, imparando a preparare il formaggio e conoscendo la maresina... ma soprattutto degustando prodotti deliziosi di questa terra che adoro, il Veneto.

Passeggiata nella storia

 
La sveglia è alle 7.30, apro la finestra e scopro dove siamo, ovvero nel mezzo di prati verdi mentre poco più in alto ci stanno boschi di conifere coperti di neve fresca. Esco per una piccola passeggiata, è molto umido e c’è una grande puzza di “stalla”, infatti qui si alleva bestiame da latte e da carne.
Di sotto la tavola per la colazione è pronta. Ci rifocilliamo a dovere, come se fossimo affamati... Per una strada stretta e tortuosa scendiamo in Valdastico all’agriturismo al Cucco gestita da Marianna Lucca, una chimica di laboratorio, sposata con due figli, che alcuni anni fa decise di cambiare vita per dedicarsi al suo agriturismo.
La struttura si trova in una bellissima posizione panoramica, circondata da boschi ricchi di molte varietà di piante, fiori e specie animali. Il bosco nasconde gli antichi terrazzamenti di passate coltivazioni quali ad esempio il tabacco, e numerose gallerie della prima guerra mondiale. La sorella della proprietaria c’accompagna appunto a vederne una lì vicino. Ci racconta che in una di queste, vista la temperatura costante e l’umidità, voleva far stagionare i formaggi, ma il suo esperimento fallì quando alla prima pioggia tutto s’allagò. Proseguendo la passeggiata lungo la Singella raggiungiamo una piccolissima contrada abitata solo da una coppia tornata dopo anni dal Belgio.
 
 
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Il territorio come detto è ricco di storia, infatti fino a cento anni fa la vicina Val Torra segnava il confine fra Italia e Austria, zona del contrabbando di tabacco, zucchero, caffè e grappa, ma è anche ricco di storie orali, leggende e favole. Dal Soio di mezzogiorno le Anguane scendevano presso le fontane a lavare le lenzuola mentre i Salbanei portavano via i bambini.
 

A preparar formaggio...

 
Tornati all’agriturismo Marianna ci mostra come preparare il formaggio di capra, procedimento che nella realtà le occupa circa cinque ore a giorni alterni. L’allevamento conta quaranta capre di razza camosciata alpina, queste vengono lasciate libere dopo la mungitura per i boschi ed i pascoli sopra il Cucco e vi ritornano nel pomeriggio per essere nuovamente munte. La libertà di poter mangiare tutto ciò che trovano sul loro percorso influisce profondamente sul loro tipo di latte e quindi sui prodotti derivati; i vari formaggi sono diversi di giorno in giorno. Le capre odiano l’acqua, per tale motivo visto che s’è messo a piovere, ritornano in stalla. Le sue capre producono circa cento litri di latte al giorno e da questi si ricavano dieci chili di formaggio. Il procedimento per ottenere una caciotta è piuttosto semplice: in breve, il caglio indurisce il latte, una volta riposato lo si riduce in pezzettini con la lira, lo spino e la spanarola, e si mette tutto in forma.
 
 
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Attento osservatore ed ospite è Emilio Nizzero, maestro assaggiatore Onaf il quale a pranzo siede al mio fianco. Il pranzo è speciale e la compagnia piacevole. Emilio ci regala un libricino sulla maresina, un’erba perenne aromatica dalle notevoli proprietà, una pianta che Emilio sta cercando di sdoganare oltre gli usi tradizionali. In via del tutto eccezionale gli fungiamo da cavie nell’assaggiare dei cioccolatini alla maresina, futuri prototipi commercializzabili, ai quali diamo dei giudizi.
 
 

Agriturismi e cura del territorio

 
Col pulmino torniamo alle nostre macchine a Vicenza dunque a gruppi ci separiamo nuovamente. Noi andiamo a Brendola, detta la porta dei Berici per vedere l’Incompiuta, una chiesa, un'opera monumentale e magnifica, mai terminata, abbandonata al suo destino. Poco distante raggiungiamo l’azienda agrituristica Monterosso, collocata stupendamente sulle verdeggianti e panoramiche colline di Brendola. Monterosso forse per il rosso dei terreni di argilla o per il sole che batte al tramonto.
Qui vengono coltivati col metodo dell’agricoltura biologica la vite, l’ulivo e varie specie di fruttiferi, oltre agli ortaggi. E vengono allevati animali di bassa corte e maiali. Sono bio da sempre, dei veri precursori. Utilizzano la consociazione ovvero coltivano affiancati a file, per esempio, mais fagioli e patate in modo che queste piante si aiutino a vicenda sia a livello radicale sia contro le malattie. Altra genialata, i roseti posti ad inizio ed alla fine dei filari di vigne non stanno lì per bellezza ma servono ad avvertire in anticipo eventuali malattie che potrebbero colpire i vigneti. Dato che non ne abbiamo abbastanza, rapido spuntino a base di prelibatezze. È quasi sera, in macchina dopo ardua ricerca troviamo l’agriturismo Spillichi ove lasciamo i bagagli. Lungo le erte stradine sono evidenti i segni del passaggio qualche giorno fa del giro d’Italia. Grazie soprattutto al navigatore raggiungiamo l’agriturismo Da Sagraro. Veniamo accolti dall’esuberante Sonia, figlia dei proprietari, dal meraviglioso accento vicentino. La cena è davvero una grande cena alla quale partecipa il presidente di Terranostra Vicenza Elio Spiller.
I signori Rigo di Da Sagraro raccontano della loro vita e dei loro prodotti. Sfizioso il racconto sul perché del nome Da Sagraro: questo appellativo deriverebbe dai loro nonni che fuori dai sagrati delle chiese vendevano da mangiare e proponevano giochi col trucco. La proprietà dell’agriturismo è molto grande, in buona parte coltivata a olivi, alcuni secolari, e vigneto, il resto a seminativi e boschi. Davvero speciale è l’olio d’oliva, vincitore a più riprese di premi a livello nazionale. Loro, dicono, partecipano per gioco. Un’altra giornata volge al termine, piena di novità, incredibilmente gratificante.
 
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Luca Gotico

Trentino D.O.C., vivo nella splendida conca del Garda, che adoro. Appassionato di MTB e montagna, arte e cultura. Mi diletto ad esplorare il nostro Trentino, non solo dall'alto della sella di una bicicletta. Non disdegno nemmeno visitare moste e musei d'arte.
In una sola espressione: amo la libertà.

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